Nessun applauso per Bush

Il viaggio in Sud America di Bush si sta svolgendo fra manifestazioni di protesta e disordini di piazza. Quello che per molti doveva essere la tappa obbligata per riportare la figura degli Stati Uniti a livelli accettabili in America Latina è diventato l'inizio di una serie di manifestazioni contrarie all'imperialismo americano. La politica del cowboy texano ha incrinato negli ultimi anni ogni forma di collaborazione costruttiva. Oggi il peggior presidente americano di tutti i tempi sta cercando di salvare il salvabile, ora che tutto il mondo sta voltando le spalle al Paese più potente del mondo. Lo strapotere di Hugo Chavez in Venezuela sta trascinando una nuova ondata di socialismo intelligente in tutto il continente. La politica per una volta mette al centro le persone e le loro esigenze sociali. I problemi della gente vengono tenuti in considerazione e la situazione economica bolivariana fa ben sperare per un nuovo fronte economico positivo in tutto il Sud America. Nel frattempo da tutte le testate giornalistiche e dai dossier nostrani, si percepisce la contrarietà al governo venezuelano. Chavez è finito per diventare un capro espiatorio, il nuovo diavolo da sconfiggere, il nuovo pericolo per la democrazia. In Brasile le persone scendono in piazza per manifestare il loro profondo dissenso verso l'imperialismo e lo sfruttamento delle risorse da parte degli statunitensi. In Italia simili manifestazioni sono pura utopia. Il semplice dissentire dalla politica americana ci marchia come anti-americani e contribuisce a renderci succubi di un sistema oligarchico completamente fuori da ogni regola democratica. La vera democrazia è quella espressa delle manifestazioni di piazza, dal popolo e i suoi rappresentanti, di certo non da persone che siedono in parlamento per curare i propri interessi economici da diverse generazioni.