Come vogliamo definire Gaza?

Vorrei proporre un articolo tratto da "Palestina Libera!", che descrive le condizioni di un popolo dimenticato e distrutto da una politica paragonabile a quella dei campi di sterminio nazisti. Qualcuno penserà che il paragone non sia appropriato, ma oggi vedere le condizioni dei poveri palestinesi, lascia esterrefatti e sbigottiti di fronte a tanto odio nei loro confronti. Un odio non giustificato e non proporzionato, visto i decenni di guerra e morte, che ha colpito il medioriente. La cronaca, l'opinione pubblica e le testate giornalistiche ignorano il problema, come se i palestinesi non avessero il diritto di essere salvati e nemmeno citati. Da sempre mi sento vicino a questo popolo stuprato e dilaniato, spero solo che tutto questo finisca presto.

Fonte: http://palestinanews.blogspot.com




Ai cantori della propaganda sionista, i quali protestano vivacemente contro chi si spinge a definire la Striscia di Gaza come un enorme campo di concentramento, vogliamo proporre la visione di questo filmato tratto da YouTube, che mostra la miseria, il terrore, la devastazione che regnano incontrastate nella Striscia di Gaza, la cui situazione peggiora ogni giorno di più a causa dell’inaudita punizione collettiva inflitta al milione e mezzo di Palestinesi che la abitano.

Secondo l’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (vedi Gaza Humanitarian Situation Report, 1-31 ottobre 2007), la chiusura dei valichi di Karni e di Sufa ha determinato una contrazione nell’ammontare delle merci e dei generi alimentari che entrano nella Striscia di Gaza pari al 71% rispetto al mese di aprile, e molti prodotti sono ormai introvabili o hanno un costo inaccessibile; l’assedio a Gaza continua, inoltre, a determinare un continuo decadimento dello stato dell’economia locale, con il settore privato che denuncia perdite per 60 milioni di dollari negli ultimi quattro mesi.

Rafah, l’unico ingresso/uscita per gli abitanti di Gaza verso il resto del mondo, continua ad essere chiuso, e solo in limitatissimi casi – riguardanti malati gravi o personale delle agenzie umanitarie – è permesso di attraversarlo. Sono ormai decine, peraltro, i casi di pazienti palestinesi deceduti perché le autorità israeliane hanno negato o ritardato il permesso di uscita per ragioni di “sicurezza”: l’ultimo, recentissimo caso, è quello di Amir Saher al-Yazji, 9 anni, malato di meningite e morto perché a Gaza non ha potuto ricevere le cure adatte al caso. I suoi genitori avevano più volte richiesto il permesso di portarlo in Israele per farla curare, purtroppo invano.

La morte del piccolo Amir – e quella di altri Palestinesi – è legata anche alla crescente carenza di medicinali disponibili nella Striscia. Il numero di medicinali con riserve pari a zero è aumentato da 61 a 91 nel solo mese di ottobre; l’OCHA segnala, in particolare, la totale mancanza di farmaci pediatrici, inclusi gli antibiotici e le vitamine A e D, e una preoccupante carenza di medicinali per i malati cronici.

Naturalmente a Gaza, tra le altre cose, si continua a morire. Sempre secondo le statistiche dell’OCHA, dei 269 Palestinesi uccisi da Tsahal nel periodo 1 gennaio – 31 ottobre di quest’anno (tra i quali 44 bambini), ben 191 (25 bambini) sono stati uccisi nella Striscia: si tratta del 71% del totale. Analogamente, dei 2.396 feriti registratisi alla stessa data (209 bambini), quasi il 60% è rappresentato da Palestinesi residenti a Gaza.

E’ interessante notare come, secondo l’ong israeliana B’tselem, soltanto meno della metà dei Palestinesi uccisi dall’esercito israeliano (esattamente il 47,5%) è morta prendendo parte ai combattimenti contro i soldati di Tsahal, e questo senza contare le vittime di quell’abominio legale e morale costituito dalle cd. esecuzioni “mirate”, e tale circostanza rende alquanto difficile continuare a parlare – come pure qualcuno fa – di “autodifesa” di Israele.

Davanti a questi dati, davanti a queste immagini, che termini vogliamo utilizzare per descrivere efficacemente, e in maniera aderente alla realtà dei fatti, la situazione dei Palestinesi di Gaza?

Qualche tempo addietro, il vice direttore del quotidiano italiano a maggiore diffusione si è scagliato aspramente contro i firmatari dell’appello "Gaza vivrà", e soprattutto contro questa affermazione: “ Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi”.

Come abbiamo visto, questa affermazione è incontestabile, dati statistici alla mano.

Nessuno sostiene l’equazione ebrei=nazisti, chiaramente assurda e improponibile – ma ogni persona di buona fede e imparziale non potrà negare l’evidenza delle miserevoli condizioni di vita dei Palestinesi di Gaza, e la barbarie e la disumanità di chi li costringe a vivere in questo modo bestiale, e di chi si volta dall’altra parte per non guardare.

I nazisti, peraltro, sono stati condannati dai tribunali e dalla storia. Israele non è certo il Terzo Reich, ma da qui a pretendere che noi tutti si applauda e si sostenga la sua brutalità, la sua pratica dell’apartheid, la sua politica della violenza e dell’assassinio quotidiani, beh, direi che ce ne corre!