Uranio per i Navajos
Fonte: http://www.blogeko.info/
Dopo quella dell'ananas di Costa Rica, ecco un'altra triste storia. Stavolta si tratta dei Navajos d'America. Il LA Times ha pubblicato un'interessante reportage sulla vicenda (è previa sottoscrizione, ma potete accedervi da Gristmill) che ha coinvolto le terre Navajo in Arizona, New Mexico e Utah, per un totale di 70 mila chilometri quadrati.Durante la guerra fredda la necessità di reperire uranio per la corsa agli armamenti trasformò queste terre in groviere, in cui i buchi erano le miniere di uranio. Ma il boom dell'uranio terminò nei primi anni '60 quando la guerra fredda gradualmente venne meno. A quel punto la maggior parte delle miniere furono abbandonate (circa 1000): intere pile di materiale radioattivo furono lasciate incustodite, senza apporvi il minimo segnale di pericolo, e la maggior parte dei tunnel furono lasciati aperti.
I Navajos sono così passati da casi di cancro vicino allo zero alla diffusione di patologie tumorali al fegato, alla cornea e al seno che, secondo i dati dell'Indian Health Service data, sono raddoppiate tra gli anni '70 e gli anni '90 mentre nel resto d'America riscontravano un lieve declino.
A settembre si è raggiunto un accordo con la United Nuclear, responsabile delle miniere e "figlioccia" della General Electric, che si è detta disposta a indagare i reali effetti della contaminazione per trovare un accordo con i Navajos.
Ma la storia ha ancor più dell'incredibile se si pensa che ora, con il prezzo dell'uranio che è schizzato alle stelle, le compagnie minerarie stanno di nuovo mettendo gli occhi sulle terre in questione e stanno sondando il terreno per nuove miniere in quella che è stata definita l'Arabia Saudita dell'uranio. Foto LA Times. Via Gristmill.


