I servi e il padrone

Fonte: http://www.effedieffe.com

L'incontro tra Olmert e Benedetto XVI

Qualche giornale ha appena accennato alla telecamera lasciata accesa, che ha rivelato come Prodi si sia fatto dettare da Olmert le dichiarazioni su Israele Stato ebraico, sul rifiuto al ritorno dei palestinesi, sul riconoscimento dello Stato sionista. Tutto subito finito nel dimenticatoio complice; ma devo ringraziare il lettore Moscaritolo per aver trovato il video completo su internet: come dice giustamente, una cosa è leggere quelle scene, una cosa è vederle. Rivoltanti. Rivoltante l’eccessiva cordialità di Prodi, gli abbracci troppo calorosi, il suo orrido sorriso silenzioso e falso stampato sul faccione; e poi i «sì, sì» con la testa, con tutto il corpo, come un cane scodinzolante con la lingua fuori, mentre Olmert - sorridente, sicuro di sé - gli prescrive quel che deve dire nella conferenza stampa. «Lei ha detto qualcosa sullo Stato ebraico, lo so…», dice Olmert. Insomma, ripetilo in pubblico. Subito dopo, al microfono, Prodi esegue: «Io debbo aggiungere anche il riconoscimento di Israele come…(e qui una pausa, come gli si fosse seccata la gola)… Stato ebraico». «Sembra il comunicato letto da uno con la pistola alla schiena», commenta il lettore. Di uno sotto ricatto. E giustamente nota, il lettore, che al «noi» diplomatico («le nostre due nazioni») Prodi a quel punto ha sostituito «io». Le immagini rubate che mostrano il servo italiota obbedire al padrone non sono certo casuali. I servizi sionisti, dice giustamente il lettore, non «dimenticano» telecamere aperte. Non a caso è stato ripreso il testa a testa dietro le quinte. (1)

E’ un segnale anche ad altri. Ma il peggio è l’incontro col Pontefice. Anche qui, bisogna vedere le immagini. La voce fuori campo commenta: «The Pope went out his way to meet the Olmert’s staff…», felice dello slancio «straordinario», fuori del comune, senza precedenti (questo il senso di «out of his way») con cui il Papa ha salutato Olmert e tutto il suo staff. Infatti, nota il lettore, quello ripreso non è mica un incontro sotto tono, nello studio privato; no, è un’udienza in pompa magna con tutti gli uomini di Olmert. Tra loro c’è un militare giovane, rasato, in divisa, di nome Mashni o qualcosa del genere. Olmert lo presenta al Papa con la seguente battuta di spirito: «He is the one who does not allow them to shoot unnecessarily», ossia: «Lui è quello che impedisce loro di sparare senza necessità», insomma che tiene a bada i nostri ragazzi col grilletto facile. Dal 2000, gli ebrei hanno ammazzato a Gaza solo 339 palestinesi, ma 210 erano «bersagli» di assassini mirati, solo 129 «perdite collaterali», innocenti, spesso bambini, trovatisi nel posto sbagliato mentre Giuda faceva giustizia. ammirate la moderazione israeliana, assaporate l’aroma del «mondo a venire»…. E il Papa si congratula, stringe le mani, sorride. Ci si può vantare davanti al Papa di uccidere, ma con moderazione e disciplina. In un clima di cordialità. La voce commenta: «Olmert ha avuto successo nell’impedire l’erosione della posizione europea su Hamas», ossia di rilassare il blocco che affama i palestinesi. Grande successo. Risate, cordialità, strette di mano, saluti. I servi hanno obbedito ancora una volta.

Nella stanza dell’udienza un Crocifisso, ripreso per un attimo, dimenticato. Da marzo prossimo, sarà l’Italia a guidare la forza d’interposizione ONU in Libano. L’Italia di Prodi, che ha riconosciuto la natura di «Stato ebraico» di Israele, razzista cioè, e col diritto di espellere e torturare e sparare (ma con giudizio) sugli uomini non ebrei. Prima di Pasqua, nella terra che ha visto la Passione di Cristo. Ma non si può capire se non si vede. Guardate la scena, su http://www.infolive.tv/web_chapter.php?num=1882&content=7. Mentre a Roma si abbracciano assassini e aguzzini, in USA il presidente Carter è sotto attacco per il suo libro «Peace not apartheid» in cui coraggiosamente dice la verità: «Il continuo controllo e la continua colonizzazione delle terre palestinesi sono gli ostacoli primi ad un accordo di pace nella Terra Santa». Il romanziere Jack Engelhard (l’autore di «Proposta indecente») ha definito il libro di Carter il nuovo Mein Kampf, e lo ha paragonato ai Protocolli dei Savi di Sion. (2) David Horowitz, su Front Page Magazine, insulta l’ex-presidente: «Odiatore degli ebrei, preparatore di genocidio, bugiardo». (3) Nulla di simile agli abbracci per Prodi e ai sorrisi al Vaticano; per chi non è servo, insulti tracotanti, minacce, calunnie.

Maurizio Blondet


Note
1) Non è la prima volta che Prodi viene sorpreso da una telecamera «dimenticata» in atti di servilismo verso un ebreo. E’ successo l’8 gennaio 2004, Prodi era presidente della Commissione europea. Gli fece visita il direttore esecutivo del Congresso Ebraico, il rabbino Israel Singer: la rete televisiva interna dell’Unione Europea (EBS) trasmise l’inizio dell’incontro, con la rituale stretta di mano. Solo che la telecamera resta inavvertitamente aperta, e riprende il seguito non voluto. Si vide Israel Singer, con la kippà e il dito alzato sotto il naso di Prodi, che ordinava qualcosa con un’aria padronale, mentre Prodi annuiva a capo chino. Poi si capisce che Singer dice, nel suo cattivo inglese: «… C’è gente che vuol sostenere te e gente che appoggia Berlusconi. Tu non pensare che io lo appoggi sul serio. Lo sai bene quanto lo so io».
2) Jack Engelhard, «Jimmy Carter’s Kampf», Arutz Sheva, 8 dicembre 2006.
3) David Horowitz, «Jimmy Carter, jew-hater, genocide-enabler, liar», FrontPageMag.com, 14 dicembre.