L'energia imitando i pesci
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Luce e Amore
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Il messaggio è apparso sul sito link, e può essere naturalmente un falso. Speriamo che lo sia. In ogni caso sentiamo il dovere di diffonderlo, perché la situazione nel Golfo in queste ore ha l'apparenza di uno scenario preparatorio a qualcosa di orrendo. Dal 31 ottobre sono in corso grandi manovre aeronavali, volute e guidate dagli USA, che simulano (dice la Associated Press) «attività di blocco di contrabbando di armi nucleari» (sic).
Difatti la ragionevole Corea del Sud ha declinato l'invito a partecipare alla PSI, adducendo che se simili esercitazioni fossero tenute al largo della Corea del Nord, «la possibilità di scontri armati sarebbe altissima». Nel Golfo, Seul ha mandato un osservatore. Anche Kuweit, Katar, gli Emirati e l'Arabia Saudita hanno declinato l'invito, temendo ritorsioni iraniane o anche solo di farsi vedere complici della provocazione americana. Invece l'Italia, scondinzolando, partecipa. Con una fregata: che sarà anche il centro di comando durante la manovra. In tutto i vascelli impiegati sono nove: Francia, Gran Bretagna, Australia con una nave ciascuna, il minuscolo Barhrein con tre. Gli USA partecipano con un solo vascello - della Guardia Costiera per di più - ed anche questo è significativo.
Si tenga presente che questa manovra pare essere indipendente dai movimenti di almeno due portaerei USA che sarebbero nel Golfo con tutta la loro squadra di appoggio. Questa forza di fuoco ragguardevole è comunque nelle immediate vicinanze. Non c'è dubbio che se una nave britannica venisse affondata da un «sommergibile iraniano» (false flag), questa super-flotta entrerebbe in azione. Inoltre, circolano da mesi informazioni secondo cui almeno due sommergibili israeliani (classe Dolphin, fabbricazione tedesca, armati con missili da crociera e forse balistici con testate atomiche) pattugliano le coste iraniane pronti all'attacco. Insomma tutto pare effettivamente pronto per una perfetta replica dell'«incidente del Tonkino», l'attacco «fabbricato» di nordvietnamiti contro una nave USA, che nel 1964 diede il pretesto agli americani per l'intervento in Vietnam. La data indicata dall'anonimo Caporale H. è estremamente significativa: nell'imminenza del voto del 7 novembre di medio termine in USA. Da un «incidente» attribuito all'Iran proprio quel giorno, Bush e i suoi complici possono sperare un rovesciamento dei pronostici elettorali che li danno perdenti, o addirittura un pretesto per cancellare le elezioni dato lo stato d'emergenza, proclamare la mobilitazione, reintrodurre la leva obbligatoria, insomma completare la metamorfosi della «democrazia» americana in dittatura. Si noti anche questo: la vittima predestinata dovrebbe essere una nave britannica. L'affondamento di una nave americana si rifletterebbe negativamente su Bush, il «comandante in capo» che non riesce, dopo cinque anni di guerra al terrorismo, a dare sicurezza agli Stati Uniti. Difatti, all'esercitazione partecipa solo un guardacoste USA.
Vi sono altri segni premonitori che possono dare concretezza alla denuncia dell'anonimo? Sì.
L'ultimo numero di Newsweek (datato 6 novembre, ma già in vendita) dice che «un messaggio di Osama bin Laden prima del giorno delle elezioni non sarebbe sorprendente». Osama non ha mai mancato di «influire sulle elezioni americane» (eh sì: con messaggi che hanno dato qualche voto in più a Bush). Lo assicura un tale Evan Kohlman, definito un «analista antiterrorismo che collabora con l'FBI». (2) Questo Kohlman ha un sito, «globalterroralert», e una ditta di consulenza nella sicurezza. Ha scritto un libro, «Al Qaida's jihad in Europe», che lo mette sul piano di un Magdi Allam meno fortunato, riciclatore di informazioni e disinformazioni del Mossad; è uno dei tanti che cercano di guadagnare qualche cosa nella crescente «industria» dell'allarmismo, ma non sembra uno particolarmente qualificato. Infatti portavoce dell'FBI e dell'Homeland Security hanno replicato di non essere al corrente di minacce di attacco sul suolo americano, ma di temere un attentato alle installazioni petrolifere saudite, «ciò che può far salire i prezzi della benzina in USA». Insomma un attacco nel Golfo. Newsweek si domanda, in conclusione, se non sia in serbo una «october surprise»: cioè uno di quegli eventi (di solito prefabbricati) che per tradizione governi americani innescano prima di elezioni dubbie, per guadagnare favore.
C'è un altro indizio possibile. Il 20 ottobre scorso Karl Rove - il grande mago delle campagne di propaganda di Bush - in un discorso elettorale ripreso dalla rete C-Span, ha avuto un lapsus mentre rievocava l'11 settembre: «Siamo stati attaccati il novembre… il settembre» (3). Si è corretto: ma si può fare un lapsus sulla storica data impressa a fuoco nella mente di ogni abitante della Terra? E nota ad ogni americano come «September eleven»? Pensate se un politico italiano, nell'evocare la data della «liberazione», dicesse «il 25 marzo» anziché «il 25 aprile»! Vi pare possibile? Ma forse, dopotutto, è solo un lapsus. E il Caporale H è solo una provocazione falsa. Ma riteniamo nostro dovere dare queste incerte notizie nella vaga speranza che, se diffuse in anticipo, possano scongiurare l'evento. Poi, non sarà più possibile: le TV saranno piene di Magdi Allam.
Maurizio Blondet
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Uccisi 80 terroristi per l'esercito. Studenti secondo i residenti
Una distesa di lettini di legno disposti in file ordinate sotto il sole nella piana di Khar, davanti alle rovine della scuola coranica di Chingai. Sullo sfondo, a pochi chilometri, le montagne che segnano il confine con l’Afghanistan. Su ogni lettino, avvolto in lenzuola sporche di sangue, il cadavere, o pezzi di un cadavere. Ottantatre in tutto. Insegnanti e studenti – dagli otto ai vent’anni – della madrasa bombardata e distrutta questa mattina prima dell’alba dai missili lanciati dagli elicotteri da guerra dell’esercito pachistano. Che afferma invece di aver ucciso 83 “sospetti terroristi” di al Qaeda.
“Erano tutti sospetti terroristi”. Il raid aereo è scattato alle 5 di mattina. Obiettivo: la madrasa Zia-ul-uloom Taleem-ul-Quaran, un edificio isolato nei pressi del villaggio di Chingai, 10 chilometri a nord di Khar, la città principale della regione tribale di Bajaur.
“Un attacco made in Usa”. Ma i residenti del villaggio sostengono che nella scuola – certamente una delle tante madrasa pachistane in cui si insegna l’islam integralista deobandi (variante indo-pachistana del wahabismo) – si trovavano solo studenti e insegnanti. Lo conferma lo stesso ministro pachistano per la Frontiere Nord-Occidentali, Siraj-ul-Haq, che dopo essersi recato sul luogo del bombardamento si è dimesso dal suo incarico in segno di protesta contro quello che ha definito un “criminale attacco condotto dagli Stati Uniti e dai loro alleati”, un attacco di cui il governo pachistano si sarebbe addossato la responsabilità “per compiacere il suo padrone, gli Stati Uniti”.
La strage di Damadola. Chingai si trova vicino a Damadola, il villaggio bombardato dall'aviazione Usa lo scorso 13 gennaio in un raid che uccise almeno 18, forse 30 civili nel villaggio pachistano di Damadola, a pochi chilometri dal confine afgano. Un attacco sferrato con missili lanciati da velivoli telecomandati Usa ‘Predator’ e organizzato dalla Cia allo scopo di eliminare l’ideologo di al Qaeda e braccio destro di bin Laden, il medico egiziano al Zawahiri. Che però, secondo i sempre ben informati servizi segreti pachistani (Isi), non si trovava a Damadola. Etichette: Medioriente
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Il premier israeliano Ehud Olmert, oggi, davanti alla Knesset, si è vantato del fatto che negli ultimi tre mesi l'IDF, l'esercito israeliano, ha ucciso 300 palestinesi sostenitori del movimento della Resistenza islamica -Hamas - nella Striscia di Gaza.

Etichette: Gaza, Medioriente, Palestina
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pubblicità di una famosissima marca di primi piatti e minestre pronte. La pubblicità riprendeva una ragazza in bici che tornava a casa per gustare una buona minestra. Mentre pedalava, per un attimo l'inquadratura riprendeva una nitida scia chimica. La prima reazione fu di sorridere. Fra me e me pensavo a come fosse strana la cosa. Pensavo che sicuramente si trattava di una casualità nelle riprese, ma allo stesso tempo di un fenomeno talmente frequente da finire anche in una pubblicità. Poi facendo poco caso al resto, mi sono imbattuto nella pubblicità di Aldo, Giovanni e Giacomo promotori di una altrettanto famoso gestore di telefonia mobile. Anche in quel caso, nei trenta secondi pubblicitari si intravedeva una chiarissima scia chimica. In quel momento però non mi venne da sorridere e cominciai a pensare che tutto questo potesse avere un senso. Certo bisogna essere un po' paranoici e cospirazionisti per vedere il marcio in ogni cosa, ma l'esperienza mi porta a credere che a pensar male spesso non si arriva troppo lontani dalla verità. Dopo queste due scoperte pubblicitarie, ho lasciato perdere la TV, anche perchè due ore la settimana sono anche troppe, non volevo sollecitare i miei neuroni con così tanto materiale interessante.
della Dreamworks nella realizzazione delle più belle scie chimiche mai viste in un film d'animazione. Nel film “La gang del bosco” infatti ci sono svariati esempi di come l'industria cinematografica sia alle dipendenze dei signori del controllo di massa. Stavolta le scie chimiche non possono essere una semplice coincidenza durante le riprese di uno spot pubblicitario, sono state invece costruite ad arte e create dalla Dreamworks proprio per arricchire il film di queste ormai familiari nuvolette di morte che riempiono i nostri cieli.Etichette: Messaggi Subliminali, Scie Chimiche
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©UNICEF/G.CranstonOttobre 2006 - Sebbene rimanga a tutti gli effetti la più grave emergenza umanitaria complessa in corso al mondo, quella che affligge il Darfur (la vasta regione occidentale del Sudan, il più grande Stato del continente africano) rimane poco visibileeclissando agli occhi dei media e dell'opinione pubblica mondiale.
La carenza di attenzione da parte della comunità internazionale non è in alcun modo giustificabile: il numero delle persone coinvolte dal perdurante conflitto per il controllo delle lande semidesertiche del Darfur ha ormai superato i 3,5 milioni di unità, pari a metà dell'intera popolazione che abitava la regione prima della guerra.
Ad essi si aggiungono circa 2,5 milioni di abitanti in zone controllate dalle forze governative o dalla guerriglia, ma egualmente tagliate fuori da ogni aiuto umanitario.
Ragazzi e bambini costituiscono metà di questa popolazione, costretta ad abbandonare le proprie terre e in larga parte rimasta priva di qualsiasi assistenza umanitaria.
L'insicurezza regna sovrana non soltanto nelle aree oggetto delle incursioni delle milizie armate e della guerriglia, ma anche nei dintorni e all'interno degli stessi campi profughi, dove si moltiplicano notizie di aggressioni e stupri.
Diversi operatori umanitari hanno perso la vita in attentati e incidenti, e alcune organizzazioni sono state costrette a ritirarsi dalla regione.
In un clima di disinteresse generalizzato, infatti, è praticamente impossibile per l'UNICEF e per le altre organizzazioni umanitarie sollecitare quella mobilitazione di risorse economiche che, sola, può garantire la prosecuzione dei vastissimi e costosissimi interventi di soccorso a una popolazione così numerosa e bisognosa anche dei più elementari beni di sopravvivenza.
L'appello lanciato dall'UNICEF alcuni mesi fa per raccogliere i fondi necessari per finanziare le attività straordinarie per il 2005 in Darfur è caduto inascoltato: dei 151 milioni di dollari richiesti per il 2006 soltanto un terzo sono stati effettivamente corrisposti.
La carenza di fondi mette a repentaglio i programmi di intervento umanitario dell'UNICEF nei prossimi mesi.
Nel lanciare questo allarme, l'UNICEF conferma la sua profonda preoccupazione per la sorte della popolazione civile, e in particolare per i 500.000 bambini di età inferiore a 5 anni coinvolti dalla crisi, il cui futuro immediato è ormai a rischio.
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In almeno due crateri di bombe lanciate da Israele nella zona libanese di Khiam e At-Tiri si sono trovate alte concentrazioni di uranio.Uranio arricchito. Lo rivela Robert Fisk, il più serio giornalista che si occupa di Medio Oriente. (1) Il quale ha portato ad esaminare campioni del terreno contaminato a chi di dovere: al dottor Chris Busby, segretario scientifico britannico della Commissione Europea per i Rischi di Radiazione. Per una conferma, i campioni sono stati fatti esaminare anche a un istituto militare, del ministero inglese della Difesa, lo Harwell Laboratory dello Oxfordshire, che ha analizzato i reperti con la spettrometria di massa. Entrambe le autorità hanno confermato l’altissima concentrazione di isotopi di uranio. Il rapporto di Busby fa due ipotesi: «la prima: che l’arma lanciata sia un qualche nuovo piccolo ordigno sperimentale che usa la fissione nucleare [dunque una micro-bomba atomica] o quale altra arma sperimentale (ad esempio di tipo termobarico) basata sulle alte temperature provocate dall’ossidazione fulminea dell’uranio. La seconda: che l’arma fosse una bomba anti-bunker che usa il penetratore ad uranio già noto, ma impiega uranio arricchito anziché impoverito». L’area è stata teatro di intensi combattimenti fra Hezbollah e giudei. Una foto che riprende l’esplosione della prima bomba mostra vaste nubi di fumo nero, possibile indizio dell’uranio che si incendia, come noto, all’impatto. Ovviamente Israele nega.
Mark Regev, il portavoce del ministero degli Esteri sionista cui Fisk ha chiesto spiegazioni, ha risposto: «Israele non usa alcun armamento non autorizzato dal diritto internazionale». Il che, nota Fisk, non significa nulla dato che le convenzioni sono state scritte prima che l’uranio impoverito entrasse in uso come arma «convenzionale». Inoltre Israele ha negato di aver inondato il Libano, nelle ultime 72 ore del conflitto, di una quantità enorme di cluster bombs, le cui «bombletes» coprono ora i campi, pronte ad esplodere proiettando centinaia di piccole sfere metalliche. Più tardi un generale israeliano ha ammesso un abuso «mostruoso» (parola sua) di questi aggeggi da assassinio di massa, che infatti continuano a provocare ancor oggi tre morti la settimana. Israele ha negato fieramente di aver usato bombe al fosforo; per poi ammetterlo di fronte a prove raccapriccianti. Fisk in persona dice di aver visto, durante l’assedio di Beirut nella precedente aggressione al Libano, «i cadaveri di due bambini che, una volta tirati fuori dalla cella frigorifera, improvvisamente riprendevano fuoco», o corpi umani le cui ustioni tornavano a fiammeggiare appena tolte dall’acqua. Dopo aver negato, il ministro israeliano per le relazioni col parlamento, Jacob Edery ha ammesso l’uso di bombe al fosforo ma, beninteso, solo «in attacchi diretti contro Hezbollah». Che tali attacchi diretti venissero compiuti in zone densamente abitate da civili non è ovviamente colpa del popolo eletto.
Si ricordi che Israele nega anche di aver usato armi di tipo sconosciuto, segnalate da medici disperati in Libano e a Gaza: i feriti arrivavano al pronto soccorso con segni di piccolissimi shrapnel sulla pelle, ma i raggi X non li rivelavano; ferite apparentemente piccole provocavano la necessità di amputazioni imponenti perché la necrosi era inarrestabile; il 30 % dei feriti ha dovuto essere amputato. In seguito, fonti militari USA hanno ammesso (o ipotizzato) che i danni fossero provocati da «Dense Inert Metal Explosives» (DIME), un proiettile col contenitore in fibra di carbonio per evitare la dispersione di schegge vulneranti a largo raggio, ma la cui carica esplosiva spara microschegge di tungsteno molto concentrate. Le fonti hanno fatto passare le DIME per un’arma la cui efficacia consiste nell’essere letale a brevissima distanza contro singole persone, ma che evita di danneggiare e colpire gli astanti. Un’arma quasi umanitaria. (2) Varrà la pena di ricordare gli effetti di quest’arma umanitaria, come li hanno descritti al Guardian i medici libanesi. (3) «I corpi ci arrivano gravemente frammentati, fusi e sfigurati», ha detto Jumaa Saqa’a, dell’ospedale di Shifa: «constatiamo che gli organi interni appaiono bruciati e cotti, mentre all’esterno ci sono solo segni di piccole schegge. Solo quando apriamo il corpo scopriamo la devastazione degli organi interni». La maggior parte delle ferite erano all’addome, a circa un metro da terra. Parecchi pazienti erano stati amputati da questa arma. Altri, curati e stabilizzati in ospedale, «morivano di colpo dopo un paio di giorni senza una causa scientifica apparente». Inoltre fin dal 2000 le forze armate USA hanno segnalato che le DIME hanno poi, sui sopravvissuti, effetti carcinogeni: la lega di tungsteno sparsa nei visceri causa un cancro detto rabdomiosarcoma, o cancro delle ossa, a causa delle mutazioni neoplastiche che provoca negli osteblasti.
A modesto parere di chi scrive, Israele ha usato queste armi «a breve raggio» come armi di sterminio, intese ad inabilitare ed uccidere a lungo termine, e indiscriminatamente, quanto più possibile della popolazione nemica, civili e non civili. Tutto ciò secondo il dettame talmudico e più volte ripetuto nella Bibbia, di «non lasciare vivo nulla che respiri» tra i nemici del popolo eletto. Va ricordato che Saul perse il regno d’Israele per non aver obbedito al seguente ordine del Dio misericordioso contro gli Amaleciti: «Vota all’anatema tutto quello che gli appartiene e non aver pietà di lui: uccidi uomini e donne, ragazzi e lattanti, buoi e pecore, cammelli ed asini» (I Samuele, 15, 3). Saul fu punito perché, anziché sterminare tutto e tutti, tenne per sé «la parte migliore dell’armento, gli animali grassi», disobbedendo così al Signore. Ho sentito con le mie orecchie uomini politici israeliani riferirsi ai palestinesi chiamandoli «Amaleciti»: segno evidente della volontà ebraica, stavolta, di obbedire alla lettera all’ordine del loro Dio («Non avrai pietà di loro»). E’ questo il Dio che Israele trionfante porta al mondo, sotto forma delle armi più malvagie e insidiose.
Sulla natura del Dio che Israele adora - e che i giudaizzanti cattolici e protestanti ci invitano ad adorare con i fratelli maggiori finalmente tornati in possesso della Promessa, riconoscendo in esso quello stesso Padre di cui Gesù si disse Figlio - varrà il solito avvertimento del Cristo: «Dai frutti li riconoscerete». L’uso di uranio arricchito anziché impoverito nei proiettili a penetrazione sembra corrispondere fin troppo bene a questa volontà di genocidio. Il già citato dottor Busby scrive nel suo rapporto: «Gli effetti sulla popolazione civile dell’uso larghissimo di penetratori all’uranio con la conseguente diffusione nell’aria di particelle respirabili di ossidi di uranio saranno significativi» esempio di understatement britannico: «Raccomandiamo che la zona sia esaminata alla ricerca di ulteriori tracce, in vista di una decontaminazione profonda». Fisk sa che «da lungo tempo il Libano viene usato come poligono di prova per nuove armi» - esperimenti in corpore vili - ma si domanda perché Israele «abbia voluto usare tali armamenti su bersagli che, come nel caso di Khiam, giacciono a solo due miglia dal territorio israeliano. La polvere di uranio impoverito bruciato viene portata dal vento oltre i confini». Ma questa obiezione razionale cade di fronte all’euforia «religiosa» che scuote l’ebraismo e insieme i suoi alleati «cristiani rinati», americani o anche cattolico-italiani. Per i quali «Il ritorno degli ebrei in Israele è un segno che il Messia sta per tornare, che la profezia di migliaia di anni fa si sta avverando». (4)
Cosa volete che significhi, di fronte alla prospettiva di accelerare il ritorno del Messia, la morte per cancro di qualche centinaio o migliaio anche di ebrei. Quanto poi ai non-ebrei, la loro vita conta ancor meno di fronte al regno messianico avanzante. Il dirigente del Veteran Affairs Department (l’organo america uno che si occupa dei reduci di guerra), Anthony Principi, si è dimesso senza dare spiegazioni, secondo Arthur Berklau, direttore dell’associazione «Veteran for Constitutional Law» - che lo ha scritto su «Preventive Psychiatry» (un notiziario scientifico) - le dimissioni sono in relazione con la crescente evidenza dei danni provocati sui reduci americani dall’esposizione all’uranio impoverito: danni che l’amministrazione Bush non vuole siano resi pubblici. (5) Secondo Berklau, già 11 mila reduci della prima guerra del Golfo sono morti per cancri ed altre sindromi da uranio impoverito; e dei 550.400 soldati mandati nel Golfo, circa 385 mila sono nello stato di «permanent medical disability». Marion Fulk, un chimico nucleare (ha lavorato al Lawrence Livermore Laboratory, da cui uscì la prima bomba atomica) ha definito «spettacolare» il proliferare di tumori maligni che si sta notando fra i soldati della seconda guerra del Golfo, quella in corso.
Fonte: http://ripensaremarx.splinder.com/
Come vi avevamo preannunciato, Montezemolo fingeva di sbraitare contro il governo Prodi. Alla fine la trimurti Governo-Confindustria-Sindacati ha trovato l’accordo sul TFR prendendo come base per lo “scippo” del trattamento di fine rapporto le imprese al di sopra dei 50 dipendenti, cum magnum gaudio del Sindacato, il quale potrà gestire il TFR tramite il fondo INPS. Ma anche la grande impresa ha raccolto un buon bottino. Per quanto Montezemolo facesse l’agit-propp (al solo fine di assecondare la base della sua organizzazione, ormai esagitata dal precipitare degli eventi) aveva già definito con il governo l’indirizzo da dare al TFR e al cuneo fiscale. Ora che la realtà non è più mistificabile credo che “Monteprezzemolo” non farà tante altre uscite pubbliche. Il cuneo fiscale prenderà un’altra via rispetto a quella sperata dagli imprenditori, non più la riduzione dei contributi versati dal datore di lavoro e dai dipendenti, ma la riduzione del costo del lavoro sulla massa imponibile, sulla quale va poi calcolata l’Irap. Tradotto in soldoni: si tratterà di una mera riduzione fiscale (che non porterà all’abbassamento dei prezzi dei prodotti finali) che finirà per aumentare il reddito d’impresa. Qui c’è il macchiavello Prodian-Montezemoliano come spiega bene Geronimo sul Giornale di oggi. Di fatti, la dimensione d’impresa diviene il fattore decisivo per accedere ai maggiori vantaggi del provvedimento. Le imprese più piccole, con una massa imponibile al di sotto dei 180 mila euro, già usufruiscono dell’abbattimento della base imponibile sulla quale si calcola l’IRAP, con una deduzione fissa di 8 mila euro e 2 mila euro per ogni dipendente. Con il famigerato cuneo fiscale la deduzione sarà invece di 5 mila euro per ciascun dipendente, ai quali si vanno ad aggiungere gli oneri sociali per una media di 7 mila euro annui. Alla fine, il vantaggio generato dal cuneo fiscale per queste imprese è un misero 1% in meno sul costo del lavoro. Alle grandi imprese, alle quali non si applicano le deduzioni succitate, il cuneo fiscale garantirà tra un 2%-3% di risparmio sullo stesso. Montezemolo non poteva non accordarsi, le sue chiacchiere sulla finanziaria classista si esauriscono in questo “bottino di guerra”. Il suo problema adesso è di giustificare questa condotta “doppia” con i rappresentanti delle piccole e medie imprese, le quali avevano già chiesto al Presidente di Confindustria di firmare, con riserva, l’accordo sul TFR. Montezemolo, anche in questo caso, ha fatto orecchie da mercante. Ma non è finita qui. Le imprese che potranno avvantaggiarsi del cuneo fiscale sono quelle che hanno il maggior numero di lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato (è questo il principio di selettività sbandierato da Visco e soci). I lavoratori, già beffati dai contratti atipici e dalla foresta legislativa che ha smembrato il mercato del lavoro in quest’ultimi anni (grazie alla pletora di riforme realizzate tanto dalla destra che dalla sinistra), non otterranno nulla, come nulla otterranno le medie e piccole imprese che sono state campioni nell’utilizzo di questi contratti. Confindustria e Sindacati si sono accordati per bene - vantaggi alla grande impresa che si traducono in vantaggi per il sindacato che è più forte nella grande impresa, è questo il loro “sillogismo scientifico” - dividendosi il pane in parti eguali, quello stesso pane che mancherà sempre di più agli italiani. Naturalmente, questa maggioranza di governo fa quel che vuole perché dall’altra parte abbondano gli incapaci (quanto corrotti) non adusi a mettere insieme due pensieri due (leggi polo di centro-destra). Infine, ringraziamo ancora una volta tutta la “gente” di sinistra che ha annegato la propria coscienza (e la scarsa capacità critica) nel sangue del Berlusconi sconfitto alle ultime elezioni. Bravi! Siete riusciti a cacciarlo per farci assistere a questa messa in scena “batrochiocomachica” della sinistra alleata con il grande capitale. Berlusconi ci faceva schifo ma questi stanno riuscendo a farci vomitare!
Fonte: http://www.ecplanet.com/
di Margherita PellegrinoFonte: http://www.blogeko.info/

In poche parole questo mostro galleggiante diventerà redditizio a partire dal 2021. Sempre che nel frattempo qualche incidente non provochi un disastro nucleare di proporzioni bibliche nel Mar Bianco. Signori, benvenuti in Russia!
Fonte: http://www.infopal.it/
il presidente venezuelano si è anche rifiutato di rimandare l'ambasciatore a Tel Aviv dopo averlo richiamato in patria come segno di protesta per le atrocità delle truppe israeliane nella Striscia di Gaza e in Libano, un paio di mesi fa.Etichette: Gaza, Medioriente, Palestina
Fonte: http://italy.indymedia.org/
La liberalizzazione del mercato dell'energia voluta da Bersani nel primo governo Prodi, seguita dal decreto sblocca centrali dell'ex M
inistro Marzano, ha portato al via libera per la costruzione di una centrale Turbogas ad Aprilia. Sono state diverse in questi mesi le manifestazioni dei cittadini, associazioni, comitati di quartiere, agricoltori, insegnanti contrari a questa centrale che significherebbe maggior inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo con emissioni di monossido di carbonio, di ossido di azoto e l'innalzamento della temperatura di circa 1 o 2 gradi, l'abbassamento delle falde acquifere, milioni di metri cubi di gas di scarico al giorno, l'innalzamento del rumore (24 ore su 24) e l'aumento della malattie tumorali. Marrazzo in campagna elettorale aveva assicurato: "la turbogas non si farà". Un impegno che ora tradisce, perché ad oggi ha dato l'ok alla realizzazione dell'impianto ed ha deciso di tagliare fuori i cittadini da ogni legittima possibilità di partecipazione, di scelta e di pianificazione territoriale. Quali sono le offerte che non può rifiutare? Ci sono pesci più grandi di lui che lo costringono a nuotare con loro? Se oggi non lo manda più Raitre ma una Spa a tutto gas, lo dica, almeno uno cambia canale.
Fonte: http://verosudamerica.blogspot.com/
Voleva essere una provocazione e lo è stata a tutti gli effetti. La “otra campaña” prosegue la sua marcia negli stati più settentrionali messicani. Incrociando con la sua carovana il confine tra Messico e Stati Uniti, Marcos sfida il cartello “Prohibido cruzar la línea” (è proibito superare la linea) e si introduce, anche se solo per pochi minuti, in territorio statunitense. Anche le EZLN si schierano chiaramente contro il muro di frontiera, l’ultima novità che il governo Bush ha deciso di adottare per risolvere i problemi dell’immigrazione clandestina proveniente dal Messico.
Da sottolineare poi anche le parole sul nuovo governo messicano: “Non tenteremo di rovesciare il governo Calderon, lo rovesceremo sicuramente. E non solo perché la otra campaña si è proposto la liberazione dai politici, ma perché chiaramente questo governo non ha e non può avere nessuna legittimità; nessuno in tutto il Messico crede che il Pan (partito di azione popolare) abbia vinto le elezioni. Per raggiungere quest’obiettivo sappiamo che avremo tantissimo appoggio da parte del popolo messicano”.Etichette: Stati Uniti
Fonte: http://unimondo.oneworld.net
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| Uno dei quartieri di Beirut bersaglio dei raid israeliani |
Etichette: Medioriente
Fonte: http://www.peacereporter.net/
Massimo Ceccherini ha bestemmiato in diretta ed è stato espulso dall’Isola dei famosi, il reality di Rai Due condotto da Simona Ventura, per aver “offeso il sentimento religioso, diritto fondamentale della persona”. In Italia è scoppiato lo scandalo e si è accesa la polemica. Ma, considerando che quel multimilionario programma si svolge in uno dei paesi più poveri del mondo, il vero scandalo non è il silenzio e l’indifferenza con le quali viene ‘usato’ quel paradiso naturale in cui la gente muore ogni giorno per fame e violenza?
Un caso che parla per tutti. Detenzioni di massa, violazioni di domicilio e torture è quanto ha denunciato il Comitato dei familiari dei detenuti e scomparsi in Honduras. Fatti che da giugno avvengono regolarmente nella zona agricola della Valle del Sico e a Paulaya. A compierli poliziotti e militari che avrebbero abusato del sistema giudiziario, presentando prove montate solo per incastrare degli innocenti. Il tutto per dissuadere la gente a riunirsi in organizzazioni sociali e comunitarie che rafforzano i contadini, dando loro coscienza di diritti e rivendicazioni. La zona è abitata, infatti, da famiglie che, grazie a proteste e continui ricorsi, hanno beneficiato delle riforme agrarie destinate agli affiliati dell’Associazione nazionale dei contadini dell’Honduras e alla Centrale nazionale dei lavoratori del campo.
Armati e a viso coperto. Al Comitato si sono rivolti gli abitanti dei villaggi presentando testimonianze di fatti gravi: blitz di soldati incappucciati che hanno distrutto e picchiato chiunque si parasse loro davanti. In particolare, emerge la brutalità di quanto avvenuto l’8 giugno scorso: pattuglie di militari in elicottero e squadroni di poliziotti accompagnati da uomini in divisa non meglio identificati e armati fino ai denti sono piombati sulle comunità di Sico e Paulaya. Nonostante portassero tutti un cappuccio nero integrale, sono stati identificati come uomini del XV battaglione di fanteria. Al comando l’ufficiale di polizia Dorian Sovalbarro.
Qualcosa di poco serio. Il Comitato ha denunciato l’accaduto e sollecitato la comunità nazionale e internazionale a far pressione sulle istituzioni, affinché assicurino indagini complete e imparziali. A farne le spese da mesi sono centinaia di persone per le quali il diritto all’integrità, alla libertà e alla vita sono miraggi. Quei contadini sono ancora in prigione e unanime si alza la richiesta di scarcerazione. La Costituzione dell’Honduras e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sono diventate carta straccia, così come tutti gli accordi internazionali che il governo si precipita a firmare. Eppure, questo e tutto il resto che ogni giorno avviene laggiù viene assolutamente sottaciuto, tanto che il sito web dell'Isola dei famosi riporta informazioni minime e ferme al 2002. Un’occasione sprecata per fare di un reality qualcosa di serio. Fonte: http://luogocomune.net/
Qualche giorno fa vi abbiamo proposto il servizio del giornalista Keith Olbermann sul Military Commission's Act e sulle sue conseguenze per la Costituzione Americana e la Carta dei Diritti.Bush però non aveva ancora firmato la legge votata dal Congresso, cosa che ha invece fatto qualche giorno fa. MSNBC ha ospitato allora uno “speciale commento” di Keith Olbermann sulla legge e sui metodi di George W. Bush nel portare avanti la guerra al terrorismo, che vi proponiamo, sottotitolato in italiano.
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Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/
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