
Da bambini veniamo istruiti sul bene e sul male, veniamo puniti per quello che facciamo, se non ritenuto consono a i canoni comuni. Ci priviamo di esprimere emozioni, ci rintaniamo in silenzi assordanti per essere depressi. L'estrema volontà di cercare il puro, il bello, il vero, viene vista come una pura utopia, un qualcosa che mai riuscirà a realizzare l'uomo. Non puoi perdere tempo a pensare, a meditare, ad osservare la vita e il suo scorrere armonioso, il tuo compito è quello di imparare in fretta, senza fare domande, senza dover capire, imparare a produrre e a realizzarti nella professione. Non importa se tu sia medico, avvocato o libero professionista, la cosa importante è che tu possa affermarti ed accumulare una quantità sufficiente di denaro da farti sentire realizzato ed apprezzato. Questo ci porta a vivere come un robot privo di cuore, uno scenario in bianco e nero, nel quale siamo protagonisti invisibili di una storia sempre uguale alla precedente. L'estremo pensare, l'estremo agire viene visto come sbagliato.
La minoranza mette paura, mette in difficoltà, perché spesso percorre strade ripide e strette, perché per la minoranza conta solo il raggiungimento della verità e della piena auto-realizzazione interiore. Gli estremisti del bello, della ricerca, vengono etichettati come pazzi visionari, come persone prive di senso logico. Ma nell'estremo ci sentiamo uniti e parte di qualcosa di più grande, ci sentiamo artefici della propria vita, consapevoli di aver scelto senza essere condizionati, consapevoli che questo è giusto per noi. L'estremo diventa un luogo in cui sperimentare le nostre doti e le nostre idee, perché un mondo senza purezza non vale la pena di esistere. Trascorrere una vita comune alle altre è una pratica ormai troppo sbiadita da essere percorsa. Lanciamoci verso l'estremo, lanciamoci verso la purezza dell'essere, per ritrovarci uniti.