Sincronismo ed acausalità

Riporto un brillante articolo di Zret, sul significato degli eventi alla luce del fenomeno della sincronicità. Buona lettura

Un possibile significato del cosmo si annida nelle screpolature di una parete?

Succede a volte che, mentre leggiamo un testo, ci imbattiamo in un vocabolo che contemporaneamente pronuncia qualcuno in televisione o una persona nella stanza in cui ci troviamo Talora una situazione sognata si realizza perfettamente nella vita da “svegli”. Questi ed altri fenomeni sono definiti sincronismi junghiani o assimilabili ad essi. Jung, Pauli ed altri, infatti, notarono che esiste una singolare correlazione tra eventi ed oggetti non riconducibile al nesso causale. Si tratterebbe di un indizio che, sotto la superficie dei fenomeni, si troverebbe un quid più profondo e sintomatico suscettibile di contraddire la “legge” di causa ed effetto, considerata dalla maggioranza delle persone normale e logica.

Fu merito del filosofo scozzese David Hume aver dimostrato che la relazione tra cagione e conseguenza è un'abitudine dell’osservatore, un mero sviluppo temporale, ossia un post hoc e non un propter hoc. Se rinunciamo al nesso causale, tutta la scienza ortodossa implode, sbriciolandosi.(1) Tale rapporto può essere mantenuto solo a guisa di postulato, un postulato talvolta simile ad un dogma.

Tuttavia si può oltrepassare la posizione già radicale di Hume e spingersi a negare l'esistenza del tempo, ridotto ad illusione percettiva e mentale. In tal modo la "realtà" si cristallizza in un quid non-temporale, dove gli eventi non occorrono (corrono lungo una linea cronologica), ma si palesano come segni. Il segno è un messaggio significativo, non un avvenimento stocastico. Ciò ci induce a congetturare che, nel momento in cui il sincronismo (segno pregnante) si svela, esso trasmette un senso che, però, purtroppo quasi sempre ci sfugge sicché lo releghiamo nel novero delle “coincidenze”.

Il tutto si potrebbe paragonare ad una superficie liscia di una parete intonacata dove piccolissimi grumi di pittura affiorano in qualche punto: unendo i punti con linee ideali potrebbe essere disegnata un'immagine di un oggetto o un volto. (E' anche per questo che tempo fa, affermai che il presunto senso dell'universo si annida nelle screpolature di una parete).

Molti quesiti si pongono, considerando la questione: i sincronismi (Emanuel Swedenborg li chiamava corrispondenze) sono gli indizi di una trama sensata, mentre gli avvenimenti sono fenomeni che obbediscono a modelli caotici-causali (si veda l'esempio della farfalla che, sbattendo le ali, in Amazzonia, provoca un uragano in Indonesia: è l’esemplificazione cara alla teoria del caos che esamina gli accadimenti valutandone tutte le diramazioni frattali)? Oppure, tutti gli eventi sono sincronici, ma tale natura è rivelata, per ragioni difficili da comprendere, solo da una piccola percentuale di essi?

Se si accetta il paradigma sincronico, perde valore qualsiasi discorso relativo all'azione-reazione, alla conseguenza di una libera scelta, tutte formule collocate nel tempo (illusorio) e legate ad una misteriosa, incomprensibile capacità che A possiederebbe di agire su B. Infatti, ancora oggi non si è capito come un semplice atto volitivo possa consentirci di alzare un braccio: reazioni chimiche e leggi fisiche non spiegano ciò e, forse non a torto, i filosofi occasionalisti ritenevano che un agente esterno intervenisse per rendere possibili tutti i movimenti.

Il concetto poi del pensiero che influisce sulla materia-energia, alla luce di queste modeste riflessioni, dovrebbe essere rivisto, perché di nuovo è una concezione cronologico-causale. Il pensiero non influisce su alcunché, semplicemente perché esso è al di fuori delle coordinate spazio-temporali, poiché esso non modifica il substrato energetico, ma lo pone in modo istantaneo, immediato (non mediato), forse determinandone i modi.

E' quasi un ritorno, quello configurato dalle prospettive sincroniche, all'eterno ritorno di Nietzsche: tutto è stato, è e sarà, giacché non esiste alcuna differenziazione nell'istante, nel punto senza dimensioni destinato ad essere quel che è per sempre. Dunque, secondo tale interpretazione, la libertà umana si rivela immaginaria e si giustifica il fatalismo del filosofo tedesco e di quei pensatori che concepiscono il libero arbitrio come un autoinganno.

Ammetto, però, che ciò è controverso: infatti non sappiamo quanto sia esteso il dominio della sincronicità necessaria. Potrebbe essere che la “realtà”, con le varie dimensioni che la compongono, in violazione del principio di Ockham, sia molto più complessa, contraddittoria ed anomica di quanto si possa solo immaginare. Le varie sfere dimensionali possono interagire, comunicare, generando ulteriori complicazioni epistemologiche. Come dimostrò il fisico francese Alain Aspect, un elettrone comunica con un altro elettrone anche a distanza notevole, in quanto la distanza non esiste e le due particelle sono in realtà due manifestazioni di un’unica matrice, come due facciate dello stesso foglio. Eppure comunicare è difficile a causa del rumore: probabilmente a causa di questo ostacolo, non sappiamo leggere icone e prodigi.

Resta, però, simile ad un sommesso gorgoglio di un ruscello, quasi impercettibile, perché sovrastato da altri rumori o udibile solo a tratti, quando gli altri suoni si attenuano o interrompono, il significato sincronico di certi particolari. E' sufficiente l'enigmatico senso di un dettaglio per conferire valore a tutta la vita? Difficile attribuirlo ad una serie di episodi assurdi, ripetitivi, illogici, dolorosi che costellano l'esistenza e la storia.

Perciò, se ci succede di intravedere il barlume di un disegno in un attimo numinoso ed ominoso, custodiamolo come l’utile-inutile amuleto descritto da Eugenio Montale in Dora Markus.

(1) E' ironico che il filosofo il cui empirismo fu più radicale da un lato distrusse le fondamenta del metodo empirico, dall'altro spianò la strada ad indirizzi anti-materialistici.