La rondine

Mi ha sempre incuriosito il volteggiare spavaldo della rondine, una serie di evoluzioni impensabili ed elaborate. La coda biforcuta le permette di compiere qualsiasi traiettoria, grazie anche alle lunghe ali. Molto raramente si posa a terra a causa delle zampe corte e goffe, preferisce vivere in cielo, volteggiare in aria con fierezza. Ogni anno questi eleganti uccelli giungono ad annunciare il periodo caldo, per poi ritornare in Africa verso la fine dell’estate. Nella tradizione popolare la rondine annuncia la pioggia, quando comincia a percorrere evoluzioni basse e frequenti, come per avvertire dell’imminente acquazzone estivo. Tocca terra quasi esclusivamente per raccogliere fango per il proprio nido.

Mi piace associare la rondine all’uomo, un uomo che ricerca continuamente, un uomo che vola alto e si libra nell’aria libero e felice, ma di tanto in tanto torna al suolo per mantenere il contatto con madre terra. Un uomo in continuo movimento, che migra verso condizioni favorevoli per poi tornare alle proprie origini. Un uomo che riconosce le proprie radici e le usa per evolvere la propria condizione e volare alto nella vita. Un uomo libero di volare, libero di essere.

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