Onu, Italietta a servizio

Fonte: http://www.rinascita.info/

L’Onu non è l’assemblea delle nazioni, ma sempre più sta diventando un inutile organismo figlio della seconda guerra mondiale e sempre più prono agli ordini atlantici, non a caso gli Usa hanno pagato per anni gran parte dei faraonici conti del Palazzo di Vetro. E se l’assemblea generale è quasi un dinosauro paralizzato, il suo organismo “esecutivo”, il Consiglio di Sicurezza, è la più chiara espressione di un mondo inamidato dal risultato dell’ultimo conflitto mondiale. Quindici le nazioni chiamate a farne parte. Cinque soltanto, però, sono i membri permanenti, cioè i vincitori del 1945 (Russia, Cina, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna): non a caso l’Onu nacque a San Francisco nel giugno 1945, ancor prima che terminasse la guerra con l’ultima inutile carneficina atomica dei criminali Usa. Le decisioni in CdS devono essere prese a maggioranza qualificata (nove su quindici), ma tra i favorevoli devono comunque esserci tutti e cinque i membri permanenti, creando così, di fatto, un diritto di veto. Gli altri ruotano con un mandato biennale, ma ogni anno se ne rinnovano cinque. Congo, Ghana, Perù, Qatar e Slovacchia sono appunto i 5 membri non in scadenza di mandato. Le nazioni facenti parte del CdS dovrebbero essere rappresentative della loro regione geografica, ma non vengono votate soltanto dalle nazioni della loro regione con il risultato che grazie anche al voto di piccolissime nazioni di fatto satelliti del Nuovo Ordine Mondiale il Sud America potrebbe essere rappresentato dal filo americano Guatemala piuttosto che dal Venezuela. Il voto di ieri non ha dato esito, perché molti sono stati gli astenuti (tra i quali l’Italia e il Cile). Il Venezuela può contare sull’appoggio del Mercosur, l’alleanza economica del Sudamerica di cui fanno parte Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, oltre che di Cuba e della Lega Araba. Il Guatemala è invece sostenuto da Stati Uniti, Canada, Messico, alcune nazioni del Centroamerica, oltre che dalla Ue. L’elezione del Venezuela non sarebbe certo determinante per le sorti del CdS, ma sarebbe un segnale importante, perché almeno per due anni potrebbero mettere alla frusta gli Usa, magari trovando qualche sponda nella Russia e nella Cina. Elette ieri, secondo copione, Italia e Belgio in sostituzione di Danimarca e Grecia per la regione europea: due candidati per due posti. Il Sud Africa, anche qui un solo candidato per un posto, sostituisce invece la Tanzania per il biennio 2007-2008. L’Indonesia ha battuto il Nepal che le contendeva l’unica poltrone disponibile per un Paese asiatico. Per il momento la politica italiana ha scelto il basso profilo, ma presto qualcuno potrebbe essere tentato di spacciare l’elezione dell’Italia nel CdS come una grande vittoria della nostra diplomazia e un riconoscimento per l’impegno internazionale (militare) in mezzo mondo. Purtroppo questo è soltanto il segnale che l’Italia è considerata un buon servitore dagli atlantici. Nei prossimi due anni conteremo infatti le volte nelle quali l’Italia si sarà schierata con il fronte dei popoli liberi e quante altre sarà stata supina alla volontà del padrone di Washington.

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