L’America Latina pretende l’indipendenza di Portorico

Fonte: http://verosudamerica.blogspot.com

Mi sembra importante portare a conoscenza la vera storia di Portorico. Una storia che forse in pochi conoscono realmente: un popolo colonizzato dagli Stati Uniti da più di un secolo che chiede essenzialmente il rispetto del suo diritto all’autodeterminazione e l’avvio, il più velocemente possibile, di un programma di decolonizzazione che porti all’indipendenza.

mappa portoricoRappresentanti e leader politici di 22 paesi si sono incontrati questo fine settimana a Panama per chiedere ed esigere l’indipendenza di Portorico, occupato dal 1898 da parte degli Stati Uniti.

Uniti dallo slogan: “America Latina unita per l’indipendenza della popolazione portoricana”, circa 200 delegati dei vari stati, a chiusura del congresso latinoamericano e caraibico per l’indipendenza di Portorico celebrato la settimana scorsa, hanno approvato una dichiarazione finale che prevede anche la creazione di un comitato permanente di lavoro formato da 15 persone e destinato a promuovere la causa portoricana.

Il leader del PIP (partido intependentista de Puerto Rico), Rubén Berríos ha dichiarato che lo scopo della dichiarazione e dell’incontro era creare, attraverso tutti i governi e le forze politiche della regione, dei comitati di appoggio e solidarietà che riescano a formare una coscienza sociale, in modo che anche il Portorico possa entrare a far parte finalemente delle nazioni libere. “Il colonialismo che ancora domina il Portorico è un affronto per l’intera America Latina, siamo l’unica grande colonia che rimane ancora al mondo”, ha segnalato Berríos, ricordando la lunghissima lotta dei portoricani per la liberazione.

La dichiarazione stabilisce anche l’appoggio dei delegati del comitato alle campagne per il raggiungimento di una pronta scarcerazione dei prigionieri politici portoricani attualmente detenuti nei carceri statunitensi. Tra questi si ricordano Carlos Alberto Torres, Oscar López Rivera e Haydée Beltrán, detenuti da 25 anni, e José Pérez González, condannato a cinque anni di prigione per essersi opposto ai bombardamenti della marina degli Usa sull’isola di Vieques, territorio ed acque portoricane.

Il presidente di Panama neo-membro del Consiglio di Sicurezza Onu, Martín Torrijos, ha sottolineato che l’America Latina ha l’obbligo di incoraggiare un dialogo mirato ad ottenere l’indipendenza del Portorico dagli Stati Uniti. “Non si può più giustificare nessuna forma di colonialismo nel XXI secolo”, sono state le sue parole nel discorso conclusivo, nel quale ha aggiunto: “Per i popoli latinoamericani aiutare a correggere quest’anomalia deve essere priorità assoluta”.


portorico libero
Storia di Portorico:

Nel 1898 gli USA invadono Portorico. Gli USA instaurano un governo militare che dura fino al 1990 e un regime civile di carattere assolutista: si impone la lingua inglese in tutto il sistema educativo del paese, come tecnica di assimilazione culturale, finché le lotte del popolo restituiscono nel 1948 la lingua di Portorico, lo spagnolo, alle scuole pubbliche dell'isola. Nel 1917 il governo degli USA impone la cittadinanza nordamericana ai Portoricani, nonostante l'opposizione unanime della Camera dei Delegati, in quel momento unico corpo legislativo di elezione popolare. Tale cittadinanza ha permesso agli USA d'inviare i Portoricani in guerre dove essi sono morti in maggior numero che i nordamericani. Le relazioni tra USA e Portorico sono configurate da quanto stabilito dal Tribunale Supremo Nordamericano: "Portorico appartiene agli Stati Uniti, ma non è parte degli Stati Uniti". Questo stesso Tribunale riconosce la sovranità piena del Congresso USA su "la proprietà di Portorico", acquisita come bottino di guerra al termine della Guerra Ispanoamericana, bottino che include sia la terra che gli abitanti.

A questo sistema di controllo assoluto si sono affiancati programmi di esperimenti umani che in alcuni casi hanno assunto carattere di genocidio, come gli esperimenti di tecniche anticoncezionali sulle donne, fino ad arrivare alla sterilizzazione di circa un terzo della popolazione femminile in età fertile; gli esperimenti sugli effetti delle radiazioni; gli esperimenti di iniezione di cellule cancerogene in pazienti che non erano soggetti volontari.

A quanto detto occorre aggiungere l'esodo massiccio della popolazione, che ha avuto come risultato l'emigrazione di quasi metà del popolo portoricano verso gli USA. Sia la politica di emigrazione forzosa che la sterilizzazione di massa delle donne sono condannate dalla convenzione sul genocidio, approvata dalle nazioni unite nel 1948, che definisce il genocidio come azioni effettuate "con intenzione di distruggere parzialmente o totalmente un gruppo nazionale, deliberatamente imponendo al gruppo condizioni di vita mirate a produrre la sua distruzione fisica totale o parziale e imponendo misure destinate a evitare le nascite nel gruppo".

Le Nazioni Unite, sia nella Carta che nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e nelle Convenzioni Internazionali sui diritti economici, sociali e culturali, politici e civili, stabiliscono non solo che la libera autodeterminazione è un diritto umano fondamentale ma anche che il conseguimento della stessa è imprescindibile al fine di conseguire ogni altro diritto. Da qui il ruolo fondamentale dell'ONU nella lotta al colonialismo. Di qui anche le sue risoluzioni che dichiarano il colonialismo crimine contro l'umanità e l'appello affinché nell'anno 2000 il colonialismo, come sistema di dominazione razzista e oppressiva, sparisca dalla Terra.

Dal 1972, il Comitato di Decolonizzazione delle Nazioni Unite ha riconosciuto il diritto di Portorico alla libera autodeterminazione e indipendenza; dal 1973 l’Onu ha chiesto agli USA che assumano tutte le misure necessarie perché Portorico possa esercitare tale diritto.

Gli USA hanno ignorato completamente queste richieste e, tutt'ora, il caso coloniale di Portorico è ancora senza soluzione. Il persistere di questa relazione coloniale è condannato da tutte le componenti ideologiche del paese, anche da coloro che aspirano all'annessione al paese dominante.

Nel febbraio 2000 quasi 100.000 portoricani si sono radunati (per quella che è stata probabilmente la più grande dimostrazione popolare mai organizzata nella storia del paese) per protestare contro i progetti della marina degli Stati Uniti di riprendere le esercitazioni sull'isola di Vieques. La folla sventolava bandiere portoricane e striscioni con richieste di pace. Nonostante le affermazioni degli organizzatori circa la non politicità della manifestazione, molti membri del Partito Indipendentista vi hanno preso parte. Il 24 aprile 2001, il governo portoricano promulgò una legge che proibiva le attività che producevano più di 190 decibel di rumore; gli ufficiali statunitensi ammisero che i ripetuti bombardamenti su Vieques infrangevano la nuova legge ma stabilirono che comunque avrebbero continuato a bombardare. Nel giugno 2001, invece, l'amministrazione statunitense dichiarò che la marina avrebbe smesso le esercitazioni a Vieques a partire dal primo maggio 2003. Grazie alla fortissima mobilitazione popolare la data di chiusura è stata rispettata. L'area dovrà essere smilitarizzata, decontaminata dall'uranio impoverito, restituita ai portoricani affinché sia avviato il suo sviluppo sociale ed economico sulla base della ecocompatibilità.

Il caso coloniale di Portorico rivela la relazione disuguale tra un paese piccolo, dominato e un paese grande, dominatore, relazione in cui ha la meglio l'abuso continuato del diritto. Davanti a questa debolezza di Portorico sotto l'amministrazione coloniale degli USA, è necessario che si alzi la voce morale dell'America Latina e del Caribe per reclamare l'immediata cessazione del colonialismo in Portorico e la scarcerazione dei suoi prigionieri politici.

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