Lasciarsi morire

Il vuoto che genera la nostra società a volte diventa incolmabile. La sofferenza di giorni uguali, di attimi rubati alla vita per qualcosa di effimero, raggelano nel profondo il cuore di chi è nato con una grande sensibilità. L’anoressia è un atteggiamento estremo nei confronti della vita. Si può divenire anoressici per emulazione verso dei canoni sempre più lontani dalla normalità, oppure si diventa anoressici perché non si ha più voglia di vivere. Gli stereotipi creati dalla televisione e dalla moda forniscono immagini che non hanno nulla a che fare con la realtà. Spesso queste modelle scheletriche incarnano il sogno di molte giovani adolescenti, che vedono in loro il raggiungimento della realizzazione terrena. Non biasimo le ragazze che si lasciano coinvolgere dalla moda del bello a tutti i costi, perché sono solo il frutto di una società profondamente deviata. Si comincia da piccoli ad essere considerati come consumatori con un codice a barre sulla testa, piccoli uomini e donne che vengono sfruttati per il profitto e il consumo. Ci vengono mostrati cartelloni pubblicitari con fondoschiena esemplari, pettorali scolpiti nel marmo e taglie che non rendono merito alla bellezza mediterranea. Questo a lungo andare permea il nostro cervello, diventa automatico puntare all’estetica come fine ultimo della nostra vita. Ci sono persone che soffrono questo mondo e si lasciano morire privandosi del cibo come se fosse il peggiore dei veleni. Ci sono persone che si lasciano andare perché ormai non vogliono nemmeno più vivere, semplicemente perché si rendono conto che non potranno mai diventare come lo stereotipo che rincorrono. L’angoscia esistenziale prende il posto della realtà, tutto diventa sfocato, tutto diventa un fardello che non si vuol più portare dietro. Sarebbe bello che la scuola formasse le persone per quello che sono, lasciasse i bambini e i giovani adulti esprimere la loro creatività e la loro individualità a pieno. Sarebbe bello vivere in un mondo in cui le persone vengano ammirate per quello che di buono hanno fatto nella propria vita, piuttosto che per quante volte hanno guadagnato la copertina di un mensile di gossip.

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