Digerisci meglio... e vivi in forma!

Certamente la pubblicità è l'anima del commercio. Questa ferrea legge ormai governa ogni nostra smania consumistica. Nulla in contrario in generale, ma quando l'informazione è totalmente forviante, questo crea non pochi problemi al mio stato di quiete. L'acqua della salute come dice la pubblicità è ricca di sali minerali e facilita la digestione. Ammettiamo per un secondo che questo sia vero. Del resto la nazionale di calcio beve Uliveto (e anche tutti i volatili), perchè non fidarsi? Abbiamo o non abbiamo vinto il mondiale? Benissimo, detto questo potrei fermarmi e fare una bella bevuta alla salute dei campioni, ma ripensandoci bene voglio approfondire l'argomento. Le acque minerali o oligominerali hanno delle proprietà fisico-chimiche alla sorgente a seconda della loro conformazione, l'altezza e la composizione geologica del territorio in cui si sono formate. Con l’analisi chimica si definiscono le quantità di minerali inorganici che si trovano nell’acqua. Essi sono frammenti di roccia che l’acqua ha assorbito durante il percorso sotterraneo prima di sgorgare in superficie. In particolare vengono determinate le quantità di calcio, magnesio, sodio, potassio, idrogeno, carbonato, solfato, nitrati, cloruro, silice, ferro, alluminio, stronzio, bromo, iodio, nitriti, fosforo, mercurio, bario e i gas disciolti come ossigeno, anidride carbonica, azoto e altri.

La somma dei minerali inorganici dà il residuo fisso che si ottiene facendo evaporare un litro di acqua a 180°. I minerali inorganici sono quelli che provengono di rettamente dal terreno, e vengono raccolti dall’acqua che fuoriesce dalle rocce. I minerali organici sono quelli che sono già stati metabolizzati dalle piante o dagli animali. I minerali inorganici provenienti da terreno e contenuti nelle acque non possono essere metabolizzati direttamente dalle cellule umane, ossia trasformati in sostanze proprie dell’organismo; essi devono essere innanzi tutto metabolizzati dalle cellule vegetali ed essere trasformati in minerali organici. (In effetti anche i minerali inorganici possono essere metabolizzati dall’uomo, ma questo richiede un notevolissimo impegno dell’organismo perché esso è obbligato a produrre quello che nel caso dei minerali organici è già presente, vale a dire deve costruire veicoli organici che trasportino la maggior parte dei minerali attraverso le fessure delle pareti cellulari.) Nelle acque, tuttavia, questi veicoli di trasporto per i minerali inorganici non sono presenti, per cui, se il corpo non ne produce in misura sufficiente, essi non riescono a penetrare nelle cellule attraverso il tessuto connettivo e quindi si depositano in tutto l’organismo. I minerali inorganici contenuti nell’acqua, difficilmente o non assimilabili da parte delle cellule umane, possono determinare un sovraccarico di elettroliti nel sangue; essi devono essere eliminati attraverso il filtraggio renale.

In poche parole più l'acqua è ricca di minerali inorganici più a lungo andare è dannosa per la salute. Si potrebbe approfondire molto l'argomento parlando del terreno biologico e del suo deterioramento fino ad arrivare alle condizioni estreme in cui il corpo è predisposto ad accogliere malattie degenerative. I valori come PH (Il ph intracellulare oscilla fra 6,4 e 6,8 cioè un valore leggermente acido) e resistività dell'acqua (quanti meno minerali sono contenuti nell’acqua tanto minore è la conducibilità e maggiore è la resistenza e il valore in Ohm) dovrebbero essere tenuti sotto controllo per evitare che il corpo possa ospitare un terreno biologico adatto allo sviluppo di infezioni o malattie.

Le migliori acque quindi sono le acque naturali minimamente mineralizzate con residuo fisso sotto 40 mg/l (resistività superiore a 20.000) e pH fra 6,4 e 6,8.

Inoltre il bambino della pubblicità che beve un bel bicchiere di acqua con piena soddisfazione della mamma, dovrebbe stare attento a tutto quell' ottimo calcio che crede di assimilare perchè l'unica cosa che assimila è una discreta quantità di residui che andranno ad intasare i suoi delicati reni, spazi intracellulari e con un po' di fortuna creare una discreta quantità di calcoli (biliari, renali, ghiandole salivari,...). I rischi per la salute dovute inoltre dal cloro e da altri fattori di potabilizzazione (vedi fluoro), sono oggi da considerarsi un pericolo per la salute umana, troppo soggetta a inquinamento ambientale.

Certo vedere una mamma che offre dell'acqua ricca di calcio al suo bambino facendo credere a tutti che questo gesto amorevole è per il suo bene è un immagine che influenza non poco le vendite del prodotto stesso.

Buona bevuta a tutti!

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9 commenti

Io non sono riuscita a capire una cosa: i minerali inorganici non sono mai assimilabili? Se si, vengono comunque sempre espulsi dall'organismo?
Quando poi dici che si potrebbe approfondire parlando di terreno biologico e di malattie degeneratiche cosa intendi?
I minerali inorganici depositandosi possono causare delle malattie? di che tipo?

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Ciao,
intanto grazie per la domanda. Considera che io non sono ne medico ne fisico ne scienziato quindi quello che scrivo può essere in parte errato. Cmq cercherò di approfondire meglio.

Le caratteristiche bio-compatibili dell'acqua

(di Riccardo Scognamiglio e Laura Corona pubblicato in High Tech Volley N°8, 9, 10, 11, 12)

"Un'acqua, ad esempio, troppo carica di residui minerali inorganici non assimilabili, sarà un agente di biotossicità, per l'apporto di sostanze non metabolizzabili, che dovranno a loro volta essere espulse, sovraccaricando gli organi emuntori. Si produce in questi casi un effetto paradossale, in cui l'acqua contribuisce alla creazione di problemi che è destinata a risolvere. Questo è il destino delle comuni acque municipali che sgorgano nei rubinetti di casa; sebbene, infatti, esse subiscano continui controlli dal punto di vista batteriologico, non sono altrettanto garantiti i filtraggi di minerali inorganici e di sostanze non biocompatibili quali nitrati, nitriti, fosfati, idrogeno solforato, batteri residui, pesticidi, cloro, ammoniaca e particelle in sospensione.

Le acque domestiche sono in genere cariche d'elementi tossici per l'organismo, poiché il livello decretato di potabilità segue in genere più regole politiche che bioecologiche: i parametri di tossicità possono, infatti, essere modificati in relazione a contesti e circostanze geografico-sociali e non in virtù d'oggettive qualità intrinseche del prodotto.

Un problema tuttavia si pone anche per la maggior parte delle comuni acque da tavola in commercio. Attraverso test di biocompatibilità kinesiologici ed elettrobiokinesiologici su centinaia di casi, all'Istituto di Psicosomatica Integrata di Milano, abbiamo riscontrato, su tutte le marche d'acqua reperibili in commercio nei comuni circuiti di massa (supermercati e farmacie) un livello di biocompatibilità praticamente inesistente. Questo non significa affatto che le acque suddette non siano potabili. Significa che esse non sono in grado di ottemperare al meglio, per l'organismo, a quelle funzioni così essenziali che ho inoltre presentato nel numero precedente della rivista sotto il comun denominatore di "idratazione". Possono sovraccaricare l'organismo d'elementi non metabolizzabili a livello cellulare, andando a gravare sul sistema emuntoriale, o modificare l'equilibrio acido-basico del terreno biologico.

Anche le acque cosiddette "minerali", infatti, non sono biocompatibili per il semplice fatto che i minerali in essa disciolti, poiché non metabolizzati precedentemente da sostanze vegetali, non possono essere assimilati dall'organismo umano e di conseguenza non fanno che sovraccaricare i reni nella loro funzione di filtro. I precipitati salini di un filtraggio sanguigno non ottimale a carico del rene contribuiscono ai processi di calcificazione dell'organismo. Per questa ragione non ha alcun senso assumere acqua "minerale" in ambito atletico per rimineralizzarsi e tantomeno darla ai bambini per aiutarli a crescere.

In ogni caso, se la biocompatibilità è ridotta, evidentemente, l'acqua non può essere assunta a dosi significative per ottimizzare il processo d'idratazione. Bisogna infine ricordarsi che una corretta idratazione prevede il ricambio idrico, perciò sono favorevoli le acque ipotoniche per il loro effetto diuretico. Più forte è l'ipotonicità e più la diuresi è favorita non solo a livello vescicale (riduzione di fenomeni flogistici a carico delle vie urinarie), ma anche per la relativa prevenzione della calcolosi renale grazie a una minimizzazione dei precipitati salini (effetto catalitico). Ricordiamo sempre, d'altra parte, come una corretta funzionalità renale comporti un'ottimale performance d'importanti muscoli del baricentro pelvico come il gruppo dell'Ileo-Psoas e del cingolo scapolare, come il Trapezio cervicale. In tutto il territorio nazionale che pure è assai ricco di fonti acquifere, le acque biocompatibili si riducono ad una decina di tipi, per la maggior parte non reperibili nei comuni circuiti commerciali di massa, ma solo in ambiti selezionati di mercato: negozi d'alimenti biologici o vendita diretta a domicilio. I parametri chimici di biocompatibilità che accomunano questa serie minima d'acque si possono ridurre principalmente a:



RESIDUO FISSO a 180°: < 50 mg (tendenzialmente leggera)

PH: da 6 a 6,8 (tendenzialmente acida)

Assenza di nitriti, fosfati, ammoniaca (tendenzialmente pura)

Ipotonica, ma più genericamente oligominerale o "minimamente mineralizzata" (denominazione ministeriale)



È importante che l'insieme dei parametri sia rispettato e in particolare i primi due: vi sono, infatti, sul mercato, acque ottime dal punto di vista della leggerezza (oligominerali o minimamente minerali) e del residuo fisso, ma troppo alcaline. Il residuo fisso rappresenta appunto il carico di minerali inorganici residui, derivati dai percorsi montani sotterranei dell'acqua ed è ciò che rimane a sua volta residuale nell'organismo, sovraccaricandone il livello di rifiuti. I minerali inorganici invece presenti nelle cosiddette acque "minerali", caricando il sangue di elettroliti turbano la normale funzionalità renale, impedendo una completa depurazione del sangue.
Ecco perché è fondamentale che l'acqua sia molto leggera. È possibile trovarne qualcuna al di sotto dei 50 mg, fino a 25,5.

Dell'importanza degli altri parametri abbiamo già parlato più sopra: l'acqua deve essere oligominerale, tendenzialmente pura (un'acqua totalmente pura come l'acqua distillata è intollerabile per l'organismo se non a piccolissime dosi) e tendenzialmente acida. Un'altra possibilità di ottenere una corretta idratazione sfruttando l'acqua domestica è quella di purificarla mediante appositi sistemi ad osmosi inversa. L'osmosi è un processo naturale secondo il quale due soluzioni di differente concentrazione salina vengono separate. Facendo passare l'acqua attraverso una membrana semimpermeabile, come avviene a livello cellulare, essa passerà da una soluzione meno concentrata a una più concentrata di elementi chimici. Se si inverte il processo si ottiene un sistema di purificazione dell'acqua domestica, mantenendo inalterato l'equilibrio salino, ma rimuovendo gli agenti più tossici: nitrati, ecc.

I migliori apparecchi di osmosi inversa prevedono, oltre alla membrana osmotica, anche una prefiltrazione articolata a carboni attivi vegetali in grado si selezionare e rimuovere i sedimenti, il cloro ed altri possibili inquinanti chimici fino al 95% e talora al 99%. Nitriti, ammoniaca e fosfati risultano invece assenti. Purtroppo l'eliminazione totale di nitrati sia per le acque biocompatibili in commercio che per quelle filtrate per osmosi inversa, è praticamente impossibile, anche se può raggiungere più del 90%.

Per le acque purificate il pH oscilla dai 6,4 ai 7 secondo la fonte cui attinge l'acquedotto municipale e di altre variabili poco controllabili. In ogni caso non supera la soglia dei 7, mantenendosi in un range ottimale di equilibrio acido-basico. Il residuo fisso dovrebbe aggirarsi fra i 25,5 e i 30 mg e la durezza totale oscillare da 1,5° a 4°F. L'acqua ottenuta per osmosi inversa è inoltre un'acqua assolutamente oligominerale."

Tratto da http://www.osmosi-inversa.com/prodotti%20info%20utili.htm

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Prima di tutto grazie per la risposta.
Nel tuo commento hai detto un'altra cosa molto interessante:
Le acque domestiche sono cariche di alementi tossici per l'organismo, anche se vengono definite potabili.
Sconsiglieresti perciò di bere la comune acqua del rubinetto?
Hai mai letto articoli che denunciano malattie causate dalla tossicità delle acque?
Diciamo che non sono molto esperta nel campo ma questi fatti che hanno conseguenze drastiche sull'organismo hanno la capacità di attirare la mia attenzione.
Grazie

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Certamente sconsiglierei di bere acqua del rubinetto. Infatti oltre alle indubbie qualità fisico-chimiche viene addizionata di cloro. Il fatto è che per lo stato italiano un'acqua è potabile se supera controlli batterici. Ma questo a mio parere non significa che sia buona per l'organismo. Il cloro uccidendo batteri e microalghe può generare delle sostanze chiamate "cloroderivati" dannosi per la salute. Inoltre i cloroderivati rimangono anche dopo la bollitura dell'acqua. A mio modo di vedere la cosa è come dire: sterilizzo la terra così che essa sia commestibile. Ma io sinceramnete non mangierei mai la terra. Spero di essere stato un po' più esaustivo. In ogni caso la miglior cosa è cercare e cercare finchè dopo aver analizzato le varie teorie e le prove scientifiche si possa creare un propria opinione. A presto.

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Grazie ancora una volta per la tua risposta...Sei stato molto esauriente...
Nelle successive tue pubblicazioni spero di trovare nuovi articoli sulla salute dell'uomo e su malesseri causati da cibo o altro...
Grazie ancora
Buon proseguimento!

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i minerali disciolti nell'acqua (durezza e TDS) sono soprattutto importanti per la protezione e la prevenzione delle malattie croniche e degenerative. Vengono utilizzati dal corpo per gli scambi ionici e la trasmissione tra LIC e LEC (liquidi intra ed extracellulari), fondamentali ad esempio per la trasmissione nervosa e la nutrizione cellulare. Più l'acqua è povera di minerali meno la cellula è protetta. Con un'acqua pura al massimo (es. distillata) non ci sarebbe differenza di pressione osmotica tra interno ed esterno della membrana e la cellula letteralmente "esploderebbe". Moriremmo in brevissimo tempo.

Anche le acque cosiddette oligominerali hanno comunque una percentuale, seppur minima, di minerali disciolta, che abbiamo visto servono, quindi il corpo li usa, eccome!. Il problema di una acqua troppo impoverita di minerali è la minore protezione da inquinanti tossici e, come è ormai ampiamente studiato da oltre 30 anni, da alcune patologie come quelle cardiovascolari. Inoltre recenti studi hanno definitivamente sfatato un altro luogo comune, cioè che acque più ricche di calcio e magnesio siano controindicate per chi soffre di calcolosi.

Riporto alcune info sull'argomento:

Quando l'acqua fa bene al cuore
L'acqua dura protegge dagli attacchi di cuore e dalle malattie cardiovascolari in virtù della quantità di minerali in essa disciolti. Uno studio condotto in Finlandia da ricercatori del Geologica! Survey of Finland conferma risultati analoghi di altre ricerche, e indica la necessità di ulteriori approfondimenti sulla funzione cardio-protettiva delle acque di falda. Lo studio finlandese ha analizzato la correlazione, in aree di 10 chilometri quadrati, fra la durezza dell'acqua e le statistiche relative alla popolazione, ai decessi e alle dimissioni dagli ospedali. In tutto, si sono raccolte informazioni sulla salute di circa 19.000 uomini (fra i 35 e i 74 anni) che hanno avuto un primo attacco cardiaco negli anni 1983, 1988 e 1993. Nei campioni di acqua è stato misurato il livello di calcio, magnesio, fluoro, ferro, rame, zinco, nitrati e alluminio. A ogni incremento di un'unità della durezza dell'acqua, hanno osservato i ricercatori, corrisponde una diminuzione dell'uno per cento nel rischio di attacchi cardiaci. Occorre perciò fare attenzione nella scelta dei filtri da utilizzare per la depurazione casalinga delle acque potabili. Filtri adatti (http://www.algovit.net/pg019.html) possono rimuovere in maniera ottimale (95- 99%) minerali e metalli tossici come cloro, piombo, mercurio; sostanze volatili (VOC) come il cloroformio e tutti i diversi tipi di pesticidi chimici; i nitrati rilasciati nell’acqua dai fertilizzanti agricoli. Ma anche lasciare nell’acqua i minerali buoni, quelli essenziali per una buona salute come calcio e magnesio, che noi assimiliamo in proporzioni minime, e tuttavia indispensabili al buon funzionamento dell’organismo.

L'acqua "dura" non nuoce ai reni
La ricerca scientifica più recente ha stabilito che è importante per la salute mantenere un minimo grado di durezza nell'acqua (vedi “Studi scientifici sulla depurazione delle acque potabili” in http://www.luigigallo.it/Acqua.pdf), mentre è essenziale eliminare tutti i composti tossici in essa presenti, cosa che Aquaspace fa in modo sicuro e completo. Fino a poco tempo fa si raccomandava una dieta povera di calcio per evitare i calcoli renali, soprattutto alle persone considerate a rischio per il fatto di .avere un elevato tasso di calcio nelle urine senza una causa specifica. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Parma ha però dimostrato che il maggior beneficio si ottiene limitando il consumo di sale e proteine animali piuttosto che di calcio. Lo studio è durato cinque anni e ha coinvolto 120 uomini con precedenti di calcoli renali o elevata presenza di calcio nelle urine. Sono stati suddivisi in due gruppi: il primo è stato sottoposto a una dieta con apporto normale di calcio e riduzione di proteine animali e sale, il secondo ha seguito un regime alimentare povero di calcio, ovvero la strada seguita tradizionalmente in queste situazioni. Dopo cinque anni, nel secondo gruppo si sono registrati 23 casi di calcoli renali, nel primo gruppo solo 12. La riduzione di calcio nelle urine è stata uguale per entrambi i raggruppamenti: 170 mg al giorno. Alla luce di questi risultati, gli autori dello studio, pubblicato nel The New England Journal of Medicine (gennaio 2002), hanno concluso che gli uomini che soffrono di calcoli renali o elevata presenza di calcio nelle urine traggono maggior beneficio da una dieta povera di proteine animali e sale, mantenendo invece a livelli normali l'apporto di calcio. Aggiungiamo che i cofattori oligominerali presenti nei nutrimenti selvatici o non impoveriti dall'agricoltura industriale consentono una più completa assimilazione e una migliore utilizzazione del calcio, anche se l'alimentazione non è del tutto corretta.

Vecchi studi sulla durezza e il TDS
(...) In Gran Bretagna il British Regional Heat Study analizzò 253 città tra il 1969 e il 1973 e scoprì che vi erano il 15% in più di morti per cardiopatie nelle aree in cui l'acqua presentava una minor grado di durezza. Fu suggerito, come grado ideale di durezza, circa 170mg/L.[3]
Negli Stati Uniti furono studiati 4.200 adulti, di età compresa tra 25 e 74 anni, in 35 differenti aree geografiche. Di nuovo si riscontrò una minore mortalità per malattie cardiovascolari nelle zone con una maggiore grado di durezza dell'acqua.[4] Una controprova fu effettuata nelle città inglesi di Scunthrope e Grimsby. In entrambe vi era lo stesso tasso di mortalità per patologie cardiache. Quando l'acquedotto di Scunthrope abbassò il livello di durezza dell'acqua, nel giro di qualche anno aumentò drasticamente il numero dei decessi, mentre a Grimsby la percentuale rimase costante.[5] Stessa cosa avvenne nelle città italiane di Crevalcore e Montegiorgio [6] e nella regione Abruzzo.[7]
L'Accademia Nazionale delle Scienze americana, dopo numerose ricerche analoghe, concluse che il mantenimento di gradi di durezza e TDS ottimali nell'acqua può ridurre il tasso di mortalità per malattie cardiovascolari di almeno il 15%.[8] (...)
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3) Shaper AG. Pocock SJ, Walker M, Cohen NM, Wade CJ, Thomson AG. British Regional Heart Study: Cardiovascular Risk Factors in Middle-aged Men in 24 Towns. British Medical J. 1981; 283(JuIy): 179-186.
4) Greathouse DG. Osborne RH. Prelirninary Report on Nationwide Study of Drinking Water and Cardiovascular Diseases. J. Environmental Pathology and Toxicology 1980; 3: 65-76.
5) Shaper AG. Pocock SJ, Walker M, Cohen NM, Wade CJ, Thomson AG. Cit.
6) Lee G. Reports Say 53 Million-P1us Drink Contaminated Water, month date, year: page.
7) Leoni V, Fabiani L, Ticchiarelli L. Water Hardness and Cardiovascular Mortality Rate in Abruzzo, ltaly. Archives of Environmental Health 1985; 40: 274-278.
8) National Research Council. Drinking Water and Health. Vol. 1: 477. Wash, D. C.: National Academic Press, 1977

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Ciao Luigi, ti ringrazio per questo lungo e prezioso commento. Gli studi che riporti sono coerenti e precisi, tuttavia parte dei minerali e sostanze disciolte in acqua sono inorganiche e poco compatibili con il nostro sistema cellulare.

Questo è quello che credo, poi ognuno è in grado di operare scelte secondo coscienza. Oggi dobbiamo fare i conti con inquinamento, metalli pesanti e molto altro ancora.

Ciao e grazie

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Dici bene: "parte". Non si può infatti generalizzare. Dipende dal tipo di acqua (in Italia ne abbiamo centinaia). Ad esempio in molte (quelle bicarbonato-calciche) il calcio è assimilabile. Stessa cosa per altri minerali che non si presentano quasi mai completamente isolati. Bisogna considerare vari parametri chimico-fisici e biologici prima di dare una valutazione sicura. Per fortuna mangiamo e per lo più i nutrienti li prendiamo da lì. Anche nei cibi abbiamo differenze, ad es. il ferro delle verdure si assimila meno di quello della carne, però se aggiungi un acido o la vitamina C si assorbe meglio. Per il resto l'acqua serve per permettere la nutrizione delle cellule. Senza acqua niente scambi di sostanze tra esterno e interno. Cerchiamola buona e pura per quanto e possibile. Grazie a te per l'ospitalità sul blog.

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Anonimo mod

Vi è, ovviamente, molto da sapere su questo. Penso che hai fatto alcuni buoni punti in dispone anche di. Continuare a lavorare, ottimo lavoro!

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