Fimeccanica, nuovo accordo con Lockheed Martin

Fonte: http://www.finanzablog.it

A Charleston nei giorni scorsi l'ad di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini ha inaugurato la fabbrica di Global Aeronautica. Si tratta di una joint venture al 50% tra Alenia (controllata da Finmeccanica) e la l'americana Vought Aircraft che partecipa al progetto del Boeing 787, il diretto concorrente del corrispettivo europeo A350 dell'europea Airbus. La nuova fabbrica produrrà la fusoliera del velivolo. Ma la grande novità riguarda il Joint Strike Fighter, un progetto internazionale guidato dagli Usa per lo sviluppo di un nuovo aereo da caccia. Finmeccanica ha appena siglato un accordo con il gigante americano Lockheed Martin per la seconda fase (definita Psfd: production, support and further development) della produzione dell'aereoplano. "Il programma - ha commentato Guarguaglini - porterà lavoro per alcuni miliardi per le aziende del gruppo". Ora si attende l'accordo tra i rispettivi governi attraverso la firma di un memorandum di intesa. Sono coinvolti nell'affare anche i vertici militari italiani e Usa. La partecipazione al progetto dell'Italia - costata finora alle casse dello Stato già 1 miliardo e 359 milioni di euro - fu decisa nel 1998 dal governo D'Alema e partì con Berlusconi nel 2002.

A questa seconda fase ha aderito anche l'Olanda, che ha appena firmato un analogo memorandum. Nei mesi scorsi l'Italia e il Paese dei tulipani hanno firmato un accordo che prevede lo scambio di impegni produttivi per ottimizzare l'uso delle competenze e degli impianti. C'è da dire, però, che il corrispettivo olandese della Corte dei Conti ha sollevato dubbi circa l'opportunità della partecipazione nazionale al progetto a causa dei costi crescenti. Nel 1999 il ministero della Difesa olandese calcolò che 144 velivoli sarebbero costati alle casse dello Stato 10 miliardi di fiorini pari a 4,5 miliardi di euro, mentre - secondo stime attuali - il costo di 85 aerei si aggirerebbe intorno a 14,6 miliardi di euro.

Roma pensa di sostituire con il nuovo Joint Strike Fighter tre aerei dell'aeronautica e della marina: il Tornado, l'Amx e l'Harrier. L'approvazione di palazzo Chigi comporterebbe lo stanziamento di 904 milioni di dollari (pari a 700 milioni di euro), distribuiti su un progetto che complessivamente si estende su quattro decenni.

Certo è che l'Italia si sta impegnando in progetti di nuovi mezzi militari sempre più colossali: 1,4 miliardi di euro per la portaerei Cavour, l'adesione ad Eurofighter (che all'Italia dovrebbe offrire 121 aerei per 18 miliardi di euro) e ora il Jsf, di cui l'Italia ha già ordinato 131 esemplari. In totale è stimabile una spesa complessiva di oltre 11 miliardi di euro (in questo caso il denaro è per l'acquisto dei prodotti, non per la sovvenzione del progetto Joint Strike Fighter e non implica l'adesione all'accordo).

A fine mese scadono i termini per aderire al progetto e sono probabili le adesioni di Australia e Turchia, Regno Unito, Canada, Danimarca e Norvegia, che sono già stati coinvolti nelle fasi precedenti.

Secondo Guarguaglini "Ci deve essere una maggiore cooperazione tra industrie internazionali della difesa sui due lati dell'Atlantico, dobbiamo passare dalla partecipazione di rischio in specifici programmi a una forma di collaborazione più ampia, con accordi più efficaci per il trasferimento di tecnologie, procedure amministrative semplificate e un allentamento delle pratiche protezionistiche nelle acquisizioni". Insomma, dice l'ad di Finmeccanica, c'è troppa burocrazia e non ci lasciano lavorare in pace.

Gli fa eco Robert J. Stevens, presidente e ceo di Lockheed Martin, che traccia uno scenario che è tutto un programma: "I leader politici e militari devono confrontarsi con la crescita delle minacce del terrorismo, in un mondo in cui il pericolo non arriva soltanto dai missili, ma anche da uno zaino o sulle ali di un uccello migratore". È necessario, aggiunge, "passare ad una partnership internazionale fra le industrie". "Il protezionismo - conclude - alla lunga costituisce una barriera" mentre "sarà cruciale affrontare il problema della sicurezza a fronte di ridotti budget nazionali".