Haiti: responsabilità di Usa e Ue dietro golpe anti Aristide

Fonte: http://unimondo.oneworld.net/

"Dopo il colpo di stato del febbraio 2004 che rovesciò l’allora presidente eletto, Jean-Bertrand Aristide, adesso c'è il rischio che si voglia fare di Haiti un “protettorato” ad uso e consumo di poche multinazionali, quasi tutte nordamericane, che utilizzano mano d'opera a 30 centesimi di dollaro al giorno". Lo afferma un dettagliato dossier di Alma Giraudo per Selvas.org che dimostra la responsabilità dell’Unione Europea nella destabilizzazione di Haiti negli anni, nei mesi e nei giorni che hanno preceduto e seguito il colpo di stato.

"Dopo le contestazioni seguite alle elezioni del maggio 2000 l’Unione Europea ha scelto di seguire le decisioni del governo degli USA e di bloccare i fondi destinati al Governo Haitiano per la sicurezza alimentare, in un Paese dove la mortalità per denutrizione, soprattutto infantile, è altissima. I 200 milioni di euro bloccati dall’UE, insieme ai 500 milioni di dollari bloccati da parte degli Stati Uniti e dalla Banca Interamericana per lo Sviluppo, su imposizione degli Stati Uniti hanno provocato danni enormi alla popolazione ridotta alla fame. Inoltre il blocco degli aiuti, un vero e proprio embargo economico, che ha costretto Aristide a gestire il Paese in condizioni finanziarie disastrose, è stato uno degli elementi determinanti che hanno condotto al colpo di stato del febbraio 2004" - scrive la ricercatrice.

Ma non solo: "l'Ue, seguendo gli Stati Uniti ed il Canada ha continuato a pretendere che il presidente Aristide si accordasse con l’opposizione ed indicesse nuove elezioni; Aristide ha accettato ma l’opposizione, forte dell’appoggio della “comunità internazionale” ha sempre rifiutato, ben consapevole che le avrebbe perse. Nel mese che ha preceduto il golpe, Aristide aveva anche accettato le ultime imposizioni della solita “comunità internazionale”, cioè di formare un governo insieme all’opposizione, ma anche questa soluzione è stata rifiutata. L’unico obiettivo della “Convergenza democratica”, ovviamente coincidente con quello di USA, Canada, Unione Europea erano le dimissioni di Aristide: queste Aristide le ha giustamente rifiutate, essendo stato eletto democraticamente da un’altissima percentuale di suoi connazionali" - sottolinea la ricercatrice.

Tra le responsabilità del "buon governo" di Latortue vi sono "migliaia di persone massacrate o scomparse: le speranze di ritrovare vivi gli scomparsi sono uguali a zero" - riporta il dossier di Selvas. "Impossibile stabilire, adesso, quante siano le vittime". Un’inchiesta pubblicata il 31 agosto 2006 dalla rivista britannica “The Lancet” riporta che fra il giorno successivo al colpo di stato (29 febbraio 2004) ed il dicembre 2005, siano state uccise, nella sola area della capitale, 8.000 persone. Almeno 3.500 i prigionieri politici per la sola ragione di essere membri o sostenitori del partito Fanmi Lavalas (quindi sostenitori di Aristide), oppure semplicemente perché poveri. Almeno 100.000 persone costrette a vivere nascoste o fuggite all’estero. Decine di migliaia gli stupri: "quando i paramilitari, gli ex-militari ed anche alcuni poliziotti (la polizia ha inglobato molti ex-militari) si recavano per arrestare od uccidere un esponente Lavalas senza trovarlo in casa colpivano i familiari, soprattutto le donne, stuprando mogli, sorelle e figlie, non importa quale età avessero le bambine. Spesso le stesse venivano poi assassinate. L’entità dei crimini di questo tipo è in gran parte sconosciuta. L’inchiesta pubblicata su “The Lancet” ha stimato in 35.000 le vittime di questo tipo di violenze, nella sola area di Port-au-Prince: il 37% sono ragazzine fra gli 11 ed i 17 anni e ben il 16% bambine di età inferiore agli 11 anni" - riporta la ricercatrice.

L'inchiesta mette sotto accusa anche la stampa nazionale e internazionale che "ha avuto una notevole importanza nella destabilizzazione del Paese". "Le accuse rivolte al Presidente Jean-Bertrand Aristide ed al suo governo sono state molto pesanti, addirittura paragonandolo ai dittatori Duvalier, (anche i giornali italiani, salvo qualche rara eccezione, hanno riportato affermazioni di questo tenore). La confusione nel Paese e la precisa volontà di delegittimare Aristide non consentono di capire se e cosa vi fosse di vero" - scrive la ricercatrice. Anche l’organizzazione “Réporters sans Frontières” (RSF) avrebbe avuto "un ruolo non secondario nel diffondere informazioni quantomeno tendenziose, se non false".

"Il rischio maggiore adesso, visti i giusti orientamenti del Presidente e, probabilmente, del Governo, è che gli USA, il Canada e l’UE cerchino nuovamente di destabilizzare il Paese. I fondi che attualmente la Delegazione UE ad Haiti sta elargendo a ONG “che operano in difesa dei diritti umani hanno, infatti, come destinatarie associazioni per la maggior parte fortemente anti-Lavalas" - conclude la ricercatrice. Un'inchiesta, in definitiva, che non risparmia le responsabilità e che non mancherà di sollevare reazioni. [GB]

Posta un commento