Bolivia: anche agli statunitensi servirà il visto

Fonte: http://verosudamerica.blogspot.com/

E’ stata presa una importante misura da parte del governo boliviano: ora anche i cittadini statunitensi avranno bisogno di un visto per entrare in Bolivia. Questa è solo una delle misure con cui Morales ha aperto l’anno, fondamentali anche le riforme su sanità e istruzione.


passaporto boliviaHa fatto molto scalpore la notizia di ieri: i cittadini statunitensi che hanno intenzione di visitare la Bolivia a partire da oggi avranno bisogno di un visto. Non si riesce a capire a cosa sia dovuto questo clamore eppure gli Stati Uniti si sentono come offesi da Evo Morales, “l’antiamericanista”. Strano perché la richiesta boliviana sembra invece essere la cosa più normale che si potesse fare, così come ha spiegato molto bene lo stesso presidente boliviano: “La Bolivia anche se un paese piccolo e catalogato tra i paesi sottosviluppati ha la stessa dignità di qualsiasi altro paese. La richiesta di visto per i cittadini statunitensi è un atto dovuto per tre fondamentali ragioni: il principio di reciprocità, il rispetto della dignità del nostro popolo e la necessità di sicurezza che la Bolivia richiede”.

In particolare è fondamentale riflettere sul principio di reciprocità. Attualmente per un cittadino boliviano è impossibile l’accesso agli Stati Uniti senza visto, mentre per ottenere un visto il governo statunitense richiede una serie di requisiti e una trafila burocratica di difficile accesso alla maggioranza della popolazione, quasi un’impresa, un calvario. Al contrario sino a ieri non esisteva nessun tipo di restrizione per l’accesso di cittadini nordamericani in Bolivia.

La misura rientra quindi in una semplice applicazione del principio di reciprocità che regna da sempre nel mondo della diplomazia tra gli stati, o forse regnava. Qui in Europa sembra un’assurdità, forse perché siamo abituati diversamente. Proprio con il nuovo anno è infatti entrata in vigore l’accordo antiterrorismo, una notizia che dovrebbe scandalizzare molto più della misura boliviana, ma che invece è stata approvata nel silenzio, e nel quasi silenzio entra in pieno vigore (un quotidiano britannico, Daily Telegraph, ne ha dato notizia e non l’UE).

In pratica, in forma totalmente unilaterale, nel senso che sono solo gli Usa a beneficiare di questi accordo con l’Unione Europea e non viceversa, dal 2007 gli Stati Uniti avranno accesso a dati sensibili di passeggerei europei che si recano in volo negli States. Si parla di 34 tipi di dati personali che includerebbero carte di credito, indirizzo di posta elettronica, tipo di pasto ordinato a bordo e molti altri dati sensibili senza alcuna necessità di consenso da parte dei passeggeri. Non solo, il ministero per la sicurezza nazionale americano ha detto esplicitamente che usera' questi dati non solo contro il terrorismo, ma anche indagando su altri reati e nel caso in cui un cittadino europeo vorra' opporsi potra' farlo in una corte americana, il che rende qualsiasi salvaguardia della privacy di fatto inesistente.

Ma anziché sdegnarci e preoccuparci per esserci ritrovati limitati delle nostre libertà con la nostra privacy compromessa, siamo nella paradossale posizione di accusare Evo Morales di essere antiamericanista. Non è invece inaccettabile che la grande Europa dei 27 arrivi a stipulare determinati accordi, per di più totalmente univoci con gli Stati Uniti?

evo moralesQuesto non è stato però l’unico decreto con cui la Bolivia ha iniziato questo 2007. Di rilievo c’è stata la nascita de “el Banco de desarollo productivo de Bolivia”, ossia una banca operativa già da gennaio con a disposizione 40 milioni di dollari da destinare al finanziamento dei piccoli produttori. Questo nuovo organismo che nasce dal vecchio Nafibo (Nacional finanziera boliviana) ha come obiettivo il finanziamento dello sviluppo produttivo e sociale. In particolare godranno di maggior aiuto finanziario i circa 800'000 piccoli imprenditori che in questo modo otterranno condizioni più favorevoli rispetto a quelle che offrono i normali istituti bancari.

Anche il Congresso Nazionale Boliviano ha iniziato il programma di lavoro del nuovo anno. Saranno affrontati importantissimi temi tra i quali spicca l’analisi di fondamentali proposte di legge mirate all’inclusione sociale e al miglioramento della qualità della vita, con una particolare enfasi per i settori della sanità e della giustizia.

Le proposte avanzate al Congresso Nazionale Boliviano e annunciate dal presidente Morales nel tradizionale discorso di fine anno puntano al miglioramento dei più importanti indici di qualità della vita boliviana. Un'agenda veramente molto fitta, che volge particolare attenzione verso sanità e giustizia, e che sicuramente risulterà fondamentale per la valutazione del l’operato del governo Morales.

Per quanto riguarda le riforme sanitarie il ministro per la salute e lo sport, Nila Heredia, ha dichiarato che il governo punta al miglioramento delle condizioni generali, in particolare puntando molto sul SUS (Seguo Universal de Salud) che offrirà copertura sanitaria universale, integrale e senza costo per i pazienti.

“Con queste nuove misure si amplia la copertura dei servizi sanitari per la popolazione dai 5 ai 21 anni. Alzeremo quindi l’età dei beneficiari, prima si copriva solo sino ai 16 anni, in questo modo invece altri 3 milioni e mezzo di cittadini ne usufruiranno, oltre agli attuali 9 milioni.” – ha spiegato Juan Ramón Quintana (ministro de la Presidencia).

E’ prevista poi, in una seconda fase, l’incorporazione di un’altra fascia di popolazione dai 21 ai 59 anni. Si stima che questa misura avrà uno costo effettivo di circa 70 milioni di dollari, una cifra che verrà completamente finanziata grazie ai proventi della privatizzazione degli idrocarburi, ora a disposizione delle strutture governative.

Per quanto riguarda invece le riforme sulla giustizia il nuovo progetto dà particolare spazio alle popolazioni indigene. Infatti si incorpora anche l’esercizio della cosiddetta “justicia comunitaria” per le popolazioni che mantengono la loro forma di vita con una propria identità espressa da istituzioni sociali, economiche, culturali e politiche proprie. E’ prevista poi che, una volta promulgata la tanto attesa “legge per l’amministrazione della giustizia dei popoli indigeni e delle comunità contadine” il testo sarà tradotto anche nelle lingue indigene aymara, quechua e guaraní.

Un’altra proposta di legge infine riguarda la riforma del diritto del lavoro e che permetterà una protezione reale dei diritti dei lavoratori e porterà ad una maggiore sicurezza giuridica tra le parti oltre a un maggior beneficio per l’intero mercato del lavoro.