29 settembre 2006

GOLD(MANIAC)SACHS

Fonte: http://ripensaremarx.splinder.com/

di G. La Grassa

Lascio perdere il penoso discorso in Parlamento di un Premier che mi sembra ben cotto. Comunque, come mi aspettavo, non ha affatto smentito in modo convinto di sapere quello che solo un infatuato di lui può credere non sapesse; in realtà, si è messo a parlare della Telecom e del suo futuro (in mano agli Dei, per il momento), mentre avrebbe dovuto rispondere su ben altre questioni. Tutti i leader del centrosinistra – addirittura comico e laido nel contempo, Fassino – parlano come fossero i dirigenti dell’azienda telefonica; si sono già scordati che è stato Prodi ad iniziare la privatizzazione della stessa (1997) ed un loro sodale, e oggi loro ministro, D’Alema, ad aver innescato il disastro attuale nel 1999, affidandola a capitalisti senza soldi, che si sono indebitati trovando poi modo di sbolognarla, in condizioni finanziarie comatose, all’attuale gruppo privato di controllo. Questi politici sinistri invece, dopo aver contribuito a scompaginare quell’azienda, parlano adesso come se ne fossero i nuovi – e vergini – proprietari che la debbono salvare. E’ qualcosa di irritante e di intollerabile. Solo l’ignavia degli italiani in genere, e la degenerazione morale e intellettuale di certa gente che vota a sinistra, consente ancora ad uno sconcio simile di durare.

Questi sinistri, sui quali mi astengo da commenti perché non ci sono insulti bastevoli, continuano a credere che il “Santo” è innocente. Il quale Santo si dimostra invece un gran bugiardo come quando raccontava di aver avuto l’indicazione del nascondiglio di Moro dallo spirito di La Pira; quand’era Presidente dell’IRI, sono in molti a ritenere (e ad aver scritto) che aveva svenduto la Cirio, l’Alfa Romeo, tentato di svendere la SME a De Benedetti, ecc. Solo Panerai su “Milano Finanza” dice che bisogna credergli – quando afferma che non sapeva nulla del piano Rovati (preparato da chi vedremo più sotto) sulla Telecom – per rispetto alle Istituzioni che rappresenta e all’uomo. Io non credo minimamente all’uomo, delle Istituzioni non ho alcun senso di rispetto (soprattutto se così mal rappresentate), quindi mi permetto di non credere ad una sola parola di questo individuo infido, di intelligenza “a bassa intensità”, rancoroso e vendicativo.

Quando penso agli operai e contadini che votavano PCI negli anni ’50 e ’60, irrisi dai buoni borghesi perché avevano, si e no, la licenza elementare; e poi li confronto a questi borghesucci “progressisti”, con titolo di scuola superiore o laurea, dediti a tutti i lavori più improduttivi della “informazione”, del “multiculturalismo”, del turismo e spettacolo, insomma una massa di parassiti e nullaproducenti a carico di chi sgobba e produce; allora non posso non capire perché Prodi e altri meschini intriganti dello stesso schieramento vengano “santificati” da elettori così ottusi e inutili. Da questo si misura anche la differenza tra l’Italia di allora, in pieno boom, e questo paese che, se raggiunge (nella fantasia degli statistici) forse l’1,7-1,8% di sviluppo, si inebria e vede tutto rosa. Prodi o Berlusconi sono gli uomini adatti ad un paese del genere, quelli che un simile popolo si merita.

Passando ad altro, inviterei a comprare alcuni settimanali che hanno una serie di articoli interessanti sulla Telecom, il Governo, ecc. sostenendo tesi che, in parte, mi danno ragione (e i giornalisti hanno più informazioni del sottoscritto). Ad es. su “Panorama” vi sono alcuni articoli di una certa chiarezza; ne segnalo in particolare uno che si chiede se siamo governati da chi avrebbe ufficialmente tale compito oppure dalla Goldman Sachs, americana, la più potente e ricca merchant bank del mondo. Riassumiamo. Ha piazzato uno dei suoi vicepresidenti (oggi ex, ci mancherebbe altro!) al vertice della Banca d’Italia; e costui era direttore generale del Tesoro all’epoca della prima scalata “disastrosa” alla Telecom, quella favorita appunto dal Governo D’Alema nel 1999, e compiuta dalla Bell (con sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo), che aveva fra i suoi elementi di punta Gnutti e Colaninno. Sono pure uomini della Goldman, o almeno hanno lavorato fino a pochi mesi fa per questa società, quei Tononi e Costamagna, molto probabilmente all’origine del progetto Rovati (cioè, per me, Prodi-Rovati). Il primo è piazzato al Governo quale viceministro dell’Economia; il secondo stava per essere nominato direttore generale del Tesoro al posto di Grilli (sempre per il famoso Spoil System), ma è stato “congelato” per un tempo non definito.

Anche Prodi fu consulente della Goldman fra il 1990 e il 1993 (ne riparleremo alla fine). Quando il “Romano” fu nominato Presidente della Commissione europea, il “Daily Telegraph” e l’“Economist” gli chiesero conto dei legami con la Goldman; e anche con l’“Unilever”, di cui pure egli fu consulente. L’articolo, sempre riferendosi alle domande che i due giornali inglesi rivolsero a Prodi a quell’epoca, riporta alcune altre notiziole scandalistiche, e scandalose, su cui non mi interessa soffermarmi. Piuttosto suggerisco di leggersi anche, su “Milano Finanza”, il già citato scritto di Panerai e quello di Di Biase (pag.11), dai quali si evince che la faccenda Telecom è un ginepraio pressoché inestricabile e non riassumibile in breve spazio. Non posso esimermi però dal manifestare l’impressione che certi articoli siano, almeno in parte, scritti per far capire poco al lettore. Comunque, almeno una generale sensazione di nausea e giramento di testa la procurano. E, visto che ciò riguarda chi ci governa, si tratta pur sempre di espletamento di una funzione utile.

Prima di procedere, è divertente un breve intermezzo per chiarire la catena di controllo della Telecom, fino a pochi giorni fa presieduta da Tronchetti. Quest’ultimo è proprietario della GPI (Gruppo Partecipazioni Industriali) con il 61% delle azioni; ma poi il 3,5% è di Bruno Tronchetti Provera, il 5% di una società (in accomandita per azioni) di Alberto Pirelli, il 30,5% della F.lli Puri Fini; insomma tutti personaggi che ritroviamo nelle più alte cariche della Pirelli & C. Spa. La GPI possiede il 52% della Camfin, che ha il 25% di Pirelli & C., che possiede l’80% di Olimpia (l’altro socio importante di quest’ultima, con circa il 10% delle azioni, è Benetton), che – alla buonora – è proprietaria, e controllante, della Telecom con il 18% del capitale azionario. Facciamo un po’ di calcoli. Olimpia ha il 18% di Telecom; allora la Pirelli & C. (80% di Olimpia) ha il 14,4% di Telecom. Ma la Camfin ha il 25% della Pirelli, dunque il 3,6% di Telecom. Ma la GPI ha il 52% della Camfin, dunque l’1,87% della Telecom. Infine Tronchetti ha il 61% della GPI, dunque l’1,14% della Telecom. Bello, no, controllare la Telecom con così poco capitale azionario (e 41 miliardi di debiti)!

Tenete presente che Tronchetti era fino all’altro giorno Presidente della Telecom; ma è ancor oggi Presidente di tutte le altre società citate qui sopra. E’ inoltre vicepresidente della Confindustria, membro del Cda della Bocconi. Ed è poi membro del gruppo Bilderberg*(vedi nota). Che cos’è questo gruppo? Fondato nel 1952, prende però questo nome dopo una riunione decisiva tenuta nel 1954 all’Hotel Bilderberg in Olanda. Tra i promotori: sua Maestà il Principe Bernardo de Lippe di Olanda (ex ufficiale delle SS), rimasto suo presidente fino al 1976 quando si dovette dimettere per lo scandalo “Lockheed”; e un certo Retinger, faccendiere polacco che aveva innumerevoli importanti relazioni con politici e militari d’alto livello in tutto il mondo. Tra i suoi membri odierni due nomi ben noti dello staff (passato) di Bush: Rumsfeld e Wolfowitz (attualmente al FMI) e altri come i Primi Ministri (attuali) di Svezia e Canada. Lo scopo centrale del gruppo fu inizialmente la costruzione di una “unità europea” contro i pericoli di espansione sovietica; insomma, si trattava (e si tratta) di uno dei tentacoli del “mondo libero” in Europa, controllato da capitale e politica americani, con funzioni simili a quelle che ha oggi, ad altro titolo e con modalità diverse, la Goldman. Se ne volete sapere di più del gruppo Bilderberg, andate in Google, cliccate su “Bilderberg”, ma anche su “signori del mondo”, leggendo il lungo articolo di certo Bongiovanni.

Riprendendo il filo del discorso “telecomiano”, ricordiamo che il progetto Rovati (Prodi-Rovati) – con dietro ad esso, assai probabilmente, la Goldman, la SanIntesa e le fondazioni bancarie – puntava allo scorporo della Telecom in Rete (fissa) e mobile (Tim), con acquisizione del controllo della prima, decisamente più importante, da parte della “pubblica” Cassa Depositi e Prestiti”, ciò che avrebbe costituito il primo passo verso l’entrata di nuovi soci, gli importanti gruppi finanziari di cui Prodi è il rappresentante (l’“attore”). Con una decina circa di miliardi di euro (un terzo della pesante finanziaria che si approssima), veniva acquisito circa il 30% del capitale azionario della Rete (ultimo miglio di cavo, banda larga, IPTV, ecc.); entrava però poco liquido a fronte dei 41 miliardi di debito. Il diverso piano di Tronchetti – che ha mandato su tutte le furie Prodi (forse perché già avvertiva i turgidi rimproveri dei suoi mandanti) – era di scorporare, si, la società telefonica, vendendo però la Tim per 30 o anche più miliardi, in modo da coprire gran parte dei debiti; e tenendosi invece la parte dell’azienda con maggiori prospettive di sviluppo e redditività futura.

Data la pesante situazione finanziaria (buona parte dei debiti sono in mano al solito gruppo di banche che sono tutte rappresentate da vari settori politici del centrosinistra), con l’aggiunta (ad hoc) delle vicende giudiziarie legate alle intercettazioni illegittime, Tronchetti ha dovuto, almeno per il momento, ritirarsi di fronte a Prodi (e SanIntesa, ecc.) e si è dimesso. Tuttavia, dato anche l’evidente brancaleonismo di questo Governo, in preda a spasmi e contorsioni, sia i vertici confindustriali che il nuovo Presidente di Telecom (Rossi) manifestano contrarietà e resistenza all’intervento dello Stato (nella figura della Cassa Depositi e Prestiti). I cretini della sinistra radicale, questi piciisti statalisti e lassalliani di cui ho già parlato in altra sede, vorrebbero invece l’intervento “pubblico”, senza capire (o sono invece dei corrotti e venduti?) che questa sarebbe solo la copertura dell’intervento di dati gruppi finanziari – SanIntesa dietro Prodi, Unicredit-Montepaschi forse nuovamente dietro D’Alema, Capitalia…chissà?) – con poi, dietro a tutti….la “famosa Goldman Sachs” (e cioè la finanza-politica statunitense).

Adesso, per il momento, tutto è in alto mare, cioè in fase di stallo; occorre che le varie posizioni si assestino, che i vari contendenti (e pretendenti) si studino e guardino in cagnesco, per poi scegliere la soluzione “migliore” (per quelli che risulteranno vincenti). Di voci ce ne sono moltissime, alcune ventilano addirittura l’intervento di Mediaset, magari assieme alla Carlyle, uno dei colossi del private equity con sede a Washington e la cui sezione italiana è diretta da Marco De Benedetti (figlio di Carlo, altro “bel” personaggio della finanza italiana degli ultimi decenni). Altre voci indicano il possibile intervento di cinque grandi finanziarie – Intesa, Capitalia, Unicredit, Mediobanca, Generali – che dovrebbero però superare i vari contrasti di questi ultimi tempi: Capitalia si è opposta ad Intesa per non essere fagocitata in una CapIntesa (alla fine si sta facendo invece la SanIntesa), Unicredit e altri hanno visto battuto il loro candidato alla presidenza dell’ABI (la “confbancaria”) da quello di Intesa e S. Paolo. Evidentemente, gli affari sono affari, i debiti della Telecom (che in buona parte sono crediti di queste banche) preoccupano, l’intervento tramite Prodi-Rovati (la “pubblica” Cassa Depositi e Prestiti) – che avrebbe favorito solo alcune delle predette banche, in particolare la SanIntesa degli “amici” di Prodi – sembra un po’ “finito a schifìo”; e allora esse si presenterebbero insieme in prima persona, senza la finzione (e copertura) delle “statalizzazioni”.

Le cinque finanziarie indicate dovrebbero dare un paio di miliardi di prestito – solo una boccata d’ossigeno – e alla fine, tramite operazioni complesse, ma soprattutto con la trasformazione dei crediti in azioni, diverrebbero forti azioniste della controllante di Telecom (la già nota Olimpia) con un 40%; Tronchetti scenderebbe da 80 a 50, Benetton resterebbe con il 10%. Poi resterebbe da decidere se fare o meno a fette questa benedetta società, se vendere o meno la Tim, e magari, chissà, forse, qualcuno penserà pure al famoso “piano industriale” della cui mancanza si lamentano tutti (in particolare i sindacati che non danno una mano, ma soltanto “piangono” per i lavoratori, di cui ai capi sindacali non interessa un bel nulla). Comunque, lo ripeto, è inutile seguire adesso gli arzigogoli e i vari progetti, che per il momento sembrano semplici esercizi giornalistici (o magari “palloncini sonda” di qualcuno verso qualcun altro).

Quello che resta è il debito Telecom, che tutti si affrettano a definire non preoccupante come si pretende che sia. La redditività dell’azienda è alta, si continua a ripetere. Non sono un esperto di economia aziendale, e non ho sottomano i reali bilanci della società. Quindi, si tratta di fidarsi o meno di personaggi che ovviamente non possono dire che tutto va male, che il disastro è vicino. Però, per carità, può essere che certe affermazioni, soprattutto sulla redditività dell’azienda, siano realistiche. Tuttavia, notiamo alcune cosette. Olimpia (18% in Telecom) ha in carico le azioni della società controllata nel suo “stato patrimoniale” a 4 euro l’una (perché per tanto le acquistò a suo tempo dai precedenti ben noti proprietari, i dalemiani “capitani coraggiosi”), mentre valgono circa 2,2 sul mercato. Di conseguenza, il patrimonio di Olimpia dovrebbe essere abbondantemente svalutato per corrispondere al reale; ed essa stessa ha una certa cifretta di debiti in carico (non come la Telecom, mi sembra solo tre miliardi, ma potrei sbagliare). La svalutazione del patrimonio Olimpia (che comunque di fatto c’è) si rifletterebbe sulla società centrale della holding, la Pirelli & C. Spa, che ha l’80% di Olimpia. E anche la Pirelli ha i suoi debiti. Ho da più parti letto che, in definitiva, se tutto venisse valutato secondo i termini reali, il patrimonio della Pirelli sarebbe praticamente pari ai suoi debiti (ivi compresi quelli della Telecom che, gira e rigira, potrebbero arrivargli sul groppone tramite le pratiche di consolidamento, se i sedicenti organi di “controllo dei mercati” si “svegliassero”; la Consob, ad es., è spesso in semiletargo, sulle Authority penso sia meglio soprassedere).

Quello che comunque manca effettivamente è il fantomatico “piano industriale”; che poi dovrebbe essere redatto tenendo conto della possibilità di investimenti (e sapendo dove prendere i soldi per effettuarli) in tecnologie veramente di punta e in operazioni di apertura a più vasti mercati (anche con le adeguate alleanze); non per soltanto sanare temporaneamente la situazione debitoria ma darsi invece delle prospettive di lungo periodo. La stessa Fiat, che pure si dice abbia turato le falle più gravi, la vedremo alla prova nei prossimi dieci anni; allora si saprà meglio se sarà stata lungimirante strategicamente, o avrà solo tamponato la situazione per consentire ai suoi proprietari di non uscirne con le ossa rotte da un punto di vista prevalentemente finanziario. Alla Telecom, sembra invece che, al momento, tutto sia nebbia e “zona grigia”. L’unica cosa certa è che si trova nella bufera per una serie di lotte e contrasti legati al conflitto tra i potenti gruppi di subdominanti italiani, facenti parte di quel complesso finanziario-politico – tutto interno, mi dispiace dirlo, ai vari settori del centrosinistra: SanIntesa con i prodiani e certi ambienti ulivisti; Unicredit-Montepaschi con i diesse, e anche conflittuali fra loro come lo sono D’Alema, Fassino, ecc.; Capitalia forse con Rutelli-Veltroni (anche loro due galli in un pollaio), ecc. – che sta mettendo a soqquadro l’Italia, agendo in stretta dipendenza rispetto ai predominanti statunitensi, anch’essi divisi in vari gruppi in conflitto, dei quali quello che al momento trova la maggiore udienza in Italia è appunto la Goldman Sachs (che certo non agirà da sola, ma come punta di un iceberg assai più vasto e profondo, e quindi in gran parte celato alla nostra vista).

E concludiamo allora tornando, per alcune precisazioni, a questa attualmente così importante società finanziaria. Essa è una delle due maggiori merchant bank (investment bank) del mondo, l’altra essendo la Morgan Stanley. Imponenti le cifre delle attività di questi due giganti finanziari e delle attività di altri che essi gestiscono; sono numeri da paragonarsi a quelli dei Pil dei paesi industrializzati. Si tratta comunque di società americane; alla faccia di quei mentecatti che parlano di transnazionalizzazione delle grandi imprese, del fatto che esse non si richiamerebbero più ad alcun Stato nazionale, essendo tutti questi Stati ormai superati e messi in un canto. Per fortuna, tesi simili, come molte altre formulate da (non) pensatori “radicals” (anche dell’ultrasinistra) nei decenni passati, hanno fatto la fine che meritavano, pur se questi individui non si rassegnano e inventano sempre nuove mode, da veri “salottieri” dediti al bricolage pseudointellettuale.

La Goldman, oltre ad aver piazzato molti suoi ex (ma sempre ad essa legati, possiamo darlo per scontato) in posti decisivi in Italia, ne ha fatto arrivare un buon numero in posizioni elevate negli USA. Facciamo solo qualche esempio: Robert Rubin, suo co-presidente, diventato segretario del Tesoro di Bill Clinton; Hank Paulson, fino all’anno scorso presidente della banca, attuale segretario del Tesoro (come vedete, la Goldman è bipartisan); Joshua Bolten, già direttore esecutivo della banca per l’Europa, attuale responsabile dello staff della casa Bianca. Prodi, come abbiamo sopra scritto, fu consulente della finanziaria americana nel periodo di intervallo tra le sue due presidenze dell’IRI (1982-89 e dopo il 1993). Per una delle prime privatizzazioni di enti pubblici, quella del Credito Italiano, Prodi nel ’93 nominò advisor proprio la Goldman. Ci fu un’interrogazione parlamentare per quello che ancora non era diventato di moda denominare “confitto di interessi”.

La risposta di ambienti IRI per scagionare Prodi è un monumento all’ipocrisia democristiana e italiana in genere. Si fece presente che nella seduta del Cda dell’IRI, in cui fu scelta la Goldman, Prodi si era astenuto (ormai sappiamo, da tanti film, che i mandanti dei killer non si sporcano le mani; anzi, più precisi di Prodi, vanno anche “fuori città”, creandosi l’alibi; i più seri non vogliono nemmeno essere “telefonati”, preferiscono leggere la notizia sui giornali). E inoltre, quella decisione era stata poi approvata dal Comitato per le privatizzazioni presieduto – udite, udite!! – dal direttore generale del Tesoro Draghi (che qualche anno dopo divenne vicepresidente della Goldman per poi passare, dopo gli squassi bancari e la stagione “antifazista”, a Governatore della Banca d’Italia, nel mentre un altro “illustre” italiano, Mario Monti, è diventato da pochi mesi consulente della solita Goldman). Che bella combriccola di goldmaniani (o manianigold) abbiamo ai nostri vertici politico-finanziari!

E’ un autentico marasma (abbastanza melmoso), che rischia di affondare il paese. Quest’uomo, il bolognese, è veramente di intelligenza ben bassa, peggio di quanto ci si potesse aspettare. Si sarebbe dovuto tener più conto di tutte le gaffes fatte in Europa, di tutte le ironie e prese in giro di cui era oggetto. Bisognava però leggere la stampa straniera; quella “libera” italiana irrideva soltanto Berlusconi, e qualcuno ha quindi pensato che il suo avversario fosse un genio. Adesso, rimediare non sarà facile, anche se gli scontenti e i preoccupati cominciano ad essere moltissimi. Certo, il dramma è che non ci sono belle alternative; né all’interno del centrosinistra né “altrove”. Comunque, se non vogliamo affondare, bisogna che questo “picciol uomo”, con questo Governo di pasticcioni, se ne vada presto. Per il momento non ci resta che assistere a queste convulsioni di un quadro politico privo della benché minima idea, attaccato ai propri infinitesimali interessi in combutta con gli “amicucci della Parrocchietta”; amicucci, fra i quali spiccano la SanIntesa in Italia e la Goldman negli USA, sempre più pericolosi e avidi.

29 settembre

* [Ndr]Il Gruppo Bilderberg nasce nel 1952, ma prende questo nome solo nel 1954, quando il 29 maggio si riuniscono a Oosterbeek, in Olanda, all'Hotel Bilderberg, politici, finanzieri, industriali ecc. ecc. Da qui il nome di questa organizzazione, della quale è segreto l'elenco dei membri. Da allora le riunioni sono state ripetute 1 o 2 volte all'anno. I partecipanti alle riunioni Bilderberg sono presidenti, ministri dell’economia (anche Romano Prodi ha partecipato a qualche incontro), ma soprattutto membri dell'alta finanza Americana ed Europea. La prima riunione risale al 29 maggio 1954, presenti un centinaio banchieri, politici, industriali (tra questi pare ci fosse pure A. De Gasperi). Un altro membro influente dell'organizzazione (nello "steering committee" con David Rockefeller) è stato Giovanni Agnelli. Tra i personaggi presenti alla riunione del 1999 venivano citati dal Corriere: Mario Monti, Uberto Agnelli e E. Kissinger

L’ultimo incontro è di giugno 2006 a Kanata in Ontario (nei pressi di Ottawa) al Brookstreet Hotel, come sempre totalmente riservato agli “aficionados”. Ammessi pochi giornalisti compiacenti. Il comunicato stampa ufficiale (l’unico emesso) ha elencato i temi discussi: “le relazioni euro-americane, l'energia, la Russia, l'Iran, il Medio Oriente, l'Asia, il terrorismo e l'immigrazione”. I nomi dei partecipanti: David Rockefeller, Henry Kissinger, la regina Beatrice d'Olanda, Richard Perle, i dirigenti della Federal Reserve Bank, di Credit Suisse e della Rothschild Europe (il vicepresidente Franco Bernabè), delle compagnie petrolifere Shell, BP e Eni (Paolo Scaroni), della Coca Cola, della Philips, della Unilever, di Time Warner, di AoL, della Tyssen-Krupp, di Fiat (il vicepresidente John Elkann) i direttori e corrispondenti del Times di Londra, del Wall Street Journal, del Financial Times, dell'International Herald Tribune, di Le Figarò, del Globe and Mail, del Die Zeit, rappresentanti della Nato, dell'Onu, della Banca Mondiale e della Ue, economisti e ministri dei governi occidentale.

Alcuni degli italiani del giro sono:

1. Franco Bernabè, Vice presidente Rothschild Europe
2. John Elkann, Vice presidente Fiat S.p.A.
3. Mario Monti, Presidente Università Commerciale Luigi Bocconi
4. T. Padoa-Schioppa, Ministro delle Finanze
5. Paolo Scaroni, CEO, Eni S.p.A.
6. Giulio Tremonti, Vice presidente della Camera dei Deputati
7. (Pare)Emma Bonino, la quale si dice debba ringraziare il Bilderberg per l’affermazione dei radicali nelle europee del 1999 (9% inatteso).
8. Altri, invitati solo una volta (vedi Veltroni quando era direttore dell'Unità)

Per quel che riguarda la "ragione sociale" del Bilderberg vale quanto detto da G. La Grassa

28 settembre 2006

800 km con 5 minuti di ricarica

Fonte: http://www.blogeko.info/

eestor feel good carsAvevamo parlato tempo fa degli studi del MIT sugli ultracapacitor, batterie estremamente effcienti, di lunga durata e veloci da ricaricare. Unico problema: richiedevano delle dimensioni troppo elevate per essere competitive sul mercato.

Sembra però che la texana EEstor - il sito è momentaneamente fuori uso - abbia risolto questo problema e ha annunciato che metterà sul mercato la nuova tecnologia entro il 2008 grazie a Feel Good Cars. La compagnia ha dichiarato di avere realizzato "ultracapacitor" che garantiscono circa 800 chilometri di autonomia con una ricarica di soli 5 minuti. Inoltre le nuove batterie non presentano tracce di sostanze tossiche e soprattutto non perdono di efficienza nel corso degli anni. Approfondimenti su Eco Geek, Treehugger e Cnn Money.

La marijuana come la penicilina

Fonte: http://www.ilmanifesto.it

«Non si può più negare l'alto valore terapeutico della cannabis».

Intervista a Lester Grinspoon, psichiatra e docente all'Università di Harvard

di Marina Impallomeni

Lester Grinspoon, psichiatra e professore emerito dell'Università di Harvard, è uno dei maggiori studiosi della canapa e dei suoi usi, tra i quali quello terapeutico. A quest'ultimo ha dedicato «Marijuana: la medicina proibita», una pietra miliare per il movimento americano e internazionale che si batte per vedere riconosciuto il diritto dei malati di curarsi con la canapa senza dover ricorrere necessariamente ai derivati sintetici o semi-sintetici, come il Marinol o il Sativex, acquistabili in farmacia. Grinspoon ha tenuto un seminario ieri a Roma per iniziativa di Forum droghe-Fuoriluogo, in collaborazione con la Regione Lazio.Professor Grinspoon, perché ha paragonato la cannabis alla penicillina?Per me è sempre più chiaro che la marijuana è un farmaco meraviglioso. Quando la penicillina fu scoperta per la prima volta, nel 1928, il suo valore terapeutico non era stato ancora riconosciuto, e fu compreso solo nel 1941. Essa aveva tre qualità. La prima era il suo bassissimo livello di tossicità; allo sesso modo, la marijuana ha una tossicità molto bassa, e non ha mai causato un singolo caso di morte per overdose. In secondo luogo, la penicillina era estremamente versatile; così anche la marijuana, che è indicata per trattare il glaucoma, il morbo di Crohn, la sclerosi multipla, l'emicrania, e l'elenco potrebbe continuare a lungo. In terzo luogo, la penicillina, una volta entrata in produzione, si è rivelata poco costosa. Lo stesso vale per la marijuana, se togliamo quella che io chiamo la «tassa della proibizione». Negli Usa, un'oncia di marijuana sul mercato nero può costare anche 300 dollari (un'oncia è pari a 28,35 grammi, ndr). Se non fosse proibita, costerebbe al massimo 30, 40 dollari. E un'oncia è tanto! Ma c'è di più: la marijuana può essere inalata e quando la si fuma, va subito nei polmoni e fa effetto in pochi minuti. Questo è molto importante per il paziente, perché gli consente di valutare qual è la dose sufficiente a lenire il dolore o a produrre l'effetto desiderato. Il paziente è la persona che si trova nella condizione migliore per giudicare e regolare la dose a seconda del bisogno. Ma secondo la sua esperienza clinica, i pazienti sono in grado di autoregolarsi? Sì, ci riescono molto bene. Alcuni di loro assumono cannabis solo due volte alla settimana e gli basta. La necessità varia a seconda del tipo di disturbo di cui il paziente soffre, e anche da persona a persona, ma le persone imparano a capire quel è la dose di cui hanno bisogno. Il fatto che il paziente abbia il controllo su ciò che assume è un bene.Lei ha parlato di «farmaceuticalizzazione» della marijuana. Cosa intende?Prendiamo la GW Pharmaceuticals (casa farmaceutica inglese produttrice del Sativex, uno spray sublinguale, ndr). Nel Sativex non c'è niente che non sia presente anche nella marijuana fumata. Mancano però degli ingredienti che a mio parere possono contribuire all'effetto terapeutico insieme al Thc. La GW è andata dal governo inglese e ha detto: «Noi possiamo produrre una marijuana che non rappresenta una minaccia per i due principali effetti tossici: il danno polmonare e l'effetto psicoattivo». Per me questo non ha senso, perché chiunque può avere un effetto psicoattivo assumendo il Thc, che è il principale principio attivo della marijuana. Inoltre, con il Sativex, è molto più difficile adattare la dose alle proprie esigenze. In teoria dovrebbe fare effetto in una ventina di minuti, ma è difficile valutare quanto principio attivo venga assorbito attraverso la lingua, e quanto venga ingerito involontariamente, con un assorbimento molto più lento. Vi è poi un'altra considerazione. Non sono affatto sicuro che l'effetto psicoattivo costituisca un problema. Che c'è di male se un paziente malato di sclerosi multipla riferisce di sentirsi meglio? Tra le altre cose, la cannabis è un antidepressivo. Secondo me il governo federale teme che la gente veda con i propri occhi gli effetti benefici della marijuana. Vedendo che assumendola non succede niente di terribile, le persone si chiederanno perché negli Usa vengono arrestate quasi 800.000 persone all'anno per uso di cannabis, quando perdiamo ogni anno 150.000 persone per il tabacco e 50.000 per l'alcol, e nessuno per la marijuana.Sugli effetti medici della canapa c'è chi chiede ulteriori sperimentazioni cliniche, nonostante esista già una mole enorme di evidenze aneddotiche. Qual è il valore di queste ultime?Quelle che adesso sono chiamate evidenze aneddotiche, fino all'inizio degli anni '60 venivano chiamate evidenze cliniche. Le persone facevano osservazioni empiriche sui pazienti, ed è così che abbiamo scoperto tante cose sulle medicine. Poi sono arrivati gli «studi controllati a doppio cieco», diventati la misura dell'efficacia del farmaco. Ma questi studi non sono infallibili, come dimostra ad esempio il caso del Vioxx, un farmaco simile all'aspirina, ritirato dal mercato perché aveva fatto registrare una maggiore incidenza dei casi di infarto. Altri farmaci approvati dalla Food and Drug Administration si sono rivelati dotati di una efficacia molto bassa. Inoltre, i criteri con cui stabiliamo se un farmaco è accettabile sono due: l'efficacia e la tossicità, più o meno bassa. A suo parere l'approvazione della cannabis da parte della Food and Drug Administration dovrebbe essere o no un obiettivo per il movimento americano?No, penso che non sia necessario. Che cosa fa la Fda? Essa garantisce al paziente che una sostanza sia efficace e sicura. Ma migliaia di anni di uso della marijuana hanno dimostrato, in particolare negli ultimi duecento anni, che è un farmaco efficace ed è infinitamente meno tossico, ad esempio, dell'aspirina.



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Le Armi per distruggere il pensiero e manipolare il clima

Fonte: http://etleboro.blogspot.com/

Un secolo fa Nikola Tesla dichiarava dinanzi agli occhi increduli dei suoi finanziatori, illustri Banchieri e industriali che erano a caccia di nuovi business, che esiste nell'etere un'energia immensa, gratis che libererà il mondo dalla continua ricerca per la sopravvivenza. Appariva agli occhi di tutti un visionario, incredibilmente lucido che descriveva il futuro come l'era della totale libertà dell'uomo, che alla fine della sua lotta riuscirà a liberarsi dalla schiavitù che il tempo gli costruirà intorno.

Parlava di un tempo in cui l'energia, attraversando gli strati più rarefatti dell'atmosfera con un'elevata frequenza, avrebbe raggiunto qualsiasi punto della Terra e dello spazio senza ricorrere alla ragnatela dei fili, e le difficoltà a superare i limiti spaziali sarebbero state ridotte presto nel tempo. Con la trasmissione dell'Energia l'uomo riuscirà a connettere qualsiasi tipo di motore o meccanismo elettronico a delle sorgenti fisse, facendolo poi viaggiare in ogni punto dell'universo. Questa energia non è statica, ma è dinamica per cui, in futuro non lontano, gli uomini riusciranno presto a connettere le loro macchine ai grandi ingranaggi della natura. Le sue dichiarazioni provocarono uno shoc tale che furono subito ritirati i finanziamenti e la sua torre di Colorado Springs fu distrutta perché la sua realizzazione avrebbe decretato la fine degli imperi economici che allora stavano nascendo. Il futuro che Tesla descriveva terrorizzò i suoi diretti interlocutori perché erano coscienti delle qualità e della straordinaria intelligenza di quell'uomo che per loro, poteva anche appartenere ad un altro mondo. La trasmissione dell'energia sarà fattibile a tutti gli effetti, e la sua introduzione provocherà invece la scomparsa di mezzi e tecnologie che ad essa non si adegueranno: le automobili, i treni e le navi, e qualsiasi mezzo che usa i motori e le eliche, per le evidenti difficoltà nella loro alimentazione scompariranno semplicemente. Il trasporto sarà la teleportazione e il ricorso all'annichilimento indotto del peso. La vita dell'uomo cambierà, la nuova energia alimenterà la vegetazione, la terapia medica ed ogni sistema di riscaldamento, che diventerà permanente, nasceranno nuove discipline scientifiche, una nuova chimica e una nuova fisica. La chiave di tutto saranno i sistemi di telecomunicazione, che useranno delle onde elettriche identiche a quelle elettromagnetiche della radio: le onde elettrogravitazionali, emesse attraverso degli strati concentrici costituiti da materiali, dalla superficie elettromagnetica ed elettrostatica più efficace. La nuova energia è il plasma, che verrà trasmesso in quantità quasi illimitate a qualsiasi parte della Terra senza subire delle perdite. Tesla considerava infatti il nostro pianeta come una sfera di fluido elettrico che utilizza il terreno come conducente, e genera ai suoi antipodi delle emissioni di energia a frequenze molto basse (TBF) attraverso il sottosuolo. Le sue scoperte non sono cadute tuttavia nel silenzio, e nel 1978 l'ONU arriva alla redazione della "Convenzione per l'interdizione all'utilizzo delle tecniche di modifica dell'ambiente naturale alle fini militari od ogni altro fine ostile". La Convenzione, pur riconoscendo che il ricorso a tecniche di modifica dell'ambiente naturale per fini pacifici può migliorare le relazioni tra l'uomo e la natura, l'utilizzazione di queste tecniche per fini militari o ostili potrebbe avere effetti lesivi sia sulla salute dell'uomo che dell'ambiente. Per tale motivo viene stabilito che "ogni Stato si impegna a non utilizzare per fini militari delle tecniche di modifica dell'ambiente naturale" perché sono mezzi che posso causare delle distruzioni, dei danni o dei pregiudizi all'uomo o altri stati. La Convenzione si riferisce alle "tecniche di modifica dell'ambiente naturale" come ogni tecnica che ha per scopo quello di modificare, con la manipolazione, dei processi naturali la dinamica, la composizione o la struttura della Terra.

Le onde stazionarie provocano uno sconvolgimento climatico e biologico. Sono create dall'emissione dei potenti campi magnetici a bassissima frequenza, diretti verso il cuore della terra. L'energia del nucleo della terra alimenta a sua volta questa onda e si ottiene un effetto estremamente amplificato. Questa onda può scaricarsi nella terra e provocare un terremoto, ionizzare l'atmosfera e dunque manipolare il clima, confondere le frequenze su cui viaggia la mente umana e influire così sul comportamento degli esseri viventi. Nel 1972 Reagan e Rockfeller, creatore della "Commissione Trilaterale", dichiarano che erano già in possesso di uno strumento in grado di provocare dei cambiamenti climatici, di creare delle siccità e delle tempeste, di indebolire le capacità del nemico e spingerlo ad accettare le nostre condizioni.

I cambiamenti climatici che hanno sconvolto il nostro pianeta in questi ultimi due anni sono stati imputati totalmente all'effetto serra: le catastrofi climatiche si intensificano, e lo scioglimento dei ghiacciai provocherà l'aumento del livello dell'acqua con lo sprofondamento di alcune zone della terra, la conformazione stessa della superficie terrestre cambierà. In realtà questi cambiamenti climatici sono il risultato di una lotta che mira non solo a tormentare dei paesi concorrenti o nemici, ma anche a migliorare le condizioni climatiche del suo proprio paese. I risvolti tuttavia sono ben più terribili, perché le onde trasmesse, incidendo sui cervelli dell'uomo provocano uno sconvolgimento del comportamento delle popolazioni, la guerra psicotronica.

Nasce a tale scopo il progetto Haarp, un campo di antenne, nei pressi del Polo Nord, che ha avuto, nonostante sia una specie di esperimento, un ruolo molto importante delle attuali strategie geopolitiche e economiche. Crea una superficie, all'interno della ionosfera un'area che funge da canale di trasmissione su lunghe distanze dell'energia. Vi lascerà certo straniti il sapere che sono oggetto di strasmissione anche i virus, le malattie dell'uomo che attaccano il sistema di difesa, ma i batteri di cui parliamo non sono organici, sono come i virus dei nostri computer: hanno una determinata frequenza, possono essere riprodotti in laboratorio e sono trasmessi in oned radio. Ad esempio, lo spettro delle attività cerebrali prodotte dalle droghe allucinogene può essere copiato e può essere inviato sotto forme di onde ELF, a frequenza estremamente bassa, per produrre visioni. Una volta che le malattie verranno vaporizzate nell'aria, delle onde elettromagnetiche adattate in funzione di queste malattie, li renderanno più mortali e più infettive diffondendo i tracciati degli individui morti.

Le scie chimiche, vaporizzano quotidianamente nei nostri cieli delle malattie e dei prodotti chimici che incidono sul subconscio dell'uomo, producendo apatia, uno stato di indifferenza o di euforia, confondendo le frontiere tra il reale e l'irreale. Determinati messaggi mediatici per essere concepiti dalle persone, nella sua assurdità, devono essere ascoltati da persone la cui frequenza scenda ad un tasso specifico, sotto la soglia di coscienza. Questo sistema di trasmissione è già utilizzato e si nasconde all'interno dei ripetitori dei nostri cellulari, il cui potere potrebbe essere aumentato fino ad uccidere le persone.

La chimica e l'elettricità del cervello umano possono essere manipolate dai satelliti, così come le masse e le loro manifestazioni che resteranno pacate o violente a seconda del messaggio che si vuole inviare. I nostri modelli di attività cerebrale possono essere misurati apparentemente e immagazzinati su dei computer, e se si vorrà trasmettere dei pensieri subliminali ad una persona mirata, tutto ciò che occorrerà fare sarà di captare lo spettro nei suoi pensieri, per stabilire su quale frequenza il messaggio deve essere inviato. Possono manipolare le frequenze del bioritmo, così ridotto allo stato vegetativo.

In quest'ottica deve essere visto il potere delle telecomunicazioni, le strategie per il reperimento dei dati e delle informazioni delle persone: conoscere gli uomini renderà possibile la loro manipolazione perché sarà possibile incidere sul loro subconscio. Il Governo Mondiale ha quindi creato un mondo di dormienti, assopiti dai messaggi subliminali e continuamente alimentati dalla disinformazione. Sembra di trovarsi in un incubo, ma sarà il risveglio delle menti a fermare tutto questo e a far sì che il racconto visionario di Tesla sia una realtà, sia nel nostro futuro.

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Parlaci, Romano!

Fonte: http://www.disinformazione.it/

di Carlo Bertani

“Noi siamo tanti qua,
già ti chiamiamo papà,
di quei papà che non si conoscono...”
Roberto Vecchioni – Signor giudice

Ti confesso, Romano, che mi stai meravigliando non poco: lo sai da dove vengono i Bertani? Più o meno dalle stesse parti dei Bersani, che poi sono le tue parti. Va beh, qualche chilometro più in qua o più in là poco importa...stiamo tutti – come cantò Guccini – “fra la via Emilia e il West”. Qualcuno, come me, abita oramai lontano dai “Caffé Verdi” e dalle balere così vicine ai canali che devi stare attento a non bere per non finirci dentro: tu, addirittura, te ne sei andato a Bruxelles...socmel... Eppure, sai benissimo che siamo gente che quando ha un rospo in gola non è capace a tenerselo: cosa vuoi...siamo fatti così...solo i toscani riescono a tenerci testa. A guardarti in televisione, mentre passeggi coperto da un nugolo di guardie del corpo e di segretari, mi sembri un po’ un toro di quelli grassi che si portano in fiera, per spuntare il miglior prezzo e vendere in aggiunta il resto dei “magroni” della stalla. Lo sai che le cose vanno proprio così nelle fiere del bestiame, e la politica nostrana assomiglia sempre di più ad un mercato delle vacche.Intanto, però, tu continui ad andare a zonzo per le vie di Roma a raccontare che tutto va bene, che tutto s’aggiusta, che nel governo sono tutte rose e fiori. Lo raccontano anche gli allevatori alle fiere: vallo a chiedere ai macellai come va a finire la faccenda. Su questa Finanziaria se ne sono dette, se ne dicono e se ne diranno ancora fino alla mezzanotte di San Silvestro – questo tutti lo sanno – ma sentirsi dire certe cose dopo cinque anni di Berlusconi guarda che fa venire il sangue alla testa, roba che ci sarebbe da pensare che qualcuno della maggioranza se la fa con i fasisti. Mi pare che un senatore di Di Pietro stia più da quelle parti che dalle nostre: ne sai qualcosa? Di Pietro sembra non essersene accorto, ma si sa che Di Pietro delle cose se ne accorge soltanto a fiera ultimata, quando arrivano gli spazzini per raccattare quello dei cavalli per concimare i fiori. Dopo aver fatto in campagna elettorale una filippica infinita contro la Moratti e le sue idee balzane sulla scuola – che doveva diventare una succursale delle fabbrichette della bergamasca – ci dobbiamo sentir raccontare che siamo proprio noi a dover fare i sacrifici? Ma non ne abbiamo fatti abbastanza sotto il Berlusca? Com’era bello in campagna elettorale udir tanta eloquenza sulla necessità di recuperare il gap scientifico e tecnologico che ci separa dal resto d’Europa, e che proprio il sistema dell’istruzione era la base dalla quale partire! Finalmente, qualcuno pensò: vuoi vedere che hanno messo giudizio? Mo va là che questa volta le cose le faranno per benino – questa volta sono proprio ammodo – qualcuno s’azzardava ad ipotizzare. E poi: che le tasse le paghino di più i ricchi e di meno i poveri, per Dio! Vuoi vedere che il Romano si ricorda ancora del Passator Cortese del Pascoli – “re della strada, re della foresta” – che rubava ai ricchi per dare ai poveri? Oh, abbiamo avuto anche noi il Robin Hood nostrano: mo’ figurati se il Romano non se lo ricorda… Così raccontavano – te lo giuro – quelli che uscivano dalle Feste dell’Unità nel reggiano e nel modenese, con ancora nel palato l’ultimo sorso di Trebbiano e di Lambrusco, e si avviavano verso casa tranquilli, ascoltando con gioia il canto dei grilli e sorridendo sotto i baffi per la schiuma alla bocca del Cavaliere. Oh, ma pure le mezze vittorie ci dovete rovinare? Adesso sembra che, per pagare le malefatte di Tremonti, ai pubblici dipendenti tocchi un aumento di 30 euro. Lordi, che netti non fanno nemmeno venti. Ma cosa ci fa un padre di famiglia con venti euro in più al mese? Ci compra venti merendine per i figlioli e dice loro: «Andate, pascetevi, e non dimenticate di recitare una preghierina a San Romano, protettore dei miseri e degli sfigati come noi»? Questa, ti assicuro, in campagna elettorale non l’avevo proprio sentita. Mi pareva, invece, d’aver udito che avreste tassato le rendite finanziarie e colpito l’evasione fiscale. Lo sai che negli odiatissimi Stati Uniti – terra dei capitalisti con le zanne e degli agrari schiavisti – l’evasione fiscale è un reato penale? Se si evade le tasse si va a vedere il sole a scacchi, sì, proprio nella terra di George Washington: troppo? Beh, uno che evade le tasse non è mica un assassino…al massimo ruba alla collettività… Forse sì, forse no: però, se qualcuno evade le tasse e non ci sono i soldi per garantire un buon livello di sanità per tutti, il solito sfigato arriva in ospedale e lo trova chiuso per deficit, per carenza di posti, per mancanza di personale e ci crepa. Quello che i soldini doveva cacciarli, e invece non li ha cacciati, non manda nemmeno un telegramma per il funerale. Dai, Romano, che queste cose le sai: ma dobbiamo proprio venirtele a raccontare noi? Quando senti queste cose – e non venirla a raccontare, che se non le leggi da solo qualcuno te le viene a riportare – corri dal tuo amico con lo Schioppo…pardon…dal compagno Padoa-Schioppa e gli domandi come vanno le cose con l’Europa. Eppure dovresti saperlo: sei stato seduto sul più alto scranno europeo per cinque anni e adesso devi andarlo a chiedere al tizio con lo schioppo? T’hanno affibbiato un carabiniere da Bruxelles? No, perché dovresti spiegarci come faceva Tremonti a presentare delle Finanziarie dove metteva nella voce delle “entrate” i biglietti del tram bucati e i soldi che il figlio avrebbe incassato vendendo a metà prezzo i libri scolastici dell’anno prima. Oh, ma ‘sto Tremonti doveva proprio essere un mago per ottenere credito dall’Europa, quando in Italia era oramai diventato una barzelletta. Parlaci, Romano, spiegaci perché Tremonti riusciva ad infinocchiare tutti con un deficit che nemmeno una lavanderia a gettoni avrebbe potuto reggere, mentre a te non credono una parola. Non sarà – per caso – che ti sei messo d’accordo con il tuo amico Almunia per mettere paura ai sindacati – che conoscono benissimo questo gioco delle tre carte – e, in definitiva, per cercare di mettercelo nello stoppino? Perché se non bastano i generosi trenta euro d’aumento, il resto bisogna prenderlo dalle pensioni: eh sì, “la coperta è corta” e si debbono fare dei sacrifici. Spiegami una cosa che non ho mai capito: perché io devo sempre svegliarmi con un piede congelato mentre il Luca – quello di Montezemolo – ronfa tranquillo ed al caldo come un ippopotamo? Ci sono due diverse coperte? Lui ne ha una di riserva? Spiegami: non capisco… Qui bisogna essere onesti e riconoscerlo: in campagna elettorale delle pensioni non ne avete proprio parlato, e per il programma aspettiamo ancora un esegeta di Nostradamus che ce lo spieghi. Di questo passo, quando volete mandarci in pensione, a settant’anni? Forse bisogna che mi spieghi meglio: Romano, lo conosci uno che ha guidato treni, autobus e camion per 35 anni? Lo conosci? Se non lo conosci chiedilo al Bertinotto, lui con la classe operaia ci ha campato una vita… Se il Bertinotto non ha tempo per raccontartelo, perché deve correre da Gucci a comprare l’ultimo modello di cravatta, te lo dico io: per una volta, credimi. Si sente a pezzi, come si sente uno che ha fatto lo slalom fra le impalcature di un cantiere (se è sopravvissuto) oppure fra una catena di montaggio ed un periodo di mobilità. Sono lavori “usuranti”, vero. E come credi che si senta un insegnante quando entra in classe la mattina, con una pletora di telefonino-dipendenti, ubriacati dai Grandi Fratelli e da Filippo de Maria, dalle isole dei Famosi, dal campionato più truccato del mondo? Si sente a pezzi, eppure deve aprir bocca ed andare avanti. Obbedisco. Non importa se oramai è nonno – ed in tutte le vere culture i nonni sono rispettati – e non ha più l’energia dei trenta, dei quaranta e gli rimane la poca che ci si ritrova verso i sessanta, deve tirare avanti come può. E tu vorresti farlo rimanere ancora dopo i sessanta? Guarda che quello – per mantenere la famiglia – al lavoro continuerà ad andarci: i frutti se li godranno i poveracci che gli capitano. Così sentirai raccontare di professori “che non fanno niente” e di treni che si schiantano per un “errore umano”: l’errore siete voi, che andate raccontando che – siccome la vita si allunga – si deve lavorare di più. Questa è la più fetente bestialità che mai ho sentito raccontare: dopo milioni d’anni d’evoluzione, siccome la medicina è in grado di tenerci in vita qualche anno in più, i ritmi biologici dell’essere umano sarebbero cambiati nell’arco di pochissime generazioni? In altre parole, i cinquant’anni del 1950 corrisponderebbero ai sessanta odierni? No, Romano, forse è vero per te, per il Bertinotto e per il Montezemolo – che fate una vita dorata da sempre – non lo è per quelli che la mattina si svegliano con il solito piede gelato per la “coperta corta”. In Europa si va in pensione dopo i sessant’anni? Ma certo, in Germania si va in pensione dopo: dateci la settimana lavorativa di 28 ore come hanno alla BMW con circa 2.500 euro di stipendio, dateci i 3.500 euro degli insegnanti tedeschi, dateci i 1.000 euro dell’assegno di disoccupazione teutonico, date alla popolazione la possibilità di vivere (per circa il 50%) nelle case popolari (oh: case tedesche, mica IACP) e poi ne discutiamo. Non è solo una questione di età, bisogna anche considerare come si è campato prima. Perché queste cose non le chiedi al Bertinotto? Lui le sa…ah, già: è arrivata una nuova collezione di cravatte… Preferisci la Francia ? Dateci il part time a 1.500 euro – così una famiglia francese con tre figli e due genitori a part time si trova a campare con “solo” tremila euro – e vedrete che gli italiani torneranno a scopare come ricci ed a fare figli. Oh, Romano, non lo hai capito perché gli italiani non fanno più figli? Non ci venite a raccontare che all’estero la vita è terribilmente più cara, perché chi abita alle frontiere va a fare la spesa a Nizza e in Slovenia. La questione è la solita della coperta: se è corta, con il solito piede gelato, anche il desiderio… Facile parlare senza indicare soluzioni, eh sì, noi che abbiamo le “responsabilità” del governo ne siamo “piegati”, voi parlate e basta… Hai letto, Romano, il discorso pronunciato dal presidente dell’ENI – Scaroni – all’OPEC a Vienna? Un libro dei sogni che ti risparmio, scaricatelo da solo o dagli un colpo di telefono. Piano, però, altrimenti lo svegli. Io, al posto tuo, risparmierei la fatica e proverei in un altro modo. Un giorno qualunque – mentre ti trastulli per il centro di Roma – ordina alla tua scorta di portarti alla Casaccia – è vicino a Roma, non ti devi spostare troppo – e vai a visitare il centro di ricerca ENEA sul solare termodinamico. Vai a veder di persona cos’hanno creato da un lavoro di Rubbia (che ha dovuto andarsene dall’Italia!) i ricercatori dell’ENEA. Non li conosco personalmente: come in tutti i posti ci sarà gente in gamba ed altra un po’ meno ma, per come sono stati trattati i ricercatori negli ultimi cinque anni, hanno fatto anche troppo. Hanno dato il sangue per quell’idea, e ci sono riusciti. Oggi – mentre ci tocca ascoltare gli sproloqui di Scaroni sul petrolio “non convenzionale” (sarà un petrolio “proibito” come le armi di Israele in Libano?) – quei poveracci probabilmente assunti con contratto a termine hanno creato una tecnologia in grado di fornire un KW al prezzo di circa 6 centesimi di euro, meno che con il petrolio e grosso modo al livello del carbone.Vai, Romano, fai una gita fuori porta fino alla Casaccia, parla con loro. Probabilmente scopriresti che anche noi italiani possiamo lavorare ad una nuova tecnologia ed assumere tanti giovani fisici, chimici, informatici ed ingegneri che si strapazzano fra un lavoro a termine ed un altro, fra un call center ed una supplenza. Chissà come avrà fatto la Germania a creare 180.000 posti di lavoro nel campo delle energie rinnovabili: qualcuno ha parlato con loro, ha capito, si è dato da fare. Altrimenti, anche il prossimo anno litigheremo con il coltello fra i denti per dividerci i quattro soldi marci di una Finanziaria da straccioni, continueremo a nascondere gli aumenti delle tasse con l’inflazione camuffata e “scaricheremo” l’onere delle nuove gabelle sulle amministrazioni locali. E poi, voi sareste dei capitalisti? Ma per favore: chiedete all’idraulico che aggiusta i rubinetti a Palazzo Chigi se è possibile gestire in questo modo un paese. Almeno lui, quando non riesce a risolvere un problema, parla con qualcun altro per capire, per migliorare: fa una cosa normalissima che tutti gli esseri normali fanno.Perché voi non ci ascoltate mai? Parlaci Romano, ma senza raccontarci più che siete una combriccola di amiconi, perché il luccicare delle lame sotto le giacche si nota anche in televisione.

27 settembre 2006

Il petrolio

Fonte: http://www.adusbef.it/

SPECULAZIONE: IL PETROLIO SCENDE SOTTO I 60 DOLLARI AL BARILE, PERDENDO IL 23,5 PER CENTO DAI MASSIMI DI 78,40 DOLLARI RAGGIUNTO IL 14 LUGLIO, LA BENZINA,FISSATA A 1,243 EURO AL LITRO, CALA DELL’11,2 % RISPETTO A 1,4 EURO. TALE EVIDENTE ASIMMETRIA DOVREBBE INDURRE IL GOVERNO AD INTERVENTI URGENTI A TUTELA DEL MERCATO E DEI CONSUMATORI,COSTRETTI A PAGARE 170 EURO IN PIU’ SU CONSUMO MEDIO ANNUO DI 2000 LITRI DI BENZINA A FAMIGLIA,

CON MAGGIORE SPESA DI 283 MILIONI AL MESE, 3,4 MILIARDI DI EURO L’ANNO.

Siamo curiosi di leggere le giustificazioni dei petrolieri (specie le compagnie italiane), lesti come lepri ad aumentare repentinamente i prezzi delle benzine quando rincara il costo del barile,lenti come tartarughe quando,come in questi giorni,il costo del petrolio è sceso sotto i 60 dollari al barile (59,94), sul mercato after hours di New York di stamane.

Questi sono i dati, che qualsiasi studente del primo anno di ragioneria,può agevolmente calcolare anche con il pallottoliere e che dovrebbero anche essere oggetto dell’attenzione del Governo (non sarà che fanno comodo i prezzi più elevati, dai quali scaturiscono maggiori entrate fiscali ?) e di un urgente esame dell’Antitrust, specie dopo il decreto Bersani:

A luglio, quando il prezzo del barile arrivò al record di 78,40 dollari (14 luglio),il cambio euro dollaro era fissato a 1,2793 lo stesso livello medio di oggi (stamane 1,2813),mentre per 1 litro di benzina, bisogna pagare una media di 1,4 euro. Oggi, la media dei prezzi della benzina servita, rilevata dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico (molto più bassa di quella effettivamente praticata dai gestori,specie sulla rete autostradale),è di 1,243 euro al litro per Agip,Esso,Q8, Shell,Total; di 1,245 per Api, di 1,252 per la Tamoil, di 1,263 per la Erg (la più cara in assoluto).

Dal pallottoliere dello studente si evince che il ribasso del barile (a parità sostanziale del tasso di cambio euro dollaro) è stato del 23,5 per cento dal picco di 78,40 dollari del 14 luglio 2006,mentre l’andamento lento e tranquillo del calo della benzina, è stato dell’11,2 per cento dal picco di 1,4 euro a 1,243 di oggi.

Qualora si dovessero fissare paletti seri e di mercato, il contrario del libero arbitrio dei petrolieri tra una corretta variazione sui prezzi (sia in aumento,che in diminuzione) del barile del 23,5 per cento (da 78,40 dollari a 60 dollari di oggi), 1 litro di benzina verde dovrebbe costare oggi una media di 1,12 euro,non già 1,243 euro, con un risparmio di 8 euro per ogni pieno di 50 litri (che non tutti si possono permettere),che costa oltre 62 euro.

Per questo Adusbef chiede al Governo distratto (forse interessato a prezzi alti per ragioni di maggiori introiti fiscali) che ritiene di far adeguare i prezzi con lo strumento degli inviti,degli appelli e della moral suasion a petrolieri ciechi e sordi,attenti esclusivamente alla logica del profitto speculativo, di fissare paletti legislativi per tutelare le famiglie consumatrici e le imprese.

Elio Lannutti (presidente Adusbef)

Haiti: responsabilità di Usa e Ue dietro golpe anti Aristide

Fonte: http://unimondo.oneworld.net/

"Dopo il colpo di stato del febbraio 2004 che rovesciò l’allora presidente eletto, Jean-Bertrand Aristide, adesso c'è il rischio che si voglia fare di Haiti un “protettorato” ad uso e consumo di poche multinazionali, quasi tutte nordamericane, che utilizzano mano d'opera a 30 centesimi di dollaro al giorno". Lo afferma un dettagliato dossier di Alma Giraudo per Selvas.org che dimostra la responsabilità dell’Unione Europea nella destabilizzazione di Haiti negli anni, nei mesi e nei giorni che hanno preceduto e seguito il colpo di stato.

"Dopo le contestazioni seguite alle elezioni del maggio 2000 l’Unione Europea ha scelto di seguire le decisioni del governo degli USA e di bloccare i fondi destinati al Governo Haitiano per la sicurezza alimentare, in un Paese dove la mortalità per denutrizione, soprattutto infantile, è altissima. I 200 milioni di euro bloccati dall’UE, insieme ai 500 milioni di dollari bloccati da parte degli Stati Uniti e dalla Banca Interamericana per lo Sviluppo, su imposizione degli Stati Uniti hanno provocato danni enormi alla popolazione ridotta alla fame. Inoltre il blocco degli aiuti, un vero e proprio embargo economico, che ha costretto Aristide a gestire il Paese in condizioni finanziarie disastrose, è stato uno degli elementi determinanti che hanno condotto al colpo di stato del febbraio 2004" - scrive la ricercatrice.

Ma non solo: "l'Ue, seguendo gli Stati Uniti ed il Canada ha continuato a pretendere che il presidente Aristide si accordasse con l’opposizione ed indicesse nuove elezioni; Aristide ha accettato ma l’opposizione, forte dell’appoggio della “comunità internazionale” ha sempre rifiutato, ben consapevole che le avrebbe perse. Nel mese che ha preceduto il golpe, Aristide aveva anche accettato le ultime imposizioni della solita “comunità internazionale”, cioè di formare un governo insieme all’opposizione, ma anche questa soluzione è stata rifiutata. L’unico obiettivo della “Convergenza democratica”, ovviamente coincidente con quello di USA, Canada, Unione Europea erano le dimissioni di Aristide: queste Aristide le ha giustamente rifiutate, essendo stato eletto democraticamente da un’altissima percentuale di suoi connazionali" - sottolinea la ricercatrice.

Tra le responsabilità del "buon governo" di Latortue vi sono "migliaia di persone massacrate o scomparse: le speranze di ritrovare vivi gli scomparsi sono uguali a zero" - riporta il dossier di Selvas. "Impossibile stabilire, adesso, quante siano le vittime". Un’inchiesta pubblicata il 31 agosto 2006 dalla rivista britannica “The Lancet” riporta che fra il giorno successivo al colpo di stato (29 febbraio 2004) ed il dicembre 2005, siano state uccise, nella sola area della capitale, 8.000 persone. Almeno 3.500 i prigionieri politici per la sola ragione di essere membri o sostenitori del partito Fanmi Lavalas (quindi sostenitori di Aristide), oppure semplicemente perché poveri. Almeno 100.000 persone costrette a vivere nascoste o fuggite all’estero. Decine di migliaia gli stupri: "quando i paramilitari, gli ex-militari ed anche alcuni poliziotti (la polizia ha inglobato molti ex-militari) si recavano per arrestare od uccidere un esponente Lavalas senza trovarlo in casa colpivano i familiari, soprattutto le donne, stuprando mogli, sorelle e figlie, non importa quale età avessero le bambine. Spesso le stesse venivano poi assassinate. L’entità dei crimini di questo tipo è in gran parte sconosciuta. L’inchiesta pubblicata su “The Lancet” ha stimato in 35.000 le vittime di questo tipo di violenze, nella sola area di Port-au-Prince: il 37% sono ragazzine fra gli 11 ed i 17 anni e ben il 16% bambine di età inferiore agli 11 anni" - riporta la ricercatrice.

L'inchiesta mette sotto accusa anche la stampa nazionale e internazionale che "ha avuto una notevole importanza nella destabilizzazione del Paese". "Le accuse rivolte al Presidente Jean-Bertrand Aristide ed al suo governo sono state molto pesanti, addirittura paragonandolo ai dittatori Duvalier, (anche i giornali italiani, salvo qualche rara eccezione, hanno riportato affermazioni di questo tenore). La confusione nel Paese e la precisa volontà di delegittimare Aristide non consentono di capire se e cosa vi fosse di vero" - scrive la ricercatrice. Anche l’organizzazione “Réporters sans Frontières” (RSF) avrebbe avuto "un ruolo non secondario nel diffondere informazioni quantomeno tendenziose, se non false".

"Il rischio maggiore adesso, visti i giusti orientamenti del Presidente e, probabilmente, del Governo, è che gli USA, il Canada e l’UE cerchino nuovamente di destabilizzare il Paese. I fondi che attualmente la Delegazione UE ad Haiti sta elargendo a ONG “che operano in difesa dei diritti umani hanno, infatti, come destinatarie associazioni per la maggior parte fortemente anti-Lavalas" - conclude la ricercatrice. Un'inchiesta, in definitiva, che non risparmia le responsabilità e che non mancherà di sollevare reazioni. [GB]

Le vittime innocenti dei crimini israeliani

Fonte: http://palestinanews.blogspot.com/

di Vichi


Spesso si organizzano manifestazioni e cortei in cui è uso portare delle candele in ricordo delle vittime di fatti di sangue particolarmente efferati, lo si è fatto in Italia, da ultimo, per i tre cattolici fucilati in Indonesia. Nessuna di quelle anime buone, tuttavia, ha pensato di organizzare una simile manifestazione davanti all’ambasciata israeliana a Roma, per protestare contro il massacro della popolazione civile palestinese che i criminali di Tsahal, con le loro “piogge estive”, stanno attuando nella Striscia di Gaza. Eppure i numeri sono davvero impressionanti. Dal 25 giugno al 20 settembre l’esercito israeliano, nella sola Striscia di Gaza ha ucciso ben 231 Palestinesi (267 se si comprende anche il West Bank) e ne ha feriti 814. Secondo una indagine dell’ong israeliana B’tselem, basata sui dati relativi ai mesi di luglio ed agosto, più della metà degli uccisi (esattamente il 50,4%) erano civili disarmati e che non stavano prendendo parte in alcun modo a scontri o combattimenti. Ed è penoso notare come a pagare un prezzo altissimo alla furia bestiale ed assassina dell’esercito israeliano siano i bambini e gli adolescenti palestinesi, 39 morti e 216 feriti nel periodo considerato. E allora ecco la mia personalissima candela in ricordo di questi bambini e di questi ragazzi trucidati senza pietà e senza colpa, vittime dimenticate di una occupazione militare ingiusta e brutale, di un bagno di sangue senza fine che la comunità internazionale continua incredibilmente a tollerare (l’elenco è tratto da un articolo di Donald Macintyre su The Independent del 19 settembre, riportato da Palestine Monitor e da me aggiornato al 20 settembre):
1) Bara Nasser Habib, 3 anni, ucciso il 26 luglio a Gaza City da schegge in testa e nel corpo;
2) Shahed Saleh Al-Sheikh Eid, 3 giorni, morto dissanguato a seguito di una incursione aerea il 4 agosto ad Al-Shouka;
3) Rajaa Salam Abu Shaban, 3 anni, morto per la frattura del cranio a seguito di un raid aereo il 9 agosto a Gaza City;
4) Jihad Selmi Abu Snaima, 14 anni, ucciso da una granata il 10 settembre ad Al-Shouka;
5) Khaled Nidal Wahba, 15 mesi, morto il 10 luglio per le ferite riportate durante una incursione aerea;
6) Rawan Farid Hajjaj, 6 anni, ucciso insieme alla madre e ad una sorella durante una incursione aerea l’8 luglio a Gaza City;
7) Anwar Ismail Abdul Ghani Atallah, 12 anni, ucciso il 5 luglio a Erez da una pallottola in testa;
8) Mahfouth Farid Nuseir, 16 anni, ucciso da un missile mentre giocava a calcio l’11 luglio a Beit Hanoun;
9) Ahmad Ghalib Abu Amsha, 16 anni, ucciso da un missile mentre giocava a calcio l’11 luglio a Beit Hanoun;
10) Ahmad Fathi Shabat, 16 anni, ucciso da un missile mentre giocava a calcio l’11 luglio a Beit Hanoun;
11) Walid Mahmoud El-Zeinati, 12 anni, morto l’11 luglio a Gaza City a causa di ferite da schegge;
12) Basma Salmeya, 16 anni, uccisa il 12 luglio a Jabalya durante un’incursione aerea;
13) Somaya Salmeya, 17 anni, uccisa il 12 luglio a Jabalya durante un’incursione aerea;
14) Aya Salmeya, 9 anni, uccisa il 12 luglio a Jabalya durante un’incursione aerea;
15) Yehya Salmeya, 10 anni, uccisa il 12 luglio a Jabalya durante un’incursione aerea;
16) Nasr Salmeya, 7 anni, ucciso il 12 luglio a Jabalya durante un’incursione aerea;
17) Huda Salmeya, 13 anni, uccisa il 12 luglio a Jabalya durante una incursione aerea;
18) Eman Salmeya, 12 anni, ucciso il 12 luglio a Jabalya durante un’incursione aerea;
19) Raji Omar Jaber Daifallah, 16 anni, morto il 13 luglio a Gaza City a causa di ferite multiple da schegge causate da un missile;
20) Ali Kamel Al-Najjar, 16 anni, ucciso da una granata di un tank israeliano il 19 luglio nel campo profughi di Al-Maghazi;
21) Ahmed Ali Al-Na’ami, 16 anni, ucciso da una granata di un tank israeliano il 19 luglio nel campo profughi di Al-Maghazi;
22) Ahmed Rawhi Abu Abdu, 14 anni, ucciso da un missile lanciato da un drone della Iaf il 19 luglio nel campo profughi di Al Nusairat;
23) Mohammed ‘Awad Muhra, 14 anni, ucciso da una pallottola al torace il 20 luglio nel campo profughi di Al-Maghazi;
24) Fadwa Faisal Al ‘Arrouqi, 13 anni, morta per ferite da schegge il 20 luglio a Gaza City;
25) Saleh Ibrahim Nasser, 14 anni, ucciso dal fuoco dell’artiglieria israeliana il 24 luglio a Beit Hanoun;
26) Khitam Mohammed Rebhi Tayeh, 11 anni, ucciso dal fuoco dell’artiglieria israeliana il 24 luglio a Beit Hanoun;
27) Ashraf ‘Abdullah ‘Awad Abu Zaher, 14 anni, ucciso da una fucilata nella schiena il 25 luglio a Khan Yunis;
28) Nahid Mohammed Fawzi Al-Shanbari, 16 anni, ucciso dal fuoco dell’artiglieria israeliana il 31 luglio a Beit Hanoun;
29) ‘Aaref Ahmed Abu Qaida, 14 anni, ucciso dal fuoco dell’artiglieria israeliana il 1° agosto a Beit Hanoun;
30) Anis Salem Abu Awad, 12 anni, ucciso il 2 agosto ad Al-Shouka durante un raid aereo;
31) Ammar Rajaa al-Natour, 17 anni, ucciso da un missile lanciato da un drone il 5 agosto ad Al-Shouka;
32) Kifah Rajaa Al-Natour, 15 anni, ucciso da un missile lanciato da un drone il 5 agosto ad Al-Shouka;
33) Ibrahim Suleiman al-Rumailat, 13 anni, ucciso da un missile lanciato da un drone il 5 agosto ad Al-Shouka;
34) Ahmed Yousef ‘Abed ‘Aashour, 13 anni, ucciso da un missile il 14 agosto a Beit Hanoun;
35) Mohammed ‘Abdullah Al-Ziq, 14 anni, ucciso da un missile lanciato da un drone il 29 agosto a Gaza City;
36) Nidal ‘Abdul ‘Aziz Al-Dahdouh, 14 anni, ucciso da una fucilata il 30 agosto a Gaza City;
37) Jihad Selmi Abu Snaima, 14 anni, ucciso dal fuoco dell’artiglieria israeliana il 10 settembre a Rafah;
38) Hanan Mohammed Isma’il Abu Qudeh, 16 anni, morto il 20 settembre a Beit Hanoun a seguito delle ferite riportate il 2 settembre durante una operazione di arresto dell’Idf, in cui erano già rimasti uccisi il padre ed un fratello.

Per fortuna c’è ancora qualcuno che non dimentica e non gira la testa dall’altra parte, qualcuno che non confonde gli oppressori ed i carnefici con le vittime ed i perseguitati.

Il Prode Pinocchio

Fonte: http://www.rinascita.info/

“Il problema riguardante il pacifico programma nucleare dell’Iran potrà essere risolto se i paesi europei prenderanno una posizione indipendente dagli Stati Uniti”. È il commento rilasciato all’agenzia Irna dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad dopo l’incontro con Romano Prodi. Naturalmente il nostro presidente del Consiglio, alla ricerca di “unzioni atlantiche”, ha puntato tutto sulla fedele sudditanza agli Usa, in questo momento più che interessati ad ottenere dal Consiglio di sicurezza dell’Onu una decisione per imporre sanzioni all’Onu. Una tattica, quella dell’amministrazione Bush, destinata in ogni caso a fallire, poiché è notorio che la Russia di Putin non ha alcun motivo per esacerbare i propri rapporti diplomatici con l’Iran. E, tra i membri del Consiglio dell’Onu c’è anche la Cina che non sembra prona ai diktat di Washington. La vergognosa partita di scacchi che l’Occidente sta giocando con Teheran, contro un popolo al quale i detentori del monopolio nucleare non vogliono permettere lo sviluppo dell’energia nucleare pulita temendo come contraccolpo un calo delle forniture di petrolio iraniano, ha anche un altro protagonista, il cosiddetto “ministro degli esteri” dell’Ue, quello Javier Solana tristemente noto il suo ruolo di ex segretario della Nato e principale orditore della trama delle guerre balcaniche contro l’indipendente Serbia. Un uomo indicato - è questa è la nuova vergogna - come l’interlocutore dell’Ue con l’Iran per il negoziato sul nucleare. Immagianiamoci quanto fazioso e di parte, visti i precedenti. Il cosiddetto Mister Pesc incontrerà il negoziatore iraniano Ali Larijani la prossima settimana a Vienna per riproporre le proposte di Frank-Walter Steinmeier e di Mohammed El Baradei sulla creazione di un mercato del combustibile nucleare prodotto in paesi terzi sotto il controllo dell’Aiea. Proposte che tuttavia il governo di Teheran non accetterà, in nome dell’indipendenza della Nazione e della legittimità del programma “ricerca e sviluppo” secondo le regole del Trattato di non proliferazione. Che, si badi bene, l’Iran ha sottoscritto e che invece, per esempio, Israele non ha nemmeno firmato, diventando una potenza nucleare anche militare, senza per questo essere obiettivo di “sanzioni internazionali”... Anche il Nostro Prodi - è un fatto - non è certo, da parte sua, un campione di indipendenza. Non a caso al termine del suo colloquio con il presidente iraniano ha parlato esplicitamente di “eventualità delle sanzioni”, tanto per rassicurare Washington della sua completa prostrazione. Per questo ridicolo rappresentante dell’Italietta, che ambisce a entrare ufficialmente nella squadra negoziale che tratta la questione Iran, è infatti necessario rassicurare i membri permanenti del Consiglio Onu più la Germania, e soprattutto i suoi più diretti padroni, gli angloamericani, sul fatto che non costituirà l’anello debole della catena di strangolamento del Paese che si affaccia sul Golfo Persico. E dire che l’interesse dell’Italia, della vera Italia, sarebbe tutt’altro. Lo stesso coltivato da Enrico Mattei negli anni 50-60 e dall’Eni e l’Iri negli anni 70, la collaborazione paritetica allo sviluppo e al benessere economico delle rispettive Nazioni. E che esiste ancora oggi, visto un interscambio Italia-Iran giunto a cinquemila miliardi di euro. Una cooperazione economica che si fa forte di una lunga e comune storia. Ma Prodi e Soci non guardano mai oltre il loro naso. Un naso molto lungo, quando parlano di solidarietà internazionale: una naso come Pinocchio.

u.g.

Italia: riso Ogm illegale dagli Usa

Fonte: http://unimondo.oneworld.net/

Almeno quattro partite di riso proveniente dagli Stati Uniti, del genere long rice e paddy, sono risultate geneticamente modificate, e quindi fuori legge rispetto alle norme che ne vietano la commercializzazione - riporta La nuova Ecologia. La scoperta è avvenuta in seguito all'inchiesta che ha portato al blocco di due container di riso americano a Livorno. In tutto le quattro partite risultate positive ai test ammontano ad un totale di 6.780 tonnellate arrivate da gennaio. "Le partite - ha spiegato il sottosegretario alla Salute Giampaolo Patta - sono state bloccate ma non si esclude che ci possa essere una certa quantità sul mercato". Delle altre dodici partite quattro sono risultate negative e quindi non Ogm mentre le ultime quattro sono solo transitate sul territorio italiano e poi esportate.

Le dodici partite di riso esaminate corrispondono al totale di quelle importate dagli Usa, ha spiegato ancora Patta, ed il totale del riso importato in Italia rappresenta una piccolissima parte di quello che l'Italia da sola produce e consuma: solo lo 0,5% e di questo non tutto proviene dagli Usa ma anche da altri paesi come quelli orientali. I Nas stanno proseguendo le indagini e sono impegnati a rintracciare tutte le partite anche nei percorsi successivi all'estero. Il riso in questione non è trattato e quindi deve passare al lavoro necessario per la commercializzazione. "In tutto l'Italia produce un milione di tonnellate di riso ed è - ha aggiunto ancora Patta - autosufficiente oltre che esportatrice". Fra gli obiettivi per rendere ancora più sicuro il prodotto che circola nel paese, oltre ai controlli, c'é quello di vendere il riso valorizzando il marchio con tre chicchi tricolori e la scritta 'Non Ogm'. Il riso geneticamente modificato non può circolare in Italia ed esistono delle eccezioni dell'Unione Europea solo per il mais e la soia.

Ci sono «troppe falle nell’intero sistema di controllo delle importazioni» - ha commentato il direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante. «È grave che la contaminazione viaggi addirittura sotto l’etichetta ogm-free, quando questa dovrebbe invece garantire la totale sicurezza del prodotto. Solo inasprendo i controlli e rafforzando le misure precauzionali l’Europa può evitare che quantità di ogm illegali varchino indisturbate i propri confini e tutelare i consumatori». «Ci sono tutte le condizioni per bloccare le importazioni e chiedere il risarcimento dei danni provocati dalla commercializzazione illegale in Italia di riso contaminato dall' ogm Liberty Link 601 non autorizzato in Europa e prodotto della CropScience, divisione agrochimica di Bayer».

Tenuto conto che la contaminazione riguarda esclusivamente prodotti di importazione dagli Usa, il consiglio della Coldiretti ai consumatori è di acquistare confezioni di riso che garantiscono l'origine "made in Italy". "La produzione nazionale di riso è infatti totalmente garantita per l'assenza di ogm e con circa 1,4 milioni di tonnellate rende l'Italia - precisa la Coldiretti - praticamente autosufficiente per quanto riguarda i consumi con le importazioni dagli Stati Uniti che nel 2005 sono state pari ad appena 4.500 tonnellate". L'allarme per la presenza di riso ogm sui mercati europei - sottolinea la Coldiretti - dimostra la necessità di rafforzare il sistema di controlli con la rintracciabilità delle produzioni e l'etichettatura di origine degli alimenti, di fronte alle emergenze alimentari che si rincorrono con la globalizzazione degli scambi alimentari. "Servono - conclude la Coldiretti - misure di trasparenza con l'obbligo di indicare l'origine in etichetta per favorire i controlli, consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli".

26 settembre 2006

Per l'Onu, sono più di un milione gli ordigni inesplosi

Fonte: http://www.peacereporter.net/

Sarebbero più di un milione, secondo una denuncia delle Nazioni Unite, le bombe a frammentazione lanciate dall'esercito israeliano e rimaste inesplose sul terreno nel Libano meridionale. L'Onu ha potuto constatare che il numero reale di ordigni inesplosi, che sul terreno finiscono per funzionare come mine anti-uomo, proibite dalle convenzioni internazionali, è triplo rispetto a quello previsto. Chris Clark, direttore del centro sminamento delle Nazioni Unite in Libano, ha dichiarato che Israele non ha comunicato come richiesto una mappatura dei bombardamenti per facilitare l'opera degli sminatori. Sempre Clark ha sottolineato come le operazioni di bonifica finiscano per rallentare il ritorno a casa di circa 200mila persone.

Oxfam: aumentano le spese militari, urge trattato sul commercio di armi

Fonte: http://unimondo.oneworld.net/


Le spese militari sono in costante aumento e per la fine del 2006 supereranno i mille miliardi di dollari raggiungendo i livelli della Guerra Fredda: lo ha affermato l'Ong britannica Oxfam in un rapporto presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. "L'aumento di spese militari ha comportato una crescita dei fatturati delle principali 100 industrie produttici di armi che è cresciuto del 60%, dai 157 milioni di dollari del 2000 ai 268 del 2004" - segnala il rapporto. Se l'incremento è dovuto principalmente alla spesa militare degli Stati Uniti, che da sola supera la metà della spesa mondiale, e del Medio Oriente, anche l’Africa è interessata dal problema visto che il 60 per cento dei paesi africani che fronteggiano una carestia sono nel bel mezzo di una guerra civile.

Repubblica Democratica del Congo, il Rwanda, il Sudan, il Botswana e l’Uganda hanno raddoppiato le spese militari fra il 1985 e il 2000. Del resto fra il 2002 e il 2003 paesi come il Bangladesh, il Nepal e il Pakistan hanno investito più in armi che in assistenza sanitaria mentre, nella sola Africa, 15 miliardi di dollari vengono spesi ogni anno unicamente per rimediare ai “danni collaterali” provocati dai conflitti. Soldi che potrebbero servire invece per curare i malati o per arginare la desertificazione che avanza sottraendo terreno fertile ai contadini - segnala il rapporto. «Anno dopo anno le spese aumentano e anno dopo anno i conflitti causano più fame e sofferenza. Non è la vendita delle armi a far scoppiare i conflitti, ma certamente li alimenta e ne rende più difficile la conclusione. E’ giunta l’ora che il mondo argini l’incontrollato flusso di armi che va verso le zone di guerra» - ha dichiarato Bernice Romero, direttore delle campagne internazionali di Oxfam.

Rilanciando le proposte della Campagna Control arms, Oxfam ha invitato i Governi sostenere la proposta di un Trattato sul commercio delle armi già dal prossimo ottobre. «Ma soprattutto bisogna riuscire a bloccare la vendita di armi nelle zone di conflitto dei paesi poveri, e dobbiamo farlo prima possibile» - ha concluso il direttore delle campagne internazionali di Oxfam. Ogni anno, in Africa, Asia, Medio Oriente e America latina si spendono in media 22 miliardi di dollari per l'acquisto di armi: una somma che avrebbe permesso a questi paesi di mettersi in linea con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, eliminare l'analfabetismo (cifra stimata: 10 miliardi di dollari l'anno) e ridurre la mortalità infantile e materna (cifra stimata: 12 miliardi di dollari l'anno). Ci sono circa 639 milioni di armi leggere nel mondo oggi, e 8 milioni vengono prodotte ogni anno. In Italia la Campagna Control arms per sostenere un Trattato internazionale sul commercio di armi è rilanciata da Amnesty International e dalla Rete Italiana per il Disarmo. [GB]

25 settembre 2006

La coca verde

Fonte: http://www.peacereporter.net/

La grande sala che ospita l’assemblea delle Nazioni Unite a New York nel corso degli anni ne ha viste veramente di tutti i colori. Ha visto i tacchi delle scarpe di Nikita Kruscev battere in modo violento contro il podio dal quale stava parlando l’ex numero uno del soviet. Nel 1974 ha visto il ramoscello d’ulivo, simbolo di pace, sventolare fra le mani del giovane Yasser Arafat, che era giunto fino al palazzo di vetro per proporre la fine della lotta armata e chiedeva l’impegno internazionale per risolvere la questione del popolo palestinese. Oggi, 2006, il podio della sala dell’Assemblea che ospitava il discorso del presidente boliviano Evo Morales, ha visto per la prima volta una foglia di coca vibrare leggiadra nell’aria.

Abito colorato, viso angelico, ad un certo punto del suo discorso Evo Morales ha estratto dalla tasca un’innocente foglia di coca e l’ha fatta vedere a tutti i presenti. E a tutti ha ricordato l’uso ancestrale che in Bolivia si fa della pianta della coca: dai medicinali alle tisane ma serve anche a far svanire la fame e la fatica da lavoro alle tremende altitudini degli altipiani boliviani. Morales, non si è certo risparmiato di offrire informazioni relative alla pianta all’Assemblea e ha soprattutto chiesto di non criminalizzare la foglia di coca solo perché il suo uso è stato snaturato dai narcotrafficanti. Il numero uno boliviano, che prima di darsi alla politica è stato un leader sindacale dei contadini cocaleros, ha chiesto come mai la foglia di coca che si usa per produrre Coca Cola sia legale, mentre quella boliviana utilizzata per produrre medicinali sia considerata fuorilegge. Non sono mancate le solite polemiche con gli Usa. “la foglia di coca è di colore verde, il colore rappresentativo della cultura andina e della speranza delle popolazioni indigene. Non è bianca come la cocaina”. Ma l’arringa di Morales è andata avanti “Vogliamo dire anche che le università statunitensi in collaborazione con quelle europee hanno studiato a fondo gli effetti della foglia di coca e hanno confermato che non danneggia assolutamente la salute umana”.

Comunque, sono narcotraffico e consumo di cocaina a preoccupare maggiormente gli stati occidentali, Usa in testa, ma anche per questo Morales sembra avere una soluzione. “Siamo coscienti del fatto che il narcotraffico sia un problema. Abbiamo, però, cercato di risolverlo”. La Bolivia contende a Haiti il triste record di paese più povero del continente americano e Morales ne è consapevole. “Siamo un paese con problemi economici ma abbiamo lottato contro il narcotraffico mettendo dei freni alla produzione.” Evo Morales, però, davanti all’assemblea delle Nazioni Unite ha voluto anche puntualizzare alcuni aspetti che non condivide nella politica estera degli Usa. “Gli Stati Uniti hanno detto che non accettano l’esistenza delle coltivazioni della pianta della coca e che ci possono mettere in condizione di modificare le nostre regole. Ecco io dico all’amministrazione statunitense che non cambieremo le nostre regole, e non accettiamo minacce da nessuno. Crediamo che la loro forma di lotta al narcotraffico sia uno strumento per colonizzare nuovamente i paesi andini. Questo non lo accettiamo e non lo permetteremo”. Il numero uno boliviano ha concluso il suo discorso parlando nuovamente all’amministrazione Bush. “La guerra alla droga non può essere uno strumento o un pretesto con il quale gli Usa sottomettono i Paesi della regione andina. Come hanno fatto con la guerra preventiva che hanno inventato per intervenire in alcuni paesi del Medio Oriente. Quindi chiedo all’Onu che vengano firmati accordi che aiutino a combattere il narcotraffico e non che questo sia scusa o pretesto per dominarci o per umiliarci”.

Alessandro Grandi

Coprifuoco alle Hawaii

Fonte: http://www.blogeko.info/

L'isola di Kauai, nell'arcipelago delle Hawaii, da una decina di giorni pulcino hawaiiè al buio, e ci resterà fino a poco prima di Natale. Non c'è altro modo per proteggere tre rare specie di uccelli della famiglia dei Procellariformi che tornano a terra solo per riprodursi, in questo periodo dell'anno. Volano esclusivamente di notte, e le luci artificiali disorientano soprattutto i giovani appena usciti dal nido, facendoli sbattere contro ogni sorta di ostacoli. Ogni mattina se ne trovano decine per terra. Così ora per proteggerli si spengono le luci in centri commerciali, parcheggi, ristoranti e perfino in una parte delle strade.

L' assicurazione per i torturatori

Fonte: http://www.altrenotizie.org/


di Bianca Cerri

Gli agenti CIA in forza all'antiterrorismo ormai non ne possono più della tortura: non tanto per la sofferenza che comporta, bensì per le eventuali denunce che possono derivare dall'aver violato le leggi internazionali sui diritti umani. Sottoporre prigionieri ed individui sospetti a maltrattamenti e coercizioni fisiche indegne di un paese civile, può significare dover sborsare miliardi di risarcimento. Da quando è stato approvato il Federal Tort Claim Acts, il Dipartimento di Giustizia USA non è più tenuto a rispondere del comportamento dei singoli agenti. Come dipendenti statali, la legge americana riconosce loro il diritto di usare i metodi che ritengono più opportuni nell'esercizio delle funzioni lavorative, purché questi siano "in sintonia con gli obiettivi del governo"; ma se un petulante di avvocato tira fuori le solite storie delle false confessioni estorte con la tortura, devono risponderne di persona.

Per evitare di ritrovarsi seduti in un'aula di tribunale con l'accusa di aver violato le leggi sui diritti umani, gli uomini dell'antiterrorismo hanno pensato bene di sottoscrivere un'assicurazione presso la Wright&Co. del costo di 300 dollari annui, che garantisce una copertura di un milione di dollari per far fronte ad eventuali richieste di risarcimento e altri duecentomila per le spese legali. Intanto, Bush ha promesso che verranno presto approvate una serie di leggi che aboliranno l'obbligo di rispettare i trattati e le convenzioni ratificati dalle altre nazioni per l'Intelligence americano. Gli Stati Uniti diventeranno così il primo paese ad autorizzare la violenza con una normativa che non ha precedenti nella storia delle democrazie. Per ora, spetta però all'assicurazione tutelare gli agenti dell'antiterrorismo dai tanti rischi del mestiere e dal pericolo di finire sul lastrico. Brian Lewis, presidente di Wright&Co. ha dichiarato di essere molto contento per l'alto numero di polizze sottoscritte.

L'idea di un piano assicurativo a tutela degli uomini dell'Intelligence risale al 1983, quando vennero alla luce due manuali stampati dall'Intelligence per addestrare i Contras in Nicaragua all'uso della tortura. All'epoca, i loro capi ritennero però più opportuno proteggerne l'operato con una fitta rete di menzogne, connivenze politiche e giornalisti compiacenti. Di assicurazione si tornò a parlare nel 1992, quando finì sotto processo uno degli uomini di punta della CIA, Clair George, accusato di aver mentito al Congresso sull'affare della vendita delle armi Iran-Contras. In tribunale venne alla luce un lungo elenco di denunce contro George, autore di abusi di ogni genere durante gli interrogatori da lui condotti, ma l'allora presidente George Bush, padre dell'attuale, decise di graziare il torturatore Cia "per gli alti servigi resi alla patria". L'ipotesi dell'assicurazione venne quindi di nuovo abbandonata, anche perché non piaceva a J. Cofer Black, capo dell'antiterrorismo fanatico di arti marziali che continuò ad ordinare ai suoi uomini di "non usare mai i guanti bianchi durante gli interrogatori senza preoccuparsi dei trattati internazionali".

Dopo l'11 settembre, non sono più esistiti limiti alla geografia dell'orrore voluta da Washington ma gli agenti stavolta hanno deciso di mettersi al sicuro sottoscrivendo un apposito piano proposto da Wright&Co., che da oltre 40 anni è la compagnia assicurativa ufficiale del governo. Per Bush, l'antiterrorismo è autorizzato ad usare anche la tortura, ma con la campagna elettorale di mid term ormai alle porte meglio prevenire colpi bassi. Qualche anno fa, era dovuta intervenire la Corte Suprema per tirare fuori dai guai i colleghi dell'antidroga dall'accusa di abusi stabilendo che i rappresentanti dello Stato non possono essere incolpati se non quando il loro comportamento vada "oltre la ragione", ma non si può scomodare la Corte Suprema ogni volta che l'Intelligence ricorre ai maltrattamenti fisici o seppellisce per anni degli esseri umani nelle carceri militari.

Dopo aver a lungo ragionato sul tipo di assicurazione più adatta alle loro necessità, gli agenti della CIA hanno optato per la formula che va sotto il nome di "Personal Umbrella". Nella fattispecie si tratta di un "ombrello" studiato appositamente per i dipendenti dello stato. Il contratto prevede un premio addizionale di diecimila dollari nella temibile ipotesi che la "condotta professionale" del contraente risulti "nella perdita di un arto o nello smembramento dell'attore della denuncia". Unica clausola: non è previsto alcun rimborso se la morte del danneggiato deriva da "suicidio o consunzione". Gli uomini di Guantanamo vogliano cortesemente tenerne conto...

22 settembre 2006

62 MW di fotovoltaico in Portogallo

Fonte: http://www.blogeko.info

impianto fotovoltaicoNella gara al rilancio degli impianti fotovoltaici più grandi del mondo quello che sorgerà in Portogallo, ad opera di Acciona, sarà sicuramente il più grande. Attualmente l'impianto record si trova in Germania (10 MW), ma recentemente, prima il Portogallo, con una centrale di 11 MW, e poi l'Italia, con la stessa potenza installata, avevano annunciato che l'avrebbero presto superato.

La nuova centrale che sorgerà, invece, vicino alla cittadina di Moura, nel sud del Portogallo, avrà una potenza installata di ben 62 MW e sarà costruita in due parti, la prima (40-45 MW) sarà completata nel 2008 e la seconda due anni più tardi. Acciona si doterà anche di una fabbrica per la costruzione di pannelli solari, situata nella cittadina portoghese, della capacità produttiva annua di circa 24 MW e contribuirà con 3,5 milioni di euro alla creazione di un fondo sociale per lo sviluppo delle infrastrutture locali, gestito dalla municipalità stessa.

Leggi il comunicato stampa (in spagnolo).

Intervento del presidente della Repubblica Bolivariana, Hugo Chávez

Fonte: http://www.pane-rose.it


Alla LXI assemblea generale dell’ONU, New York

Signora Presidente, Eccellenze, Capi di Stato ed alti rappresentanti dei Governi del mondo, buongiorno a tutte e tutti. In primo luogo, desidero invitare, con molto rispetto, coloro che non hanno potuto leggere questo libro a farlo; Noam Chomsky, uno dei più prestigiosi intellettuali di quest’America e del mondo, uno dei suoi lavori più recenti: “Egemonia o sopravvivenza, i rischi del dominio globale americano”. Eccellente lavoro per comprendere ciò che è accaduto nel mondo nel Ventesimo Secolo, ciò che sta accadendo ora e la più grande minaccia che incombe sul nostro pianeta: la pretesa egemonica dell’imperialismo nordamericano mette a rischio la sopravvivenza stessa della specie umana.

Continuiamo a lanciare l’allarme per questo pericolo ed a fare appello al popolo stesso degli Stati Uniti ed a fermare questa minaccia, che è come la spada di Damocle. Pensavo di leggerne qualche capitolo ma, per rispettare i tempi, è meglio che mi limiti a raccomandarvelo. Si legge rapidamente. È molto buono, Signora Presidente. Sicuramente lei lo conosce. È sicuramente pubblicato in inglese, tedesco, russo ed arabo.

Io credo che i primi cittadini che dovrebbero leggere questo libro siano i cittadini fratelli e sorelle degli Stati Uniti, perché hanno la minaccia in casa loro; il diavolo è in casa loro, dunque. Il diavolo, il diavolo in persona è in casa loro. Ieri, il diavolo, è venuto qui.

Ieri il diavolo è stato qui, in questo stesso luogo.

Si sente ancora puzza di zolfo a questo tavolo, dove mi è toccato parlare! Ieri, signore e signori, da questa stessa tribuna, il signor Presidente degli Stati Uniti, che io chiamo “il diavolo”, è venuto qui parlando come padrone del mondo, come padrone del mondo. Uno psichiatra non sarebbe fuori luogo per analizzare il discorso di ieri del Presidente degli Stati Uniti. Come portavoce dell’imperialismo, è venuto a dare le sue ricette per cercare di mantenere l’attuale schema di dominio, di sfruttamento e di saccheggio dei popoli del mondo. Per un film di Alfred Hitchcock sarebbero buone; io proporrei anche un titolo: “Le ricette del diavolo”.

Vale a dire, l’imperialismo nordamericano -e qui Chomsky lo dice con una chiarezza illuminante e profonda- sta compiendo sforzi disperati per consolidare il suo sistema egemonico di dominazione.

Nopi non possiamo ammettere che questo accada, non possiamo permettere che si instauri la dittatura mondiale, che si consolidi la dittatura mondiale.

Il discorso del Presidente-tiranno mondiale, pieno di cinismo, pieno di ipocrisia, è l’ipocrisia imperiale, il tentativo di controllare tutto. Essi vogliono imporci il modello democratico come lo concepiscono loro: la falsa democrazia delle élites. E, inoltre, un modello democratico molto originale: imposto a suon di bombe, di bombardamenti, di invasioni e di cannonate! Accidenti, che democrazia! Bisognerebbe rivedere le tesi di Aristotele, no? E dei primi che, là in Grecia, parlarono della democrazia, per vedere che modello di democrazia è questa, che si impone con i marines, con le invasioni, con le aggressioni e con le bombe.

Il Presidente degli Stati Uniti, ieri, in questa sala, ha detto quanto segue: “Ovunque guardiate, sentite estremisti che dicono che si può sfuggire alla miseria e recuperare la dignità attraverso la violenza, il terrore ed il martirio”. Ovunque guardi, lui vede estremisti! Io sono sicuro che vede te, fratello, con questo colore e crede che tu sia un estremista. Con questo colore, Evo Morales -il degno Presidente della Bolivia, che è venuto ieri- è un estremista. Gli imperialisti, vedono estremisti da tutte le parti.

No, non è che siamo estremisti; ciò che accade è che il mondo si sta svegliando ed ovunque i popoli insorgono.

Io ho l’impressione, signor dittatore imperialista, che lei vivrà il resto della sua vita con un incubo, perché ovunque guardi appariremo noi, coloro che insorgono contro l’imperialismo nordamericano, coloro che reclamano la libertà piena del mondo, l’uguaglianza dei popoli, il rispetto della sovranità delle nazioni.

Sì, ci chiamano estremisti, insorgiamo contro l’impero, insorgiamo contro il modello di dominazione.

Poi, il signor Presidente, è venuto a parlarvi, dicendo: “Oggi voglio parlare direttamente alle popolazioni del Medio Oriente, il mio paese desidera la pace…”. Questo è vero. Se noi andiamo in giro per le strade del Bronx, se noi andiamo in giro per le strade di New York, di Washington, di San Diego, della California, di qualsiasi città, di San Antonio, di San Francisco e chiediamo alla gente, ai cittadini statunitensi, questo paese vuole la pace. La differenza sta nel fatto che il Governo di questo paese, degli Stati uniti, non vuole la pace, vuole imporci il suo modello di sfruttamento e di saccheggio e la sua egemonia a forza di guerre. Questa è la piccola differenza, vuole la pace e cosa sta avvenendo in Iraq? Cosa è successo in Libano ed in Palestina? E allora cosa è successo, negli ultimi cento anni, in America Latina e nel mondo? Ed ora le minacce contro il Venezuela, nuove minacce contro il Venezuela, nuove minacce contro l’Iran… Ha parlato al popolo del Libano: “Molti di voi hanno visto come le loro case sono rimaste intrappolate nel fuoco incrociato”. Che cinismo! Che capacità di mentire sfacciatamente davanti al mondo! Le bombe su Beirut, lanciate con precisione millimetrica, sono fuoco incrociato? Credo che il Presidente stia pensando ai film western, dove si spara dal cinturone e qualcuno resta preso nel fuoco incrociato. Fuoco imperialista, fuoco fascista, fuoco assassino e fuoco genocida, quello dell’impero e quello di Israele contro il popolo innocente di Palestina e contro il popolo del Libano! Questa è la verità! Ora dicono che soffrono, che stiamo soffrendo perché vediamo le loro case distrutte.

Infine, il Presidente degli Stati uniti è venuto a parlare ai popoli, è venuto a dire, inoltre -ho portato, signora Presidente, alcuni documenti, perché questa mattina ho assistito ad alcuni discorsi e ho aggiornato le mie parole- ha parlato al popolo dell’Afghanistan, al popolo del Libano: “Al popolo dell’Iran dico… Al popolo del Libano dico… Al popolo dell’Afghanistan dico…” Ebbene, uno si domanda: così come il Presidente degli Stati Uniti dice “vi dico…” a questi popoli, cosa direbbero a lui, questi popoli, se potessero parlare? Cosa gli direbbero? Ve lo dirò io, poiché conosco la maggior parte dell’anima di questi popoli, i popoli del Sud, i popoli colpiti. Direbbero: “Impero yankee go home!”, questo sarebbe il grido che si innalza ovunque se i popoli del mondo potessero parlare all’unisono all’impero degli Stati Uniti.

Per questo, signora Presidente, colleghi, amiche ed amici, noi l’anno scorso siamo venuti in questa stessa sala, come tutti gli ultimi otto anni, ed abbiamo detto una cosa che oggi è pienamente confermata e che io credo che qui, in questa sala, quasi nessuno possa smettere di sostenere: il sistema delle Nazioni Unite, nato dopo la Seconda Guerra Mondiale, , ammettiamolo con onestà, è collassato, crollato, non è utile! Serve a venire qui a pronunciare discorsi, a vederci una volta l’anno, sì, a questo serve; ed a redigere documenti molto lunghi ed a fare buone riflessioni e ad ascoltare buoni discorsi come quello di Evo, ieri, come quello di Lula e molti altri, come quello che ascoltavamo poco fa, del Presidente dello Sri Lanka e quello del Presidente del Cile. Sì, a questo serve. Ma hanno trasformato quest’assemblea in un organo meramente deliberativo, meramente deliberativo, senza alcun potere di impattare minimamente la realtà terribile che vive il mondo.

Per questo, noi torniamo a proporre, il Venezuela torna qui ed oggi, 20 settembre, a proporre di rifondare le Nazioni Unite. Noi l’anno scorso abbiamo avanzato, signora Presidente, quattro modeste proposte, che consideriamo improrogabilmente necessario siano accolte dai capi di Stato, dai capi di Governo, dai nostri ambasciatori, dai nostri rappresentanti e che le discutiamo.

Primo, l’allargamento -ieri lo diceva Lula- del Consiglio di Sicurezza, sia per quanto riguarda le sue categorie permanenti, sia quelle non permanenti, concedendo l’accesso a nuovi paesi sviluppati ed a paesi sottosviluppati, al terzo mondo, come nuovi membri permanenti. Questo innanzitutto.

In secondo luogo, l’applicazione di metodi efficaci per affrontare e risolvere i conflitti nel mondo, metodi trasparenti di dibattito e decisione.

Terzo, ci pare fondamentale la soppressione immediata -e questa è un’esigenza di tutti- dell’antidemocratico meccanismo del veto, il veto sulle decisioni del Consiglio di Sicurezza. Ecco un esempio recente: l’immorale veto del Governo degli Stati Uniti ha liberamente permesso alle forze israeliane di distruggere il Libano, apertamente, davanti a noi tutti, evitando una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Ed in quarto luogo, è necessario rafforzare -l’abbiamo sempre detto- il ruolo, le attribuzioni del segretario generale delle Nazioni Unite. Ieri, il segretario generale ci ha fatto un discorso, praticamente di commiato, e riconosceva che, in questi dieci anni, il mondo si è complicato e che i gravi problemi del mondo, la fame, la miseria, la violenza, la violazione dei diritti umani, si sono aggravati.

Ciò è conseguenza terribile del collasso del sistema delle Nazioni Unite e della pretesa imperialista nordamericana.

D’altra parte, signora presidente, il Venezuela ha deciso vari anni fa di ingaggiare questa battaglia all’interno delle Nazioni Unite, riconoscendo le Nazioni Unite quale suo membro, con la sua voce, con le sue modeste riflessioni; siamo una voce indipendente per rappresentare la dignità e la ricerca della pace, la riformulazione del sistema internazionale, per denunciare la persecuzione e le aggressioni dell’egemonismo contro i popoli del pianeta. Così il Venezuela ha presentato il suo nome, questa patria di Bolivar ha presentato il suo nome e si è proposta come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza. Lo sappia: il Governo degli Stati Uniti ha iniziato un’aggressione aperta, un’aggressione immorale nel mondo intero per cercare di impedire che il Venezuela sia eletto liberamente ad occupare un seggio nel Consiglio di Sicurezza; ha paura della verità, l’impero ha paura della verità, delle voci indipendenti, accusandoci di essere estremisti.

Gli estremisti sono loro.

Io voglio qui ringraziare tutti quei paesi che hanno annunciato il loro appoggio al Venezuela, pur essendo la votazione segreta e non è necessario che nessuno l’annunci. Ma credo che, data l’aggressione aperta dell’impero nordamericano, questo abbia accelerato l’appoggio di molti paesi, il che rafforza molto, moralmente, il Venezuela, il nostro popolo, il nostro Governo. Il Mercosur, per esempio, ha annunciato in blocco il suo appoggio al Venezuela, i nostri fratelli del Mercosur -il Venzuela, ora, è membro a tutti gli effetti del Mercosur, insieme a Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay- e molti altri paesi dell’America Latina, come la Bolivia; tutto il Caricom ha annunciato il suo appoggio al Venezuela; l’intera Lega Araba ha annunciato il suo appoggio al Venezuela.

Ringrazio moltissimo il mondo arabo, i nostri fratelli d’Arabia, quest’Arabia profonda, i nostri fratelli del Caribe, dell’Unione Africana: quasi tutta l’Africa ha annunciato il suo appoggio al Venezuela. E paesi come la Russia, come la Cina e molti altri del pianeta.

Moltissime grazie a nome del Venezuela, a nome del nostro popolo ed a nome della verità. Perché il Venezuela, occupando un posto nel Consiglio di Sicurezza, porterà la voce non solo del Venezuela, ma anche quella del terzo mondo, quella dei popoli del pianeta, saremo là a difendere la dignità e la verità.

Al di là di tutto questo, signora Presidente, credo vi siano ragioni per essere ottimisti, irrinunciabilmente ottimisti, direbbe un poeta, perché al di là delle minacce, delle bombe, delle guerre, delle aggressioni, della guerra preventiva, della distruzione di interi popoli, si può percepire che sta iniziando una nuova era, come canta Silvio Rodríguez: “La era está pariendo un corazón (L’era sta partorendo un cuore, N.d.T.)”. Sorgono correnti alternative, pensieri alternativi, movimenti alternativi, gioventù dal pensiero differente; in un solo decennio, si è già dimostrato che era totalmente falsa la tesi della fine della Storia, totalmente falsa la tesi dell’instaurazione dell’impero americano, della pax americana, l’instaurazione del modello capitalista, neoliberista, che genera miseria e povertà, la tesi è totalmente falsa, è crollata ed ora bisogna definire il futuro del mondo. C’è un’alba sul pianeta e la si vede ovunque, in America Latina, in Asia, in Europa, in Oceania.

Voglio evidenziare questa visione ottimista affinché rafforziamo la nostra coscienza e la nostra volontà di battaglia per salvare il mondo e costruire un mondo nuovo, un mondo migliore. Il Venezuela si impegna in questa lotta e, per questo, siamo minacciati.

Gli Stati Uniti hanno già pianificato, finanziato e promosso un colpo di Stato in Venezuela e gli Stati Uniti continuano ad appoggiare movimenti golpisti in Venezuela e, contro il Venezuela, continuano ad appoggiare il terrorismo. Già la presidente Michelle Bachelet, qualche giorno fa -scusate, qualche minuto fa-, ricordava l’orribile assassinio dell’ex cancelliere cileno Orlando Letellier; io aggiungerei solo questo: i colpevoli sono liberi ed i colpevoli di quel fatto, nel quale morì anche una cittadina statunitense, sono nordamericani, della CIA, terroristi della CIA. Ma in questa sala bisogna anche ricordare che fra pochi giorni saranno anche trascorsi trent’anni da quell’orrendo episodio di terrorismo che fu l’abbattimento dell’aereo cubano, nel quale morirono settantatre innocenti, un aereo della Cubana de Aviación; e dove si trova il più grande terrorista di questo continente, colui che ha rivendicato l’abbattimento dell’aereo cubano come suo autore intellettuale? È stato detenuto in Venezuela per alcuni anni ed è fuggito con la complicità di funzionari della CIA e del Governo venezuelano di allora. Si trova qui, vive negli Stati Uniti, protetto da questo Governo e la sua colpevolezza è stata provata e confessata.

Il Governo degli Stati Uniti usa due pesi e due misure e protegge il terrorismo.

Queste riflessioni per dire che il Venezuela è impegnato nella lotta contro il terrorismo, contro la violenza e si unisce a tutti i popoli che lottano per la pace e per un mondo di uguali.

Ho parlato dell’aereo cubano, Luis Posada Carriles è il nome del terrorista ed è protetto qui. Come protetti qui sono grandi corrotti fuggiti dal Venezuela; un gruppo di terroristi che, là, ha piazzato bombe contro ambasciate di diversi paesi, che là ha assassinato gente durante il colpo di stato, sequestrato questo umile servitore e stava per fucilarlo, solo che Dio ci ha messo una mano, insieme ad un gruppo di buoni soldati e ad un popolo che è sceso in piazza e, per miracolo, sono qui. Sono qui, protetti dal Governo degli Stati Uniti, i leader di quel colpo di stato e di quelle azioni terroriste. Io accuso il Governo degli Stati Uniti di proteggere il terrorismo e di fare un discorso totalmente cinico.

Parliamo di Cuba, veniamo dall’Avana, arriviamo felici dall’Avana. Siamo stati là diversi giorni e là si può vedere la nascita di una nuova era: il vertice del G-15, il Vertice del Movimento dei Non Allineati, con una risoluzione storica:documento finale -non spaventatevi, non lo leggerò tutto-, ma qui c’è un insieme di risoluzioni decise con una discussione aperta e con trasparenza da più di cinquanta capi di Stato. L’Avana è stata la capitale del Sud per una settimana. Abbiamo rilanciato il Movimento dei Non Allineati e se c’è qualcosa che posso chiedere qui, a tutti voi, compagni, fratelli e sorelle, è di mettere molta volontà nel rafforzare il Gruppo dei Non Allineati, importantissimo per la nascita della nuova era, per evitare l’egemonia e l’imperialismo.

Inoltre, voi sapete che abbiamo designato Fidel Castro presidente del Gruppo dei Non Allineati per i prossimi tre anni e siamo sicuri che il compagno Presidente Fidel Castro svolgerà l’incarico con molta efficienza.

Coloro che desideravano che Fidel morisse, frustrati sono rimasti e frustrati resteranno, perché Fidel veste già di nuovo la sua uniforme verde oliva ed ora non solo è il Presidente di Cuba, ma anche il Presidente dei Non Allineati.

Signora Presidente, cari colleghi, presidenti, lì è nato un movimento molto forte: quello del Sud. Noi siamo uomini e donne del Sud, noi siamo portatori, con questi documenti, con queste idee, con queste critiche, con queste riflessioni -ora chiudo la mia cartella ed il libro me lo porto via, non dimenticate che ve lo raccomando molto, con molta umiltà-, cerchiamo di fornire idee per il salvataggio di questo pianeta, per salvarlo dalla minaccia imperialista ed affinché, speriamo presto, in questo secolo, fra non molto, magari potessimo vederlo noi e viverlo meglio insieme ai nostri figli e nipoti: un mondo di pace, retto dai principi fondamentali dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, ma rilanciata, rilanciata e ridislocata. Credo che dovremmo ubicare le Nazioni Unite in un altro paese, in qualche città del Sud, come abbiamo proposto dal Venezuela. Voi sapete che il mio medico personale è dovuto restare rinchiuso nell’aereo, che il capo della mia sicurezza è dovuto restare rinchiuso nell’aereo: non è stato loro permesso di venire alle Nazioni Unite. Un altro abuso, un’altra prepotenza, signora Presidente, che dal Venezuela chiediamo resti registrata come prepotenza -anche personale-, del diavolo.

Si sente puzza di zolfo, ma Dio è con noi. Un forte abbraccio e che Dio ci benedica tutti. Buona giornata.

mercoledì 20 settembre 2006

Hugo Chávez