Visualizzazione dei post in ordine di data per la query litani. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di data per la query litani. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post

25 marzo 2008


L'acqua sarà causa di guerre future

Gareth Thomas, il ministro per lo sviluppo internazionale del governo inglese, ha evidenziato il problema idrico mondiale, stigmatizzando gli eventuali scenari futuri, relativi alle riserve di acqua e al crescente fabbisogno planetario. Il ministro afferma che l’acqua potrebbe modificare i delicatissimi equilibri geopolitici nei prossimi anni. Milioni di persone vivono ancora in condizioni igienico-sanitarie penose, gran parte del terzo mondo e degli Stati asiatici stanno accrescendo il loro fabbisogno di acqua e risorse, essendo a tutti gli effetti i nuovi motori del mondo globalizzato. Questa grande richiesta di oro blu, porterà inevitabilmente i Paesi con maggior bisogno, ad esercitare politiche di repressione ed invasione di Stati con maggiori risorse idriche. Basti ricordare la recente invasione israeliana in Libano, perpetrata fra l’altro, per tentare di accaparrare le riserve idriche del fiume Litani.

Il ministro parla della carenza di acqua potabile, di come questa carenza sia alla base della morte di milioni di persone. Quello che dimentica di spiegare, è relativo alla gestione di tali risorse e anche alle politiche neo-coloniali dei Paesi Occidentali. L’occidente sfrutta e stupra il suolo e le risorse di altri popoli sovrani, distruggendo di fatto ogni possibilità di crescita e sviluppo. L’Africa è sempre stato il continente più ricco di materie prime, le stesse che noi ricchi occidentali utilizziamo da anni. Facile dare la colpa alla carenza di acqua, senza parlare delle conseguenze delle politiche di distruzione delle economie locali, ad opera del Fondo Monetario Internazionale. Debito pubblico creato ad arte e tramandato anno dopo anno, strangolando di fatto ogni forma di sviluppo.

Per concludere il ministro parla di riscaldamento globale e della minaccia che la temperatura del pianeta può arrecare alle riserve idriche. Anche per questo aspetto, credo si comprenda benissimo contro chi si possa puntare il dito. Il Global Warming sta diventando il business degli anni futuri, la nuova gallina delle uova d’oro, per creare finanziamenti e sovvenzioni per ogni misura di contenimento. Basterebbe osservare con obiettività i veri motivi di questo cambiamento. Il sistema solare si trova in un epoca di grande evoluzione, ogni pianeta sta gradualmente aumentando la temperatura, anche la terra si adegua a tali fenomeni. Parallelamente l’uomo si impegna a peggiorare la situazione, con programmi che regolano e modificano il clima.

Fin quando l’uomo non si renderà conto che ci sono persone che vogliono la nostra estinzione, tutte queste rimarranno parole, parole e solo parole!

Temi come Scie Chimiche, signoraggio, precarietà, alimentazione, etc..., sono temi che ogni uomo dovrebbe affrontare per migliorare la propria esistenza su questo pianeta, che ricordo a noi tutti, è nostro compito mantenere decoroso e rispettarne le leggi e le creature.

Articolo originale: Water will be source of war...
Articolo correlato: L'acqua vale più del petrolio...
Articolo correlato: L'acqua del rubinetto
Articolo correlato: Digerisci meglio... e vivi in forma!

22 marzo 2007


L'importanza dell'oro blu

Oggi è la giornata mondiale dell’acqua. Questa giornata è stata indetta per sensibilizzare un grande problema che interessa quasi due miliardi di persone. Il bene più importante per l’uomo e la sua vita non è garantito a tutti in ugual misura. Basti pensare alle popolazioni africane per rendersi conto della gravità del problema. L’acqua potabile non è riconosciuta a livello internazionale come bene primario e la legislazione in materia costituzionale è veramente povera. Le prossime guerre e movimenti geopolitici saranno incentrati sul fabbisogno idrico mondiale. La scorsa estate la guerra fra Israele e Libano fu in parte combattuta per il controllo del fiume Litani e il suo controllo idrico. I signori della guerra africana gestiscono le poche risorse di acqua potabile affinché i signori della guerra possano esercitare il loro potere corrotto a scapito delle tribù locali. Tutto questo è patrocinato dalle corporazioni petrolifere, farmaceutiche e alimentari. Le popolazione vengono schiacciate sotto il peso degli accordi internazionali e l’economia locale diventa praticamente non sostenibile. L’aumento della temperatura del pianeta terra, contribuisce a rendere ancor più grave la situazione. Lo scenario futuro sarà caratterizzato da forti guerre per il controllo dell’oro blu, grandi esodi di massa da Paesi ormai prossimi alla desertificazione e uno spaventoso incremento delle colture transgeniche, le uniche in grado di crescere senza abbondanti riserve di acqua. Questo disegno criminale, apparentemente paranoico, credo stia avvenendo già da qualche tempo. Basti pensare a come il clima dell’area mediterranea stia cambiando, come quest’anno l’inverno non si sia per niente manifestato e le precipitazioni registrate ai minimi storici. Questo sovvertire delle stagioni può essere attribuito ad un cambiamento dell’intero pianeta ad opera di ciclici mutamenti climatici, ma l’uomo in tutto questo gioca un ruolo fondamentale. Anche senza essere particolarmente allarmisti è davanti agli occhi di ciascuno di noi come le persone ancora muoiono di un qualcosa che dovrebbe essere garantito come bene primario per tutti. Una corretta distribuzione delle risorse del pianeta e delle materie prime sarebbe sufficiente a sostenere anche molto di più di sei o sette miliardi di persone e tutte in perfetta forma. Come scrissi tempo fa, tutto questo è ancora sostenibile?

31 agosto 2006


Spiegaci, Massimino…

di Carlo Bertani
Fonte: www.carlobertani.it

«Non perder l'ora;
ma parla, e chiedi a lui, se più ti piace».
Dante Alighieri – Inferno – Canto XIII

Mentre si stanno ancora stilando i tristi inventari della guerra in Libano – circa 1500 morti libanesi e 250 israeliani – Tel Aviv ha ripreso con regolarità la mattanza a Gaza: dal 28 giugno ad oggi, i morti palestinesi a Gaza sono stati 225 (fra i quali ben 62 bambini) e 900 feriti (ANSA, 30 /8/2006). Quando fu decisa la missione in Libano, mi par di ricordare che il Ministro D’Alema “non escluse” l’invio di un contingente ONU anche a Gaza, perché è intollerabile che quotidianamente s’ammazzi la gente (i 62 bambini erano “terroristi”?) nel silenzio più assoluto delle cancellerie europee. Non è molto “fine”, via, ammettiamolo. E passi che, oramai, Washington non tenti nemmeno più di recuperare un minimo di credibilità nel mondo arabo: quel poco che rimaneva sta svanendo con il sangue che arrossa le strade dell’Iraq, ma noi andiamo là per una missione di pace. O no? Il pericolo che i soldati italiani corrono non è quello di prendersi un razzo da Hezbollah oppure una bomba da un aereo israeliano: i danni possono farli solo i politici, con le loro dichiarazioni poco attente alla realtà internazionale, soprattutto per uno che di mestiere fa il Ministro degli Esteri. La dichiarazione sorprendente di Massimo D’Alema riguarda il disarmo di Hezbollah: mentre tutti sembrano d’accordo per un graduale accorpamento delle milizie sciite nell’esercito libanese, Massimino Settebellezze se ne esce bello bello a dichiarare che “se la Siria non smetterà di rifornire Hezbollah, la comunità internazionale non rimarrà indifferente”. Ora, Massimino, sappiamo che tu vivi tranquillo fra Roma, Gallipoli e la tua sontuosa barca a vela, ma così non è per i militari italiani che fra pochi giorni si troveranno catapultati fra l’esercito israeliano al quale brucia ancora il sederino per la constatazione di non essere riuscito a distruggere Hezbollah e le milizie sciite che sono fiere d’aver fermato Tzahal. Non si tratta proprio di una scampagnata – questo il governo italiano lo ha più volte ricordato – ma se così non è, proprio il Ministro degli Esteri italiano deve mettercela tutta per dar fuoco alle polveri? Si potrà replicare che la risoluzione 1701 prevede “il disarmo delle milizie”, ma non si fa cenno a chi debba disarmarle:

art. 8

Full implementation of the relevant provisions of the Taif Accords, and of resolutions 1559 (2004) and 1680 (2006), that require the disarmament of all armed groups in Lebanon, so that, pursuant to the Lebanese cabinet decision of 27 July 2006, there will be no weapons or authority in Lebanon other than that of the Lebanese State;

-- no foreign forces in Lebanon without the consent of its Government;
-- no sales or supply of arms and related materiel to Lebanon except as authorized by its Government;
-- provision to the United Nations of all remaining maps of land mines in Lebanon in Israel’s possession;

Esecuzione completa delle disposizioni relative degli accordi di Taif e delle risoluzioni 1559 (2004) e 1680 (2006), che richiedono il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano, di modo che, conforme alla decisione del governo libanese del 27 luglio 2006, non ci siano armi od altre autorità in Libano tranne quelle dello stato libanese;

-- non ci siano forze straniere nel Libano senza il consenso del relativo governo;
-- non ci sia vendita o rifornimento di armi nel Libano tranne quelle autorizzate dal governo libanese;
-- consegna alle Nazioni Unite di tutte le mappe dei campi minati nel Libano ancora in possesso d’Israele;

Nella risoluzione – in moltissimi punti – si richiama alla responsabilità del governo di Beirut per il disarmo di Hezbollah: per quale motivo? Il compito di gestire le forze armate di un paese spetta al legittimo governo di quella nazione ed a nessun altro: sarebbe un precedente assai rischioso – per l’ONU – creare un precedente grazie al quale siano le Nazioni Unite a decidere della politica di difesa di una nazione. Il caso dell’Afghanistan fu diverso; in quel caso, il governo talebano di Kabul era riconosciuto da soli tre stati: Arabia Saudita, Pakistan (!) ed Emirati Arabi Uniti, mentre il governo libanese è pienamente riconosciuto in tutti i consessi internazionali. Israele ha quindi ragione quando addossa al governo di Fouad Siniora la responsabilità delle azioni militari di Hezbollah: il problema è che Hezbollah è un partito politico, ed è difficile sostenere che si tratti di una forza straniera, giacché è composta da libanesi. La presenza di militanti d’altre nazionalità non deve stupire troppo: siriani e libanesi si considerano quasi un solo popolo (furono entrambi colonizzati dai francesi) ed è inutile qui ricordare che le “frontiere di burro” del Medio Oriente nascono dalle squadrette con le quali i solerti geografi inglesi e francesi le tracciarono sulle mappe, che non avevano alcun riscontro con le realtà locali. Il “disarmo” di Hezbollah è quindi un problema d’assetto interno libanese – che il Libano dovrà risolvere – ma nessun potere esterno al Libano (tanto meno Israele, che ha dovuto ricorrere all’ONU per salvare la faccia in una situazione militare che diventava sempre più critica) può esigere che Hezbollah sia disarmato. Ovviamente, una forza armata riceve rifornimenti: se la Siria invia rifornimenti ad Hezbollah ed il governo libanese non si oppone (o non ha la forza per farlo, il che dimostra chi veramente rappresenta politicamente il Libano) vogliamo inviare i nostri soldati sulla frontiera con la Siria per farli massacrare dai più che certi attacchi (di qualsiasi tipo) che andrebbero a subire? Massimino, rifletti un attimo e magari correggiti: puoi sempre affermare che il tuo pensiero è stato “distorto” dalla stampa tanto, con le sovvenzioni che ricevono annualmente dal governo, stai certo che faranno retromarcia, reciteranno il mea culpa e si cospargeranno il capo di cenere. Sempre per l’annosa questione delle armi, il sottoscritto ha la ventura d’abitare proprio sotto un corridoio aereo, e qualche volta riesce a notare i velivoli commerciali che strapazzano i cirri, lassù, nel silenzio delle alte quote. Ebbene, nei giorni della guerra era tutto un passa e ripassa di strani voli che sembravano commerciali, ma che dal rumore dei motori – quel buu-buu basso – non parevano carichi di gente che andava in vacanza. No, erano i C117 dell’USAF che portavano i rifornimenti d’armi ad Israele: non lo sapevi? Sì, volano bassi – fra i 10 ed i 15.000 piedi – perché sono così carichi che non ce la fanno a volare più alti: con quel che pesano quelle bombe da una tonnellata e quelle a frammentazione! Sbaglio o sono proibite? Chiedilo magari ad Annan, lui dovrebbe saperlo. La sera del 10 agosto mi recai alla spiaggia per vedere qualche stella cadente – cosa vuoi, noi comuni mortali chiediamo solo un po’ di salute e di riuscire a pagare il mutuo, mica veleggiamo su yacht da milioni di euro – e, mannaggia se riuscii a vederne una! Sì, c’era qualche nuvola, ma che traffico! In un’oretta e mezza ne contai sette: alcuni volavano a coppie, altri soli soletti e tutti si dirigevano verso sud est come una mandria, una carovana di some colme d’esplosivo. Mi è venuto allora un dubbio: chi decide chi può ricevere rifornimenti e chi no? Bella domanda vero? Non mi sembra che le bombe israeliane (con targa USA) si comportino meglio dei razzi (con targhe siriane, iraniane, ecc) di Hezbollah: Oddio, forse si comportano meglio: la “partita” è finita con un centinaio di civili israeliani massacrati dai razzi che giungevano dal Libano e con un migliaio di civili libanesi spappolati dalle bombe israeliane. Sì, le armi americane si comportano meglio, hanno una ben diversa reputazione. C’è qualcuno – che so io, un “Comitato Planetario della Buona Bomba” – che pone l’imprimatur sui rifornimenti d’armi? C’è un apposito ufficio che timbra le bombe ad una ad una, mette una targhetta, un segno con il pennarello indelebile, cosicché noi possiamo riconoscere una bomba buona da una cattiva? Oppure dobbiamo giudicarle solo dopo che sono scoppiate? Dai, diccelo… No, perché ci assalgono dei dubbi che giungono da lontano, dal 1999, dal Kosovo. Rammenti? Ricordiamo tutti la solerzia con la quale concedesti l’uso delle basi italiane per bombardare Belgrado, poi – all’improvviso – crepi l’avarizia! Inviasti anche i nostri AMX a buttar bombe, ovviamente buone. Nulla da eccepire per gli aerei: sappiamo che gli AMX cadono da soli – fino ad oggi 18 sono caduti in esercitazione, parecchi piloti morti, perché per risparmiare hanno montato su un aereo da combattimento il motore di una cinquecento, al punto che alcuni anni fa la magistratura italiana (unico caso al mondo!) sequestrò tutti e quanti gli AMX dell’AMI – ma non era proprio il caso di mandarli a piovere sulla testa dei poveri jugoslavi! E poi: che figura, dai… La Grecia – nostra cara vicina e maestra di vita, che ricambiammo nel 1941 con un attacco da rubamazzetto per averci insegnato i rudimenti della civiltà – rifiutò agli americani l’uso dei porti e degli aeroporti greci: hai capito te che razza di filosofi? La curiosità che ci coglie è quella di sapere se anche questa volta hai concesso l’uso delle nostre aerovie per trasportare le bombe americane ad Israele, bombe buone, lo abbiamo notato, e se qualcuno ci ha detto qualcosa in merito. Sì, perché ci coglie un dubbio: le bombe, forse, non sono buone o cattive per loro natura, ma ogni governo può decidere in autonomia del loro valore morale (!). Se i greci si sono permessi – nel 1999 – di giudicare “cattive” le bombe americane, perché tu le consideri tutte buone? Guarda che bisogna osservare sempre con attenzione: il settebello non vale mica come il sei di picche! Per quanto riguarda la consegna delle mappe dei campi minati – un aspetto non poco importante, perché è su quelle mine che ci lasciano la pelle i civili – siamo certi che Israele lo ha già fatto: confermi Massimino? Beh, altrimenti…chiedilo di nuovo ad Olmert, prova a genufletterti, a metterti in testa la kippà…prova a corteggiare la Livni oppure manda Fini, che ha delle “aderenze” in loco… Ah, c’è un’altra cosa che devi chiedere ad Olmert – quando lo vedi, per carità, senza fretta – che riguarda anch’essa la risoluzione 1701:

art. 5
Also reiterates its strong support, as recalled in all its previous relevant resolutions, for the territorial integrity, sovereignty and political independence of Lebanon within its internationally recognized borders, as contemplated by the Israeli-Lebanese General Armistice Agreement of 23 March 1949;

Inoltre reitera il suo forte richiamo, come ricordato in tutte le relative risoluzioni precedenti, per l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza politica del Libano all'interno dei relativi confini internazionalmente riconosciuti, come contemplato dall'accordo generale Israeliano-Libanese d’armistizio del 23 marzo 1949;

Ma Porca l’oca! Scusa se mi è scappata…stiamo qui a raccontarci mille storielle su chi deve ritirarsi per primo, chi deve aspettare la forza ONU, chi deve rimanere e chi deve migrare, chi sono quelli autorizzati a stare a sud del Litani e quelli che invece possono pescare solo sulla riva nord…e questi è dal 1949 che non rispettano le risoluzioni dell’ONU? Massimino, spiegaci l’arcano: perché nel terzo millennio – nella grande Era Acquariana della pace e della prosperità per tutti i popoli – dobbiamo andarci ad impelagare con un accordo di pace del 1949?!? Ma, israeliani e libanesi, stavano in pace od in guerra? Tu lo sai?

Per quel che so io non lo sanno più nemmeno loro, ma c’è un altro aspetto che mi sembra interessante; il Libano non è ritenuto uno stato, una nazione, un paese come tanti altri: è uno stato-sandwich, anzi è quasi un salame od un prosciutto, perché gli israeliani non l’hanno invaso ed occupato a più riprese tutto intero, ma a fette. Sharon se ne fece una bella abbuffata nel 1982 – quasi mezzo chilo tagliato a fette spesse, ed un po’ gli rimase sullo stomaco, bisogna ammetterlo – e forse perché era un po’ indigesto gli israeliani se ne andarono, ma non da tutto il Libano: qualche fettina rimase attaccata alla carta, di quelle che restano dimenticate nel fondo del frigorifero e che si finisce per darle al gatto.

Se la politica internazionale si è ridotta a comportarsi come un pizzicagnolo – con la mano sudata appoggiata all’affettatrice – allora c’è speranza per tutti! Io sono un “innamorato” della Dalmazia: che dici, se entro in politica riuscirò a comprare tre etti dell’isola di Pago oppure quattro fette di Lussino? Fammi sapere, perché mi piace osservare le dolci pennellate delle barche a vela sull’azzurro del mare, soprattutto se hanno due alberi e tante vele, come la tua.

Vorrei raccontarti altre storielle, sapere cosa ne pensi della riunione di 600 capitribù iracheni che hanno solennemente giurato di non ammazzarsi più fra di loro, ma so che hai tanto da fare e che sei pure un po’ incavolato perché hai passato un’estate di m… mentre Berlusconi aveva un sacco di tempo libero e si trastullava con la barca in Sardegna. Che dici, i capitribù iracheni sono sinceri? E se non sono loro a soffiare sul fuoco dello scontro etnico in Iraq, c’è qualcun altro che ci prova? Magari perché non sa più che pesci pigliare e teme di non farcela a vincere le prossime elezioni, nonostante le macchinette della Diebold?

No, perché la teoria dell’affettatrice può essere applicata anche all’Iraq. La Turchia vuole due etti di Kurdistan? Si può vedere…intanto ha già spostato fior di truppe sul confine Rimangono gli avanzi, i resti delle cene mai concluse. Che ne facciamo del Kosovo? Una parte la consumiamo subito e quel che resta lo infiliamo nel congelatore? E della Bosnia? Dai, rispondici, raccontaci veramente come stanno le cose perché – sai – un giorno o l’altro potremmo stufarci di farcelo fare a fette, e non sarebbe proprio un gran brutto giorno.

9 agosto 2006


Il balletto delle risoluzioni

Sono ormai giorni che l' ONU fa finta di presentare una risoluzione adeguata al conflitto libanese. Sembra quasi che questa attesa serva a far avanzare ancora un po' le milizie israeliane, ormai prossime al fiume Litani. Inoltre questo perder tempo facilita l'ulteriore distruzione di uno stato sovrano ormai nell'impossibilità di reagire. La risoluzione parla di come accedere agli aiuti umanitari, ormai tardivi, e del dispiegamento di una forza ONU sul territorio. In nessun caso si parla di modalità di riepiego del contingente israeliano dal territorio libanese, come se ormai il dato di fatto è che Israele ha guadagnato una zona-cuscinetto in Libano tale da permettere il controllo degli Hezbollah e la propria difesa. Mi sembra una vecchia storia, simile a quella di Gaza e della Palestina. La cosa sconcertante è appunto il totale disinteresse del mondo a porre fine in maniera equa a questo etnocidio. Forse Francia, Germania e Italia non trarrebbero nessun vantaggio nel Libano, certamente nessun pozzo petrolifero potrebbe essere usato per i propri fini economici e geopolitici. Quindi attendiamo, ancora un po', aspettiamo che l'organizzazione delle nullità unite decida qualcosa, nel frattempo aggiorniamo la macabra conta dei civili massacrati. Alcune teorie di esponenti del nostro governo, ovvero del presidente della commissione Difesa del Senato, affermano che gli israeliani stiano giocando con le vite libanesi, utilizzandole come delle vere e proprie cavie umane. Queste ipotesi, non così poi tanto strampalate, trovano riscontro sulla effettivo svolgimento delle attività belliche. Israele sta potenziando le nuove armi a riconoscimento elettronico del bersaglio, con puntatore laser e proiettile ad auto-propulsionee. Molti dei missili lanciati dagli Hezbollah infatti avrebbero ucciso persone arabe in territorio israeliano, come se i missili fossero indirizzati a colpire uomini di una certa razza rispetto ad un'altra. Questa strana coincidenza che collima con le più avanzate tecnologie militari, lascia perplessi e dubbiosi sull'effettivo svolgimento di questo conflitto. In ogni caso chi fosse interessato allo shopping può visitare il sito israeliano fornitore di questi ottimi ritrovati tecnologici a questo link.

2 agosto 2006


La guerra infinita

Il Libano è uno stato sovrano, un paese che ha subito violente distruzioni e tanto operose ricostruzioni nel corso degli anni. Nonostante la sua posizione vantaggiosa nello scacchiere mediorientale, non possiede nessuna fonte di petrolio ne tantomeno preziose risorse minerarie da posizionarlo tra gli stati appetibili nei nuovi scenari geopolitici. Quello che il Libano a differenza degli stati confinanti possiede è la preziosissima acqua. Infatti già da qualche anno l'interesse politico e strategico per il dominio mondiale si sta spostando dal petrolio all'acqua, fonte primaria per la vita dell'uomo. Molti stati carenti di risorse idriche compiono politiche estere, nella maggior parte dei casi economiche, per accaparrarsi le ambite riserve idriche. Non a caso il Libano è un Paese con discreta quantità di acqua ancora disponibile. Al contrario Israele nei prossimi anni accuserà una pesante carenza proprio del ben primario.

L'appoggio strategico della Siria nel sud del Libano è venuto a mancare proprio tempo fa dopo l'uccisione del primo ministro Hariri e la successiva accusa dell'Occidente democratico proprio alla Siria per aver organizzato l'attentato. A mio modo di vedere la Siria non avrebbe avuto nessun interesse ad uccidere il primo ministro libanese, visto gli accordi con lo stesso ministro di protezione dei territori del sud. Forse i mandanti di tale attentato vanno ricercati altrove, vi lascio immaginare dove... In ogni modo l'uscita di scena della Siria dal Libano del sud ha reso possibile l'invasione di uno stato sovrano, senza una reale motivazione.

Queste coincidenze un po' strane mi fanno pensare che Israele voglia creare un cuscinetto strategico nel sud del Libano proprio per giocare un ruolo importante nella gestione delle risorse idriche e del fiume Litani, un'ottima fonte di acqua.

Secondo i piani del PNAC (Project of new american century) redatto dalle perverse menti neoconservatrici e sioniste americane, l'attacco al Libano sarebbe stato pianificato già nel 2000. Ci sono svariati documenti che descrivono uno scenario di guerra infinita, che coinvolge tutti gli stati mediorientali, per distruggere l'attuale geografia di quell'area e ricreare degli stati "democratici" a suon di bombe. Del resto la pace si crea con le bombe e le armi non convenzionali. Non è necessario essere chiarovveggenti per intuire il ruolo degli Stati Uniti e di Israele in questo massacro. L'obiettivo finale infatti è di occupare tutte le ultime risorse petrolifere e strategiche del medio oriente e sopratutto l'accesso al mare e ai gasdotti.

Sicuramente nel futuro prossimo si tenderà a creare delle campagne mediatiche per influenzare l'opinione pubblica a favore di questa ridicola battaglia al nemico islamico. Del resto senza nessun pretesto è difficile attaccare e invadere uno stato sovrano come la Siria o L'Iran. Quindi non sarei affatto sorpreso di trovare fra qualche mese armi di distruzione di massa in Siria, in Iran, in Venezuela (discreta fonte di petrolio), in Sudan e in Somalia.

L'ONU, l'organizzazione dell nullità unite, ha bel altri grattacapi da sbrigare, come il problema del nucleare iraniano e le ridicole forze di pace schierate a garantire i soli interessi economici dei paesi invasori. Certo il fatto che gli Stati Uniti, la Russia e Israele siano le più grandi potenze nucleari del mondo, può farci stare tranquilli, visto che il loro fine ultimo è portare la democrazia.

Tutto questo è solo l'inizio, gli anni futuri coinvolgeranno tutte le potenze mondiali all'accaparramento delle risorse e alla definitiva distruzione di un bene unico al mondo: la vita umana.

Spero che quest'anno al posto del giorno della memoria per ricordare gli orrori dei campi di concentramento di 60 anni fa, si parli dei bambini libanesi dilaniati dalle "griffate" bombe israeliane, delle malformazioni dei poveri afgani e palestinesi, colpevoli di essere nati al posto sbagliato nel momento sbagliato.