Perché il massacro di Najaf

Fonte: http://www.effedieffe.com



IRAQ - Uccisi 263, feriti 210, arrestati oltre 600: «Abbiamo debellato una setta sciita armatissima in combutta con Al-Qaeda», hanno proclamato i comandi USA e quelli iracheni. Ma sul massacro compiuto a Najaf domenica 28 gennaio sta emergendo un’altra verità: il governo di Baghdad ha voluto stroncare la crescente collaborazione tra kabile sunnite e sciite nell’area. (1) Le versioni ufficiali sono apparse fin dall’inizio contrastanti e raffazzonate. La mattina di domenica (festa dell’Ashura sciita, che richiama folle nella città santa di Najaf) il ministro dell’Interno Al-Bolani annunciava ai giornalisti che «Al Qaeda stava attaccando Najaf» (sic). Subito dopo, il ministero della Sicurezza Nazionale (la polizia irachena sciita, infiltrata da squadroni della morte) annunciava che gli attaccanti erano membri dell’Armata del Cielo (Jund al-Sama), una sette messianica sciita il cui capo spirituale Abu Kamar si sarebbe proclamato il Mahdi: la setta stava progettando di uccidere l’ayatollah al-Sistani nel corso della Ashura. Un quarto d’ora più tardi il ministro della Sicurezza Nazionale in persona, al-Rubaii, raccontava che erano stati uccisi «centinaia di guerriglieri arabi» (dunque di Al-Qaeda), specificando: erano sauditi, yemeniti, egiziani, afgani. Intanto aerei ed elicotteri americani e britannici davano man forte all’esercito collaborazionista iracheno (25 morti) mitragliando e bombardando i cosiddetti guerriglieri. Un elicottero americano, colpito, è precipitato: morivano due militari USA. Ma a poco a poco, le testimonianze dei sopravvissuti e i giornalisti iracheni hanno scoperto la verità. I «terroristi» altri non erano che 200 pellegrini della tribù Hawatim, sciiti ma della minoranza araba (non iraniana) che si recavano a Najaf per celebrare la Ashura. I più erano a piedi. Il capo della tribù, al-Hatemi, era con sua moglie su una Toyota del 1982, perché ha difficoltà a camminare. Quando alle sei del mattino l’auto e il gruppo sono arrivati in vista di un posto di blocco della polizia irachena, nell’area di Zarka ad un miglio da Najaf, le guardie irachene hanno aperto il fuoco uccidendo all’istante il capo della tribù, sua moglie e il loro autista. L’intero gruppo era armato - è il modo normale di viaggiare in Iraq, specie di notte - ed ha risposto al fuoco, attaccando il posto di blocco. «All’inizio abbiamo creduto ad uno dei soliti errori dei soldati iracheni che ammazzano i civili», ha raccontato poi Jabbar al-Hatami, uno dei capi della kabila arabo-sciita, «e ci siamo fatti avanti per spiegare: avevano già ammazzato cinque dei nostri. Ma loro hanno intensificato il fuoco». Immediatamente, a dar appoggio ai primi sono intervenuti gli uomini della tribù al Kaazali, unita alla tribù al-Hatami da forti legami: entrambe le tribù sono arabo-sciite, ossia non obbediscono né considerano loro guida Al-Sistani, che è nato in Iran. Un uomo della tribù al-Khazali che si è qualificato solo come Ahmed ha detto al giornalista della Inter-Press Service (2): «Entrambe le nostre tribù sono convinte che gli iraniani stiano provocando gli scontri settarii in Iraq, e ciò è contro le credenze di ogni musulmano. Perciò abbiamo annunciato [nella nostra zona] un’alleanza coi nostri fratelli sunniti per contrastare la violenza inter-religiosa nel Paese. Il nostro governo, dominato da filo-iraniani, ci odia per questo». I combattimenti, cominciati sulla strada per Najaf, si sono estesi ad una vicina piantagione di datteri, dove la maggior parte dei pellegrini cercava rifugio. «Gli elicotteri americani hanno partecipato al massacro», ha detto Jasim Abbas, un contadino del luogo. «Sono arrivati subito per ammazzare i pellegrini senza esitazione; ma non arrivano mai per aiutare gli iracheni. Non ho potuto far altro che guardare mentre gli elicotteri eliminavano tutti, gruppo dopo gruppo, in questa piantagione». Il governatore di Najaf, Asaad Abu Khalil, è un filo-iraniano dello SCIRI di Al-Sistani. Conosce bene i sentimenti di questi sciiti arabi. E’ stato lui il primo a lanciare l’allarme, dicendo che «guerriglieri sunniti di Al Qaeda» stavano attaccando i pellegrini radunati per l’Ashura a Najaf. Su questo allarme il governo pro-iraniano di Baghdad ha mandato i rinforzi, gli squadroni della morte e i «soldati» iracheni. Gli arabi del sud accusano da tempo Al Maliki, il primo ministro collaborazionista e filo-iraniano, di combattere come terroristi - con l’appoggio di Washington - le minoranze, anche sciite, che non appoggiano il suo governo. I massacri e gli attentati indecifrabili che insanguinano l’Iraq stanno cominciando ad essere decifrati.

Maurizio Blondet


Note
1) Patrick Cockburn, «US ‘victory’ against cult leader was a massacre», Counterpunch, 31 gennaio 2007. Sembra che il «cult» ( la setta) dell’Armata del Cielo abbia partecipato ai combattimenti solo in via incidentale, trovandosi coinvolta nel fuoco. Le sue sedi a Najaf erano già state «visitate» dal governo dieci giorni prima, e molti dei membri arrestati.
2) Dahr Jamail, «Official lies over Najaf battle exposed», Inter-Pres Service, 1 febbraio 2007.

Posta un commento