Studio del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla violenza sui bambini

Fonte: http://www.unicef.it

Il rapporto del Segretario Generale dell'ONU rivela i molteplici aspetti e le dimensioni del fenomeno della violenza sui bambini

Una ragazza in un centro di accoglienza per figli di prostitute a Calcutta (India)

Roma/New York, 12 ottobre 2006 - In contemporanea alla conferenza stampa del Segretario Generale ONU Kofi Annan a New York, oggi a Roma l'UNICEF Italia e l'OMS Ufficio Regionale per l'Europa, in collaborazione con la SIOI e l'UNICRI, hanno presentato il Rapporto delle Nazioni Unite sulla violenza sui bambini.

Alla conferenza stampa, introdotta da Giovanni Conso, Presidente emerito della Corte Costituzionale e Presidente del Comitato per i diritti umani della SIOI e moderata da Daniela Salvati, Liaison Officer dell'UNICRI, sono intervenuti Rosy Bindi, Ministro delle Politiche per la Famiglia, Paolo Ferrero, Ministro della Solidarietà Sociale, Daniela Melchiorre, Sottosegretario di Stato alla Giustizia.

Il rapporto è stato presentato da Antonio Sclavi, Presidente dell'UNICEF Italia, e da Francesca Racioppi, Responsabile del Programma Prevenzione della Violenza e dei Traumatismi - OMS Europa.

Secondo quanto rivela lo Studio del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla violenza sui bambini, presentato ieri sera all'Assemblea Generale dell'ONU e oggi alla stampa, il fenomeno della violenza sui bambini rimane nascosto e spesso socialmente accettato.

Per la prima volta, un unico documento fornisce una prospettiva esaustiva e globale sui molteplici aspetti e sulle dimensioni del fenomeno.

La violenza sui bambini comprende la violenza fisica, quella psicologica, la discriminazione, l'abbandono e il maltrattamento.

Essa varia dall'abuso sessuale tra le mura domestiche alle punizioni corporali e umilianti nella scuola; dal ricorso alla costrizione fisica negli asili alle brutalità subite per mano dei funzionari preposti all'applicazione della legge; dagli abusi e l'abbandono in istituti alle lotte tra bande nelle strade, dove i bambini giocano o lavorano; dall'infanticidio al cosiddetto "omicidio d'onore".

«Il modo migliore di occuparsi della violenza contro i bambini è fermarla prima che sia commessa», afferma il Professor Paulo Sérgio Pinheiro, l'esperto indipendente che il Segretario Generale ha incaricato di condurre lo studio.

«Ognuno ha un ruolo da svolgere, ma gli Stati devono assumersi la responsabilità principale. Questo significa proibire tutte le forme di violenza contro i bambini, ovunque si verifichino e a prescindere da chi sia a commetterle, investendo nei programmi di prevenzione per affrontare le cause di fondo del fenomeno.

Le persone devono essere considerate responsabili delle loro azioni, ma una solida cornice legale non può essere costituita da sole sanzioni. Si tratta altresì di inviare un segnale deciso e inequivocabile che la società non accetterà alcuna violenza contro i bambini».

Lo Studio, che integra i punti di vista dei diritti umani, della salute pubblica e della protezione dell'infanzia, si incentra su 5 contesti nei quali si perpetrano violenze sui bambini: la casa e la famiglia, la scuola e le altre strutture educative, gli istituti (d'accoglienza e penali), il posto di lavoro e la comunità d'appartenenza.

Atti di violenza efferata contro i bambini possono far notizia, ma lo Studio conclude che per molti bambini la violenza è una routine, è parte della loro realtà quotidiana.

Sebbene gran parte delle violenze sui bambini rimangano sommerse o non vengano denunciate, con la conseguenza di sottostimatare la portata del problema, le statistiche del rapporto rivelano un quadro sconcertante:

  • L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che nel 2002 almeno 53.000 bambini tra 0 e 17 anni siano stati assassinati.
  • Secondo le ultime stime dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), nel 2000 erano 5,7 milioni i bambini coinvolti in attività lavorative forzate o ridotti in semi schiavitù, 1,8 milioni nel giro di prostituzione e pornografia, 1,2 milioni vittime del traffico di esseri umani.
  • In 16 paesi in via di sviluppo analizzati da una ricerca globale sulla salute, la percentuale di bambini in età scolare che ha raccontato d'esser stata vittima a scuola d'atti verbali o fisici di bullismo nei 30 giorni precedenti la ricerca variava dal 20% in certi paesi al 65% in altri.
  • Secondo lo Studio, i bambini rinchiusi nei centri di detenzione sono frequentemente sottoposti a violenze compiute dal personale stesso degli istituti, sia come forma di controllo sia come punizione, spesso per infrazioni minime. In 77 paesi, gli istituti penali riconoscono punizioni corporali e altre punizioni violente come misure disciplinari legali.

Sebbene le conseguenze possano variare in base alla natura e alla gravità della violenza inflitta, le ripercussioni a breve e lungo termine sui bambini sono spesso gravi.

I segni fisici, emotivi e psicologici della violenza possono avere conseguenze pesanti sulle potenzialità di sviluppo, la salute e le capacità d'apprendimento del bambino. Le ricerche dimostrano che essere sottoposti a violenze durante l'infanzia è strettamente associato all'insorgere in età adulta di comportamenti rischiosi per la salute, come fumare, abusare di droghe e alcool, l'inattività fisica e l'obesità.

A loro volta, questi comportamenti contribuiscono ad alcune delle cause di malattia e morte, tra cui cancro, depressione, suicidio e problemi cardiovascolari. «Che avvenga in famiglia, a scuola, nella comunità, negli istituti o sul posto di lavoro, gli operatori sanitari sono in prima linea nella risposta alla violenza contro i bambini», ha dichiarato il Direttore generale ad interim dell'OMS Anders Nordström.

«Dobbiamo dare il nostro contributo affinché tale violenza sia innanzitutto prevenuta sul nascere e, dove si verifichi, i bambini ricevano i servizi d'assistenza migliori possibili, per ridurne gli effetti dannosi. Gli Stati devono perseguire politiche e programmi di efficacia comprovata, diretti ai fattori che generano tale violenza, e garantire lo stanziamento di risorse adeguate per affrontare le cause di fondo, monitorando i risultati ottenuti dagli interventi».

«La violenza sui bambini costituisce una violazione dei loro diritti umani, una realtà inquietante delle nostre società», ha affermato Louise Arbour, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. «Tale violenza non può mai essere giustificata, sia essa commessa per ragioni disciplinari o per tradizioni culturali. Non esiste un accettabile 'livello ragionevole' di violenza. La violenza legalizzata contro i bambini in un contesto specifico rischia di creare una tolleranza generalizzata verso la violenza sui bambini».

«La violenza esercita effetti durevoli non solo sui bambini e le loro famiglie, ma anche sulle comunità e le nazioni»
, ha dichiarato il Direttore generale dell'UNICEF Ann Veneman. «Accogliamo con favore questo studio completo sull'impatto della violenza contro i bambini».

Il rapporto del Segretario Generale dell'ONU si auspica l'adozione di una vasta gamma di interventi al fine di prevenire e contrastare la violenza sui bambini in tutti i contesti in cui venga perpetrata.

Le dodici raccomandazioni in esso contenute abbracciano aree quali i sistemi e le strategie nazionali, la raccolta dati e la certezza della risposta.

A livello mondiale, il rapporto auspica la nomina di un Rappresentante speciale per la violenza sui bambini, con un mandato iniziale di 4 anni, che agisca quale tutore d'alto profilo per la promozione della prevenzione e dell'eliminazione di ogni violenza e incoraggi la cooperazione e interventi che diano seguito alle iniziative.

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Visita lo speciale dedicato al Rapporto ONU sulla violenza sui bambini

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