29 dicembre 2006

Benzina sul fuoco

Fonte: http://www.peacereporter.net

Israele arma le milizie di Abu Mazen mentre Hezbollah paga i lanci di razzi Qassam

Duemila fucili d’assalto ak47 e oltre due milioni di proiettili sono entrati ieri nella striscia di Gaza. Secondo le fonti israeliane e l’agenzia Reuters il trasferimento del carico di armi, destinate a rinforzare le milizie del presidente Abu Mazen, è stato autorizzato dal governo israeliano in seguito all’incontro, avvenuto sabato scorso, tra il premier israeliano Olmert e il presidente palestinese.
IlPremier palestinese HaniyehReazioni. Allo scetticismo dei media israeliani, che temono che quelle armi vengano utilizzate contro le forze armate o i civili di Israele, si accompagnano le smentite degli ambienti vicini a Fatah, preoccupati che la rivelazione dell’ennesimo intervento esterno nella crisi possa accrescere il livello dello scontro con Hamas. “Le notizie secondo cui le forze presidenziali hanno ricevuto delle armi sono totalmente infondate” dichiara Nabil Abu Rdainah, portavoce di Abu Mazen, mentre Fawzi Barthoum, il portavoce di Hamas, invita a “respingere qualunque intervento, israeliano o americano, a sostegno di una delle parti”. “Queste armi servono ad Abu Mazen per permettere al presidente Mazen di confrontarsi con Hamas” ha ammesso il ministro israeliano per le Infrastrutture Ben Eliezer, difendendo la scelta del governo. Secondo il generale israeliano Tzoref la fornitura di armi serve solo per colmare lo svantaggio militare della guardia presidenziale rispetto alle milizie di Hamas, ma la vera sfida per Fatah è quella di riconquistare la fiducia dei palestinesi riformando quella che viene comunemente definita “la vecchia guardia” del partito. “Fatah ha iniziato un processo di rinnovamento interno che rafforzerà il partito e gli permetterà di competere con la popolarità di Hamas” ha dichiarato il generale.
Miliziani della guardia presidenziale palestineseFinanziare Abu Mazen. Il carico di armi e munizioni è entrato nella striscia di Gaza passando dal valico di Kerem Shalom, al confine con l’Egitto e con Israele, mentre la striscia di Gaza è ancora strozzata dall’embargo economico imposto al governo Hamas dalle potenze occidentali. Il premier israeliano Olmert, pressato da Stati Uniti e Unione Europea perché prenda provvedimenti a favore di Abu Mazen, ha promesso di dare cento milioni di dollari al presidente palestinese. Questi fondi, parte delle tasse trattenute da Israele sulle esportazioni palestinesi, verranno versati senza passare per le casse del governo Hamas. Altri cento milioni sono stati promessi dall’amministrazione Bush per rinforzare la guardia presidenziale e il suo controllo sui confini.
Resti di un razzo QassamRazzi Qassam. Tra le preoccupazioni espresse da Olmert durante il colloquio di sabato con Abu Mazen, un posto di rilievo è stato dato alla questione dei razzi sparati da alcune milizie palestinesi contro la città di Sderot, nel Negev israeliano. Il governo israeliano smentisce che Hamas sia coinvolta nel lancio dei razzi, ma accusa il partito islamico di non fare nulla per impedire quegli attacchi e spera che un maggiore aiuto possa arrivare dalle forze vicine al presidente Mazen. Ieri, al termine di una riunione tra il premier e il ministro della difesa Peretz, il comando dell’esercito israeliano è stato nuovamente autorizzato a colpire i miliziani intenti a sparare razzi Qassam, mentre permane la sospensione degli attacchi contro le sospette fabbriche di razzi all’interno di aree abitate da civili. Secondo l’esercito israeliano i razzi caduti su Israele durante il mese di cessate il fuoco sono stati 64, circa un quarto di quanti caduti nei mesi precedenti. Un recente rapporto del servizio di intelligence interna israeliano, riportato oggi dal quotidiano Jerusalem Post, rimarca le accuse di ingerenze straniere nella crisi in corso a Gaza: nel documento si sostiene che gli autori dei lanci di razzi sono miliziani della Jihad Islamica e altre milizie minori, che sarebbero attivamente finanziate da Hezbollah e dall’Iran. Secondo lo Shin Beth, il servizio segreto interno israeliano, ogni attacco viene retribuito con migliaia di dollari, un cifra che varia a seconda del numero delle persone rimaste uccise o ferite.

Naoki Tomasini

La Stevia

Fonte: http://www.ecplanet.com

Una piccola pianta contro l'industria saccariera



Originaria del Paraguay, la Stevia rebaudiana Bertoni presenta delle foglie che hanno un potere dolcificante quaranta volte superiore a quello dello zucchero. La Stevioside estratta dalla pianta è, a sua volta, trecento volte più dolcificante ! La Stevia è attualmente utilizzata come edulcorante in Giappone, in America latina, in Cina, e come complemento alimentare negli Stati Uniti ma è... proibita in Europa.


Un'alternativa allo zucchero, ai dolcificanti di sintesi... e agli industriali del settore ?

La Stevia rebaudiana Bertoni fa parte della famiglia delle Asteracee e del genere Stevia che raggruppa 154 specie. Questa pianta alta circa 60- 100 cm , resistente e non selvatica, è originaria del nord-est del Paraguay. Gli indiani Guaranì utilizzarono questa “erba dolce” fin dai tempi precolombiani per dolcificare la loro bevanda principale, il màte. Il nome della specie, “rebaudiana”, le è stato conferito in omaggio al chimico Rebaudi che per primo è riuscito ad isolare la sostanza edulcorante contenuta nella

pianta. Moises Bertoni, direttore della facoltà di agraria di Asuncion in Paraguay, è stato invece il primo a pubblicare una descrizione della pianta nel 1899, ma l'aveva confusa con un'agrimonia e l'aveva chiamata infatti Eupatorium rebaudiarium. E qualificativo “Bertoni” sarà accolto solo più tardi, in seguito a ricerche portate avanti da botanici tedeschi che hanno corretto l'errore. Si può comunque ascrivere a merito di Bertoní il fatto che la sua “scoperta” ha facilitato la diffusione e portato in tutto il mondo la fama della Stevia.

Così questa pianta, per il grandissimo potere dolcificante delle sue foglie, è attualmente coltivata e commercializzata in Paraguay, in Messico, in Brasile, in Giappone - dove è presente nel 50% dei prodotti dolcificanti - in Cina, in Malesia e in Corea del Sud. Le sue foglie sono lasciate seccare per essere poi ridotte ad una polvere più o meno raffinata, che può essere verde o bianca. Il suo successo commerciale in quei paesi è dovuto al grande potere dolcificante conferitole dal composto molecolare “stevioside” che rappresenta all'incirca il 10% della materia secca della pianta. Commercializzazione limitata La Stevia , molto popolare in America Latina e in Asia, non può essere commercializzata in Europa; non essendoci infatti mai stati dei consumi significativi di essa all'interno dell'Unione Europea, è considerata fuori legge. Le decisioni della Commissione Europea sono particolarmente chiare: la Stevia , “pianta e foglie secche”, non può essere messa sul mercato come “alimento o ingrediente alimentare” (1) o come edulcorante (2) - ma nulla ne vieta la commercializzazione come pianta ornamentale.

La Commissione si basa non su una presunta tossicità, ma sulla mancanza di dati disponibili. Il deputato europeo Graham Watson in una petizione rivolta alla Commissione (3) fa notare che i dati sono insufficienti sia per autorizzare che per proibire definitivamente la commercializzazione della Stevia a fini alimentari. Il commissario Byrne di rimando sostiene, nella sua replica del 3 luglio del 2000, che possono esser presentate nuove domande. In pratica, la decisone della Commissione ha portato ad un quasi totale abbandono delle varie iniziative in favore della Stevia in Europa e in particolare di un programma di coltivazione di questa pianta nel sud Europa (4).

Tuttavia alcuni scienziati, come il Dottor Jan Geuns della Università Cattolica di Lovanio, la cui richiesta di autorizzazione è all'origine della presa di posizione da parte della Commissione, hanno continuato le ricerche e sono categorici sull'innocuità della pianta. Il dossier della Stevia potrebbe dunque essere riaperto, su pressione scientifica e mediatica, visto che una società francese che distribuiva polvere di Stevia è attualmente sotto processo. La Stevia fa concorrenza ai dolcificanti La Stevia è una concorrente diretta dei dolcificanti di sintesi poiché come questi non contiene calorie e ha un grande potere dolcificante. Anzi sembra che la Stevia non presenti rischi per la salute. La questione del possibile effetto cancerogeno dei dolcificanti di sintesi è stata più volte sollevata. 7000 reclami contro l'aspartame sono stati inviati tra il 1982 e 1995 alla Food and Drug Administration (FDA) americana, mentre nessun reclamo è mai stato registrato finora sulla Stevia.

Non esiste alcuno studio sulla salute degli Indiani Guaranì che abbia sollevato dubbi riguardo ai possibili effetti negativi del loro consumo quotidiano di 10 caraffe di màte dolcificato con la Stevia. Può essere la Stevia oggetto di censura ? Negli Stati Uniti nel 1991 la FDA aveva proibito l'uso della Stevia come additivo alimentare e ne aveva vietata l'importazione. Sotto la pressione di consumatori e produttori, la FDA ha accettato nel 1995 di autorizzare la vendita della Stevia a titolo di “complemento alimentare”, ma la sua commercializzazione come dolcificante è tuttora vietata.

La commercializzazione della Stevia è autorizzata in Giappone e nei paesi dell'America Latina dove gli studi necessari a consentire l'immissione sul mercato hanno determinato la sua innocuità. E governo canadese sta sviluppando attualmente un programma scientifico per incoraggiare la produzione della Stevia. Un sostituto dello zucchero Certamente la Stevia è un concorrente per l'industria dello zucchero, dato che non è calorica e può facilmente essere coltivata, come il basilico, da chiunque per uso personale. L'Afssa ha raccomandato in un recente rapporto una diminuzione del 25% nel consumo quotidiano di zucchero, responsabile, almeno in parte, del sovrappeso che affligge, secondo alcune stime, A 19% dei bambini. È meglio trovare i glucidi negli zuccheri lenti, che si digeriscono e si assimilano lentamente, favorendo l'aumento regolare e la stabilizzazione del tasso di glucosio nel sangue. Secondo i sostenitori della Stevia, questa pianta, diversamente dallo zucchero, presenta dei vantaggi per la salute, come ad esempio la regolazione del diabete e dell'ipoglicemia, a condizione di un consumo sufficiente di zuccheri lenti che la Stevia non rimpiazza, permettendo però di soddisfare il nostro fabbisogno profondo, e difficilmente eludibile, di zucchero. Una pianta per uso industriale ? La questione non si può ridurre tuttavia all'opposizione tra gli zuccherifici chimici “grandi e cattivi” e i “piccoli” produttori di Stevia, perché nei paesi in cui la Stevia è entrata nel mercato a pieno titolo, è diventata un prodotto industriale come tutti gli altri. Così ad esempio nel 1970 il Giappone ha bandito l'uso degli edulcoranti artificiali (aspartame e saccarina) per motivi sanitari e nello stesso momento un consorzio giapponese metteva a punto un metodo per l'estrazione dei glucosidi della Stevia. Lo Stato giapponese ha allora autorizzato l'estratto di Stevia come dolcificante alimentare e in questo paese l'estratto è ormai presente in una grande quantità di prodotti agro-alimentarí: dalla salsa di soia alle bevande gassate, dalla gomma da masticare alle focacce e ai dolci di riso.

Se si vuole consumare la Stevia in Europa, dunque, il mezzo più sicuro per sfuggire alla logica industriale è di coltivarsela da soli: le foglie si possono consumare così come sono, al naturale !

Note

1 Decisione della Commissione del 22 febbraio del 2000 n'2000/196/CE relativa A rifiuto di autorizzazione di immissione sul mercato della Stevia rebaudiana Bertoni: “pianta e foglie secche” considerata come nuovo alimento o nuovo ingrediente alimentare, in conformità alla normativa (CE) n'258/97 sugli alimenti nuovi.

2 Commissione Europea, Scientific Committee on Food, CS/ADD/EDUL/167 finale, 17 giugno 1999, “Opinion on stevioside as eweetener”.

3 Official Journal of the European Communities, written question E- 1466/00. Il documento è del 10 maggio del 2000, la risposta del Commissario Byrne è del 3 luglio del 2000 e la pubblicazione del 18 aprile 2001.

4 Studio realizzato presso l'Istituto di tecniche agrarie dell'Università di Hobenheim dal prof. Thomasjungbluth in collaborazione con l'università di Algarve de Faro in Portogallo. Sito: http://www.uni-hohen-heim.de/ Autore: Corinne Smith, editorialista dell’edizione francese de L’Ecologiste
tratto da “L’Ecologist italiano” nr. 4 / dicembre 2006


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Dalla condanna a morte di Saddam Hussein alla Risoluzione 1737

Fonte: http://www.disinformazione.it

Condanna a morte per Saddam Hussein!
Lo ha stabilito la Corte d'Appello (fantoccio creato dai colonizzatori occidentali) che ha giudicato il dittatore colpevole della strage di 148 sciiti nel villaggio di Dujail. Entro un mese dalla data della sentenza - come prevede la legge - Saddam sarà impiccato! Gioiranno curdi e sciiti, mentre sarà una tragedia per i sunniti, che vedranno l’assassinio del loro capo supremo come l’immolazione di un martire. Martire da vendicare con ogni mezzo. Minacce sono già state lanciate attraverso alcuni siti internet: "il partito Baath e la resistenza sono determinati a ricorrere a tutti i mezzi necessari per colpire gli interessi americani in ogni luogo se l'amministrazione di Washington commetterà questo crimine". Si legge nel comunicato che: "eseguire la condanna a morte del presidente (...) renderà impossibile ogni apertura di negoziati tra la resistenza irachena e le forze occupanti".

Forse qualcuno desidera proprio questo? Forse qualcuno vuole “Dividere per Imperare”, “Dividere per Controllare”? La cosa certa è che molte forze in campo si stanno muovendo proprio per disintegrare, sia dall'esterno che dal di dentro, il Medio Oriente, vedi: guerra in Afghanistan, genocidio in Iraq e Libano, assassinio di Hariri e Gemayel, lo scontro di civiltà, ecc.

Saddam Hussein è stato condannato per la strage degli sciiti, ma stranamente non verrà mai processato (l’appuntamento con il boia lo precederà) per le altre stragi come quella della popolazione del Kurdistan (oltre 100 mila morti!). Sapete perché? Semplice: verrebbero fuori le complicità dell’allora governo statunitense, e non solo di quello (siamo negli anni Ottanta). Proprio in quegli anni, l’ex Rais era sostenuto finanziariamente e militarmente da coloro che oggi plaudono la sua morte (l’amministrazione Bush), nell’annosa e dissanguante guerra contro l’Iran (1980 – 1988). Massacro voluto e fomentato dall’Impero, che costò la vita a oltre 1 milione di persone civili!

Il Premio Nobel per la Pace (?), Henry Kissinger (1) - uno dei più loschi e pericolosi personaggi attualmente in libertà – ebbe a dire a proposito di quella guerra e soprattutto della politica americana, che la loro strategia (per intenderci, degli attuali esportatori di “democrazia”) era fare «in modo che si uccidessero l'uno con l'altro»: cosa profeticamente realizzatasi! Sicuramente fino al 1986 Saddam riceveva fondi e armi dall’intelligence statunitense, e la prova è lo “Scandalo Iran-Contra”!

Dall’altra parte - come solo loro sanno fare - la Casa Bianca forniva armi anche allo stato canaglia per antonomasia, l’Iran, e i soldi ricavati da tale vendita (illegale e assolutamente criminosa) andavano a finanziare e armare i Contras del Nicaragua, i guerriglieri che massacrarono i rivoluzionari sandinisti (provocando decine di migliaia di morti) Quello che non tutti sanno però, è che non sono stati solo gli americani ad aiutare l’Iran in quel periodo, ma anche lo stato democratico d’Israele, lo stesso che oggi ha paragonato l'ex Persia alla Germania nazista, e Ahmadinejad a Hitler! L’invio di armi, attraverso Israele, cominciò appena dopo la caduta dello Scià di Persia, nel 1979, e non nel 1985 come vorrebbe farci credere l’inchiesta del Congresso statunitense.

Lo spiega dettagliatamente Noam Chomsky nel suo libro, “I cortili dello Zio Tom”:

«Già nel 1982 era pubblicamente risaputo che era Israele a fornire la maggior parte delle armi all'Iran: lo si poteva leggere sulla prima pagina del New York Times. Nel febbraio del 1982 i più importanti funzionari israeliani, i cui nomi sarebbero poi risuonati nelle udienze sull'Iran-Contra, apparvero alla Bbc e descrissero in che modo avevano organizzato il traffico delle armi per il regime di Khomeini. Nell'ottobre del 1982 l 'ambasciatore di Tel Aviv negli Usa dichiarò pubblicamente che Israele inviava armi al regime di Khomeini "con la collaborazione degli Stati Uniti... quasi al più alto livello".

Quindi oggi, George Walker Bush, l’attuale burattino è felice che la Corte abbia sentenziato la morte per impiccagione dell’ex Rais. Non è strano, visto che il figlio del potente massone del 33° grado del R.S.A.A. (Rito Scozzese Antico e Accettato, nonché membro della Skull & Bones e delle più importanti e influenti organizzazioni elitarie), George Walker Herbert Bush, ci ha abituati a simili nefandezze: durante il suo mandato di governatore dello Stato del Texas si è macchiato di ben 147 condanne a morte! Con la morte di Saddam Hussein andranno seppelliti anche molti e pericolosi segreti di stato…

Risoluzione contro l’Iran.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (altro fantoccio nelle mani del Sistema) ha stabilito che tutti gli stati devono "impedire la consegna, la vendita o il trasferimento diretti o indiretti all'Iran (...) di qualsiasi materiale, attrezzatura, bene e tecnologia che possa contribuire" alle attività dell'Iran nei settori nucleare e balistiche sensibili! Ma proprio tutti? Come mai la Risoluzione 1737 è stata firmata anche dalla Russia di Vladimir Putin (le cui origini venete, Costabissara in provincia di Vicenza, sarebbero state dimostrate da un giornale di Mosca) che ha sempre difeso l’amico nonché “cliente” Iran? La risposta ce la fornisce il Washington Post (ringrazio il giornalista Maurizio Blondet per l'articolo: “Embargo all’Iran: due valutazioni)

Scrive il quotidiano di Regime:

«L’amministrazione Bush ha passato quasi quattro mesi a cercare il consenso dei russi per la misura iniziale, piegandosi sempre di nuovo all’intransigenza di Mosca. Anzitutto, il grande reattore nucleare [di Bushehr] che la Russia sta costruendo per l’Iran è stato esentato dall’embargo delle importazioni nucleari, anche se Teheran può un giorno usare l’impianto per fornirsi di plutonio militare. Poi, gli Stati europei che appoggiano la risoluzione hanno dovuto lasciar cadere il proposto divieto dei viaggi, la sola misura ormai che avrebbe potuto danneggiare i mullah. Intanto, l’amministrazione ha accettato di sostenere l’entrata della Russia nella World Trade Organization, una concessione era necessaria per ottenere il suo voto».

Sembrerebbe allora, non è essere stato Putin a piegarsi ai dettami dell’Impero occidentale, ma esattamente il contrario! Dico sembrerebbe, perché forse nessuno ha spiegato bene all’ex dirigente del K.G.B. (Comitato per la Sicurezza di Stato), attuale F.S.B. (Organizzazione della Sicurezza Statale russa), che entrare nel WTO significa entrare anche nella ragnatela del Nuovo Ordine Economico Internazionale. Lo scopo ufficiale dell’Organizzazione, nata nel 1995 durante una sessione dei negoziati del G.A.T.T. (General Agreement on Tariffs and Trade, e cioè Accordo Generale sulle tariffe e sul commercio) è infatti quello di liberalizzare il commercio e abbassare le barriere tariffarie e/o doganali. Il WTO è stato strutturato in modo tale da avere un vero e proprio esecutivo composto da un direttore e da quattro vicedirettori, un’assemblea dei rappresentanti degli stati membri e un organo che analizza e giudica le politiche commerciali. Esiste al suo interno poi il Dispute Settlement Process che permette ai membri di portare davanti una corte internazionale uno stato che violi le regole. Se lo stato che cita in giudizio è potente come gli Stati Uniti d’America la sentenza è pressoché scontata: nessun appello né tanto meno la possibilità di rivolgersi a corti e/o giurie esterne! Certamente è importante per la Russia , come lo è stato per la Cina , entrare nel mercato mondiale, ma il gioco in questo caso vale la candela? Staremo a vedere, anche se la risposta è scontata…

Tornando alla “Risoluzione Carta-straccia”, come l’ha definita il premier Mahmud Ahmadinejad, c’è da dire che l’Iran ha firmato il Trattato di Non Proliferazione (T.N.P.), mentre attuali potenze nucleari come per esempio Israele, non lo ha mai fatto e non intende certamente farlo. Come sempre: due pesi e due misure?

Se le atomiche sono possedute da Stati che non brillano certo per democrazia (Pakistan, India, Israele, per citarne qualcuno), ma sono amici degli Stati Uniti, allora va bene; se le possiedono Stati non amici, ma potenti come Cina e Russia, è tollerato. Tutti gli altri non possono mirare al nucleare, neppure per uso civile come ha sempre sostenuto l’ex Persia! Chi allora può decidere quello che è giusto e quello che non è giusto? Chi può arrogarsi tale diritto?

Se dovessimo usare come metro di misura il comportamento etico e/o morale dei paesi, per così dire nuclearizzati, certamente l’America dei Bush dovrebbe essere l’ultima a parlare, non solo per essere stato l’unico paese a sganciare due atomiche sulla popolazione civile inerme (per non ricordare gli esperimenti eseguiti sulla popolazione inconsapevole: agenti patogeni sganciati nelle metropolitane, agenti biologici rilasciati sulle città, irradiazioni ai detenuti, malati di mente, ecc.), ma soprattutto per aver, nel corso dei decenni, fomentato guerre, instaurato regimi, attuato colpi di stato e appoggiato dittature sanguinarie in ogni dove.

Questa è l’ipocrisia di un Regime ormai giunto al suo capolinea, al suo definitivo tramonto! La Comunità Internazionale sta lentamente infatti prendendo consapevolezza dei crimini efferati portati avanti dalla Banda Bassotti (i veri manovratori occulti che stanno dietro le facciate), mascherati da democrazia o nel nome della sicurezza nazionale. Per Comunità internazionale non intendo i governi occidentali, tutti collusi con il Sistema, ma il popolo, base della Piramide del Potere! Il Re è completamente (o quasi) nudo, e nonostante le guerre e gli attentati terroristici, anche quelli che probabilmente seguiranno l'11 settembre 2001 (il cui unico scopo è di imprigionarci dentro una gabbia fatta di paura e leggi repressive), sempre più persone si stanno destando da questo Matrix mediatico...

Articoli inerenti:

"Pietra Miliare", di Alessandro Ursic da Peace Reporter
"Embargo all'Iran: due valutazioni", di Maurizio Blondet da Effedieffe

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(1) Chi è Henry Kissinger
Nasce in Germania il 27 maggio 1923, scappa da quest’ultima durante la Seconda Guerra Mondiale poiché di famiglia ebrea e trova rifugio negli Stati Uniti; il giovanotto si da subito da fare lavorando come traduttore dal tedesco per un organismo di controspionaggio. Entra in politica nel 1968 quando Nixon si appresta a diventare presidente. Si distingue per l’appoggio fornito ad Augusto Pinochet nel 1973 nel colpo di stato in Cile e nello stesso anno riceve il Premio Nobel per la Pace ! Dopo lo scandalo del Watergate non ricopre più incarichi di rilievo, fino a quando George W. Bush nel 2002 lo nomina presidente della commissione incaricata di chiarire i fatti dell’11 settembre 2001: ciò suscita enormi critiche da parte di chi lo accusa di crimini di guerra fino a farlo dimettere qualche mese dopo la sua nomina. Questa è una sua brevissima biografia ma scendiamo nei particolari: Henry Kissinger fu dietro il segreto (e illegale) bombardamento della Cambogia, e il deliberato prolungamento ed espansione della guerra in Indocina mediante la sua sottoversione dei colloqui di pace di Parigi alla vigilia delle elezioni presidenziali USA del 1968, allorché obbligò i negoziatori sud-vietnamiti a ritirarsi precipitosamente dai colloqui, affermando che essi avrebbero potuto contare su trattative migliori con un repubblicano alla Casa Bianca. La malafede di Kissinger è stata ampiamente documentata da un articolo in due parti di Christopher Hitchens, nei numeri di febbraio e marzo 2001 di Harper's Magazine, e nel recente "The Pinochet File", di Peter Kombluh, in cui si afferma che non solo Kissinger appoggiò il terrorismo di stato, ma fu direttamente coinvolto, attraverso la cosiddetta Commissione 40 (dal nome della stanza dell'ufficio in cui essa si riuniva, e che fu presieduta da Kissinger dal 1969 al 1976. Essa supervisionava tutte le "operazioni coperte" USA), nel rapimento ed assassinio del comandante militare cileno Rene' Schneider. L'azione, ad opera dei futuri golpisti addestrati e finanziati dalla CIA, culminò nell'assassinio del presidente legittimamente eletto, Salvador Allende, e nell'insediamento della dittatura di Pinochet. Fu in quel tempo che Kissinger fece la famosa dichiarazione che la dice lunga sul suo concetto di democrazia: "Non vedo la ragione per cui un paese debba diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo". Non c'e' bisogno di ricapitolare le macchinazioni di Henry Kissinger, ugualmente ben documentate, che portarono ai massacri in Bangladesh nel 1971; al colpo di stato a Cipro ispirato dalla Grecia che provocò la successiva invasione turca dell'isola; all'invasione, supportata dall'America, di Timor Est da parte dell'Indonesia, nel dicembre dello stesso anno; alla tragica morte, mediante autobomba, dell'ex-ministro degli esteri di Salvador Allende ed ambasciatore, Orlando Letelier, insieme al suo collega americano Ronny Moffit, in Massachussets Avenue, Washington, 1976. In ognuno di questi casi, Henry Kissinger o sapeva o prese parte attiva in esso. Sebbene non presenti lo stesso grado di abilità, ricordiamo pure il rapporto ambiguo che Kissinger intrattenne con l'ex presidente egiziano, Anwar Sadat. All'inizio della guerra del Kippur, quando Kissinger mediò i negoziati per un cessate il fuoco tra Egitto e Israele, noti come "diplomazia pendolare", fu spesso fotografato all'aeroporto del Cairo, salutato e baciato sulle guance dal presidente Sadat, che si riferiva a lui come "il mio amico Henry". Nel libro "Le Conversazioni segrete di Henry Kissinger" (1976), scritto dal celebre giornalista israeliano Matti Golan, leggiamo di come Henry Kissinger, nei suoi incontri con Golda Meir, si riferisse a Sadat chiamandolo "quel piccolo buffone". Oggi, Henry Kissinger è un uomo che molti tribunali in tutto il mondo desidererebbero interrogare. Negli USA, vi è una pendenza legale contro di lui intentatagli dalla famiglia di Rene' Schneider, ed un processo intentatogli contro da numerose vittime cilene dei tempi della dittatura di Pinochet, al cui regime egli forniì assistenza politica nel massacro di migliaia di oppositori politici (il co-difensore di Kissinger nel caso è Michael Townly, l'agente di Pinochet a Washington, che si ritiene abbia posizionato l'autobomba che uccise Letelier ed il suo collega nel 1976). Al di fuori degli USA, la Corte Suprema cilena ancora aspetta da lui notizie sull'assassinio di Charles Horman, il giornalista americano ucciso durante il golpe del 1973. In Spagna, il giudice che richiese, nel 1998, l 'arresto di Pinochet in Gran Bretagna, vuole interrogarlo in merito ai "crimini contro l'umanita' ". In Francia, il giudice che indaga sulla "sparizione" di cinque cittadini francesi in Cile durante la dittatura di Pinochet, e' ansioso di vedere Kissinger sul banco dei testimoni.

Tratto da http://democrazia-in-vendita.blogspot.com/2006/09/spieghiamo-riotta-chi-era-henry.html

27 dicembre 2006

Il delirio del prof. Veronesi

Fonte: http://www.ecplanet.com

di: Alessio Mannucci

In occasione della consegna di una laurea honoris causa in Scienze e Tecnologie Agrarie dall'Ateneo Federico II di Napoli, il professor Umberto Veronesi si è lanciato in un'entusiastica apologia del “sublime neo-tecnologico”, in particolare dell'ingegneria genetica: “Oggi sappiamo che gli OGM miglioreranno l'umanita”, ha dichiarato.

“Se tutti abbiamo la stessa conformazione perché non usare questa conformazione per trasferire un gene da un organismo a un altro ?”. Veronesi ha ammesso che la gente comune possa avere dubbi in proposito, ma poi ha spiegato: “Questo crea delle perplessità perché possiamo interferire direttamente sulla natura. Possiamo creare specie nuove addirittura. Se togliessimo da un embrione umano il gene P66, in una operazione che richiede pochissimo tempo, potremmo creare un bambino che vivrà 120 anni, e così suo figlio. Si tratta di una nuova linea umana”.

Veronesi ha concluso dicendo che i limiti della scienza devono essere imposti dalla ragione, non dalla paura. Probabilmente, il prof. Veronesi non ha mai letto Kant, né tantomeno conosce “la dialettica dell'illuminismo”. Altrimenti saprebbe che non può esserci ragione senza criticismo e senza etica, saprebbe come la pretesa di razionalismo si trasformi spesso nel suo opposto, ovvero in follia.

Il proclama del prof. Veronesi assomiglia infatti molto più ad un delirio di onnipotenza che non al discorso di uno scienziato assennato. Assomiglia più ad una propaganda biopolitica irresponsabile (al soldo di Big Pharma, ndr), perché crea dei falsi miti e delle false speranze, mentre il mondo và in pezzi. Mentre avanzano vecchie e nuove malattie, mentre avanzano la malasanità, il malambiente, la malavita, la malasorte, il male di vivere, mentre avanza la nuova scienza post-umana che vuole prendersi il posto di Dio.

Bambini psico-programmati

Fonte: http://www.disinformazione.it

Manipolare l’esistenza senza farsene accorgere
di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it - 27 dicembre 2006

Fino a pochi decenni fa i genitori discutevano spesso dello stile educativo da adottare con i loro figli. Ad esempio, se essere più o meno severi, o fino a che punto assecondare le richieste di oggetti inutili da parte del bambino. Oggi è sempre più raro trovare genitori che discutono sullo stile educativo da seguire, e sempre più spesso emerge il discorso su “come sono i bambini di oggi”. E’ come se il comportamento dei bambini fosse diventato sempre più difficile da comprendere e gli interventi educativi fossero sempre meno efficaci. Perché i genitori si sentono sempre più impotenti verso i comportamenti, talvolta molto aggressivi, dei loro figli? Cosa è cambiato in questi ultimi decenni, che ha reso sempre più insicuri i genitori? Cosa ha creato così tanta distanza fra bambini e genitori? In queste ultime settimane i media hanno parlato di comportamenti crudeli e violenti di minori (violenze sessuali e bullismo). Ci si chiede come mai comportamenti che fino a qualche tempo fa riguardavano soltanto rarissimi casi sono oggi assai più frequenti. Oggi le famiglie sono sempre più smarrite fra problemi economici e le pressioni dei bambini all’acquisto di oggetti inutili o di cibi non sani. Il bambino non ha più spazi per correre, per giocare con i coetanei o per conoscere e sperimentare direttamente il mondo della natura. La maggior parte dei bambini trascorre tempo a scuola o davanti alla Tv. Negli ultimi decenni è aumentata la quantità di tempo che il bambino trascorre davanti alla Tv. Per molti genitori il tempo che il bambino trascorre guardando la Tv equivale semplicemente ad un momento di svago o di divertimento. Ma non è così. Sempre più sociologi ed educatori si rendono conto del rischio di lasciare il bambino davanti al televisore per alcune ore al giorno. La Tv ha potere, anzi, ha molto potere. Il problema è assai complesso, e dire “ la Tv fa male al bambino, limitiamola a due ore al giorno” equivale a non averne capito la portata. Non è soltanto per quanto tempo il bambino guarda la Tv , ma cosa guarda e “come” guarda. Mentre durante la lettura il bambino è attivo, può elaborare mentalmente le immagini che il libro evoca, e può scegliere fra un panorama ampio e diversificato di temi, la tv esercita un effetto ipnotico sul cervello. La lettura, anche se viene fatta in solitudine, è creativa e stimola l’immaginazione, mentre lo schermo televisivo paralizza e blocca la creatività. Le produzioni Tv tendono ad assomigliarsi tutte, e quasi tutte offrono una trama di base analoga, con varianti che diversificano i personaggi e le storie. Il bambino che guarda lo schermo televisivo per alcune ore al giorno, riduce l’attività motoria e cognitiva. E’ indotto ad alterare la propria percezione della realtà, in quanto egli non è ancora capace di considerare i programmi televisivi come pura finzione. La realtà virtuale dello schermo è per lui una pericolosa intrusione, da cui non sa difendersi. Come osserva lo scrittore Guido Ceronetti, “chi accende la televisione spegne il bambino”.[1] La Tv colpisce la fantasia del bambino e il suo senso del magico, ma lo fa ponendogli dei limiti e costringendolo a provare emozioni spiacevoli. I programmi Tv catturano i bambini all’interno di un mondo illusorio, che stimola alcune caratteristiche della personalità, come l’egocentrismo, l’egoismo e il voler prevalere sugli altri. Rimanere ancorati a questo mondo falso per molte ore al giorno, può far insorgere una serie di difficoltà ad elaborare gli aspetti più inquietanti dell’esistenza, come la sofferenza. La crescita emotiva del bambino dipende dalla sua capacità di accettare i limiti che la realtà impone e di conoscere le sue risorse sociali, intellettive e creative. Senza una crescita emotiva e affettiva il bambino non potrà sentire la soddisfazione interiore necessaria a sopportare e ad elaborare la sofferenza. I programmi Tv inducono il bambino a perdere il riferimento in se stesso e a dipendere da stimoli esterni. In tal modo, egli si troverà smarrito di fronte a qualsiasi problema che gli richieda di guardare dentro se stesso e cercherà in tutti i modi di fuggire dalla sua vera situazione interiore. I programmi Tv evocano in lui molte paure, ma non gli forniscono gli strumenti affinché egli possa autonomamente elaborarle. Mentre in passato le sue insicurezze e paure erano interne alla sua stessa psiche e trovavano negli adulti la giusta rassicurazione per elaborarle, oggi il bambino si trova nel labirinto di paure create artificialmente dalla Tv, e dagli adulti non ha il necessario apporto emotivo per poterle risolvere. Molti bambini cercheranno di tenere quanto più in profondità nella psiche le loro paure, perché incapaci di affrontarle. Tale repressione crea una situazione di potenziale pericolo per il loro equilibrio. Alcuni di essi potranno improvvisamente ammalarsi di attacchi di panico o di depressione. Altri ragazzini commetteranno azioni di bullismo o di violenza, se si presenterà l’occasione, esternando l’aggressività in maniera distruttiva e antisociale. La Tv isola il bambino all’interno di una realtà che non esiste, e gli impedisce le naturali interazioni con i coetanei e i genitori. La nostra civiltà, che vuole definirsi “della comunicazione”, in realtà ci vuole poco comunicativi, poco capaci di trasmettere agli altri parte dei nostri vissuti più profondi. Ci vuole divisi e coperti da una maschera protettiva che ci difenda dalle nostre stesse paure. Osserva lo studioso Adolfo Fattori:

Bambini sempre più soli, sempre più assorbiti, in mancanza di meglio, dall’altro fondamentale elemento del transito verso la società postindustriale: la televisione. Bambini che percepiscono gli adulti a loro vicini come esseri sempre più distanti, indifferenti, sconosciuti - e che, per forza di cose, finiscono per confondersi con i vari modelli esibiti dai media.… di fronte - grazie ai media basati sull’immagine - ad una profonda trasformazione antropologica, che si abbatte sulle strutture della conoscenza: sul nostro modo di esperire il mondo, di concepirlo, di descriverlo.[2]

La vita emotiva del bambino rischia di diventare sempre più arida e focalizzata sugli oggetti materiali o sulla competizione (tema presente in quasi tutte le produzioni per bambini). Attraverso la Tv , il bambino sperimenta con maggiore pericolosità la doppiezza della cultura in cui vive. I genitori gli vietano l’aggressività, che egli assorbe copiosamente dalle produzioni televisive. Il bambino di età inferiore agli otto anni ha fantasie di onnipotenza e per questo percepisce con fastidio i divieti genitoriali. Di conseguenza egli sarà indotto ad avvicinarsi maggiormente al mezzo televisivo, per l’inconscia ribellione alle regole che gli vengono imposte. Le ambiguità culturali fanno si che il bambino assuma una ‘maschera’, che gli consenta di essere socialmente quello che la società gli chiede di essere, cioè reprime le proprie pulsioni. Tuttavia, essendo tali pulsioni sovrastimolate, ed essendo ostacolato il suo progresso emotivo, egli è pericolosamente esposto ad agire negativamente le proprie pulsioni, qualora le situazioni glielo consentissero. In particolare, quando si sentirà protetto dal gruppo. Il bambino non ha ancora un senso di sé adeguato, e oscilla fra il sentirsi narcisisticamente al centro dell’universo e il sentirsi sopraffatto da forze esterne. I programmi televisivi che esaltano la forza fisica e la lotta lo inducono a credere che per sentirsi adeguato deve prevalere sugli altri, mentre le possibilità di vera elaborazione emotiva ristagnano. Egli sarà indotto a sviluppare un’esclusiva attenzione verso se stesso e ciò lo renderà incapace di vera empatia verso l’altro. Le produzioni giapponesi o americane, che si basano sulla diade amico/nemico e su trame piene di lotte e di mostri crudeli, se guardati ripetutamente o giornalmente, dopo poco tempo possono entrare a far parte della realtà immaginativa del bambino, che sarà quindi pregna del senso di dover lottare con violenza per non soccombere. Un bimbo di pochi anni, che attraverso queste produzioni avrà già visto corpi straziati, lotte furibonde, guerre e crudeltà di ogni genere, avrà conseguenze sulla sua giovane mente. Le storie violente sono accentrate sulla lotta fra i diversi personaggi. Uno o più ne usciranno vittoriosi. Il messaggio fondamentale di queste produzioni è quello di escludere il mezzo pacifico per la soluzione dei problemi. La tendenza a porre nemici disumani, mostruosi oppure cibernetici accresce l’idea dell’ineluttabilità della guerra. La violenza attrae il bambino, il combattimento, vivace lo cattura. Secondo il sociologo Wolfgang Sofsky, la violenza dello schermo attrae e al contempo è assai dannosa:

Nonostante il disgusto e l’avversione, lo spettatore viene catturato dalle passioni suscitate dalla violenza, che conquistano i sensi, l’udito, la vista, l’anima... Basta un solo attimo e le sue resistenze interiori crollano. La vista del sangue scatena eccitazione, estasi, entusiasmo, il desiderio di altro sangue. Lo spettatore diventa schiavo della crudeltà…è la violenza stessa che cattura lo spettatore. Essa agisce come un veleno. [3] Molti studi, dagli anni Sessanta fino alla fine degli anni Novanta, hanno provato che c’è un diretto legame fra aggressività in bambini di età scolare e quantità di violenza che essi vedono attraverso i media.

Secondo Bourdieu gli effetti nocivi della violenza televisiva sono ancora più pericolosi per la mente dei bambini: “I pericoli politici inerenti all’uso ordinario della televisione derivano dal fatto che l’immagine ha questo di specifico: può produrre quello che i critici letterari chiamano l’effetto di realtà, può far vedere e far credere a ciò che fa vedere. Questo potere di evocazione ha effetti mobilitanti: può far esistere idee o rappresentazioni, ma anche gruppi.” [4] Secondo John Murray, della Kansas State University, le immagini violente percepite dal bambino hanno effetti devastanti sulla sua psiche: “Sono attivati l’emisfero destro e alcune regioni bilaterali, le stesse che intervengono quando viene percepita una minaccia”. In tal modo il bambino sperimenta e interiorizza la violenza, che produce in lui almeno tre effetti: paura, assuefazione alla violenza e aggressività. Ma può anche produrre senso di insicurezza e difficoltà ad affrontare esperienze di vita reali.

Murray ha analizzato i processi emotivi e neurorali in una ricerca per conto della School of Family Studies and Human Services della Kansas State University. La ricerca porta alla conclusione che le scene violente prodotte nei programmi per bambini sono ancora più nocive delle scene di violenza che il bambino può vedere al telegiornale: Tutte le trasmissioni che contengono scene di violenza facilmente replicabili… sono vicine alla realtà dei bambini. Programmi in cui l’aggressività non ha effetti permanenti. Per esempio, i cartoni animati dove pugni, liti e zuffe non hanno alcuna conseguenza. Per di più la colonna sonora propone una sequenza di risate che rendono il messaggio doppiamente negativo. L’idea è che la violenza rientri nella normalità… Dal punto di vista mediatico, la guerra in Iraq è stata meno violenta di altre trasmissioni. Non c’erano tracce di sangue nei filmati mandati in onda. Venivano inquadrati i fucili ma la camera sorvolava sulla destinazione dei proiettili. La censura ha influito sulla copertura dell’evento da parte di giornali e telegiornali. Gli operatori non hanno mai mostrato i due campi di battaglia e non sappiamo quante persone siano morte. Certamente i bambini hanno colto la negatività della guerra, la sofferenza dei civili pur non vedendo nulla di raccapricciante… La violenza è una miscela di molti ingredienti. È provocata dall’assenza e disattenzione dei genitori, da povertà e discriminazione. Ma la Tv ha un ruolo più incisivo perché perpetua la violenza, mitizzandola e insinuandole intorno un alone di approvazione. L’esposizione continua ha conseguenze psicologiche sui minori.[5]

Le produzioni per bambini, cinematografiche, televisive o ludiche, hanno sempre avuto una certa dose di induzione all’aggressività o all’accettazione della guerra. Basti pensare ai classici soldatini o al gioco dei pirati. Tuttavia, negli ultimi due decenni, le produzioni ludiche e televisive dirette ai bambini hanno acquisito caratteristiche assai più inquietanti e destabilizzanti. I vecchi cartoni come Pippi Calzelunghe, Nonna Abelarda, i Puffi ecc., sono stati soppiantati da produzioni in cui molti personaggi non sono né umani né animaleschi. Si tratta di mostri con poteri altamente distruttivi e imprevedibili.

Nel 1994, una ricerca dell’Università di California, a Los Angeles (UCLA), titolata Rapporto di Los Angeles,[6] analizzò la struttura del racconto di diverse produzioni occidentali o giapponesi destinate ai bambini, ad esempio dei cartoni Ninja Turtless (tartarughe Ninja), diventati famosi negli Usa e in Europa. La ricerca appurò che la struttura di base di queste produzioni era la violenza, senza la quale tutta la narrazione crollava. Un’altra ricerca del Centro Studi e Ricerche Neuropsicofisiologiche, diretto dal prof. Michele Trimarchi[7], ha fatto emergere che c’è un legame fra scene di violenza e i disturbi del sonno, l’ansia e le paure dei bambini a stare da soli, ad addormentarsi ecc. La violenza forma un immaginario pregno di paure e di incertezze. La mente umana è incline a tenere nascosti nell’inconscio gli aspetti della realtà più inquietanti, come la morte e la distruzione, ma quando essi appaiono prepotentemente e frequentemente sotto gli occhi, elabora una serie di difese per desensibilizzarsi, o fa emergere bisogni sostitutivi, che dovrebbero sopperire alle paure evocate. Ad esempio, è rassicurante per il bambino acquistare oggetti che rappresentano personaggi mostruosi, con cui difendersi fantasmaticamente. La pulsione che contrasta l’istinto di morte, la libido, viene stimolata in vari modi dalla Tv con messaggi palesi o subliminali, attraverso le pubblicità o i corpi nudi o seminudi delle donne. La libido precoce e l’immaginario devastato, come diversi studi hanno provato, sono le caratteristiche di molti bambini occidentali dai nove ai dodici anni. Il bambino impara dalla Tv che lo scontro è necessario, che vince il più forte, che i delitti del più forte possono essere accettati, e che il piacere deve essere tratto dagli oggetti materiali (compreso il corpo femminile presentato come oggetto). La Tv mostra il benessere come piacere dovuto al cibo, al sesso e all’autocompiacimento narcisistico, ma evita sempre di più di mostrare la fatica del fare, oppure qualità non apparenti, come quelle morali o sociali. Ne deriva una concezione dell’esistenza che si articola sugli aspetti più superficiali: l’estetica, la ricchezza materiale e la forza fisica. Una cultura che induce a giudicare le persone non sulla base di ciò che dicono o fanno, ma per come esse appaiono. L’incapacità di vera interazione con l’altro e il persistere dell’immagine femminile come di un corpo seduttivo (stereotipo della tv) può indurre il ragazzino a credere che le donne possano essere oggetti disponibili al proprio piacere. Le bambine sono indotte ad identificarsi con i corpi femminili presentati alla Tv. Ciò renderà la cultura della mercificazione del corpo femminile come accettabile e “comune”. Le bambole tipo “Barbie” sono simili ai “corpi” televisivi, con aspetti di innaturalità nelle proporzioni e nella perfezione percettiva. Molte ragazzine cercheranno invano di conformarsi a questi modelli, e serberanno un’inconscio senso di inferiorità estetica, che le renderà insicure. Il loro Io cercherà di contrastare tale inferiorità, diventando egocentrico e invidioso, oppure scegliendo di sottoporre il corpo ad interventi dolorosi o dannosi alla salute. Quale sarà il futuro relazionale di questi bambini? Se non si elaborano le paure, non si diventa capaci di provare profonde emozioni, e se non si provano autentiche emozioni non si è in grado di amare. Ovviamente, se non si è in grado di amare anche i rapporti sociali o di coppia ne risentiranno drammaticamente. Se persiste il carattere infantile narcisistico ed egocentrico, i rapporti uomo/donna diventeranno rapporti in cui ogni persona avrà al centro del proprio mondo se stessa, e in cui l’attrazione verso l’altro scaturisce esclusivamente dall’istinto sessuale o dal bisogno di gratificazione. Il rapporto ruoterà tutto sull’aspetto fisico e acquisirà caratteristiche “usa e getta”. Il modo, secondo lo studioso Pierre Bourdieu, di distruggere la mente (e lo spirito), passa attraverso il potere esercitato dalla Tv. Tale potere può essere definito come un “monopolio di fatto sulla formazione dei cervelli di una parte cospicua della popolazione”.[8]

Il controllo della mente dei bambini e del loro comportamento avviene attraverso l’evocazione di paure e il conseguente incistarsi dei processi emotivi e affettivi. Rendere loro difficile l’elaborazione dei vissuti dolorosi e la possibilità di vivere adeguatamente le emozioni significa costringerli ad essere diversi da ciò che vorrebbero o potrebbero essere. Significa privarli della loro reale energia vitale, per indurli a vivere all’interno degli aspetti più superficiali dell’esistenza, abituandoli a considerarli come gli unici. Il problema dei bambini psico-programmati va inserito nel contesto di una realtà in cui prevale la legge del più forte, e in cui l’inganno e la sopraffazione da parte di poche centinaia di persone determinano la vita o la morte di molte altre. Una realtà in cui gli aspetti umani della cooperazione, dell’altruismo o della vera emotività vengono oppressi o distrutti da un modus vivendi che non appartiene all’essenza umana. La realtà che oggi i media ci propongono appare come costruita ad arte per impedire la soppressione di un sistema assurdo e sempre più distruttivo.

Pubblicità

I bambini sono le vittime preferite dalla pubblicità. I loro volti vengono utilizzati per attrarre l’attenzione, per commuovere, per suscitare fiducia e tenerezza. La pubblicità prende di mira la vita emozionale dello spettatore, i suoi bisogni emotivi ed affettivi. La pubblicità lusinga, inganna, piega, sottrae l’attenzione. I bambini vengono plagiati dagli spot che emergono improvvisamente dai cartoni che li stanno destabilizzando emotivamente, e che già li hanno posti in una situazione di insicurezza e influenzabilità. Osserva la dottoressa Ferraris:

Ci sono anche tecniche più subdole che mirano a 'inoculare', nella mente di bambini e ragazzi, insicurezza e insoddisfazione nel caso in cui non riescano a venire in possesso di un determinato prodotto; a volte la frustrazione può creare una vera e propria ferita narcisistica se altri bambini o ragazzi sono invece in possesso dello status simbol del momento, se sono più belli, più fortunati ecc. C'è per molti lo sconfortante confronto tra la propria vita, il proprio ambiente familiare e quello invece gioioso e brillante in cui si muovono i protagonisti degli spot, coetanei degli spettatori… la pioggia di pubblicità cui sono sottoposti i bambini ha anche l'effetto di promuovere, inconsapevolmente, giorno dopo giorno, esposizione dopo esposizione, una mentalità materialistica: valori, felicità, rapporti personali sono tutti legati al possesso di qualcosa e se non si possiedono i prodotti di moda in quel momento ci si sente inquieti, infelici, incompleti.[9]

Per raggiungere questi risultati le Corporation spendono miliardi di dollari. Quale potere possono avere i genitori di fronte a tali risorse manipolative? Attraverso la pubblicità il bambino impara a dipendere da stimoli esterni, anche per l’alimentazione. Sarà indotto a diventare goloso di prodotti non genuini, ricchi di grassi, dannosi, che possono generare obesità. Questa malattia è oggi molto diffusa negli Usa e si sta diffondendo anche in Europa. La pubblicità ha il potere di condizionare la comunicazione fra genitori e figli. Di far percepire la realtà in un determinato modo, che si rifletterà nel comportamento e nelle richieste che il bambino rivolgerà ai genitori. Il bambino sarà sempre meno capace di profonda comunicazione col genitore, e le poche comunicazioni saranno incentrate sugli oggetti che egli vorrà possedere. Chiederà giocattoli strani, inutili o per niente educativi, e i genitori saranno indotti ad adattarsi alle sue richieste. Attuerà il cosiddetto nag factor (tormento), cioè tormenterà i genitori affinché comprino un determinato oggetto, un capo di abbigliamento o altri prodotti, che senza l’assillo del bambino i genitori non comprerebbero. Le campagne pubblicitarie dirette ai bambini hanno l’obiettivo principale di far acquistare oggetti dannosi o inutili e di far acquisire al bambino un potere sull’adulto, per stabilire una relazione non armonica fra genitori e figli. I genitori, spesso non molto presenti emotivamente nella vita dei bambini, trovano un modo per sopperire alle loro mancanze attraverso l’acquisto di un oggetto richiesto dal bambino. In tali situazioni, sia il bambino che l’adulto rimangono inappagati e frustrati. Il bambino rimane frustrato perché dentro di sé riconosce che l’adulto ha ceduto per farsi perdonare una mancanza, e l’adulto perché sa di non poter dare affetto e sostegno emotivo attraverso l’acquisto di un oggetto. Che tipo società si avrà a causa del condizionamento pubblicitario e dei programmi Tv? Una società di persone isolate, insicure, che credono di poter trovare la felicità nel denaro, nel sesso e nel prevalere sugli altri. Una società in cui le donne sono preoccupate soprattutto di sedurre, ricorrendo ad interventi chirurgici o agli infiniti prodotti estetici ripetutamente pubblicizzati dalla Tv, mentre gli uomini sono indotti a ritenere che la cosa più importante sia far soldi, per acquistare un’automobile di lusso oppure per conquistare donne bellissime. Una società di soggetti incapaci di veri rapporti umani, motivati dal proprio universo interiore, ormai gravido di orpelli fittizi. Una società in cui trovare se stessi diventa sempre più difficile. In cui la creatività scompare e l’energia sessuale diventa un modo per soddisfare l’ego attraverso conquiste sempre meno appaganti.

Videogiochi

Persino il governatore della California Arnold Schwarzenegger, che non è noto per il suo pacifismo, da recente ha approvato una legge per mettere al bando la vendita o l'affitto di videogiochi che si basano sul “ferimento grave di esseri umani in maniera specialmente nefanda, atroce o crudele”.[10] Ciò nonostante, molti giochi a contenuto altamente violento e distruttivo, come “Vice City”, sono regolarmente venduti. Molti sanno che la maggior parte di giochi elettronici, pur essendo destinati ad un pubblico di giovane età, istigano a comportamenti aggressivi e crudeli. I personaggi con cui i bambini sono indotti ad identificarsi sono spesso senza scrupoli, disumani. Compiono ogni efferatezza per divertimento. Lo spettro delle possibilità tematiche di questi giochi sarebbe ampio, tuttavia, si assiste alla creazione esclusiva di giochi elettronici simili fra loro, improntati sempre alla lotta fra personaggi violenti, oppure al dover sopraffare per sopravvivere. Da uno studio dei ricercatori della St. Leo University, emerge che i videogame violenti accrescono le possibilità di comportamento aggressivo nei bambini e negli adolescenti. I 600 ragazzi della fascia di età di 13/14 anni, che maggiormente utilizzavano i videogiochi, erano i più litigiosi e avevano uno scarso rendimento scolastico. René Weber, un ricercatore della Michigan State University, ha studiato gli effetti dei videogiochi sui ragazzi attraverso la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Dai suoi studi è emerso che durante il gioco violento vengono attivate le aree cerebrali che presiedono alle attività fisiche aggressive. Spiega Weber: “C'è un legame causale fra il tipo di gioco e lo schema di attività cerebrale osservato, caratteristico della cognizione aggressiva. Abbiamo determinato un legame neurologico e una relazione di causa ed effetto a breve termine”. Il videogioco di grande successo “Gears of War”, unisce elementi di guerra, orrore e fantascienza. Racconta di una civiltà umana che credeva di aver raggiunto l’evoluzione che le consentisse di vivere in pace, ma scopre che nelle viscere della terra esistono mostri orrendi che la costringeranno ad una guerra lunga e violenta. La distruttività degli umani raggiunge livelli altissimi, e la differenza fra mostri e umani diventerà soltanto apparente. Le armi a disposizione del ragazzo sono molteplici: baionette, mitra, motosega ecc. Il ragazzo potrà tagliare il corpo del nemico e smembrarlo, manifestando un livello di violenza inaudito. Il gioco può durare 8/12 ore. Le devastazioni riguardano anche luoghi e città, e bellissime architetture saranno completamente distrutte. Si susseguono momenti di terrore a momenti di intensa distruttività. Il gioco sarebbe sconsigliato ai minori di 18 anni, ma non esiste un rigido divieto. Viene pubblicizzato ampiamente su molti siti. Ad esempio, troviamo questo genere di pubblicizzazione:

La bellezza della distruzione
Gears of War mantiene la promessa di essere il gioco graficamente più sbalorditivo su Xbox 360, di quelli che si mostrano agli amici esclamando "guarda che roba!". Un modello di illuminazione perfetto, textures definitissime ed una cura maniacale per i più minuti dettagli rendono GOW una vera gioia per gli occhi: i personaggi sono poi resi come mai prima d'ora, con corpi animati perfettamente, corazze definitissime e dai metalli realistici e volti "veri", rugosi, rovinati e lontani anni luce dall'aspetto "lucido" propinato da molti titoli anche recenti. Per non parlare poi degli schizzi di sangue quando affettiamo un nemico con la motosega, l'esplosione della testa quando colpita da un colpo di precisione o il frantumarsi del corpo dopo un colpo di fucile ravvicinato.[11]

La violenza presente in questi prodotti stimola in alcuni soggetti l’impulso all’emulazione, presentando l’evento violento come divertente ed eccitante. Uno dei casi tragici che mostrò gli effetti devastanti di quest’impulso si ebbe alla High School Columbine (Colorado), in cui due ragazzini uccisero 13 persone, ne ferirono 23 e poi si suicidarono, emulando il gioco “Doom” della ID. La nuova generazione di videogame tratta anche temi come il sesso e la droga. Ciò nonostante, l’85% di questi videogiochi sono destinati ai ragazzi. Dopo la guerra in Iraq, sono stati creati videogiochi incentrati sulla lotta bene/male. Ad esempio, il videogioco “Left Behind: Eternal Forces” è ambientato in una New York del futuro, in cui c’è la lotta fra fedeli e infedeli. Al ritorno del Messia e alla salvezza dei fedeli cristiani, segue la lotta per reclutare combattenti contro il male, cioè contro i non cristiani. Il paradosso è che la crescita spirituale viene presentata come fosse collegata all’uccisione del nemico, che comprende tutti i non cristiani.

Secondo i produttori, si tratta di un videogioco ‘positivo’. Sostiene Troy Lyndon, CEO della Left Behind Games: "Il messaggio del gioco non è 'convertiti o muori'. Non c'è sangue, non c'è violenza gratuita di alcun tipo. Il nostro desiderio è contribuire in maniera positiva in un'industria che tradizionalmente ha un'influenza negativa sui giocatori e sul mondo". In realtà, anche un idealismo da crociata può instillare nella mente del ragazzo il pensiero che la guerra debba essere necessaria. Left Behind è ritenuto un videogioco di guerra dalle associazioni cristiane statunitensi, ad esempio, dalla CrossWalk America, Christian Alliance for Progress e The Center for Progressive Christianity, che hanno chiesto di ritirare il gioco in quanto “promuove l'omicidio, la violenza, l'intolleranza e propone una falsa lettura della Bibbia”.

Left Behind potrebbe essere considerato la versione in videogioco dei discorsi di Bush sulla guerra. La storia si basa su elementi apocalittici che il presidente americano ama citare nei suoi discorsi. C’è il ritorno del Messia, la salvezza dei fedeli, che vanno in paradiso, e la battaglia fra bene e male, affrontata da coloro che ancora devono “purificarsi”. Questo videogioco sembra ideato per formare futuri soldati della causa americana. Nel gioco vengono uccisi molti esseri umani, come se ciò fosse inevitabile.

Gli ideatori di videogiochi a tema religioso dicono di agire in modo da rafforzare la fede religiosa, ma in realtà fomentano divisioni e odi religiosi. Rafforzano l’intolleranza verso i non cristiani, che nel gioco appaiono da convertire o da uccidere. L’elemento ricorrente è l’identificazione nel personaggio cristiano, che appare come eroico, anche se uccide. Nel videogioco “Catechumen", il protagonista/giocatore deve riuscire a liberare alcuni cristiani prigionieri nelle catacombe e tentare di convertire i soldati romani alla religione cristiana. Questo videogioco è stato ben accolto anche dalle famiglie integraliste cristiane, convinte che il gioco “rafforzi i valori della fede”. In realtà il gioco parte da presupposti di divisione e di necessità di lotta gli uni contro gli altri, temi non certo in armonia col cristianesimo.

Un'altra serie di videogiochi presenta finte fiabe con finale horror. Ad esempio, “Rule of Rose” appare all’inizio come una fiaba, e quindi attrae anche bambini di 8/12 anni. Inizia col tradizionale “C’era una volta” e racconta di una bambina che perde i genitori e si trova da sola ad affrontare le difficoltà della vita. Ma queste difficoltà non sono soltanto persone cattive o strani animali, come nelle fiabe tradizionali, e il lieto fine non c’è. Jennifer, la protagonista, dovrà affrontare insegnanti pedofili, bambini violenti e malvagi, morti improvvise e oscuri riti mistici. Gli esseri umani, compresi i bambini, vengono mostrati come mostruosamente crudeli. Tutto è psicologicamente destabilizzante e nulla aiuta ad equilibrare la paura e l’inquietudine evocata. Rule of Rose è stato vietato negli Usa, ma è in vendita regolarmente in Giappone e in Europa.


[1] Ceronetti Guido, La fragilità del pensare, Bur, Milano, 2000.
[2] Fattori Adolfo, Il lamento degli innocenti, in Armellini Guido, (a cura di), Differenze e scambi fra generazioni come differenze e scambi fra culture, CLUEB, Bologna, 1997.
[3] Sofsky Wolfgang, Saggio sulla violenza, Einaudi, Torino 1998, p. 86.
[4] Bourdieu Pierre, Sulla televisione, Feltrinelli, Milano 1997, p. 22.
[5] http://www3.unicatt.it/unicattolica/postlaurea/master/milano/giornalismo/presenza/2003
[6] Salerno Andrea (a cura di), Violenza TV: Il rapporto di Los Angeles, Reset, Milano, 1996.
[7] La ricerca può essere consultata su http://www.ceu.it/psicologia/psicologia.htm
[8] Bourdieu Pierre, op. cit.
[9] “ Tra influenza, pubblicità e marketing... un dialogo con la dottoressa Oliverio Ferraris”, www.comunitazione.it
[10] Media Psychology, gennaio 2006.
[11] http://www.mondoxbox.com/articolo.php?id=423

23 dicembre 2006

Un libro per la pace

Anche quest'anno si sta per chiudere e finirà per essere ricordato come l'anno dei conflitti irrisolti. Il medioriente è massacrato dalle continue rappresaglie e crimini di guerra israeliani a scapito degli indifesi cittadini palestinesi. La guerra del Libano ha riportato il Paese indietro di venti anni, l'economia e lo stato sociale non hanno la forza per riprendere una vita normale, per chi ancora ha una vita. In Africa continuano le lotte intestine in Darfur, che stanno decimando migliaia di vite nel silenzio assordante della comunità internazionale. Si aggiungono poi i disordini ad Haiti, la condizione della Cecenia, dello Sri-Lanka e una lista interminabile di conflitti irrisolti. Più volte mi sono soffermato a pensare ad una soluzione per tutte queste guerre. L'impotenza di noi uomini fortunati, lontani dai conflitti e sempre pronti a giudicare, ci rende vigliacchi e incapaci di fare qualcosa di più per chi ha realmente bisogno. Spesso ci troviamo a donare soldi o marciare in corteo per la pace, quando poi la guerra è necessaria alle stesse persone che hanno finanziato le campagne elettorali dei politici di turno. Vedere una finanziaria che aumenta la spesa militare, un governo di centro-sinistra??? che lascia approvare un provvedimento così controverso, mi lascia profondamente impotente e sfiduciato per il futuro. Non potendo contare quindi sulla politica, sull'economia (che gestisce la politica) e su nessuna forma di democrazia reale, non mi resta che rinchiudermi in una stanzetta a meditare davanti ad un libro oppure a navigare sul terminale del computer in cerca di informazioni non manipolate. La lettura è l'unica cosa autentica rimasta al mondo. Si possono leggere liberi dichiaratamente schierati e libri indipendenti, esiste la possibilità di conoscere il passato e rimediare agli errori commessi semplicemente leggendo come sono andate le cose. Internet per questo ha un potere immenso. Ti permette di avere un'idea completa sui fatti, migliore di qualsiasi telegiornale o approfondimento della Tv di stato. La rete consente di scovare documenti e filmati che mai arriverebbero sulla scrivania di editori schierati, e questo rende il navigatore libero da ogni forma di controllo mentale. Per questi motivi credo che l'unica soluzione per una pace duratura sia quella di regalare un libro o diffondere notizie interessanti e di interesse comune al più grande numero di persone. Una persona informata e documentata, difficilmente commette errori di leggerezza e difficilmente si trova a trascorrere una vita con superficialità, conoscendo quello che realmente succede nel nostro mondo. Una persona informata su come la salute e l'ambiente vengano manipolati è più consapevole di cosa comprare o come educare i propri figli. La comprensione di culture diverse dalla nostra, di etnie e religioni provenienti da altri Paesi, ci rendono tolleranti e comprensivi, pronti ad accogliere a braccia aperte chi è diverso da noi, pronti all'integrazione, pronti alla multiculturalità, pronti ad essere arricchiti piuttosto che sentirsi discriminati. Del resto la storia insegna che il razzismo deriva dall'ignoranza e dalla paura. Una persona ignorante teme il prossimo perché non lo conosce e non ne apprezza i lati migliori. Per questi motivi regaliamo un libro per natale, diventiamo portatori sani di informazione indipendente, creiamo delle vere e proprie correnti di pensiero alternativo. In questo modo nessun governo, nessuna corporazione, nessun telegiornale, nessun pseudo luminare o scienziato potrà dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato perché ognuno di noi sarà veramente consapevole delle scelte che opera in piena autonomia.

Prodi va a scuola di dizione

Fonte: http://luogocomune.net



(articolo riportato in testa - aggiunto video, segnalato da Massimo Gariano)

di Marco Bollettino

Ad ascoltare le parole del nostro premier, Romano Prodi, sembra che ci sia piena sintonia tra governo italiano e quello israeliano.

Alla conferenza stampa congiunta con Olmert, nella cornice di Villa Madama, il leader dell'Unione ha tracciato il percorso per riprendere il processo di pace tra Israele e Palestina:

“Italia e Israele – ha detto Prodi, sono fortemente impegnati per la stabilità e la pace in tutta l'area, in conformità di alcuni principi essenziali, che sono i principi della Road Map, da cui né l'Italia né Israele si possono e si vogliono staccare”.

Un progressivo avvicinamento tra le parti ci potrà essere, sempre secondo Prodi, soltanto “attraverso la rinuncia alla violenza e secondo il principio del riconoscimento dello stato di Israele, del suo riconoscimento come stato ebraico”.

Riconoscimento di Israele come stato ebraico e rispetto dei principi espressi dal “Quartetto di Madrid” (Usa, Ue, Russia e Onu) ...

... nella formulazione della Road Map sono quindi, per Prodi, i punti cardine per riprendere il processo di pace in Medioriente.

Olmert, ovviamente, su questi punti si è detto d'accordo ed ha mostrato soddisfazione per le parole del premier italiano.

Non sono questi però gli unici elementi di unione tra i due governi.

Infatti Prodi ha dichiarato che lui ed Olmert concordano “sulla necessità di un'azione congiunta coordinata internazionale per evitare che l'Iran raggiunga la potenza nucleare”.

Infatti “da gennaio l'Italia sarà nel consiglio di sicurezza dell'Onu e sarà parte attiva nella definizione delle sanzioni che dovranno essere mirate al nucleare per rendere impossibile all'Iran la fabbricazione e l'uso di strumenti nucleari a scopo bellico”.

Infine il premier italiano ha mostrato “sdegno e disaccordo totale riguardo al metodo e alle conclusioni” del convegno sull'Olocausto dei “negazionisti” promosso dall'Iran nei giorni scorsi.

Pieno accordo tra Italia ed Israele, quindi? Sembra proprio di sì, ma...

Ovviamente c'è un ma.

Il canale televisivo Israeliano Channel 10 ha infatti trasmesso una sequenza video dell'incontro di Villa Madama, in cui, poco prima della conferenza stampa congiunta, Olmert suggeriva a Prodi:

“E' importante che tu enfatizzi i tre principi del Quartetto, che non sono negoziabili. Sono la base per tutto quanto”

“Per favore puoi dire così?”

Channel 10 fa notare che anche il riferimento ad Israele come “stato ebraico” di Prodi è stato suggerito da Olmert durante il colloquio.

“In passato avevi accennato qualcosa riguardo ad uno stato ebraico, lo so.”

Puntualmente il nostro Presidente del Consiglio ha raccolto i suggerimenti della sua controparte Israeliana.

Avranno discusso anche di finanziaria?

Marco Bollettino (Ashoka)

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Notizia breve: La Corte Suprema di Israele ha decretato ieri che l'assassinio mirato dei "leader terroristi" non è da considerarsi categoricamente illegale - come stabiliscono gli accordi internazionali - ma andrà valutato caso per caso.

Nuovamente, Israele si appella alle leggi internazionali quando gli torna comodo, ma quando queste ne ostacolano in qualunque modo la "politica estera", si pone disinvoltamente al di sopra di esse, e si sente autorizzato a cambiarle a proprio piacimento.

Naturalmente - questo gli va riconosciuto - hanno anche stabilito che ci deve essere una giusta ricompensa monetaria per le vittime civili che dovessero malauguratamente perire durate l'attacco "mirato".

M.M.

(Fonte)

21 dicembre 2006

La prova del danno

Fonte: http://www.ecplanet.com

La prova evidente del grave danno, provocato dai vaccini, alla salute dei bambini

Negli anni ’90 i casi di autismo registrati tra i bambini americani hanno avuto un'impennata, passando da 1 ogni 10.000 nel 1987 alla scioccante incidenza, oggi, di 1 ogni 100. Questo trend coincide con l'introduzione nel programma vaccinale nazionale di numerosi nuovi vaccini, somministrati contemporaneamente e quasi subito dopo la nascita o nei primi mesi di vita. In molte di queste dosi è presente un eccipiente poco conosciuto chiamato thimerosal, che contiene una certa quantità di mercurio e di alluminio.

La Prova del danno studia e approfondisce questa preoccupante situazione, che ha indotto molti genitori, medici, pubblici ufficiali ed educatori a parlare di una vera e propria epidemia‚ e dei bambini che ne sono colpiti. Seguendo le vicende di diverse famiglie, David Kirby racconta la loro battaglia per capire come e perché i loro figli, nati sani, sono scivolati nel silenzio e si sono perduti in disturbi di comportamento che spesso provocano anche patologie fisiche. Allarmate dalla quantità di mercurio presente nei vaccini, queste famiglie hanno cercato risposte, senza trovarle, dai loro medici, dalla scienza, dalle case farmaceutiche, rivolgendosi infine ai Centri per il Controllo delle Malattie e la Prevenzione (CDC) e alla Food and Drug Administration (FDA).

Scavando in profondità, hanno trovato anche importanti alleati all'interno del Congresso e in quel piccolo gruppo di medici e ricercatori che crede che l'aumento dell'autismo e di altre patologie sia correlato ai livelli tossici di mercurio che si sono accumulati nell'organismo di alcuni bambini. A chi si rivolge A tutti i genitori che vogliono essere consapevoli e informati sui numerosi vaccini che spesso si considera normale prassi inoculare nei bambini. A tutti quelli che desiderano scegliere con coscienza e proteggere al meglio la salute dei propri bambini.

Chi l'ha scritto David Kirby è stato collaboratore del New York Times per otto anni, occupandosi, tra le altre cose, di scienza e salute. Vive a Brooklin, New York. Cos'ha di particolare La prova del danno pone interrogativi importanti, rivela ostacoli e difficoltà impensabili che persone disperate si sono trovate ad affrontare; persone che hanno scelto di opporsi all'intreccio di potere tra governo federale, enti sanitari e giganti farmaceutici. Dagli incontri segreti tra FDA, CDC e ditte farmaceutiche alla misteriosa clausola inserita nel 2002 nel testo della legge sulla sicurezza interna, che vieta cause giudiziarie sulla questione del thimerosal, fino alle audizioni pubbliche davanti al Congresso, questo libro mostra un establishment medico deciso a negare la “prova del danno” che potrebbe confermare il legame tra l'autismo e il thimerosal nei vaccini.

Acquista subito il libro:


La prova del danno


Autore: David Kirby



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