Riforma pensioni: anche per Ciampi

Fonte: http://www.effedieffe.com

Il «miracolato» Carlo Azeglio Ciampi

Apprendo dalla radio che la «riforma delle pensioni» varata da Dini nel ‘95 ha già ridotto le pensioni in essere a quella data, in termini reali, del 30 %. Ma non basta. La legge Dini prevede una «revisione dei parametri» decennale, che in pratica provoca un calo del 7 % ogni dieci anni. La revisione è in ritardo, doveva essere fatta nel 2005; l’Europa preme, i pensionati se la godono… Dunque presto, prestissimo un altro taglio del 7 %. Ma non basta. Ci vuole una «profonda riforma», e dunque un altro taglio. Perché gli italiani vivono troppo a lungo. Anche Ciampi, francamente, vive troppo a lungo. E risulta che già nel 1999, a 79 anni, godeva di tre pensioni: una INPS dall’81, pari a 8.222.150 lire mensili. Una Bankitalia dal 1980, di 45 milioni e mezzo di lire mensili. Una seconda pensione Bankitalia da 12 milioni e mezzo. Al mese, 71 milioni e passa. All'anno, 852 milioni e mezzo. In più, nel ‘99, Ciampi godeva del principesco emolumento di capo di stato: un settennato d’oro, senza spese di casa, d’affitto e di auto. Oggi, oltre alla pensione di ex-presidente, percepisce lo stipendio di senatore a vita più tutti i benefit della carica, autoblù eterna, voli gratis, omaggi e gratifiche. Ed ora va per gli 87 anni. Ma quando muore una buona volta Ciampi, che ci costa così tanto? Visto che gli italiani con pensione sotto i mille euro dovranno subire il taglio di un altro 7 % da «revisione dei parametri» - dunque la loro pensione si ridurrà a 930 euro - perché non cominciare da Ciampi? Un taglio del 7 % non lo ridurrà in miseria, probabilmente ha messo da parte qualcosa nella sua lunga vita di grand commis, governatore di Bankitalia, presidente della repubblica e senatore non eletto da alcuno, e che per anni ed anni non ha dovuto pagare l’affitto né le rate della macchina. Inoltre, ha il privilegio - negato ai comuni cittadini - di cumulare più pensioni, e pensioni con redditi «di lavoro» (se così si può definire quello che fa Ciampi).

Anche il riformatore Dini dovrebbe dare il suo contributo.
Prendeva nel ‘99 (poi i dati sono diventati segreti) due pensioni, una INPS da 13 e passa milioni al mese, e una Bankitalia da quasi 37 milioni. All’anno, 650 milioni e passa. Oltre, si capisce, agli emolumenti e ai benefit di ex-ministro, di ex presidente del Consiglio, di parlamentare. Giuliano Amato? Nel ‘99, aveva una pensione del Tesoro da quasi 442 milioni l’anno. Padoa Schioppa? Pensione da 600 milioni annui. Rainer Masera riceve da quando aveva 44 anni una pensione di Bankitalia di 85 milioni l’anno. Pur essendo giovanissimo, e occupato in carriere bancarie da miliardario (come direttore generale di San Paolo IMI, nel ‘98 prendeva un miliardo e trecento milioni). E i parlamentari? Non è solo che con una unica legislatura già hanno diritto a una pensione di 5 milioni mensili, e dopo sette un senatore ne prende 15. E’ che se prima lavoravano come dipendenti ed hanno abbandonato il posto mettendosi in aspettativa, il loro ente di previdenza continua a pagargli i contributi (cioè li paghiamo noi contribuenti), e finirà per avere una seconda pensione gratis. Non si osa pensare quanto prenderà di pensione - o già prende - un tipo come Cimoli, coi suoi 179 mila euro mensili di stipendio; e gli altri grand commis, e i consiglieri regionali, i direttori generali regionali, la folla dei dirigenti provinciali e comunali… a Milano, anche il presidente di un consiglio di zona già «ha diritto» a 2 mila euro mensili.

Sono i numerosissimi, avidi ladri che «vivono di politica», che fanno politica come mestiere, e a cui non basta mai arraffare, e per questo s’ingegnano a pelare i poveri d’Italia, gli undici milioni di poveri che ogni giorno di più s’impoveriscono. Ecco perché i pensionati da mille euro devono pagare. Per pagare lorsignori, altrimenti non ce la fanno. Eppure, un taglio del 7 % a Ciampi dovrebbe far risparmiare allo Stato una settantina di milioni annui, molto più di quanto si recupera pelando migliaia di pensionati minimi. E l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge dovrebbe imporre a tutti i percettori di denaro pubblico (Ciampi, Amato, Masera il baby, Dini) gli stessi sacrifici della popolazione meno fortunata. Ecco una bella battaglia da proporre ai sindacati, che adesso stanno cominciando a discutere «la riforma delle pensioni» con Prodi. Scommettiamo che non la combatteranno? Anche loro hanno il loro tornaconto. Quella che chiamiamo democrazia è una grande associazione, a delinquere.

Maurizio Blondet