La coca verde

Fonte: http://www.peacereporter.net/

La grande sala che ospita l’assemblea delle Nazioni Unite a New York nel corso degli anni ne ha viste veramente di tutti i colori. Ha visto i tacchi delle scarpe di Nikita Kruscev battere in modo violento contro il podio dal quale stava parlando l’ex numero uno del soviet. Nel 1974 ha visto il ramoscello d’ulivo, simbolo di pace, sventolare fra le mani del giovane Yasser Arafat, che era giunto fino al palazzo di vetro per proporre la fine della lotta armata e chiedeva l’impegno internazionale per risolvere la questione del popolo palestinese. Oggi, 2006, il podio della sala dell’Assemblea che ospitava il discorso del presidente boliviano Evo Morales, ha visto per la prima volta una foglia di coca vibrare leggiadra nell’aria.

Abito colorato, viso angelico, ad un certo punto del suo discorso Evo Morales ha estratto dalla tasca un’innocente foglia di coca e l’ha fatta vedere a tutti i presenti. E a tutti ha ricordato l’uso ancestrale che in Bolivia si fa della pianta della coca: dai medicinali alle tisane ma serve anche a far svanire la fame e la fatica da lavoro alle tremende altitudini degli altipiani boliviani. Morales, non si è certo risparmiato di offrire informazioni relative alla pianta all’Assemblea e ha soprattutto chiesto di non criminalizzare la foglia di coca solo perché il suo uso è stato snaturato dai narcotrafficanti. Il numero uno boliviano, che prima di darsi alla politica è stato un leader sindacale dei contadini cocaleros, ha chiesto come mai la foglia di coca che si usa per produrre Coca Cola sia legale, mentre quella boliviana utilizzata per produrre medicinali sia considerata fuorilegge. Non sono mancate le solite polemiche con gli Usa. “la foglia di coca è di colore verde, il colore rappresentativo della cultura andina e della speranza delle popolazioni indigene. Non è bianca come la cocaina”. Ma l’arringa di Morales è andata avanti “Vogliamo dire anche che le università statunitensi in collaborazione con quelle europee hanno studiato a fondo gli effetti della foglia di coca e hanno confermato che non danneggia assolutamente la salute umana”.

Comunque, sono narcotraffico e consumo di cocaina a preoccupare maggiormente gli stati occidentali, Usa in testa, ma anche per questo Morales sembra avere una soluzione. “Siamo coscienti del fatto che il narcotraffico sia un problema. Abbiamo, però, cercato di risolverlo”. La Bolivia contende a Haiti il triste record di paese più povero del continente americano e Morales ne è consapevole. “Siamo un paese con problemi economici ma abbiamo lottato contro il narcotraffico mettendo dei freni alla produzione.” Evo Morales, però, davanti all’assemblea delle Nazioni Unite ha voluto anche puntualizzare alcuni aspetti che non condivide nella politica estera degli Usa. “Gli Stati Uniti hanno detto che non accettano l’esistenza delle coltivazioni della pianta della coca e che ci possono mettere in condizione di modificare le nostre regole. Ecco io dico all’amministrazione statunitense che non cambieremo le nostre regole, e non accettiamo minacce da nessuno. Crediamo che la loro forma di lotta al narcotraffico sia uno strumento per colonizzare nuovamente i paesi andini. Questo non lo accettiamo e non lo permetteremo”. Il numero uno boliviano ha concluso il suo discorso parlando nuovamente all’amministrazione Bush. “La guerra alla droga non può essere uno strumento o un pretesto con il quale gli Usa sottomettono i Paesi della regione andina. Come hanno fatto con la guerra preventiva che hanno inventato per intervenire in alcuni paesi del Medio Oriente. Quindi chiedo all’Onu che vengano firmati accordi che aiutino a combattere il narcotraffico e non che questo sia scusa o pretesto per dominarci o per umiliarci”.

Alessandro Grandi