Il disprezzo della vita di un ragazzo

Fonte: Repubblica.it

Intercettato in carcere mentre parla del processo per la morte di Dirk Hamer, ucciso nel 1978 da una sua fucilata in Corsica

Vittorio Emanuele, cimici in cella "Ho fregato i giudici francesi"

Per queste parole il gip ha confermato il divieto d'espatrio. Ma ci sono anche insulti ai magistrati della procura potentina.

POTENZA - "Anche se avevo torto... devo dire che li ho fregati". Così, nella sua cella al carcere di Potenza, Vittorio Emanuele di Savoia si riferiva ai giudici francesi che lo hanno assolto per la vicenda di Dirk Hamer, ferito a morte da una fucilata del principe il 18 agosto 1978 sull'isola di Cavallo, in Corsica.

L'ammissione, registrata attraverso una microspia, è citata dal gip potentino Rocco Pavese per motivare la conferma del divieto di espatrio.

"Avevo torto, ma ero sicuro di vincere"
La conversazione (probabilmente con il gestore messinese di videogiochi Rocco Migliardi) è stata intercettata il 21 giugno da una cimice fatta mettere in cella dal pm Woodcock. L' indagato, scrive il gip, ammette di avere torto e di essere tuttavia uscito vittorioso. "Il processo - dice il principe al telefono - anche se io avevo torto... devo dire che li ho fregati... eccezionale, venti testimoni e si sono affacciate tante di quelle personalità pubbliche. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga".

"I giudici sono degli stronzi"
Il gip Pavese, nell'ordinanza del 4 settembre, cita anche una dichiarazione offensiva di Vittorio Emanuele verso i magistrati italiani, che lo hanno indagato per associazione a delinquere. "Sono dei poveretti, degli invidiosi, degli stronzi - dice al telefono a un conoscente il 28 luglio, dopo la liberazione - Pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando... sono dei morti di fame, non hanno un soldo. Devono rimanere tutta la giornata ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna".

Cinismo e disprezzo
Queste affermazioni, secondo il gip, mostrano "cinismo e disprezzo per la legittima attività investigativa e giurisdizionale, a ulteriore dimostrazione del persistere dell'esigenza cautelare". Il gip conferma quindi le motivazioni che il 27 luglio scorso avevano portato il tribunale del Riesame potentino a respingere la prima istanza di revoca: il pericolo di fuga, favorito dalla disponibilità di abitazioni all'estero, ingenti risorse economiche e una fitta rete di rapporti internazionali.

Nessun indulto
Secondo Pavese, queste motivazioni sono rafforzate dalle nuove intercettazioni e dal fatto che il principe, nell'interrogatorio davanti al pm (chiesto dalla difesa), "si è avvalso quasi integralmente della facoltà di non rispondere". Vittorio Emanuele non può neppure chiedere la revoca della misura cautelare in previsione dell'indulto per un'eventuale condanna, "poiché la pena applicabile all'indagato è molto elevata".

L'erede dei Savoia è indagato da tre procure: quella di Potenza per associazione a delinquere, quella di Roma per la presunta corruzione ai monopoli di Stato e quella di Como, per la presunta corruzione del sindaco di Campione d'Italia.
(9 settembre 2006)

Tratto da Repubblica.it

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Provo disgusto e sdegno nel dover leggere ancora notizie su Vittorio Emanuele. Non contento di essere stato incarcerato e indagato per crimini di dubbia moralità, devo assistere alle dichiarazioni riguardanti la vicenda legata alla morte di Dirk Hamer, figlio dell'ormai famossisimo fondatore della Nuova Medicina. Il disprezzo della vita altrui, di un ragazzo giovane e pieno di vita come Dirk, colpevole di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato, mi riempiono di rabbia nei confronti di una persona così viscida e priva di dignità. Per anni è vissuto perpetrando scempi con i soldi reali, permettendosi di criticare la politica italiana e la sua ostilità nel provvedimento di cancellazione dell'esilio. Si permette di trattare l'omicidio con leggerezza e superficialità, essendo fiero di aver fregato la magistratura. Persone di questo tipo meriterebbero i lavori forzati per tutta la vita, meriterebbero di pagare le sofferenze di un padre che vede morire il figlio fra le sue braccia, meriterebbero di marcire in una cella di isolamento a vita. Mi auguro di non dover leggere queste dichiarazioni su nessun giornale, mi auguro che la famiglia Hamer venga lasciata in pace, ogni parola spesa in più è come infilare un coltello in una ferita aperta.

Foto: Dirk Hamer
Nato il 11 Marzo 1959
Morto il 18 Agosto 1978 per un colpo sparato da Vittorio Emanuele.
Vittorio Emanuele, processato in Francia, venne condannato nel '91 a sei mesi con condizionale per porto abusivo d'arma da fuoco ma prosciolto dall'incriminazione per omicidio volontario.

Il 18 agosto 1978 , alle tre del mattino succede qualcosa d'orribile: un italiano, il principe di Savoia, improvvisamente impazzito o ubriaco all'Isola di Cavallo, spara dei colpi e colpisce il figlio del dott. Hamer, Dirk, che stava tranquillamente dormendo in una barca vicina. Il problema è soprattutto che Dirk non viene soccorso subito ma viene lasciato a dissanguare per circa 6 ore. Per più di tre mesi Dirk lotta tra la vita e la morte, subisce un'amputazione della gamba e 19 interventi operatori, mentre il padre veglia angosciato al suo capezzale giorno e notte.

Poi il 7 dicembre 1978 suo figlio Dirk muore. Questa perdita inaspettata cambia per sempre la vita del dott. Hamer e della sua famiglia. Poco dopo la morte di suo figlio lui si ammala di cancro ad un testicolo. Lavorando come primario in ginecologia nella clinica oncologica universitaria di Monaco, gli viene il dubbio che la sua malattia possa essere in rapporto allo choc per la morte del figlio e quindi non causata da una “cellula impazzita”. Inizia a supporre che sia in relazione al cervello. Chiede alle sue pazienti se anch'esse avessero vissuto un avvenimento terribile e inaspettato, e scopre che tutte, in effetti, avevano subito un evento traumatico prima di ammalarsi. Così capisce che lo choc della perdita del figlio vissuto tre anni prima, era l'origine del suo cancro al testicolo. Si trattava di uno choc biologico, drammatico, inaspettato, al quale era assolutamente impreparato e che l'aveva colto “in contropiede”.
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