Romanzo criminale 5 big brother Ita

Fonte: http://www.ecplanet.com/

di: Alessio Mannucci

È un'impiegata dell'ufficio security Telecom Italia il testimone chiave che ha svelato ai pm tutti i segreti delle intrusioni nel sistema RADAR, il “ventre molle” della rete Telecom in cui gli indagati si inserivano - senza lasciar tracce - per rubare tabulati e dati sensibili: “mi venivano fatte telefonicamente o con biglietti manoscritti richieste su utenze che risultavano poi in contatto con gente del mondo dello spettacolo, dello sport, degli enti come il Banco di Roma. Allora ho iniziato a conservare copia o originali delle richieste. Ho tenuto per mia tutela questi documenti !”.

Il lavoro della donna è stato certosino. Ha preso debita nota di tutte le richieste. Ha chiuso nei suoi dossier l'elenco dei lavori fatti e i risultati. Poi, ultimata la sua testimonianza, ha girato alla polizia giudiziaria il suo fornitissimo archivio. Un contributo fondamentale per penetrare nei segreti del sistema RADAR, la cui decodificazione, a quanto pare, è ancora ai primi passi.

Gli spioni privati, ingaggiati e pagati da Pirelli e dalla sua controllata Telecom Italia, hanno raccolto migliaia di “fascicoli” sul conto di politici, uomini di finanza, banchieri e finanche su arbitri e manager di calcio: decine e decine di migliaia di “x-files”, una “schedatura” così ramificata da far invidia a quella dei tempi del SIFAR del generale Giovanni De Lorenzo. L' “archivio” è all'esame della procura di Milano. Non si è ancora capito bene (e mai forse lo si capirà) per conto di chi veniva effettuato questa incredibile mole di lavoro sporco.

I tecnici dei pubblici ministeri sono riusciti ad entrare in un mega-archivio super-protetto grazie alla password fornitagli dallo “spione” capo, Emanuele Cipriani, 45 anni, boss di un'importante agenzia d'investigazione, la Polis d'Istinto, da tre lustri al centro di un network d'intelligence messo su da Giuliano Tavaroli, 46 anni, già responsabile della sicurezza di Telecom (finito in carcere). Entrambi sono accusati di “associazione per delinquere finalizzata alla rivelazione del segreto istruttorio” (da una costola di quest'inchiesta erano già saltate fuori le manovre contro Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini, ndr).

I dossier riservati per Telecom e Pirelli erano registrati su un computer custodito in cassaforte e, appena trasmessi, venivano distrutti per sfuggire a controlli o blitz improvvisi. Una dipendente della Polis D'Istinto ha spiegato ai pm i rapporti tra l'agenzia di investigazioni di Cipriani e la Pirelli. “Pirelli era uno dei nostri migliori clienti - racconta la donna agli inquirenti - e i mandati erano eseguiti regolarmente”, anche se, “c'era una notevole sproporzione tra il lavoro in concreto svolto e i compensi richiesti in cambio”. La dipendente ha parlato di due società che fanno capo a Cipriani: la Sistem Group, che si occupava di gestione di conto correnti e delle attività economiche di artigiani, impiegati e piccoli risparmiatori, e una società estera, la Worldwide Consultants Security. Proprio a proposito di questa società la donna ricorda: “... le fatture della WCS indirizzate alla Pirelli venivano compilate da Emanuele negli uffici della Polis di sabato, quando eravamo chiusi, e conservati su un disco rigido estraibile, conservato in una cassaforte , di cui solo lui aveva le chiavi”. Le fatture venivano compilate dalla donna una volta al mese. “Una volta stampate le fatture, Cipriani si occupava personalmente di recapitarle al commercialista di Milano (Marcello Gualtieri), perché questo secondo modalità a me sconosciute le spedisse a Londra dove materialmente poi venivano ritrasmesse alla Pirelli, perché ufficialmente risultasse la provenienza dall'estero. A quanto mi risulta i pagamenti delle fatture avvenivano estero su estero. Il conto della WCS era infatti all'estero, Cipriani mi parlava delle Isole Vergini”.

Ad un certo punto, gli “x-files” di Pirelli-Telecom si incrociano allo scandalo del calcio. Secondo quanto raccontato da Emanuele Cipriani ai magistrati, nei file illegali della Polis d'Istinto ci sono alcuni dossier raccolti, su input dell'Inter di Massimo Moratti e ordine di Marco Tronchetti Provera, contro l'arbitro Massimo De Santis, il direttore sportivo di Messina e Genoa Mariano Fabiani, il direttore sportivo del Catanzaro Luigi Pavarese. Ai pubblici ministeri, circa tre anni fa, era stata segnalata la confessione che l'arbitro Danilo Nucini aveva affidato “in privato” al presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti (recentemente scomparso). La “giacca nera” aveva raccontato “il metodo Moggi”: le pratiche occulte utilizzate per aggiustare i risultati prima della partita; le modalità e i luoghi degli incontri clandestini del direttore della Juve con gli arbitri “addomesticati”; addirittura, aveva indicato i numeri di telefono “coperti” utilizzati dalla “banda” per comunicare in sicurezza. Facchetti invitò Nucini a incontrare i magistrati. Nucini va in procura, ma non conferma le sue accuse. Facchetti affida la decisione al patron della squadra, Massimo Moratti. Che rinuncia alla testimonianza per non “compromettere” il presidente del club. Il club neroazzurro si rivolge allora alla rete spionistica di Telecom, alla Polis d'Istinto di Emanuele Cipriani, per venire a capo della presunta corruzione di Massimo De Santis, indicato da Nucini come uno dei protagonisti del metodo Moggi.

Ricordiamo che Moratti, Tronchetti Provera, ex capo della Telecom, e Guido Rossi, chiamato prima a dirigere la Federcalcio dopo lo scandalo Moggi e poi chiamato a dirigere la Telecom, dopo le dimissioni di Tronchetti Provera, sono soci sia in Telecom che nell'Inter.

Gli incroci tra capitalismo, poteri forti e poteri occulti appaiono dunque sempre più inestricabili (e non è certo una novità, ndr). I nomi di alcuni arrestati tornano infatti ripetutamente in altre vicende che hanno visto nel ruolo di “spiati” e intercettati uomini politici, giornalisti, calciatori, arbitri, magistrati e giudici: dal Laziogate a “Calciopoli” passando per il rapimento dell'ex imam di Milano Abu Omar. Senza dimenticare la morte di Adamo Bove (altro dirigente della sicurity Telecom) su cui, fanno sapere dalla procura di Napoli, si continua ad indagare con l'ipotesi di «istigazione al suicidio».

Un capitolo dell'inchiesta è dedicato anche, guarda caso, ai «rapporti pericolosi tra Cipriani e Tavaroli e i Servizi segreti».

Ma come funzionava, nel dettaglio, la rete spionisitica illegale messa su da Pirelli e Telecom ?

Un lavoro accuratissimo portato avanti con la collaborazione di pubblici funzionari infedeli capaci di violare le banche dati del Viminale, della Banca d'Italia, degli uffici della pubblica amministrazione: si interrogano le conservatorie dei registri immobiliari, gli archivi notarili, il pubblico registro automobilistico, il registro navale, l'anagrafe tributaria; si scava negli istituti di credito, nei fondi di investimento, nelle società finanziarie; si annotano i soggiorni all'estero, la presenza abituale in luoghi di villeggiatura. Quasi sempre, gli accertamenti sono estesi al coniuge o ai figli, alle persone fisiche o giuridiche, società, consorzi, associazioni del cui patrimonio il poveretto “schedato” risulta poter disporre “in tutto o in parte, direttamente o indirettamente”. I file si arricchiscono dei tabulati telefonici del maggiore gestore italiano di telefonia - sono documenti che permettono di ricostruire l'intera mappa dei contatti del “soggetto di interesse” - in qualche caso, delle intercettazioni della magistratura, dato che Giuliano Tavaroli ha controllato, fino a qualche tempo fa, il Centro Nazionale Autorità Giudiziaria (CNAG) dove transitano tutte le richieste d'intercettazione dell'autorità giudiziaria.

In teoria, dunque, le schede degli spioni possono raccogliere anche intercettazioni abusive perché è possibile attivare una “linea di ascolto” senza decreto giudiziario in quanto a priori non c'è alcun controllo (soltanto a posteriori è possibile risalire alla traccia che lascia l'attivazione della linea di intercettazione: sono le tracce che i magistrati ora stanno cercando). Lo schema d'investigazione appare molto simile, se non identico, alle indagini per mafia o riciclaggio. Anche nel caso delle schedature illegali, infatti, l'obiettivo degli “spioni” è l'accertamento di una sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti. Con un vantaggio rispetto alle polizie: la Polis d'Istinto appare in grado misteriosamente di compiere senza difficoltà anche accertamenti patrimoniali all'estero.

Per il momento, è emerso che l'archivio illegale raccoglie più o meno i nomi dell'intera classe dirigente - politico, economica, finanziaria - del Paese. Ci sono tutti i protagonisti della scalata di Bpi ad Antonveneta e di Unipol a Bnl, per dire. Gli industriali e i finanzieri che scalarono nel 1999 la Telecom. I politici e gli uomini di governo che guardarono con interesse a quell'operazione.

Emanuele Cipriani sostiene che il suo lavoro è stato regolarmente commissionato, attraverso Giuliano Tavaroli, dal presidente Marco Tronchetti Provera. Quest'ultimo dice che Telecome e Pirelli sono “parti lese” (solita teoria del complotto, ndr). Ha anche mostrato ai magistrati le fatture regolarmente emesse da Pirelli-Telecom (anche se per prestazioni definite negli archivi delle società in modo molto generico): più o meno quattordici milioni di euro, anche se Cipriani preferisce farsi pagare in sterline e a Londra. Da dove curiosamente il denaro comincia a muoversi come in un vortice. Montecarlo. Svizzera. Infine, l'approdo in un conto della Deutsche Bank del Lussemburgo, intestato alla Plus venture management, società off shore con base nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Se si tratta di denaro regolare, perchè mai fargli compiere il giro del mondo ? Inoltre, se è stato Marco Tronchetti Provera a commissionare quei dossier, perché alcuni fascicoli riguardano lo stesso Tronchetti e gli affari di sua moglie Afef ?

Da parte sua, Tronchetti Proera dichiara che, in tutta questa vicenda, Pirelli e Telecom sono parti lese. È la solita teoria del complotto, abbracciata prontamente anche da “Lucky” Luciano Moggi (ma perchè è ancora a piede libero ?, ndr): intervistato da Mentana a Matrix, ha lasciato intendere che lo scandalo di calciopoli è stato frutto di una macchinazione ordita dall'Inter ai suoi danni e della Juventus. Ha poi aggiunto: “sono una persona per bene”.

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