31 agosto 2006


Spiegaci, Massimino…

di Carlo Bertani
Fonte: www.carlobertani.it

«Non perder l'ora;
ma parla, e chiedi a lui, se più ti piace».
Dante Alighieri – Inferno – Canto XIII

Mentre si stanno ancora stilando i tristi inventari della guerra in Libano – circa 1500 morti libanesi e 250 israeliani – Tel Aviv ha ripreso con regolarità la mattanza a Gaza: dal 28 giugno ad oggi, i morti palestinesi a Gaza sono stati 225 (fra i quali ben 62 bambini) e 900 feriti (ANSA, 30 /8/2006). Quando fu decisa la missione in Libano, mi par di ricordare che il Ministro D’Alema “non escluse” l’invio di un contingente ONU anche a Gaza, perché è intollerabile che quotidianamente s’ammazzi la gente (i 62 bambini erano “terroristi”?) nel silenzio più assoluto delle cancellerie europee. Non è molto “fine”, via, ammettiamolo. E passi che, oramai, Washington non tenti nemmeno più di recuperare un minimo di credibilità nel mondo arabo: quel poco che rimaneva sta svanendo con il sangue che arrossa le strade dell’Iraq, ma noi andiamo là per una missione di pace. O no? Il pericolo che i soldati italiani corrono non è quello di prendersi un razzo da Hezbollah oppure una bomba da un aereo israeliano: i danni possono farli solo i politici, con le loro dichiarazioni poco attente alla realtà internazionale, soprattutto per uno che di mestiere fa il Ministro degli Esteri. La dichiarazione sorprendente di Massimo D’Alema riguarda il disarmo di Hezbollah: mentre tutti sembrano d’accordo per un graduale accorpamento delle milizie sciite nell’esercito libanese, Massimino Settebellezze se ne esce bello bello a dichiarare che “se la Siria non smetterà di rifornire Hezbollah, la comunità internazionale non rimarrà indifferente”. Ora, Massimino, sappiamo che tu vivi tranquillo fra Roma, Gallipoli e la tua sontuosa barca a vela, ma così non è per i militari italiani che fra pochi giorni si troveranno catapultati fra l’esercito israeliano al quale brucia ancora il sederino per la constatazione di non essere riuscito a distruggere Hezbollah e le milizie sciite che sono fiere d’aver fermato Tzahal. Non si tratta proprio di una scampagnata – questo il governo italiano lo ha più volte ricordato – ma se così non è, proprio il Ministro degli Esteri italiano deve mettercela tutta per dar fuoco alle polveri? Si potrà replicare che la risoluzione 1701 prevede “il disarmo delle milizie”, ma non si fa cenno a chi debba disarmarle:

art. 8

Full implementation of the relevant provisions of the Taif Accords, and of resolutions 1559 (2004) and 1680 (2006), that require the disarmament of all armed groups in Lebanon, so that, pursuant to the Lebanese cabinet decision of 27 July 2006, there will be no weapons or authority in Lebanon other than that of the Lebanese State;

-- no foreign forces in Lebanon without the consent of its Government;
-- no sales or supply of arms and related materiel to Lebanon except as authorized by its Government;
-- provision to the United Nations of all remaining maps of land mines in Lebanon in Israel’s possession;

Esecuzione completa delle disposizioni relative degli accordi di Taif e delle risoluzioni 1559 (2004) e 1680 (2006), che richiedono il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano, di modo che, conforme alla decisione del governo libanese del 27 luglio 2006, non ci siano armi od altre autorità in Libano tranne quelle dello stato libanese;

-- non ci siano forze straniere nel Libano senza il consenso del relativo governo;
-- non ci sia vendita o rifornimento di armi nel Libano tranne quelle autorizzate dal governo libanese;
-- consegna alle Nazioni Unite di tutte le mappe dei campi minati nel Libano ancora in possesso d’Israele;

Nella risoluzione – in moltissimi punti – si richiama alla responsabilità del governo di Beirut per il disarmo di Hezbollah: per quale motivo? Il compito di gestire le forze armate di un paese spetta al legittimo governo di quella nazione ed a nessun altro: sarebbe un precedente assai rischioso – per l’ONU – creare un precedente grazie al quale siano le Nazioni Unite a decidere della politica di difesa di una nazione. Il caso dell’Afghanistan fu diverso; in quel caso, il governo talebano di Kabul era riconosciuto da soli tre stati: Arabia Saudita, Pakistan (!) ed Emirati Arabi Uniti, mentre il governo libanese è pienamente riconosciuto in tutti i consessi internazionali. Israele ha quindi ragione quando addossa al governo di Fouad Siniora la responsabilità delle azioni militari di Hezbollah: il problema è che Hezbollah è un partito politico, ed è difficile sostenere che si tratti di una forza straniera, giacché è composta da libanesi. La presenza di militanti d’altre nazionalità non deve stupire troppo: siriani e libanesi si considerano quasi un solo popolo (furono entrambi colonizzati dai francesi) ed è inutile qui ricordare che le “frontiere di burro” del Medio Oriente nascono dalle squadrette con le quali i solerti geografi inglesi e francesi le tracciarono sulle mappe, che non avevano alcun riscontro con le realtà locali. Il “disarmo” di Hezbollah è quindi un problema d’assetto interno libanese – che il Libano dovrà risolvere – ma nessun potere esterno al Libano (tanto meno Israele, che ha dovuto ricorrere all’ONU per salvare la faccia in una situazione militare che diventava sempre più critica) può esigere che Hezbollah sia disarmato. Ovviamente, una forza armata riceve rifornimenti: se la Siria invia rifornimenti ad Hezbollah ed il governo libanese non si oppone (o non ha la forza per farlo, il che dimostra chi veramente rappresenta politicamente il Libano) vogliamo inviare i nostri soldati sulla frontiera con la Siria per farli massacrare dai più che certi attacchi (di qualsiasi tipo) che andrebbero a subire? Massimino, rifletti un attimo e magari correggiti: puoi sempre affermare che il tuo pensiero è stato “distorto” dalla stampa tanto, con le sovvenzioni che ricevono annualmente dal governo, stai certo che faranno retromarcia, reciteranno il mea culpa e si cospargeranno il capo di cenere. Sempre per l’annosa questione delle armi, il sottoscritto ha la ventura d’abitare proprio sotto un corridoio aereo, e qualche volta riesce a notare i velivoli commerciali che strapazzano i cirri, lassù, nel silenzio delle alte quote. Ebbene, nei giorni della guerra era tutto un passa e ripassa di strani voli che sembravano commerciali, ma che dal rumore dei motori – quel buu-buu basso – non parevano carichi di gente che andava in vacanza. No, erano i C117 dell’USAF che portavano i rifornimenti d’armi ad Israele: non lo sapevi? Sì, volano bassi – fra i 10 ed i 15.000 piedi – perché sono così carichi che non ce la fanno a volare più alti: con quel che pesano quelle bombe da una tonnellata e quelle a frammentazione! Sbaglio o sono proibite? Chiedilo magari ad Annan, lui dovrebbe saperlo. La sera del 10 agosto mi recai alla spiaggia per vedere qualche stella cadente – cosa vuoi, noi comuni mortali chiediamo solo un po’ di salute e di riuscire a pagare il mutuo, mica veleggiamo su yacht da milioni di euro – e, mannaggia se riuscii a vederne una! Sì, c’era qualche nuvola, ma che traffico! In un’oretta e mezza ne contai sette: alcuni volavano a coppie, altri soli soletti e tutti si dirigevano verso sud est come una mandria, una carovana di some colme d’esplosivo. Mi è venuto allora un dubbio: chi decide chi può ricevere rifornimenti e chi no? Bella domanda vero? Non mi sembra che le bombe israeliane (con targa USA) si comportino meglio dei razzi (con targhe siriane, iraniane, ecc) di Hezbollah: Oddio, forse si comportano meglio: la “partita” è finita con un centinaio di civili israeliani massacrati dai razzi che giungevano dal Libano e con un migliaio di civili libanesi spappolati dalle bombe israeliane. Sì, le armi americane si comportano meglio, hanno una ben diversa reputazione. C’è qualcuno – che so io, un “Comitato Planetario della Buona Bomba” – che pone l’imprimatur sui rifornimenti d’armi? C’è un apposito ufficio che timbra le bombe ad una ad una, mette una targhetta, un segno con il pennarello indelebile, cosicché noi possiamo riconoscere una bomba buona da una cattiva? Oppure dobbiamo giudicarle solo dopo che sono scoppiate? Dai, diccelo… No, perché ci assalgono dei dubbi che giungono da lontano, dal 1999, dal Kosovo. Rammenti? Ricordiamo tutti la solerzia con la quale concedesti l’uso delle basi italiane per bombardare Belgrado, poi – all’improvviso – crepi l’avarizia! Inviasti anche i nostri AMX a buttar bombe, ovviamente buone. Nulla da eccepire per gli aerei: sappiamo che gli AMX cadono da soli – fino ad oggi 18 sono caduti in esercitazione, parecchi piloti morti, perché per risparmiare hanno montato su un aereo da combattimento il motore di una cinquecento, al punto che alcuni anni fa la magistratura italiana (unico caso al mondo!) sequestrò tutti e quanti gli AMX dell’AMI – ma non era proprio il caso di mandarli a piovere sulla testa dei poveri jugoslavi! E poi: che figura, dai… La Grecia – nostra cara vicina e maestra di vita, che ricambiammo nel 1941 con un attacco da rubamazzetto per averci insegnato i rudimenti della civiltà – rifiutò agli americani l’uso dei porti e degli aeroporti greci: hai capito te che razza di filosofi? La curiosità che ci coglie è quella di sapere se anche questa volta hai concesso l’uso delle nostre aerovie per trasportare le bombe americane ad Israele, bombe buone, lo abbiamo notato, e se qualcuno ci ha detto qualcosa in merito. Sì, perché ci coglie un dubbio: le bombe, forse, non sono buone o cattive per loro natura, ma ogni governo può decidere in autonomia del loro valore morale (!). Se i greci si sono permessi – nel 1999 – di giudicare “cattive” le bombe americane, perché tu le consideri tutte buone? Guarda che bisogna osservare sempre con attenzione: il settebello non vale mica come il sei di picche! Per quanto riguarda la consegna delle mappe dei campi minati – un aspetto non poco importante, perché è su quelle mine che ci lasciano la pelle i civili – siamo certi che Israele lo ha già fatto: confermi Massimino? Beh, altrimenti…chiedilo di nuovo ad Olmert, prova a genufletterti, a metterti in testa la kippà…prova a corteggiare la Livni oppure manda Fini, che ha delle “aderenze” in loco… Ah, c’è un’altra cosa che devi chiedere ad Olmert – quando lo vedi, per carità, senza fretta – che riguarda anch’essa la risoluzione 1701:

art. 5
Also reiterates its strong support, as recalled in all its previous relevant resolutions, for the territorial integrity, sovereignty and political independence of Lebanon within its internationally recognized borders, as contemplated by the Israeli-Lebanese General Armistice Agreement of 23 March 1949;

Inoltre reitera il suo forte richiamo, come ricordato in tutte le relative risoluzioni precedenti, per l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza politica del Libano all'interno dei relativi confini internazionalmente riconosciuti, come contemplato dall'accordo generale Israeliano-Libanese d’armistizio del 23 marzo 1949;

Ma Porca l’oca! Scusa se mi è scappata…stiamo qui a raccontarci mille storielle su chi deve ritirarsi per primo, chi deve aspettare la forza ONU, chi deve rimanere e chi deve migrare, chi sono quelli autorizzati a stare a sud del Litani e quelli che invece possono pescare solo sulla riva nord…e questi è dal 1949 che non rispettano le risoluzioni dell’ONU? Massimino, spiegaci l’arcano: perché nel terzo millennio – nella grande Era Acquariana della pace e della prosperità per tutti i popoli – dobbiamo andarci ad impelagare con un accordo di pace del 1949?!? Ma, israeliani e libanesi, stavano in pace od in guerra? Tu lo sai?

Per quel che so io non lo sanno più nemmeno loro, ma c’è un altro aspetto che mi sembra interessante; il Libano non è ritenuto uno stato, una nazione, un paese come tanti altri: è uno stato-sandwich, anzi è quasi un salame od un prosciutto, perché gli israeliani non l’hanno invaso ed occupato a più riprese tutto intero, ma a fette. Sharon se ne fece una bella abbuffata nel 1982 – quasi mezzo chilo tagliato a fette spesse, ed un po’ gli rimase sullo stomaco, bisogna ammetterlo – e forse perché era un po’ indigesto gli israeliani se ne andarono, ma non da tutto il Libano: qualche fettina rimase attaccata alla carta, di quelle che restano dimenticate nel fondo del frigorifero e che si finisce per darle al gatto.

Se la politica internazionale si è ridotta a comportarsi come un pizzicagnolo – con la mano sudata appoggiata all’affettatrice – allora c’è speranza per tutti! Io sono un “innamorato” della Dalmazia: che dici, se entro in politica riuscirò a comprare tre etti dell’isola di Pago oppure quattro fette di Lussino? Fammi sapere, perché mi piace osservare le dolci pennellate delle barche a vela sull’azzurro del mare, soprattutto se hanno due alberi e tante vele, come la tua.

Vorrei raccontarti altre storielle, sapere cosa ne pensi della riunione di 600 capitribù iracheni che hanno solennemente giurato di non ammazzarsi più fra di loro, ma so che hai tanto da fare e che sei pure un po’ incavolato perché hai passato un’estate di m… mentre Berlusconi aveva un sacco di tempo libero e si trastullava con la barca in Sardegna. Che dici, i capitribù iracheni sono sinceri? E se non sono loro a soffiare sul fuoco dello scontro etnico in Iraq, c’è qualcun altro che ci prova? Magari perché non sa più che pesci pigliare e teme di non farcela a vincere le prossime elezioni, nonostante le macchinette della Diebold?

No, perché la teoria dell’affettatrice può essere applicata anche all’Iraq. La Turchia vuole due etti di Kurdistan? Si può vedere…intanto ha già spostato fior di truppe sul confine Rimangono gli avanzi, i resti delle cene mai concluse. Che ne facciamo del Kosovo? Una parte la consumiamo subito e quel che resta lo infiliamo nel congelatore? E della Bosnia? Dai, rispondici, raccontaci veramente come stanno le cose perché – sai – un giorno o l’altro potremmo stufarci di farcelo fare a fette, e non sarebbe proprio un gran brutto giorno.

30 agosto 2006


D'Alema come la Rice

A volte credo che il sole faccia male... Le ultime dichiarazioni di D'Alema lasciano perplessi sulla politica estera italiana. Sembra di assistere all’ennesimo discorso del segretario di stato americano. Il costante monito al disarmo unilaterale dei presunti terroristi islamici, degli Hezbollah, delle presunte armi provenienti dalla Siria.

"Se la Siria prosegue a rifornire di armi gli Hezbollah libanesi, la comunità internazionale non resterà a guardare" ha affermato oggi il ministro degli esteri. Mi chiedo se questa ennesima presa di posizione inutile, la voglia di protagonismo di un governo di sinistra che poco tempo fa andava nelle piazze a sventolare la bandiera della pace, non sia completamente un atto demagogico. Per cinque anni abbiamo criticato il governo Berlusconi e la sua politica filoamericana. Oggi l’Italia sta compiendo le stesse azioni e gli stessi passi verso missioni di guerra in terre ostili, per difendere gli interessi si Israele. Mi chiedo dove siano finite le bandiere della pace che infestavano pacificamente i balconi delle case degli italiani. Mi chiedo se la poltrona del presidente della camera sia così comoda da non alzarsi nemmeno per una dichiarazione che arrivi a un accordo di pace. Mi chiedo dove siano finiti i sindacati, le marce, i girotondi... forse stanno tutti troppo comodi sulle poltrone istituzionali. Buon riposo gentili ministri e presidenti. Non serve che vi preoccupiate più di tanto. I nostri cari ragazzi col cappello blu stanno già navigando verso la pace...



Sindaco audace...

Sindaco Caracas espropria 2 golf club per costruire case popolari



Fonte: http://news.bbc.co.uk
Traduzione: http://www.peacereporter.net

Il sindaco 'chavista' di Caracas, Juan Barreto, ha ordinato l'esproprio del terreno di due esclusivi circoli di golf frequentati dai ricchi della capitale - il Country Club e il Valle Arriba Club - per destinarlo alla costruzione di quartieri in cui alloggiare le centinaia di migliaia di poveri che attualmente vivono nelle favelas che circondano i club.

29 agosto 2006


Salpati i 220 Milioni di Euro

Duecentoventimilioni di euro è il costo dell'operazione “Leonte”, la missione italiana per la pacificazione del Libano. Mi chiedo se questi soldi avessero aiutato gli italiani che non riescono ad arrivare alla fine del mese, oppure quelli che muoiono in attesa di una visita in ospedale. Certo, l'Italia è di nuovo tornata a contare in Europa e nel mondo. La politica estera ha dato centralità alle Nazioni Unite e i burattini del governo si compiacciono con pacche sulle spalle uno con l'altro. L'estrema sinistra ha solo accennato una fioca contrarietà alla missione, perdendo così in via definitiva l'orgoglio e la dignità di forza politica sociale e di pace. I verdi invece di occuparsi dell'uranio impoverito presente nelle zone di guerra in cui i soldati italiani si apprestano ad arrivare, inviano fiori profumati e cioccolatini di auguri.

"L'Italia vi segue con affettuosa attenzione e vi è vicina per quello che vi apprestate a fare" . Romano Prodi (“fonte: La Repubblica”)

Le parole di Prodi alla partenza della nave Garibaldi sono quelle di un padre affettuoso che manda i figli (altrui ovviamente), a morire in un territorio pesantemente destabilizzato delle forze di occupazione israeliana. Mi auguro solo che gli italiani non diventino gli scudi umani utilizzati per testare le nuove armi di distruzione e morte di Israele.

"Speriamo -ha dichiarato il senatore a vita- che la missione non diventi, a causa della pasticciata risoluzione 1701, contro Israele, perchè questo è il mio timore, e a difesa degli Hezbollah e di Hamas. Se si fa eccezione per Prodi, che cerca di mediare, Giuliano Amato, Rutelli ed Emma Bonino, l'atteggiamemto in generale del governo italiano è nella sua maggioranza anti israeliano e in realtà antisemita, perchè l'anti israelismo è la maschera dell'antisemitismo". Francesco Cossiga (“fonte: La Repubblica”)

Il caldo estivo deve aver sicuramente fatto male anche all'emerito presidente Cossiga. Accusare di essere antisemita chiunque condanni le stragi israeliane, continua ad essere una vera e propria crociata demagogica priva di ogni senso. Ricordiamo al presidente che Israele ha attaccato uno stato sovrano come il Libano distruggendo infrastrutture civili, uccidendo civili, testando armi di nuova concezione su civili, senza una reale minaccia di guerra dal Libano stesso.

Infine la foto in alto di Prodi e Parisi assomiglia vagamente alle foto scattate a Bush e Rumsfeld durante le visite in Iraq. Spero rimangano solamente analogie fotografiche. Le manie di protagonismo internazionale del governo Prodi non servono a nulla, piuttosto servirebbe riportare a casa tutti i militari e pensare a politiche che davvero aiutino gli italiani a risorgere in un Paese allo sbando. I pregi dell'Italia dovrebbero essere di carattere scientifico o umanistico, non serve a nulla avere il comando di una missione di guerra.

26 agosto 2006


Lo Stato e il Regime

Di tanto in tanto mi soffermo a leggere la costituzione italiana, un documento vecchiotto ormai paragonabile ai testi sacri che rimangono sul comodino pronti per essere letti prima di andare a dormire. Negli ultimi anni però, la carta costituzionale (ormai più consona ad essere usata per scopi meno degni) viene ignorata e calpestata da leggi e decreti che ne ignorano il suo contenuto. Il presidente della Repubblica, vigila su questo scempio, non avendo però mai la forza e la volontà di metter fine agli attacchi indiscriminati dei politici di turno. Dopo il referendum confermativo della legge sulla modifica della costituzione, fallito con un discreto margine, resta quanto mai attuale il ruolo di un pezzo di carta voluto molti anni fa dai nostri predecessori. Se ogni cittadino si attenesse ad osservare i principi in essa contenuti, forse tutti noi godremmo di diritti e privilegi che ultimamente vengono privati con colpi di mano. I furbetti che governano sono impegnati a siglare accordi economici che mirano al disfacimento dello Stato e preparano la torta per gli investimenti esteri. Invece di investire sul sociale, si investe sul capitale e sulla ricchezza, che a causa del signoraggio e delle corporazioni è divenuta una totale utopia elitaria che racchiude la percentuale più bassa dell'intera popolazione.

Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

I nuovi poveri sono i lavoratori precari, senza garanzie, assistenza e speranze per il futuro. Le politiche sociali intraprese per combattere la disoccupazione sono delle vere e proprie farse, utili soltanto a destabilizzare un popolo ormai al collasso. A mio modo di vedere l'Italia oggi si può paragonare a un Paese del Sudamerica, molto vicino al collasso economico.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. ...

I cittadini non hanno pari dignità davanti alla legge. Più volte processi con indagati eccellenti si sono chiusi con sentenze beffa, oppure finiti in prescrizione. Certamente se rubi una mela per mangiare, vieni incarcerato nel giro di due settimane, ma se crei un reato di falso in bilancio come il crack Parmalat, paragonabile al PIL di un Paese come la Bulgaria, allora certamente meriti un trattamento diverso, gli arresti domiciliari, forse anche tv via cavo e massaggio defaticante per il brevissimo periodo di fermo. Per non parlare del nostro amatissimo re. Un personaggio di una tale integrità morale, che se la fa con le prostitute di basso rango, non può che essere una pesante accusa diffamatoria. E pensare che per anni ci hanno tormentato con la storia del rientro in Italia del Savoia. Finalmente sono tornati per andare in carcere. Ma non era meglio che se ne restassero più lontano possibile queste grandissime teste di c....?

Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. ...

Un lavoratore extracomunitario può per diritto essere sottopagato, umiliato, discriminato per razza e religione e sottoposto a turni di lavoro molto più pesanti. Gli immigrati africani, non hanno il diritto di un lavoro come gli italiani, hanno il dovere di lavorare e questo dovrebbe già bastare e renderli felici. Mi vengono in mente le discriminazioni sociali subite dagli emigranti italiani con le valigie di cartone partiti per l'America o la Germania...ma questo non se lo ricorda nessuno...

Art. 11.
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Questo è il mio articolo preferito. Ma oggi non va più di moda, in quanto le missioni di guerra vengono chiamate: “missioni per il sostegno e la ricostruzione delle infrastrutture in aree bisognose del ripristino dello stato di democrazia”. Che stupende parole, sono curioso di vedere quanti caschi blu torneranno a casa ricchi di buchi da proiettile, per garantire ad Israele di perpetrare la sua politica terrorista verso ogni forma di minoranza.

Art. 13.
La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

Il secondo articolo da me preferito. La libertà... Il caro Giorgio Gaber scriveva in una canzone:

“La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione. “

Mi chiedo se l'installazione di telecamere (ufficialmente posizionate nelle grandi città per il controllo del traffico) non servano per effettuare un capillare controllo di massa. Mi chiedo se le impronte digitali sul passaporto non siano una deliberata violazione del diritto della libertà individuale. Mi chiedo se fra qualche anno, i bambini alla nascita verranno schedati con impronte, localizzatori gps (nel caso si perdessero... per carità?), e rilevatori RFID per conoscere preventivamente il quali negozi o meglio centri commerciali amino trascorrere il loro tranquillissimo sabato pomeriggio.

Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. ...

Qualche giorno fa l'Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia (U.C.O.I.I.) ha pubblicato a pagamento su alcuni quotidiani italiani una pagina intitolata "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane". Il coro di proteste dei politici italiani si è levato a velocità disarmante. Mastella e altri hanno chiesto di avviare una riflessione, e perchè no, un'interpellanza parlamentare, per antisemitismo (e l'eventuale riflessione sulla censura dei contenuti dei blogs). La critica mi sembra mirata allo politica terrorista e di aggressione dello stato di Israele. L'antisemitismo non c'entra proprio nulla. Accusare chi la pensa in modo diverso da Israele e dagli eminenti leccacu.. di giornalisti e politici italiani non significa essere antisemita.
Per chi volesse approfondire qui c'è il link del blog “Palestina Libera!” che ne ha parlato.

Ci sono moltissimi altri articoli ed estratti della costituzione che meriterebbero di essere analizzati, ma per il momento mi fermo qui, diventerebbe uno sproloquio pesante e noiso.

To be continued.

23 agosto 2006


AIDS e fondi

La sindrome da immunodeficienza acquisita è ormai per tutti la nota malattia del secolo. Ogni anno ci sono eventi, manifestazioni e giornate di sensibilizzazione molte delle quali con lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca. Le fondazioni e la raccolta dei fondi pro AIDS sono molteplici, le maggiori delle quali con scopi veramente autentici (forse perché si agisce in buona fede, ma a volte bisognerebbe anche studiare il problema più a fondo). Quello che dopo molti anni mi lascia pensare è il modo il cui questi fondi vengano utilizzati.

La teoria di Robert Gallo del 1984, che associa il virus dell' HIV alla conseguente presenza dell' AIDS, non è che una vera e propria supposizione. Ad oggi infatti non ci sono prove, ne dimostrazioni scientifiche che mettano in relazione il retrovirus HIV con la malattia del secolo(1). C'è molta confusione sulle metodologie utilizzate per la diagnosi e molti interessi economici ad esse collegate. I più moderni test HIV infatti non sono sicuri ne accurati. Non esistendo relazione scientifica tra il virus e la malattia inoltre, c'è il rischio di diagnosticare l'AIDS a persone sane o affette da altre patologie. A volte il test può risultare positivo se il paziente è affetto da altre patologie o infezioni (varicella, stato di gravidanza, epatite, herpes). L'attendibilità del test quindi non è assolutamente scientifica e non è stato creato uno standard a livello internazionale che ne classifichi le metodologie di esecuzione.

Ad esempio in Africa si può diagnosticare la malattia senza la necessità di effettuare il test dell'HIV. Viene diagnosticato esclusivamente in base a quattro sintomi clinici: diarrea, febbre, tosse persistente e perdita di peso. Il 97% degli africani positivi al test HIV non ha l' AIDS. Inoltre questa malattia non è la prima causa di morte nel continente nero. Anche se non si è profondi conoscitori del problema, basta fare semplici deduzioni per vedere la totale mancanza di verità in tutto questo business. Se per diagnosticare l' AIDS è necessario presentare i sintomi sopra descritti è altrettanto facile comprendere come le cifre sugli effettivi malati nel mondo siano gonfiate. In Africa, la carenza di acqua, cibo e igiene è la principale causa di morte, oltre a malattie da tempo debellate nel ricco occidente. Affermare che l'AIDS sta distruggendo l'Africa mi sembra una disgustosa copertura della verità per giustificare i milioni di dollari investiti nella ricerca.

L'AIDS inoltre non è una malattia in crescita, infatti le statistiche mondiali presentano dati in costante decrescita (a meno che si continui a diagnosticare come AIDS anche la tubercolosi o la malaria africana).

Le moderne tecniche di cura, basate su farmaci come l'AZT (chemioterapico accantonato per combattere le malattie degenerative, ma approvato dalla FDA americana come farmaco per contrastare l'AIDS) non fanno altro che aumentare le probabilità di morte e un più rapido peggioramento della malattia. Infatti distruggendo le cellule del midollo osseo il corpo tende a reagire per combattere la tossicità del farmaco. A lungo andare il sistema immunitario crolla e l'individuo diventa il bersaglio di ogni più piccola infezione. (Avete mai sentito parlare di malati di AIDS morti per un semplice raffreddore?)

In ogni caso la miglior cura per combattere l' AIDS è mantenere uno stile di vita corretto e un'alimentazione sana. Ci sono inoltre moltissimi rimedi naturali per rafforzare le difese immunitarie e l'intero sistema linfatico umano.

Sarebbe bello se Bono e tutti gli attivisti e artisti impegnati nella campagna per raccogliere fondi per una volta destinassero gli incassi a favore dell'informazione vera e onesta. Forse poi sarebbe più facile combattere questa malattia.


(1).L' HIV è un retrovirus non citotossico cioè non in grado di distruggere le cellule umane come nel caso di malattie degenerative e presenta la struttura genetica di tutti gli altri retrovirus conosciuti, normalmente presenti a centinaia nel corpo umano.


Bibliografia
AIDS e se fosse tutto sbagliato ? Di Christine Maggiore (Macroedizioni)

13 agosto 2006


Cambiano le facce, rimangono i soldati

Mentre il modo attende la risoluzione ONU per risolvere il conflitto israelo-libanese, l'Italia con una nota del presidente del consiglio e del ministro degli esteri ha reso noto l'interesse per l'invio di caschi blu nel contingente ONU da dislocare in Libano. Ovviamente anche la casa delle libertà è d'accordo con questa decisione, del resto quando si tratta di missioni di pace l'Italia tiene alto l'onore e la tradizione. Quello non torna sono le condizioni iniziali e i rischi dell'invio di uomini proprio in quella zona devastata dalle bombe. Questa missione ONU sarebbe dovuta iniziare più di venti giorni fa e coinvolgere i popoli arabi e Israele. I caschi blu dovrebbero essere di nazionalità araba o al massimo africana, proprio per non rischiare un risentimento da parte del popolo libanese. Non vedo cosa possa garantire l'Italia in un territorio così estraneo alla propria cultura. Inoltre imbarcarsi in una nuova missione di pace (questo tipo di missioni sono vere e proprie missioni di guerra) comporta un ulteriore rischio per i soldati italiani e l'eventuale perdita di vite umane. Finanziare a spese del contribuente queste iniziative, trovo sia inutile e pericoloso, anche perchè la precedente politica estera italiana ha già compromesso la visibilità di un Paese che ha sempre perseguito obiettivi di pace. Spero che la parte più estrema del governo si opponga a questa missione, conferendo nuovamente all'Italia il ruolo che più le spetta.

I farmaci al mercato

Oggi si apriva la vendita dei farmaci da banco in alcuni supermercati italiani. Come di consueto è stato un grande successo. Certamente risparmiare il 20% o 30% sul prezzo di listino della farmacia è di gran lunga conveniente. Sinceramente non sono d'accordo su questo tipo di liberalizzazione poichè dietro l'apparente vantaggio per il cittadino, nasconde a mio modo di vedere una tendenza già troppo diffusa anche in Italia. La tendenza è di assumere medicinali con troppa facilità, a volte sostituendo il buon senso e le indicazioni stesse che il corpo comunica con un disagio. Inoltre non è casuale che questo decreto arrivi proprio in un momento in cui i medicinali da banco subiscono un decremento delle vendite e il nuovo governo è in cerca di nuovi filoni per raccimolare soldi freschi. (Allora non sarebbe meglio investire sulla salute vera del cittadino e risparmiare sulla spesa sanitaria nazionale? Un cittadino sano costa meno!).

Troppo spesso per un piccolo mal di testa ci si imbottisce di analgesici, ogni piccolo dolore viene troncato sul nascere, anche la febbre, il più grande campanello d'allarme a disposizione del corpo viene messa a tacere con antipiretici prima che essa possa manifestarsi. Certamente a nessuno piace soffrire o star male, ma quello che spaventa è la facilità nel sopprimere tutti i fastidi con medicinali. Basti pensare che la maggior parte dei prodotti da banco sono inefficaci e costosissimi (le molecole e i principi attivi sono quasi sempre gli stessi, quello che cambia è il nome e il prezzo) e potrebbero essere sostituiti con una buona alimentazione ricca di frutta e verdura.La carenza di vitamine o sali minerali deve essere combattuta mangiando cibi più sani possibili. Basti pensare che nella tanto odiata verdura e nella frutta (specie se biologica) abbiamo tutto il necessario per godere di un'ottima salute. Al mal di testa si potrebbe ovviare a volte con una semplice dormita, un po' di riposo e integrando lunghe bevute di acqua (fino a due litri al giorno) con cibi ricchi di vitamine, anzichè prendere il Moment nel comodissimo salvablister. Comodissimo salvablister? Ma cos'è un divano? Forse un divano o un letto è comodo, non riesco ad immaginare un comodissimo salvablister. In ogni modo, tutto questo per dire di usare un po' di più il cervello e meno la frenesia di dover integrare, migliorare o modificare i disagi di un corpo che dovrebbe solo ritrovare la sua regolarità in armonia con la natura. Il rischio inoltre è di far cadere troppo spesso nel carrello della spesa anche prodotti che forse meriterebbero proprio di tornare sugli scaffali delle farmacie (le controindicazioni di questi prodotti a volte spaventerebbero anche un serial killer). Nei supermercati tuttavia oggi c'erano anche dei farmacisti assunti dalla Coop Estense proprio per vigilare e consigliare i consumatori. Quello che mi viene da pensare è che l'ottimo farmacista che lavora per il supermercato, forse oltre a render conto all'etica medica, dovrà render conto al datore di lavoro. Probabilmente quindi le vendite di questi prodotti saranno un incentivo o un premio proprio per i guadagni del farmacista... cosa pensate che consiglierà?

12 agosto 2006


Gli stitici salveranno il Mediterraneo

In questi giorni rimbalzano le notizie sulle alghe tossiche nel mar Tirreno, soprattutto nel golfo di Genova. Ovviamente tutto questo a scapito dei turisti e delle attività commerciali della riviera ligure. Le località balneari stanno perdendo ingenti introiti proprio a causa dei piccoli microrganismi. Certamente da un punto di vista economico è una grave perdita, ma altrettanto grave è la causa dell'insorgere di queste alghe. La maggior parte di queste alghe si nutre di azoto e fosforo. Questi elementi sono molto abbondanti nei rifiuti umani, in particolare di quelli solidi. Forse un aumento sconsiderato di lassativi avrà contribuito a riempire i depuratori fino al limite massimo, non permettendo agli stessi di adempiere la loro funzione. O forse questi depuratori, non funzionanti, carenti di manutenzione o al limite delle loro possibilità non sono in grado di purificare questi rifiuti. Mi vengono in mente due soluzioni, la prima è controllare che queste strutture funzionino alla perfezione e venga garantita ogni forma di controllo per la salvaguardia dell'ambiente, la seconda è di fornire gratis tonnellate di Imodium per scongiurare le ondate di evacuazioni. Credo che la prima idea sarebbe la migliore, ma considerando la politica ambientale italiana, non scarterei a priori la seconda proposta.

10 agosto 2006


Strane coincidenze

A novembre ci sarà il rinnovo del congresso americano. Le primarie in questi giorni stanno fornendo un chiaro segnale su come la popolazione americana percepisca i candidati e i loro programmi. La tendenza che si sta delineando è quella di dare un forte colpo all'attuale amministrazione Bush e alle sue politiche economiche e di politica estera. Forse anche gli americani sono stanchi delle guerre che Bush porta avanti per garantire gli interessi delle corporazioni che lo hanno portato a diventare presidente degli Stati Uniti. Proprio oggi tuttavia, che strana coincidenza, Scotland Yard comunica di aver sventato forse il più grande attentato aereo degli ultimi tempi, arrivando all'arresto preventivo di molti terroristi islamici collegati all'organizzazione di Al Qaeda (come se in qualche ora si sapesse già a che gruppo appartenessero i terroristi). Ovviamente è una coincidenza che questo attentato sia stato sventato proprio nel momento più difficile per la popolarità di Bush e il suo socio Blair. I due presidenti sono al minimo storico per quanto riguarda l'appoggio dei cittadini inglesi e americani, si ritrovano imbarcati nel pantano dell'Iraq e stanno già armando le avanguardie militari per un conflitto con l'Iran. SI trovano a dover riconquistare popolarità e petrolio, visto la crescente crisi mondiale dell'oro nero. Tutto questo ovviamente è solo frutto di coincidenze, come una coincidenza è il fatto che a ogni nuova minaccia di attentati e terrorismo le azioni dei due anglosassoni risalgono vertiginosamente. Questo gioco al terrore serve appunto per preparare le menti dei più scettici alla nuova guerra in medio oriente, a giustificare in qualche modo proprio questo ulteriore intervento militare. Come stiamo assistendo in questi giorni Israele ha già cominciato a dare una mano agli Stati Uniti sfiancando un popolo al collasso umanitario e garantendosi una zona strategica per futuro attacco dell'Iran, nemico storico di Israele. Tutto questo sotto gli occhi di tutti, ma senza che nessun giornalista o politico degno di essere chiamato tale dica una sola parola. Questo servilismo sfrenato comincia ad essere veramente disgustoso. Quante altre finte armi di distruzione di massa (gli Stati Uniti sono il primo paese al mondo a possederle, ricordo a chi non lo sapesse che il ceppo madre del virus dell'antrace proveniva proprio da un laboratorio americano), o autoattentati dovremmo ancora sopportare? Bisognerebbe chiederlo ai viaggiatori di turno bloccati nel maggiore aeroporto inglese senza poter imbarcare bagaglio a mano, occhiali con custodia, biberon con latte e medicinali senza ricetta. Fra qualche tempo viaggiare in aereo sarà possibile solo a viaggiatori nudisti (senza particolari preferenze sessuali, tipo sadomaso o giochi per nascondere oggetti in zone anatomiche poco visibili). Certo con un biberon rotto e le lenti degli occhiali si potrebbe creare un cannocchiale da utilizzare per accecare il personale di bordo e dirottare l'aereo. Ovviamente se questo non bastasse si potrebbe narcotizzare l'equipaggio con i medicinali salvavita che i passeggeri portano con loro con regolare ricetta. Come mai non mi era venuto in mente prima? Tutto questo gioco è scritto e si sta avverando come il peggiore degli incubi. Il Patrioct Act americano ne era soltanto l'antipasto. Non mi meraviglierei se fra qualche giorno si varassero leggi anche in Italia in materia di sicurezza (impronte digitali ai passeggeri, microchip elettronici e controllo satellitare di ogni individuo). Ma forse mi sbaglio, forse era solo un film!

9 agosto 2006


Omaggio ai bambini del mondo


I figli di Gibran

E una donna che portava un bimbo al seno disse,
Parla con noi dei Figli.
E lui disse:

I vostri figli non sono vostri figli.
Essi sono i figli e le figlie della brama della Vita per la vita.

Essi vengono attraverso voi ma non per voi.

E benché essi siano con voi essi non appartengono a voi.

Voi potete dare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,

Poiché essi hanno i propri pensieri.

Voi potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime,

Poiché le loro anime dimorano case di domani, che non potrete visitare, neppure in sogno.
Potrete essere come loro, ma non cercate di farli simili a voi,
Poiché la vita procede e non si ferma a ieri.

Voi siete gli archi di i vostri figli sono frecce vive scoccate lontano.

L'Arciere vede il bersaglio sulla strada dell'infinito, ed Egli con forza vi tende affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.

Piegatevi nelle mani dell'Arciere con gioia:

Poiché come egli ama la freccia che vola, così Egli ama l'equilibrio dell'arco.


[da: " Il Profeta" di Gibran Kalil Gibran]

Un grande uomo libanese scrive per i figli del mondo, l'unica ricchezza ancora da salvaguardare.
Possano i bambini del Libano avere il coraggio di ricominciare a vivere.

Il balletto delle risoluzioni

Sono ormai giorni che l' ONU fa finta di presentare una risoluzione adeguata al conflitto libanese. Sembra quasi che questa attesa serva a far avanzare ancora un po' le milizie israeliane, ormai prossime al fiume Litani. Inoltre questo perder tempo facilita l'ulteriore distruzione di uno stato sovrano ormai nell'impossibilità di reagire. La risoluzione parla di come accedere agli aiuti umanitari, ormai tardivi, e del dispiegamento di una forza ONU sul territorio. In nessun caso si parla di modalità di riepiego del contingente israeliano dal territorio libanese, come se ormai il dato di fatto è che Israele ha guadagnato una zona-cuscinetto in Libano tale da permettere il controllo degli Hezbollah e la propria difesa. Mi sembra una vecchia storia, simile a quella di Gaza e della Palestina. La cosa sconcertante è appunto il totale disinteresse del mondo a porre fine in maniera equa a questo etnocidio. Forse Francia, Germania e Italia non trarrebbero nessun vantaggio nel Libano, certamente nessun pozzo petrolifero potrebbe essere usato per i propri fini economici e geopolitici. Quindi attendiamo, ancora un po', aspettiamo che l'organizzazione delle nullità unite decida qualcosa, nel frattempo aggiorniamo la macabra conta dei civili massacrati. Alcune teorie di esponenti del nostro governo, ovvero del presidente della commissione Difesa del Senato, affermano che gli israeliani stiano giocando con le vite libanesi, utilizzandole come delle vere e proprie cavie umane. Queste ipotesi, non così poi tanto strampalate, trovano riscontro sulla effettivo svolgimento delle attività belliche. Israele sta potenziando le nuove armi a riconoscimento elettronico del bersaglio, con puntatore laser e proiettile ad auto-propulsionee. Molti dei missili lanciati dagli Hezbollah infatti avrebbero ucciso persone arabe in territorio israeliano, come se i missili fossero indirizzati a colpire uomini di una certa razza rispetto ad un'altra. Questa strana coincidenza che collima con le più avanzate tecnologie militari, lascia perplessi e dubbiosi sull'effettivo svolgimento di questo conflitto. In ogni caso chi fosse interessato allo shopping può visitare il sito israeliano fornitore di questi ottimi ritrovati tecnologici a questo link.

Ancora sostenibile?

Si sente spesso parlare della fame nel mondo e delle problematiche legate alla malnutrizione di milioni di persone. Questo problema è come un cancro nascosto, tutti conoscono la sua esistenza ma pochi vogliono veramente affrontarlo. Del resto si prova un senso di impotenza nel vedere che anche i grandi del mondo non riescono a proporre soluzioni concrete per una distribuzione equa delle risorse. Ovviamente in ballo ci sono miliardi di interessi, le organizzazioni mondiali del commercio e dell'agricoltura sono diventate dei centri di collocamento per le grandi speculazioni alimentari internazionali. Le multinazionali infatti impongono le regole del commercio e stritolano i poveri stati in difficoltà, con sanzioni e debiti sempre più alti. Molti anni fa la politica gestiva l'economia, ora l'economia gestisce la politica. Questa cosa è veramente triste poichè il gabinetto dei maggiori Paesi al mondo ha strettissimi legami con potenti multinazionali. Spesso gli stessi politici sono amministratori delegati delle stesse corporazioni che poi distruggono il patrimonio ambientale. Ci sono poche armi per contrastare questo strapotere economico, tuttavia conducendo una vita più consapevole si possono ottenere dei buoni risultati. A volte basterebbe scegliere meglio cosa mangiare, cosa comprare e come utilizzare la tecnologia in modo da compiere un piccolo passo verso il bene comune. Più dei tre quarti delle risorse agricole, in particolare dei cereali, viene destinato ad uso zootecnico. Questo significa che si coltivano immense aree per creare cibo da utilizzare negli allevamenti intensivi. Se consideriamo che questa catena innesca gravi danni a tutto l'ecosistema, non c'è da meravigliarsi se oggi ci troviamo di fronte a grandi impoverimenti dei terreni a causa delle coltivazioni intensive, desertificazioni e innalzamento globale della temperatura. Se il 70% di questi cereali venissero utilizzati per sfamare i popoli in difficoltà, la parola fame del mondo scomparirebbe in una settimana. Invece il mondo va avanti, si coltiva per alimentare mucche sempre più sfruttate, in allevamenti "lager", per creare carne ricca di ormoni e di antibiotici per sfamare l'uomo occidentale. Ovviamente un piatto di cereali non ha nulla a che vedere con una bistecca di manzo fumante, ma ovviamente tutto questo a che prezzo? Inoltre questo tipo di economia non sostenibile, distrugge vaste zone, con deforestazione e impoverimento generale. Fra qualche anno ci saranno molti più deserti molte meno foreste. Tutto questo per far mangiare le mucche per sfamare i nostri palati sopraffini. Mentre in Africa si muore di fame, in America e in Europa si muore di cibo. Innumerevoli e sempre maggiori sono le nuove patologie create da un errato uso dell'alimentazione. Il consumo eccessivo di proteine animali crea problemi di ipertensione, ipercolesterolemia, affaticamento cardiovascolare, diabete, osteoporosi e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente tutto questo è il perverso gioco che rende sempre più ricche le multinazionali. L'industria alimentare crea le condizioni per l'insorgere delle malattie e l'industria farmaceutica ci dona i rimedi per combattere proprio le stesse patologie. Il cerchio si chiude perfettamente e tutti noi siamo narcotizzati e imbambolati convinti di esercitare la nostra libertà scegliendo al supermercato un prodotto al posto di un altro. Il realtà la nostra libertà è una vera utopia. Quello che possiamo scegliere è soltanto se combattere e resistere o abbandonarsi alle multinazionali. Alcuni obietteranno dicendo che tanto è tutto inutile, ma sarebbe bello creare un mondo consapevole delle scelte che adopera in completa armonia con la natura circostante.

5 agosto 2006


Scrivo dalla Nabucodonosor

Ogni giorno trascorro del tempo a leggere informazioni di vario genere su internet. Nella maggior parte dei casi alla fine della lettura ho la nausea e la voglia di uccidere qualcuno. Fortunatamente sono abbastanza equilibrato da incavolarmi solo a parole su fatti e opinioni. Quelle rarissime volte che incrocio il telegiornale mentre solo a tavola per la cena, mi capita di inveire contro la televisione per esprimere il mio dissenso. Altre volte credo di vivere nella Nabucodonosor, la nave guidata da Morpheus nel film Matrix. Mi sembra di vedere un mondo irreale fatto di mensogne e falsità al di fuori da ogni logica, tutto questo nella più totale accondiscendenza delle persone. Nessuno sembra lamentarsi di quello che succede, come se avessero l'acqua nel cervello, queste persone vivono in un mondo ovattato, soffuso, come in una discoteca piena di fumo artificiale. Sfogliando i miei blog preferiti ieri ho letto un articolo di Toni Capuozzo, pubblicato sul Foglio, il "giornale" di Giuliano Ferrara. Non voglio dare giudizi sul filo-neo-conservatore-sionista Ferrara, mi vorrei soffermare invece sull'articolo dell'espertissimo giornalista di guerra Toni Capuozzo. L'inviato del TG5, infatti da anni sui campi di battaglia, come dice lui, affronta un argomento a dir poco triste, con delle insinuazioni raccapriccianti. L'articolo parla della recentissima strage di Cana, nella ormai nota aggressione di Isralele al Libano. L'esperto di guerra contesta la versione dei fatti riportata delle cronache, dicendo che questo attentato potrebbe essere tutta una messa in scena. I bambini morti sono stati messi in quel posto successivamente alla deflagrazione dei missili israeliani e i soccorritori indossano abiti troppo puliti per aver attivamente preso parte alle ricerche fra le macerie. Non voglio scrivere una sola riga in più su queste constestazioni, oltretutto Human Right Watch, organizzazione di non contestato livello internazionale, era sul posto subito dopo l'attentato, constatando le vittime civili di quei missili. Vorrei invece soffermarmi un po' su queste affermazioni così prive di senso e di umanità. Certamente ne io ne altri conoscono alla perfezione i fatti di questa tragedia, ma non riesco ad essere così cinico davanti a delle foto autentiche di corpi dilaniati e bambini senza arti. Inoltre il palazzo abbatutto non era la sede, la postazione, nemmeno un buco di passaggio dei così temuti Hezbollah, da giustificare così tante bombe da uccidere civili inermi. Anche Israele ha affermato che non c'era la presenza di soldati e questo attacco si è dimostrato un errore di valutazione.Certo bastano le scuse ufficiali e tutto torna alla normalità. Basta un po' di colla per rimettere insieme il palazzo e un miracolo per far rivivere decine di morti. Purtroppo non è così semplice. Israele si difende dicendo che la popolazione civile era stata avvertita con dei volantini prima dell'imminente attacco. Questa cosa rasenta il ridicolo. Pensate se un bel giorno io andassi sotto un palazzo di 10 piani e mettessi dei volantini nella cassetta delle lettere con su scritto: "Attenzione, domani ora pranzo, evacuare l'edificio a causa di bombardamento a grappolo con armi all'uranio impoverito. Causa presunta presenza di attentatori terroristici all'interno. Ci scusiamo per il disturbo." Voi come la prendereste ammesso che leggiate il volantino in un paese già devastato dalle bombe? Oltretutto Toni Capuozzo ha fatto questa analisi da una postazione in Israele senza recarsi come testimone oculare a Cana. Mi sembra un po' troppo facile e superficiale per una persona che fa questo lavoro, collabora con le più grandi testate giornalistiche italiane e dovrebbe essere la più obiettiva possibile. Certo anche io non ero a Cana, non posso sapere ne giudicare, ma davanti ai corpi dilaniati di vite ormai spezzate non posso agire con una tale e schifosa superficialità. I fatti possono differire dalle testimonianze, ma i morti sono sempre reali.

4 agosto 2006


Silenzio! Sono in vacanza!

Su Repubblica ieri è uscito un articolo sui rumori di fondo delle stupende Dolomiti. Gli albergatori si trovano a dover fronteggiare turisti che si lamentano dei campanacci delle mucche e il suono delle campane degli antichi campanili di paese. Questa notizia, nella sua banalità, rispecchia a mio modo di vedere, un atteggiamento comune dei nostri tempi. L'incapacità di rilassarsi e di vivere la natura così come ci è stata donata è un lusso che forse oggi non possiamo permetterci più, nemmeno nella nostra quieta vacanza estiva. Lo scampanellio di mucche che pascolano beate per i monti non è certo ammissibile. La cosa strana è che nessuno si sognerebbe mai di reclamare contro un vicino troppo rumoroso, oppure manifestare contro il sindaco perchè la città e il traffico rende l'aria invivibile e l'inquinamento acustico, quello vero, rende l'uomo talmente alienato da compiere atti sconsiderati. Oggi i rumori che danneggiano il nostro stato di salute non sono certamente le campane di un paese. Siamo bombardati da informazioni sempre più veloci, sempre più sintetiche, completamente inutili. I telegiornali sono diventati un macabro decalogo di fatti di cronaca nera. Potrebbero mettere un bel gioco a premi su chi indovina il numero di coltellate che il povero malato di mente depresso ha inflitto a un familiare. Si potrebbe scommettere sui peli del c... della regina di Inghilterra, sul numero esatto, oppure scoprire la fidanzata del calciatore a cena con un altro. Certo questo si che è rumore piacevole. La sera si litiga per il telecomando e per avere il predominio di un qualcosa di così effimero da rendere le persone schiave di una scatola. Ma vuoi mettere tutti questi bei rumori con un campanaccio di montagna? Ovviamente non c'è paragone... Il consiglio che potrei dare a questi turisti e di tornare nella pace dei loro monolocali al decimo piano di una periferia di città e godersi finalmente un po' di pace davanti a alla tv, sognando il mare guardando l'isola dei famosi. Lasciassero ai poveri abitanti dei paesi delle Dolomiti i loro problemi con le mucche, col parroco, con le campane, con l'aria buona, con una vita più normale.

Buone vacanze a tutti!

2 agosto 2006


Su e giù per l'Italia

Il precedente governo si è adoperato molto per la costruzione delle nuove opere di interesse nazionale. Le grandi opere, come il ponte sullo stretto e la TAV sono state il cavallo di battaglia per la rinascita italiana. La costruzione di nuove autostrade a corsia multipla sembrano essere un necessario punto di partenza per il rilancio delle infrastrutture di un'Italia ferma al dopoguerra. Molti soldi sono stati destinati (solo virtualmente perché i soldi non ci sono) alla costruzione di questi cantieri, che riporteranno il bel paese all'apice del prestigio e valore mondiale.

Analizzando però queste grandi opere si evince subito la catastrofe che c'è dietro. Tralasciando il ridicolo ponte sullo stretto, che servirebbe solo a guadagnare 15 minuti di traversata, vorrei soffermarmi sulle opere più semplici come le strade e il traffico su rotaia. Molto spesso in auto ci si trova imbottigliati in code interminabili formate dai poveri autotrasportatori che sono costretti a fare migliaia di chilometri per trasportare merci sempre più lontano e sempre più in fretta. Certo a tutti piacciono le arance siciliane, quindi è comprensibile trasportare al nord tutto questo prezioso dono del sole. Nessuno può fare a meno degli ottimi formaggi del trentino o delle mozzarelle campane, quindi è comprensibile formare interminabili code per arrivare nel mezzogiorno. Quello che risulta strano è che spesso basterebbe ragionare un po' meglio. Nella società del libero scambio e del consumismo sfrenato tutto è comprensibile, ma sarebbe altrettanto comprensibile rivedere l'attuale sistema di trasporto per ovviare a questo spreco di risorse e mezzi. A volte la gestione logistica dei trasporti è minimamente ottimizzata, il che significa che gli autotreni arrivano a destinazione con il carico di beni di consumo per tornare poi indietro completamente vuoti. Questo ai fini del traffico non comporta nessun vantaggio. Infatti è un camion vuoto è identico ad un camion pieno. Inoltre la scarsa disponibilità di traffico su rotaia obbliga la quasi totalità del trasporto delle merci a spostarsi su gomma. Invece di costruire nuove strade forse dovremmo pensare a cambiare lo smistamento delle merci su rotaia o meglio ancora su mare. Proprio oggi ho guardato attentamente la cartina geografica dell'Italia e mi sono reso conto, giuro di non averci ma fatto caso, che l'Italia è una penisola. Questo mi ha stupito e mi ha fatto ragionare sul fatto che molto del traffico merci potrebbe essere effettuato via mare.

Probabilmente però questa idea è superata, viste le nuove tecnologie all'avanguardia riguardanti l'alta velocità. Certo un treno che sfreccia a quasi 300 Km/h è sicuramente più affascinante di un regionale vecchio di 50 anni. Immaginate il lavoratore nella val di Susa che deve andare a lavorare nei grandi centri industrializzati, si sveglia alle 5.30 di mattina, beve un caffè veloce che digerisce a quasi 300 Km/h. Sicuramente i vantaggi sarebbero notevoli. La caffeina verrebbe assimilata molto più velocemente e si diventerebbe più nervosi in tempi ancora più rapidi. Pensate alla produttività del lavoratore. Certo andare a lavorare a 250Km di distanza è un peso notevole ogni giorno, quindi un treno così veloce renderebbe la vita molto più semplice. Ma allora mi chiedo: non sarebbe più logico lavorare vicino casa, avere una vita più normale e più tranquilla e dedicarsi alle cose belle della vita?

L'altra cosa che ho sperimentato osservando per strada il traffico, è una cosa che spesso sfugge all'occhio abituato della maggior parte delle persone. Molti autotreni sono destinati allo smaltimento di sostante nocive, tossiche o infiammabili. Certo lo smaltimento di queste “scorie” dovrebbe essere fatto con tutte le procedure di sicurezza possibili, per limitarne la nocività per l'ambiente e l'uomo. A volte però dai serbatoi e le autobotti fuoriescono delle piccole gocce di liquido, che a detta della segnalazione è classificato come tossico. Queste gocce pian piano fuoriescono e cadono sull'asfalto e sono praticamente invisibili a occhio nudo. Secondo un rapido calcolo pensavo che goccia a goccia si fanno litri e litri a litri si fanno ettolitri... Detto questo se il simpatico autotreno parte da Palermo e arriva a Trieste o Ventimiglia, quante di queste gocce sono cadute sull'asfalto? E se questa perdita fosse una procedura standard per smaltire proprio dei materiali che altrimenti dovrebbero essere trattati come tossici con costi molto elevati? La risposta chiaramente non è disponibile, ma la domanda mi sembra delle più lecite.

L'Italia sta diventando quello che l'India è stato per anni, un deposito di scorie e materiale radioattivo. Proprio in questi giorni si sta discutendo per far diventare la centrale nucleare di Latina un centro di deposito delle scorie nucleari in dismissione di altre centrali.

Inoltre i nostri amati cugini americani, utilizzano una delle isole più belle del bel paese per trattenere le loro testate nucleari. La Maddalena conserva un patrimonio marino ed ecologico tra i più belli d'Italia. Chiunque può ammirare la flora e la fauna marina di questa perla del mediterraneo. A fianco delle spiagge cristalline e del mare incontaminato, mentre si fa il bagno a largo ci si potrebbe imbattere in un bel sottomarino farcito di testate atomiche. Ovviamente questo non desta preoccupazione ai nostri amici stelle e strisce visto che l' America è decisamente lontana dall'Italia e lo stato italiano non farebbe mai un torto al suo più prezioso alleato. A volte mi chiedo se ci hanno davvero liberato o se siamo solo il giardino per i loro esperimenti. Quanti altri uomini di stato dovremmo perdere, quanti Cermis dovranno ancora accadere, quanti Abu Omar, quante Ustiche, quante Scie Chimiche, quante esercitazioni NATO illegali dovremmo ancora sopportare?

La guerra infinita

Il Libano è uno stato sovrano, un paese che ha subito violente distruzioni e tanto operose ricostruzioni nel corso degli anni. Nonostante la sua posizione vantaggiosa nello scacchiere mediorientale, non possiede nessuna fonte di petrolio ne tantomeno preziose risorse minerarie da posizionarlo tra gli stati appetibili nei nuovi scenari geopolitici. Quello che il Libano a differenza degli stati confinanti possiede è la preziosissima acqua. Infatti già da qualche anno l'interesse politico e strategico per il dominio mondiale si sta spostando dal petrolio all'acqua, fonte primaria per la vita dell'uomo. Molti stati carenti di risorse idriche compiono politiche estere, nella maggior parte dei casi economiche, per accaparrarsi le ambite riserve idriche. Non a caso il Libano è un Paese con discreta quantità di acqua ancora disponibile. Al contrario Israele nei prossimi anni accuserà una pesante carenza proprio del ben primario.

L'appoggio strategico della Siria nel sud del Libano è venuto a mancare proprio tempo fa dopo l'uccisione del primo ministro Hariri e la successiva accusa dell'Occidente democratico proprio alla Siria per aver organizzato l'attentato. A mio modo di vedere la Siria non avrebbe avuto nessun interesse ad uccidere il primo ministro libanese, visto gli accordi con lo stesso ministro di protezione dei territori del sud. Forse i mandanti di tale attentato vanno ricercati altrove, vi lascio immaginare dove... In ogni modo l'uscita di scena della Siria dal Libano del sud ha reso possibile l'invasione di uno stato sovrano, senza una reale motivazione.

Queste coincidenze un po' strane mi fanno pensare che Israele voglia creare un cuscinetto strategico nel sud del Libano proprio per giocare un ruolo importante nella gestione delle risorse idriche e del fiume Litani, un'ottima fonte di acqua.

Secondo i piani del PNAC (Project of new american century) redatto dalle perverse menti neoconservatrici e sioniste americane, l'attacco al Libano sarebbe stato pianificato già nel 2000. Ci sono svariati documenti che descrivono uno scenario di guerra infinita, che coinvolge tutti gli stati mediorientali, per distruggere l'attuale geografia di quell'area e ricreare degli stati "democratici" a suon di bombe. Del resto la pace si crea con le bombe e le armi non convenzionali. Non è necessario essere chiarovveggenti per intuire il ruolo degli Stati Uniti e di Israele in questo massacro. L'obiettivo finale infatti è di occupare tutte le ultime risorse petrolifere e strategiche del medio oriente e sopratutto l'accesso al mare e ai gasdotti.

Sicuramente nel futuro prossimo si tenderà a creare delle campagne mediatiche per influenzare l'opinione pubblica a favore di questa ridicola battaglia al nemico islamico. Del resto senza nessun pretesto è difficile attaccare e invadere uno stato sovrano come la Siria o L'Iran. Quindi non sarei affatto sorpreso di trovare fra qualche mese armi di distruzione di massa in Siria, in Iran, in Venezuela (discreta fonte di petrolio), in Sudan e in Somalia.

L'ONU, l'organizzazione dell nullità unite, ha bel altri grattacapi da sbrigare, come il problema del nucleare iraniano e le ridicole forze di pace schierate a garantire i soli interessi economici dei paesi invasori. Certo il fatto che gli Stati Uniti, la Russia e Israele siano le più grandi potenze nucleari del mondo, può farci stare tranquilli, visto che il loro fine ultimo è portare la democrazia.

Tutto questo è solo l'inizio, gli anni futuri coinvolgeranno tutte le potenze mondiali all'accaparramento delle risorse e alla definitiva distruzione di un bene unico al mondo: la vita umana.

Spero che quest'anno al posto del giorno della memoria per ricordare gli orrori dei campi di concentramento di 60 anni fa, si parli dei bambini libanesi dilaniati dalle "griffate" bombe israeliane, delle malformazioni dei poveri afgani e palestinesi, colpevoli di essere nati al posto sbagliato nel momento sbagliato.