Dalla condanna a morte di Saddam Hussein alla Risoluzione 1737

Fonte: http://www.disinformazione.it

Condanna a morte per Saddam Hussein!
Lo ha stabilito la Corte d'Appello (fantoccio creato dai colonizzatori occidentali) che ha giudicato il dittatore colpevole della strage di 148 sciiti nel villaggio di Dujail. Entro un mese dalla data della sentenza - come prevede la legge - Saddam sarà impiccato! Gioiranno curdi e sciiti, mentre sarà una tragedia per i sunniti, che vedranno l’assassinio del loro capo supremo come l’immolazione di un martire. Martire da vendicare con ogni mezzo. Minacce sono già state lanciate attraverso alcuni siti internet: "il partito Baath e la resistenza sono determinati a ricorrere a tutti i mezzi necessari per colpire gli interessi americani in ogni luogo se l'amministrazione di Washington commetterà questo crimine". Si legge nel comunicato che: "eseguire la condanna a morte del presidente (...) renderà impossibile ogni apertura di negoziati tra la resistenza irachena e le forze occupanti".

Forse qualcuno desidera proprio questo? Forse qualcuno vuole “Dividere per Imperare”, “Dividere per Controllare”? La cosa certa è che molte forze in campo si stanno muovendo proprio per disintegrare, sia dall'esterno che dal di dentro, il Medio Oriente, vedi: guerra in Afghanistan, genocidio in Iraq e Libano, assassinio di Hariri e Gemayel, lo scontro di civiltà, ecc.

Saddam Hussein è stato condannato per la strage degli sciiti, ma stranamente non verrà mai processato (l’appuntamento con il boia lo precederà) per le altre stragi come quella della popolazione del Kurdistan (oltre 100 mila morti!). Sapete perché? Semplice: verrebbero fuori le complicità dell’allora governo statunitense, e non solo di quello (siamo negli anni Ottanta). Proprio in quegli anni, l’ex Rais era sostenuto finanziariamente e militarmente da coloro che oggi plaudono la sua morte (l’amministrazione Bush), nell’annosa e dissanguante guerra contro l’Iran (1980 – 1988). Massacro voluto e fomentato dall’Impero, che costò la vita a oltre 1 milione di persone civili!

Il Premio Nobel per la Pace (?), Henry Kissinger (1) - uno dei più loschi e pericolosi personaggi attualmente in libertà – ebbe a dire a proposito di quella guerra e soprattutto della politica americana, che la loro strategia (per intenderci, degli attuali esportatori di “democrazia”) era fare «in modo che si uccidessero l'uno con l'altro»: cosa profeticamente realizzatasi! Sicuramente fino al 1986 Saddam riceveva fondi e armi dall’intelligence statunitense, e la prova è lo “Scandalo Iran-Contra”!

Dall’altra parte - come solo loro sanno fare - la Casa Bianca forniva armi anche allo stato canaglia per antonomasia, l’Iran, e i soldi ricavati da tale vendita (illegale e assolutamente criminosa) andavano a finanziare e armare i Contras del Nicaragua, i guerriglieri che massacrarono i rivoluzionari sandinisti (provocando decine di migliaia di morti) Quello che non tutti sanno però, è che non sono stati solo gli americani ad aiutare l’Iran in quel periodo, ma anche lo stato democratico d’Israele, lo stesso che oggi ha paragonato l'ex Persia alla Germania nazista, e Ahmadinejad a Hitler! L’invio di armi, attraverso Israele, cominciò appena dopo la caduta dello Scià di Persia, nel 1979, e non nel 1985 come vorrebbe farci credere l’inchiesta del Congresso statunitense.

Lo spiega dettagliatamente Noam Chomsky nel suo libro, “I cortili dello Zio Tom”:

«Già nel 1982 era pubblicamente risaputo che era Israele a fornire la maggior parte delle armi all'Iran: lo si poteva leggere sulla prima pagina del New York Times. Nel febbraio del 1982 i più importanti funzionari israeliani, i cui nomi sarebbero poi risuonati nelle udienze sull'Iran-Contra, apparvero alla Bbc e descrissero in che modo avevano organizzato il traffico delle armi per il regime di Khomeini. Nell'ottobre del 1982 l 'ambasciatore di Tel Aviv negli Usa dichiarò pubblicamente che Israele inviava armi al regime di Khomeini "con la collaborazione degli Stati Uniti... quasi al più alto livello".

Quindi oggi, George Walker Bush, l’attuale burattino è felice che la Corte abbia sentenziato la morte per impiccagione dell’ex Rais. Non è strano, visto che il figlio del potente massone del 33° grado del R.S.A.A. (Rito Scozzese Antico e Accettato, nonché membro della Skull & Bones e delle più importanti e influenti organizzazioni elitarie), George Walker Herbert Bush, ci ha abituati a simili nefandezze: durante il suo mandato di governatore dello Stato del Texas si è macchiato di ben 147 condanne a morte! Con la morte di Saddam Hussein andranno seppelliti anche molti e pericolosi segreti di stato…

Risoluzione contro l’Iran.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (altro fantoccio nelle mani del Sistema) ha stabilito che tutti gli stati devono "impedire la consegna, la vendita o il trasferimento diretti o indiretti all'Iran (...) di qualsiasi materiale, attrezzatura, bene e tecnologia che possa contribuire" alle attività dell'Iran nei settori nucleare e balistiche sensibili! Ma proprio tutti? Come mai la Risoluzione 1737 è stata firmata anche dalla Russia di Vladimir Putin (le cui origini venete, Costabissara in provincia di Vicenza, sarebbero state dimostrate da un giornale di Mosca) che ha sempre difeso l’amico nonché “cliente” Iran? La risposta ce la fornisce il Washington Post (ringrazio il giornalista Maurizio Blondet per l'articolo: “Embargo all’Iran: due valutazioni)

Scrive il quotidiano di Regime:

«L’amministrazione Bush ha passato quasi quattro mesi a cercare il consenso dei russi per la misura iniziale, piegandosi sempre di nuovo all’intransigenza di Mosca. Anzitutto, il grande reattore nucleare [di Bushehr] che la Russia sta costruendo per l’Iran è stato esentato dall’embargo delle importazioni nucleari, anche se Teheran può un giorno usare l’impianto per fornirsi di plutonio militare. Poi, gli Stati europei che appoggiano la risoluzione hanno dovuto lasciar cadere il proposto divieto dei viaggi, la sola misura ormai che avrebbe potuto danneggiare i mullah. Intanto, l’amministrazione ha accettato di sostenere l’entrata della Russia nella World Trade Organization, una concessione era necessaria per ottenere il suo voto».

Sembrerebbe allora, non è essere stato Putin a piegarsi ai dettami dell’Impero occidentale, ma esattamente il contrario! Dico sembrerebbe, perché forse nessuno ha spiegato bene all’ex dirigente del K.G.B. (Comitato per la Sicurezza di Stato), attuale F.S.B. (Organizzazione della Sicurezza Statale russa), che entrare nel WTO significa entrare anche nella ragnatela del Nuovo Ordine Economico Internazionale. Lo scopo ufficiale dell’Organizzazione, nata nel 1995 durante una sessione dei negoziati del G.A.T.T. (General Agreement on Tariffs and Trade, e cioè Accordo Generale sulle tariffe e sul commercio) è infatti quello di liberalizzare il commercio e abbassare le barriere tariffarie e/o doganali. Il WTO è stato strutturato in modo tale da avere un vero e proprio esecutivo composto da un direttore e da quattro vicedirettori, un’assemblea dei rappresentanti degli stati membri e un organo che analizza e giudica le politiche commerciali. Esiste al suo interno poi il Dispute Settlement Process che permette ai membri di portare davanti una corte internazionale uno stato che violi le regole. Se lo stato che cita in giudizio è potente come gli Stati Uniti d’America la sentenza è pressoché scontata: nessun appello né tanto meno la possibilità di rivolgersi a corti e/o giurie esterne! Certamente è importante per la Russia , come lo è stato per la Cina , entrare nel mercato mondiale, ma il gioco in questo caso vale la candela? Staremo a vedere, anche se la risposta è scontata…

Tornando alla “Risoluzione Carta-straccia”, come l’ha definita il premier Mahmud Ahmadinejad, c’è da dire che l’Iran ha firmato il Trattato di Non Proliferazione (T.N.P.), mentre attuali potenze nucleari come per esempio Israele, non lo ha mai fatto e non intende certamente farlo. Come sempre: due pesi e due misure?

Se le atomiche sono possedute da Stati che non brillano certo per democrazia (Pakistan, India, Israele, per citarne qualcuno), ma sono amici degli Stati Uniti, allora va bene; se le possiedono Stati non amici, ma potenti come Cina e Russia, è tollerato. Tutti gli altri non possono mirare al nucleare, neppure per uso civile come ha sempre sostenuto l’ex Persia! Chi allora può decidere quello che è giusto e quello che non è giusto? Chi può arrogarsi tale diritto?

Se dovessimo usare come metro di misura il comportamento etico e/o morale dei paesi, per così dire nuclearizzati, certamente l’America dei Bush dovrebbe essere l’ultima a parlare, non solo per essere stato l’unico paese a sganciare due atomiche sulla popolazione civile inerme (per non ricordare gli esperimenti eseguiti sulla popolazione inconsapevole: agenti patogeni sganciati nelle metropolitane, agenti biologici rilasciati sulle città, irradiazioni ai detenuti, malati di mente, ecc.), ma soprattutto per aver, nel corso dei decenni, fomentato guerre, instaurato regimi, attuato colpi di stato e appoggiato dittature sanguinarie in ogni dove.

Questa è l’ipocrisia di un Regime ormai giunto al suo capolinea, al suo definitivo tramonto! La Comunità Internazionale sta lentamente infatti prendendo consapevolezza dei crimini efferati portati avanti dalla Banda Bassotti (i veri manovratori occulti che stanno dietro le facciate), mascherati da democrazia o nel nome della sicurezza nazionale. Per Comunità internazionale non intendo i governi occidentali, tutti collusi con il Sistema, ma il popolo, base della Piramide del Potere! Il Re è completamente (o quasi) nudo, e nonostante le guerre e gli attentati terroristici, anche quelli che probabilmente seguiranno l'11 settembre 2001 (il cui unico scopo è di imprigionarci dentro una gabbia fatta di paura e leggi repressive), sempre più persone si stanno destando da questo Matrix mediatico...

Articoli inerenti:

"Pietra Miliare", di Alessandro Ursic da Peace Reporter
"Embargo all'Iran: due valutazioni", di Maurizio Blondet da Effedieffe

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(1) Chi è Henry Kissinger
Nasce in Germania il 27 maggio 1923, scappa da quest’ultima durante la Seconda Guerra Mondiale poiché di famiglia ebrea e trova rifugio negli Stati Uniti; il giovanotto si da subito da fare lavorando come traduttore dal tedesco per un organismo di controspionaggio. Entra in politica nel 1968 quando Nixon si appresta a diventare presidente. Si distingue per l’appoggio fornito ad Augusto Pinochet nel 1973 nel colpo di stato in Cile e nello stesso anno riceve il Premio Nobel per la Pace ! Dopo lo scandalo del Watergate non ricopre più incarichi di rilievo, fino a quando George W. Bush nel 2002 lo nomina presidente della commissione incaricata di chiarire i fatti dell’11 settembre 2001: ciò suscita enormi critiche da parte di chi lo accusa di crimini di guerra fino a farlo dimettere qualche mese dopo la sua nomina. Questa è una sua brevissima biografia ma scendiamo nei particolari: Henry Kissinger fu dietro il segreto (e illegale) bombardamento della Cambogia, e il deliberato prolungamento ed espansione della guerra in Indocina mediante la sua sottoversione dei colloqui di pace di Parigi alla vigilia delle elezioni presidenziali USA del 1968, allorché obbligò i negoziatori sud-vietnamiti a ritirarsi precipitosamente dai colloqui, affermando che essi avrebbero potuto contare su trattative migliori con un repubblicano alla Casa Bianca. La malafede di Kissinger è stata ampiamente documentata da un articolo in due parti di Christopher Hitchens, nei numeri di febbraio e marzo 2001 di Harper's Magazine, e nel recente "The Pinochet File", di Peter Kombluh, in cui si afferma che non solo Kissinger appoggiò il terrorismo di stato, ma fu direttamente coinvolto, attraverso la cosiddetta Commissione 40 (dal nome della stanza dell'ufficio in cui essa si riuniva, e che fu presieduta da Kissinger dal 1969 al 1976. Essa supervisionava tutte le "operazioni coperte" USA), nel rapimento ed assassinio del comandante militare cileno Rene' Schneider. L'azione, ad opera dei futuri golpisti addestrati e finanziati dalla CIA, culminò nell'assassinio del presidente legittimamente eletto, Salvador Allende, e nell'insediamento della dittatura di Pinochet. Fu in quel tempo che Kissinger fece la famosa dichiarazione che la dice lunga sul suo concetto di democrazia: "Non vedo la ragione per cui un paese debba diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo". Non c'e' bisogno di ricapitolare le macchinazioni di Henry Kissinger, ugualmente ben documentate, che portarono ai massacri in Bangladesh nel 1971; al colpo di stato a Cipro ispirato dalla Grecia che provocò la successiva invasione turca dell'isola; all'invasione, supportata dall'America, di Timor Est da parte dell'Indonesia, nel dicembre dello stesso anno; alla tragica morte, mediante autobomba, dell'ex-ministro degli esteri di Salvador Allende ed ambasciatore, Orlando Letelier, insieme al suo collega americano Ronny Moffit, in Massachussets Avenue, Washington, 1976. In ognuno di questi casi, Henry Kissinger o sapeva o prese parte attiva in esso. Sebbene non presenti lo stesso grado di abilità, ricordiamo pure il rapporto ambiguo che Kissinger intrattenne con l'ex presidente egiziano, Anwar Sadat. All'inizio della guerra del Kippur, quando Kissinger mediò i negoziati per un cessate il fuoco tra Egitto e Israele, noti come "diplomazia pendolare", fu spesso fotografato all'aeroporto del Cairo, salutato e baciato sulle guance dal presidente Sadat, che si riferiva a lui come "il mio amico Henry". Nel libro "Le Conversazioni segrete di Henry Kissinger" (1976), scritto dal celebre giornalista israeliano Matti Golan, leggiamo di come Henry Kissinger, nei suoi incontri con Golda Meir, si riferisse a Sadat chiamandolo "quel piccolo buffone". Oggi, Henry Kissinger è un uomo che molti tribunali in tutto il mondo desidererebbero interrogare. Negli USA, vi è una pendenza legale contro di lui intentatagli dalla famiglia di Rene' Schneider, ed un processo intentatogli contro da numerose vittime cilene dei tempi della dittatura di Pinochet, al cui regime egli forniì assistenza politica nel massacro di migliaia di oppositori politici (il co-difensore di Kissinger nel caso è Michael Townly, l'agente di Pinochet a Washington, che si ritiene abbia posizionato l'autobomba che uccise Letelier ed il suo collega nel 1976). Al di fuori degli USA, la Corte Suprema cilena ancora aspetta da lui notizie sull'assassinio di Charles Horman, il giornalista americano ucciso durante il golpe del 1973. In Spagna, il giudice che richiese, nel 1998, l 'arresto di Pinochet in Gran Bretagna, vuole interrogarlo in merito ai "crimini contro l'umanita' ". In Francia, il giudice che indaga sulla "sparizione" di cinque cittadini francesi in Cile durante la dittatura di Pinochet, e' ansioso di vedere Kissinger sul banco dei testimoni.

Tratto da http://democrazia-in-vendita.blogspot.com/2006/09/spieghiamo-riotta-chi-era-henry.html

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