Il mercato italiano delle armi

I dati della relazione al parlamento per l'anno 2005
di Luciano Bertozzi e Giorgio Beretta
Fonte: http://www.disarmo.org

La relazione sulle operazioni per il controllo degli armamenti, prevista dalla legge 185/90 presentata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al Parlamento evidenzia che nel 2005 le autorizzazioni all'esportazione di materiali d'armamento rilasciate dall'Italia sono state pari a 1.361 milioni di euro: un leggero calo(- 9,5% rispetto al 2004) a fronte dell'anno precedente quando avevano raggiunto la cifra record dell'ultimo sessennio (1.490 milioni di euro). Le esportazioni verso i paesi NATO, che godono di procedure semplificate sono state il 44% del totale. Aumentano invece le esportazioni definitive (consegne) che ammontano a 831 milioni di euro, con una crescita del 72% rispetto al 2004 e indirizzate per il mentre le riesportazioni sono state pari a 79 milioni.

AZIENDE ESPORTATRICI

La Relazione individua le prime società esportatrici. Ecco le prime dieci per il valore delle autorizzazioni: al primo posto Agusta con 179 milioni di euro, seguono Galileo Avionica con 166, Oto Melara con 147, IVECO con 130, WASS con 117, Alenia Aeronautica con 101, Selex Communications con 80, Oerlikon Contraves con 78 MBDA con 76 ed Avio con 70. Si evidenzia una prevalenza del settore pubblico, con le aziende della Finmeccanica che hanno come azionista di riferimento il Ministero dell'Economia. Un chiaro conflitto di interessi fra lo Stato che da un lato dovrebbe con cura mettere in pratica le restrizioni previste dalla legge sulle esportazioni e dall'altro è interessato a non creare problemi alle aziende di cui è azionista di maggioranza e di cui oltretutto percepisce gli eventuali utili.

AUTORIZZAZIONI - I Paesi destinatari

Se è vero che tra i principali 10 destinatari spicca al primo posto la Spagna (159 milioni di euro per la vendita soprattutto di veicoli blindati di ricognizione anticarro dotati di cannone da 105 mm della Iveco/OtoMelara al secondo il Regno Unito (131 milioni di euro, soprattutto per aeromobili da rampa Mirach 100), al terzo posto c'è però la Turchia (116 milioni di euro per contratti Alenia Aeronautica per assistenza tecnica e produzione in loco di aerei antisommergibile e di elicotteri Agusta), quindi India (104 milioni di euro soprattutto per sistemi di contromisure antisiluro della Whitehead Alenia Sistemi Subacquei - Wass), Singapore (88 milioni di euro soprattutto per missili antiaerei Aster della Mbda), Egitto (78 milioni di euro per sistemi contraerei superficie/aria Skyguard della Oerlikon-Contraves), Belgio (67 milioni di euro per 400 camion), Oman (56 milioni di euro per elicotteri militari della Agusta), Emirati Arabi Uniti (55 milioni di euro tra cui torrette da 12,7 mm versione navale della OtoMelara) e Pakistan (44 milioni di euro per sistemi di direzione di tiro per veicoli blindati). In definitiva tra i primi 10 acquirenti, sette sono dell'area mediorientale e asiatica. Fra i Paesi con commesse minori ci sono anche Usa (42 milioni di euro), Nigeria (37 milioni relativi alla messa in efficienza di aerei da trasporto G 222), Thailandia (18 milioni), Indonesia (14 milioni), Algeria (10 milioni), Taiwan (5 milioni), Eritrea ed Israele (1,3 milioni). Inoltre nel settore della fornitura di servizi militari del Ministero della Difesa (assistenza tecnica, formazione, ecc) compaiono Colombia con 1,6 milioni, Arabia Saudita e per la prima volta la Libia con 4,5 milioni di euro.

Paesi dell'Unione Europea

I Paesi membri dell'UE, che godono di procedure semplificate assorbono il 39,5% dell'export bellico italiano. Già menzionata al primo posto la Grecia, si segnala l'operazione per l'esportazione di Radar Galileo Avionica alla Francia, l'importante commessa per uno dei paesi entrati nell'UE l'1 maggio 2004, la Polonia a cui viene concessa l'autorizzazione di 43 torrette per carri armati Oto Melara, per oltre 47 milioni. Segue la Danimarca che acquista da Agusta elicotteri EH 101 per 30 milioni di euro.

Paesi dell'Asia

Continuano ad aumentare le esportazioni verso l'Asia che costituiscono, nel 2005, 339 milioni di euro circa un quarto del valore totale delle autorizzazioni concesse. Oltre a quelle già riportate, sono da segnalare quelle verso Corea del Sud (26 milioni di euro), Giappone (17 milioni), Malaysia e Brunei (5 milioni), Bangladesh (2 milioni) mentre la Cina è interessata a due commesse per un valore complessivo di 400.000 euro.

Paesi delle Americhe

La Relazione definisce "marginali" le vendite all'area latinoamericana, pari a 13 milioni di euro, indirizzate prevalentemente a Cile ( 2,8 milioni di euro), Venezuela (6,7 milioni ) e Messico (2,7 milioni). Mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti sono state pari a 42 milioni di euro e verso il Canada pari a 3,6 milioni.

Paesi del Medio Oriente e dell'Africa Settentrionale

Nell'area composta da Medio Oriente e Maghreb, crescono le esportazioni a oltre 200 milioni di euro. Sono i Paesi del golfo i principali clienti, in particolare l'Egitto con 78 milioni di euro, l'Oman con 56 milioni, gli Emirati Arabi con 55 milioni, l'Algeria con 10 milioni, il Kuwait con 3 milioni, il Marocco con 1,8 milioni, l'Arabia saudita con 1,5 milionik, Israele con 1,3 e Tunisia Giordania Baharein e Qatar con meno di un milione di euro.

Paesi dell'Africa Subsahariana

Le armi che arrivano in Africa Centrale e Meridionale sono quasi il 3% del totale, 40 milioni di euro. Unico cliente di rilievo è la Nigeria con 37 milioni di euro. Seguono l'Eritrea con 1,1 milioni, Sudafrica e Ghana con commesse per poche centinaia di migliaia di euro.

Le forniture avvenute nel 2005
Armi consegnate

Fra le armi consegnate vi sono: diversi elicotteri, 3 aerei da trasporto C27j decine di autocarri IVECO, radar, cannoni navali, radar navali, sistemi antiaerei, missili Aspide, ventimila cartucce lacrimogene, circa duecento siluri, 5 navi da pattugliamento, proiettili per cannoni, torrette navali, mine marine, 40.000 bombe da mortaio, contromisure antisiluro. Sarebbe però importante conoscere il Paese acquirente dei lacrimogeni onde verificare che non sia un paese dove avvengano violazioni dei diritti umani.

Nulla osta per fornitura di servizi militari

I nulla osta concessi dal Ministero della Difesa per servizi militari (assistenza tecnica per l'impiego di materiali esportati in precedenza, corsi di addestramento per la manutenzione, verifiche tecniche) sono stati 61 per assistenza tecnica e manutenzione di materiali esportati in precedenza;37 per corsi di addestramento per la manutenzione; e 3 per verifiche di funzionalità tecniche prove e collaudi. Si tratta, probabilmente della parte della relazione meno dettagliata, in quanto dai dati indicati è difficile capire il tipo di servizio fornito e le modalità di svolgimento. Al riguardo sono da evidenziare quelli forniti alla Colombia con 1,6 milioni di euro, Arabia Saudita per 8,7 milioni e per la prima volta la Libia con 4,5 milioni, al Pakistan per 5 milioni di euro, alla Nigeria per 2,8 milioni, al Marocco per 800.000, alla Turchia per 2,8 milioni, alla Siria per 15.800 euro, al Senegal per 600.000 euro ed all'India per quasi un milione. Va tenuto presente al riguardo che durante la XIV Legislatura sono stati ratificati numerosi "Accordi per la cooperazione nel campo della Difesa" che - come segnalava il già ministro della Difesa, Sergio Mattarella - favoriscono "l'applicazione di un regime privilegiato nelle procedure relative all'interscambio di armamenti tra i due Paesi" col rischio di un "grave svuotamento delle disposizioni contenute nella legge 185 del 1990". Questi accordi prevedono acquisizioni e produzioni congiunte di armamenti come "bombe, mine, razzi, siluri, carri, esplosivi ed equipaggiamenti per la guerra elettronica" e tra essi spiccano quelli con Lituania (2002), Romania (2003), Bulgaria, Croazia e Egitto (2003), Uzbekistan (2003), Gibuti (2003), Giordania (2004), Indonesia (2004), Algeria e Israele (2005), Georgia e Kuwait (2005), mentre sono in rimasti in sospeso quelli con India e Cina.


Tratto da: http://www.disarmo.org/rete/articles/art_16872.html

Analizzando i dati sull’esportazione di armi da parte dell’Italia si possono intravedere gli scenari geopolitici e la direzione della stessa politica estera. Esportare armi a Paesi in aree geografiche coinvolte in guerre civili o di invasione significa essere complice delle morti e della distruzione di quelle stesse armi. Questo spiegherebbe anche perché l’Italia ha interesse nel partecipare alla missione ONU in Libano. Del resto le banche armate italiane hanno tutto l’interesse di aumentare i loro profitti. Infatti i Paesi beneficiari del traffico di armi sono gli stessi Paesi con cui l’Italia mantiene buoni rapporti economici. C’è poi da considerare l’ipocrisia dei paesi facenti parte del G8. Questi Paesi infatti sono i maggiori produttori ed esportatori di armi al mondo. Mi chiedo quale sia l’utilità del G8, quando i Paesi coinvolti alla risoluzione dei problemi globali, sono gli stessi fornitori di armi in zone del mondo destabilizzate.

Grafico: http://www.banchearmate.it

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento può scaricare il dossier di “ControlArms”:
I PAESI DEL G8: ESPORTATORI GLOBALI DI ARMI