Noi caschi blu: umiliati e minacciati

Fonte: http://www.effedieffe.com/
Maurizio Blondet

Il lettore Edoardo P.: «Stamattina 19 settembre sul Gr3, non ripreso da nessun altro, il comandante del contingente italiano al confine Libano-Israele ha affermato che le violazioni della ‘linea blu’ da parte dell’esercito e dell’aviazione israeliana sono quotidiane». Dunque subito, anzi prima di cominciare, siamo già a quel che si paventava: l’umiliazione di una forza armata che deve assistere impotente alle violazioni che è stata inviata ad impedire. E ovviamente, il violatore è ben noto. La forza d’interposizione ONU, Unifil, è sulla «linea blu» dal 1978: e in questi 26 anni ha avuto 261 morti, fra cui dodici civili. Tutti e ciascuno, senza eccezioni, ammazzati dal piccolo debole Israele, sempre timoroso per la sua stessa esistenza. Nessun giornale ha mai parlato di questi delitti - ciascuno dei quali è un crimine di guerra, una violazione delle convenzioni di Ginevra, in quanto aggressione di una forza neutrale, equiparabile alla Croce Rossa - per ovvii motivi: Giuda controlla e intimidisce i media nel mondo. Nella «guerra della percezione» in atto, controlla tutte le armi. Conosceremmo i nomi di ciascuno di questi caduti, se fossero stati uccisi da Hezbollah o da musulmani. Invece ignoriamo chi fossero quei Sikh, pakistani, figiani, poveri soldati del terzo mondo mandati lì a subire una morte umiliante e silenziosa per mano dell’arrogante mondiale. Poveri animali parlanti, poveri servi noachici. Segnalavano da 26 anni le continue violazioni, le incessanti arroganti intrusioni: nel silenzio, accuratamente dimenticati. Ciò non è solo un crimine contro la pace, degno di Norimberga. Né il silenzio dei media indica solo la complicità ben nota del cosiddetto Occidente, il pregiudizio per cui Israele ha sempre ragione, e gli altri sempre torto. Quel silenzio mediatico è ciò che vanifica e scredita l’ONU: la cui legittimità non consiste nell’essere il germe del «governo mondiale» per cui la crearono i poteri bancario-massonici mondialisti, ma nell’opinione pubblica che la crede - a torto o a ragione - come il garante della pace, l’ultima istanza dell’umanità. Sottrarre all’opinione pubblica l’informazione sulle violazioni, significa far mancare all’ONU la sola forza di cui dispone: l’appoggio e lo sdegno dei popoli per gli ingiusti malvagi. Le missioni ONU durano decenni, e smettono presto di far notizia. Nessun giornalista viene inviato sul posto a vedere come stanno le cose (inutile: Israele è la civiltà, quelli che opprime sono la barbarie: l’Occidente non è «giudeo-cristiano»?). Nessun giornale consulta le pubblicazioni ONU che aggiornano le violazioni, e il numero degli inermi Caschi Blu caduti per denunciarle. L’arrogante, il criminale, mentre ammazza i poveri garanti mondiali, ha persino la faccia di lamentarne l’impotenza. «L’Unifil è una barzelletta: è qui da 26 anni, e ci sono state tante scaramucce…», ha detto Itamar Rabinovich, ambasciatore israeliano, il 20 luglio 2006, nei giorni in cui il suo piccolo debole Paese (sempre-minacciato-nella-sua-esistenza) distruggeva in Libano ogni cosa. Ed Ehud Olmert il primo ministro, il 2 agosto 2006, dopo l’aggressione israeliana in Libano parzialmente respinta da Hezbollah: «Guardate cosa è successo: avete mai sentito di un tentativo dell’Unifil di prevenire gli attacchi ad Israele, tanto per cominciare? Non sono utili, e per questo non ci piacciono».

Non ci piacciono perciò li ammazziamo.
Purissima Chutzpah, spirito ebraico equivalente al partenopeo «chiagni e fotti». Avete mai letto su qualche giornale la sommessa risposta del portavoce dell’Unifil a queste derisioni? «L’Unifil è venuta qui nel 1978. E subito siamo stati accusati (non c’erano ancora Hezbollah qui) di stare dalla parte dei palestinesi. Una forza di pace non viene con nemici predeterminati. Non ci sono nemici per una forza di mantenimento della pace, e l’Unifile lo è. Non è una forza di combattimento israeliana o una forza anti-terrorismo, come vorrebbero loro. Poiché non facciamo i loro diretti interessi, ci denigrano quanto più possono»: così disse il 26 luglio il portavoce, Timur Goksel. Un serio giurista turco, ma non importa. Nessun TG ha riportato le parole di questo animale parlante, un goy che - come insegnano i rabbini ai loro scolari nelle loro madrasse, chiamate yeshivot - «non avrà parte del mondo a venire». E adesso ci sono i nostri soldati, in quella posizione umiliante. Costretti a vedere i crimini e le intrusioni del violatore, e a tacere. La pericolosità della loro posizione è anche maggiore della loro vergogna: il violatore della tregua è il terzo esercito del mondo, la prima potenza nucleare del Mediteraneo, e la più aggressiva e modernamente armata (noi, cannoni ed aerei anni ‘50). Non passerà molto che Hezbollah ci chiederà di chiudere un occhio sulle sue violazioni, visto che ne abbiamo chiusi due a favore del potente e prepotente super-armato. Gli si potrà dar torto? I media daranno torto, tutti, in coro. Intanto, sul nostro governo di goym già pesano avvertimenti e minacce. Per la penna di Carlo Pelanda, che attinge evidentemente a fonti molto interne al regime israeliano per avvertire Prodi a non trattare con Ahmadinejad. La forza di interposizione al confine con i Libano. Ecco una stralcio di questa prosa tracotante: «La sostanza è che la politica israeliana sta svoltando pericolosamente da una posizione di tradizionale trasparenza a una di opacità, dalla netta posizione occidentalista ad una ambigua. Che avrà conseguenze concrete peggiori di quelle dell’eventuale danno causato all’ENI [che ha contratti con l’Iran] o alle nostre truppe a seguito di un netto schierarsi contro il nazismo islamico iraniano». Ecco la minaccia, trasparente, a nome di Israele: le vostre truppe sono ostaggio nostro, nelle nostre mani super-armate. Ma non basta. Di nuovo Pelanda: «Prodi non sa - lo informo io - che è considerato inaffidabile sia dagli iraniani sia dagli alleati… Eviti almeno l’incontro con Ahmadinejad finchè non avrà dall’intelligence i rapporti su cosa esattamente si pensa di lui (Prodi -«il libanese») nei governi che contano. Eviti la foto in cui un leader italiano stringe la mano al nazista islamico. Rinunci alla tentazione del denaro iraniano: è soldo del demonio, sul serio». Sa tutto, Pelanda, di cosa dicono di Prodi i «governi che contano», ossia Israele. Lo deridono, «Prodi il libanese», e presto di queste derisioni gli riferiranno i nostri servizi italiani, che ricevono le informazioni direttamente dal Mossad, di cui sono grati scodinzolanti subalterni. Pelanda è in grado di anticipare, ha il filo diretto (è sempre stato bravissimo a far intendere di avere fili diretti, tutta la carriera di questo personaggio si è costruita così). Interessante e velenosa l’allusione al denaro iraniano, «soldo del demonio, sul serio», venuta da qualche dossier riservato. E Prodi non si faccia fotografare col nazista islamico...

Che farà Prodi?
Probabilmente un urgente pellegrinaggio espiatorio a Yad Vashem o come-si-chiama, con foto con kippà calzata comprovante il suo status d’ìnferiore nell’unica religione obbligatoria rimasta, il «culto della shoà». Non lo deploreremo per questo, la pelle è pelle. Chi scrive, del resto, non può che detestare il loschissimo governo delle nostre losche sinistre d’affari; ma la prospettiva di vederlo sostituito con un altro Berlusconi-Kippà gli provoca urti di vomito: alla meglio una DC in sedicesimo, alla peggio un comitato di servi noachici, pronti al suicidio politico per obbedire alla razza superiore. Meglio che Prodi calzi la kippà per la foto-ricordo. Lo faccia, se non altro, per i nostri soldati che ha messo sulla linea del fuoco velenoso. Lo spirito con cui i nostri soldati vanno a questa missione è ben cosciente della vergogna che li attende. Basta leggere il sito «Pagine di Difesa», dove un ufficiale di nome Franco Apicella scrive della «ipocrisia dell’Unifil», ed aggiunge: «Resta da vedere se e chi riuscirà a compiere la missione assegnata. In Libano il successo iniziale è stato generosamente distribuito tra ONU, Europa e alcuni Paesi. La migliore premessa per lasciare orfana una eventuale sconfitta». Sanno già che saranno loro gli sconfitti, loro i capri espiatori. E che il regime giudaico sputerà su di loro: «Non sono utili…non disarmano gli Hezbollah». L’umiliazione delle nostre armi, dei nostri Caschi Blu, è già cominciata. Lo dice una notizia ANSA: «Beirut, 20 settembre - I bulldozer dell’esercito di Tel Aviv distruggono frutteti e spianano suoli per consentire la sorveglianza sul territorio libanese da oltre il confine, sotto gli occhi delle forze Unifil. A scriverlo è oggi il quotidiano libanese in lingua inglese, The DailyStar, che documenta le sue affermazioni anche con la fotografia di un bulldozer che ‘sradica alberi d’ olivo e distrugge campi coltivati a Yarin, vicino Tiro’». In quella località i bulldozer israeliani, secondo il quotidiano, hanno cominciato queste operazioni lunedi, danneggiando molti campi coltivati e impedendo agli agricoltori di ispezionare le proprie terre. «I bulldozer israeliani - ha etto Shaker Afleh al giornale - hanno devastato la mia terra e sradicato gli alberi da frutta che avevo piantato». «I bulldozer hanno spianato terreni per due giorni, nel tentativo di estendere la ‘Linea Blu’ a spese della nostra terra», afferma Abdallah Abu Dellah, (la linea di confine prevista da specifici accordi ndr) denunciando che molti altri suoi familiari hanno subito danni analoghi. «Le forze internazionali non hanno fatto altro - aggiunge - che prendere nota delle violazioni quotidiane di Israele sul territorio libanese». «Pastori della zona hanno evitato di condurre al pascolo le proprie greggi per paura che i soldati israeliani sparassero contro di loro. Stanno tentando di eliminare il maggior numero di alberi - dice un altro abitante della zona, del quale non viene indicato il nome - per poter controllare facilmente il confine». La fonte manifesta il timore che vengano istallate cortine di filo spinato per creare una zona cuscinetto, come è avvenuto nei giorni scorsi nella zona di Kfar Fila, a est, e l’esercito libanese ha denunciato in quel caso all’Unifil violazioni della risoluzione 1701. L’agenzia di Stato libanese NNA, peraltro, segnala che bulldozer israeliani stanno scavando canali nella zona di Marjayun, per deporvi condutture che portino l’ acqua del fiume Wazzani verso l’abitato di Ghajar, sul confine orientale. Infine violazioni dello spazio aereo sono state compiute, secondo la NNA, martedi pomeriggio da ricognitori israeliani che hanno sorvolato diversi paesi circostanti la città di Tiro. Il giornalista dell’ANSA ha fatto il suo onesto mestiere. I direttori dei media italiani hanno fatto il loro, immondo, non pubblicando questa notizia. Che dice molto, che rivela tutto: Israele considera ogni territorio intorno come suo. Gliel’ha dato Geova, senza precisare i confini della terra promessa: sicchè Israele non dice mai pubblicamente quali confini considera suoi, di quante terre rubate si dichiarerà soddisfatta. La Bibbia non è chiara, e i talmudisti più ambiziosi parlano di un «grande Israele» che Geova ha dato ai suoi eletti «dal Nilo all’Eufrate». Non sembri una follia, gli eletti si sono dati le armi per prendersi tutto questo. Israele non rende conto a nessuno, non riconosce nessuna autorità internazionale. Fa quel che vuole, è il padrone. I nostri Caschi Blu sono carne da cannone per la razza eletta. Come quei 261 del passato.

Maurizio Blondet