
Ci adoperiamo in mille lavori, in mille interessi, maniaci ricercatori di verità esterne e globali, quando basterebbe cercare dentro noi stessi per trovare alcune risposte. Questo implicherebbe il dover rinunciare a molte cose a noi care, cose futili e materiali, che però contribuiscono ad espandere il nostro ego in cerca del compiacimento degli altri. Alla fine anche questo è conformismo, certo può sembrare alternativo, innovativo, ma alla lunga porta a qualcosa? In eventi più grandi della nostra umana portata chi è veramente pronto? A volte impieghiamo una vita per combattere qualcosa, per sovvertire un sistema. Uomini più importanti di noi hanno tentato invano, dai loro sforzi sono nati solo guai e distruzione per tutta l’umanità. Anche coloro che avevano un ideale di pace e giustizia sono stati corrotti dal potere e dall’ego. Credo la vera rivoluzione sia divenire ribelli, non rivoluzionari. Il rivoluzionario combatte contro qualcosa, che riconosce come nemico. Il ribelle semplicemente non si conforma, ne si adegua al sistema, preferisce estraniarsi per poter creare una nuova esistenza. Questo può portare all’isolamento e alla sofferenza, ma è meglio rimanere soli, oppure divenire soltanto l’eco di un’idea che ormai non ha più alcun significato?
Molti potranno dire che queste sono solo parole, per questo invito voi tutti a fare esperienza, perché io potrei raccontare un mucchio di inutilità, ma voi potreste anche decidere di fare esperienza e comprendere se tutto ciò sia vero o falso. Facile leggere e documentarsi su testi e manuali scritti da illustri nomi della scienza e della letteratura, senza aver mai fatto una singola esperienza pratica dell’esistenza. Parlare di filosofia senza conoscere l’essere, parlare di vita senza vivere, è come parlare di auto senza aver mai guidato. Certo è possibile conoscere la meccanica, la dinamica e l’ergonomica di una vettura, ma hai mai provato la sensazione della guida senza guidare realmente?